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I
libri

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foto:
Guido Harari
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Fabrizio
De André, Alessandro Gennari "Un destino ridicolo" Giulio
Einaudi editore, Torino 1996
In
sopraccoperta:
Elaborazione grafica da una fotografia di Josè Luis Garcia Benito
( Museo Ken Damy)
Dalla
quarta di copertina:
Con un "colpo" rincominciare la propria vita? Ci provano in
tre, ma le cose non vanno come previsto. Il destino ha preparato per loro
altre avventure, imprevedibili incontri.
Un intellettuale marsigliese passato dalla Resistenza alla malavita, un
pappone sognatore e indolente e un pastore sardo scampato a una pesante
condanna organizzano il furto di un carico di merce preziosa: tre uomini,
provenienti da diverse latitudini ed esperienze, che il destino riunisce
a Genova, nell'intento di ricominciare la vita grazie a un solo, decisivo
colpo. Il bagliore di un miraggio, una stella a tre punte destinata a
precipitare in mare.
Due donne attraversano indenni lo spettacolo del disastro: una timida
prostituta dell'angiporto e un'affascinante istriana, per nulla incline
ad accettare la presunta superiorità del maschio.
Ma saranno Fabrizio e Alessandro, personaggi fino a quel punto marginali,
a rintracciare e raccontare gli esiti delle avventure degli altri.
Nel procedere del racconto non mancano i colpi di scena: la conclusione
ribalterà le certezze via via accumulate. Ma i senso piú
profondo del romanzo sta nell'ininterrotto raccontare che scorre in ogni
luogo, dallo scompartimento di un treno in Sardegna, ai tavoli di un night-club
genovese, a un bar della periferia di Mantova.
Storie a cascata che generano altre storie, per interrompersi e riprendere
piú avanti con protagonisti che ritornano variando ogni volta con
il variare dei narratori. Le vicende di tutti i personaggi che si incrociano
e si disperdono non appartengono a nessuno: sono di chi le cerca, di che
le raccoglie, vivono nella complicità di chi parla e di chi ascolta.
Questo romanzo è anche la narrazione di un incontro, con i tratti
autobiografici e le elaborazioni che lo proiettano, oltre ogni casualità,
nella traccia di un destino.
Gli autori:
Fabrizio De André, agricoltore genovese, esercita da tempo immemorabile
e con alterne fortune le attività di padre, di concubino e di circense.
Il suo ultimo album si intitola, sfacciatamente, Anime salve.
Alessandro
Gennari, psicanalista mantovano, dismessa la tonaca, nel 1995 ha pubblicato
da Garzanti il suo primo romanzo, Le ragioni del sangue, con il quale
ha inspiegabilmente vinto il Premio Bagutta opera prima.
La
recensione:
L'esordio narrativo di Fabrizio arriva - e c'era da aspettarselo - con
una collaborazione. Il romanzo è l'ulteriore testimonianza del
felicissimo periodo creativo che Fabrizio stava vivendo nella seconda
metà degli anni '90. Un romanzo in cui riversa molti dei temi a
lui più cari: ci si ritrovano i vicoli della città vecchia
degli anni '50, frequentati da malavitosi, prostitute e anche da un giovane
cantautore borghese un po' ribelle. Ci si trova la storia di Bocca di
Rosa e anche quella di Via del Campo. Ci si trova l'attenzione a quegli
"ultimi" che in questo caso provano a "sparigliare destini
e fortuna" con un colpo che consenta loro di uscire dalla folta schiera
dell'emarginazione. Tra autobiografia e omaggio al proprio periodo di
formazione, il libro è anche un'avvincente storia, con quel gusto
per la narrazione che caratterizza tutta l'opera di Fabrizio. Un esito
felice, che poteva far presumere a ulteriori passi nella narrativa. Ma
il destino, per entrambi gli autori di questo romanzo, è stato
davvero ridicolo e crudele.
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Cesare
G. Romana (a cura di) "Amico fragile - Fabrizio De André"
Sperling &Kuper Editori, Roma 1991 Lire 24.500 (Ristampato nel 1999,
subito dopo la morte di Fabrizio)
In
copertina:
Foto S. Girella Fotostudio
Dalla
quarta di copertina
Amico fragile è il solo libro in cui Fabrizio De André accettò
di raccontarsi, in un dialogo con Cesare Romana, amico di vecchia data,
rendendo pubblico un percorso biografico, nonché intellettuale
e ideologico, che per lungo tempo era trapelato, a tratti, esclusivamente
dalle sue canzoni. Questo cammino è tutto qui, in un testo che
dà voce all'uomo De André, così come i suoi dischi
continuano a parlarci dell'artista. La figura del protagonista è
circondata da una serie di personaggi che hanno fatto parte della sua
storia: politici, poliziotti, musicisti, cantanti, discografici, "gente
comune", donne di vita e anche malavitosi - probabili ispiratori
di tanta sua poesia. Dall'infanzia all'adolescenza di "ragazzo di
strada", dalla scoperta del sesso a quella della musica, dalle trasgressioni
giovanili al successo che non ne piegò lo spirito ribelle, il più
grande cantautore italiano, l'autore di canzoni indimenticabili apprezzate
da Bob Dylan, Joan Baez e David Byrne, ha affidato a queste pagine il
ricordo delle sue utopie e dei suoi vizi, dei suoi incontri e dei suoi
amori, dei momenti lieti e di quelli drammatici della sua vita.
L'autore:
Cesare G. Romana, ligure di nascita e milanese di adozione, ha esordito
nel giornalismo nel 1961. Dal 1975 è critico musicale al Giornale.
Ha collaborato a enciclopedie e cicli radiotelevisivi sulla canzone e
sul rock. È stato presidente del Gruppo Giornalisti Musicali. Per
Sperling & Kuper ha scritto anche, con Liliana Vavassori, la biografia
di Gino Paoli, Il mio fantasma blu.
La
recensione:
Prima biografia autorizzata di Fabrizio, compilata da un amico giornalista
di vecchia data, Cesare G. Romana. Molto accurata la parte degli esordi
di Fabrizio, in cui l'atmosfera della Genova anni 50 e 60 viene restituita
con grande vivezza. Un percorso che si snoda attraverso le opere di Fabrizio
e che raccoglie in molti punti le sue stesse parole. Qualche perplessità
suscita lo stile dell'autore, spesso un po' enfatico e, quindi, un po'
stridente in un'opera dedicata a Fabrizio.
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Romano
Giuffrida, Bruno Bigoni (a cura di) "Fabrizio De André - Accordi
eretici", 1997 EuresisEdizioni, Lire 25000
In
copertina:
disegno di Ugo Pierri
Dalla
quarta di copertina:
"Lei è davvero uno chansonnier, vale a dire un'artista della
chanson. La sua poesia, poiché la sua poesia c'è, si manifesta
nei modi del canto e non in altro; la sua musica, poiché la sua
musica c'è, si accende e si espande nei ritmi della sua canzone
e non altrimenti. Per quanto il suo dono di affabulazione crei una certa
magia, non sarebbe in grado di soggiogare l'uditorio senza foco di quella
concrezione e sintesi".
dall'introduzione di Mario Luzi
Gli
autori:
Romano Giuffrida (Roma 1955) è pubblicista e autore di inchieste
radiofoniche a carattere storico e sociologico. Dal 1979 è collaboratore
della Radio svizzera in lingua italiana. Ha già pubblicato Maledetti
compagni vi amerò. La sinistra nelle parole dei protagonisti degli
ultimi vent'anni di conflitto (Datanews, 1993) ed è curatore di
Io accuso! Requisitoria di un immigrato ex clandestino contro l'Occidente
(Il Papiro, 1996).
Bruno
Bigoni (Milano 1950) è regista video-cinematografico e collabora
con la cattedra di Storia delle teoriche del cinema dell'università
Cattolica di Milano. Con EuresisEdizioni ha già pubblicato Farefilmnovantasei.
Ontogenesi nel cinema (1996).
La
recensione:
Un libro che affronta con scrupolo scientifico la figura di Fabrizio De
André. In una serie di saggi vengono sviscerati i diversi aspetti
della sua opera: la poesia, la musica, la voce, il suo ruolo di intellettuale
sempre presente e attento nella vita civile del nostro Paese, il suo rapporto
con il mercato. Insomma, un testo che si avvicina a Fabrizio con l'attenzione
e la volontà di approfondimento che si riserva non a un autore
minore, ma a un poeta vero. E l'introduzione di Mario Luzi certifica in
qualche modo questa scelta di campo (assolutamente condivisibile) del
libro.
Gli autori hanno realizzato, dopo la scomparsa di Fabrizio, il video "Faber",
un affettuoso omaggio al cantautore, ma soprattutto all'uomo, che ne ripercorre
le orme, in Sardegna, a Genova, a Milano, attraverso una serie di incontri
con persone che gli sono state vicine.
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Alfredo
Franchini "Uomini e donne di Fabrizio De André. Conversazioni
ai margini" Demos editore, Cagliari 1997. Ora ristampato da Frilli
editori, Genova Lire 25000
Dal
risvolto di copertina:
Fabrizio De André visto da vicino in un ritratto dichiaratamente
di parte, elaborato da un giornalista che non si occupa abitualmente di
musica e che ha ricostruito le lezioni di politica, economia, lingua e
letteratura ricevute dal cantautore-poeta nel corso di tanti incontri.
Alle conversazioni fa da sfonda il clima culturale e politico degli anni
Settanta e Ottanta. In mezzo ci sono gli album concept di De André:
quelle canzoni che, attraverso la magica fusione tra musica ed endecasillabi,
hanno fatto conoscere le sopraffazione dei forti, le miserie umane la
solitudine degli uomini e delle donne, la guerra e la follia. "Uomini
e donne di Fabrizio De André" si dipana tra mare, campagna
e i luoghi dei concerti che sono poi il filo conduttore di questa storia:
dalla prima apparizione di De André in pubblico (nel 1975) alle
successive grandi tournée del '78-'79, dell'84 e del 91-92, sino
all'ultima del '98. Il libro, esaurito nella prima edizione, viene riproposto
in una nuova edizione completamente rivista e ampliata.
L'autore:
Alfredo Franchini nato a Carovigno (Br) nel 1954 è giornalista
professionista. Si occupa di economia e politica per il quotidiano "La
Nuova Sardegna" nel quale lavora dal 1983. Ha collaborato con Panorama
e Liberal, ha curato dal 1990 al 1994 l'Annuario politico ed economico
della Sardegna.
La
recensione:
Conversazioni ai margini. Vale a dire un viaggio attraverso le parole
di Fabrizio, nei temi più disparati: musica, politica, Genova e
il dialetto, i giovani e molti altri. Ma, come ammette lo stesso autore
"è difficile mettere nero su bianco certi pensieri, certe
emozioni, conciliare gli aggettivi con chi, in genere, fa fatica a riconoscersi
nei ritratti sui giornali". Difficile rendere in un libro la ricchezza
di una conversazione con Fabrizio: "Mi è capitato - aggiunge
l'autore - ai tempi dell'Indiano, di andargli dietro con il registratore
per un paio di giorni consecutivi; nel frattempo, come dice Bubola, si
vive e si impara di tutto: come si fa la bruschetta o il vero pesto, come
si crea un paesaggio con piante diventate piuttosto rare. Si parla di
politica, di musica, di antiquariato, del barocchetto così lontano
dalla controriforma del barocco." Ecco, di questa ricchezza di temi
e argomenti, un libro, per quanto corretto e rispettoso, non può
che restituire un immagine un po' sbiadita.
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Doriano
Fasoli "Fabrizio De André - La cattiva strada. Da Carlo Martello
a Don Raffaè. Discografica completa a cura di Luciano Ceri"
Edizioni associate-Editrice internazionale, Roma 1995. Ristampato nel
1999 con il titolo "Passaggi di tempo".
Dal
risvolto di copertina:
Questo studio è dedicato all'opera e alla figura che meglio di
ogni altro, in Italia, ha incarnato il male di vivere di almeno un paio
di generazioni: Fabrizio De André. Ai commenti dei personaggi che
con lui hanno stabilito, nel corso del tempo, rapporti di amicizia e di
lavoro (da Fernanda Pivano a Paolo Villaggio, da Francesco De Gregori
a Beppe Grillo, a Marco Ferreri a Fabrizio Zampa a Dori Ghezzi) si intrecciano
le canzoni più belle della sua produzione e la sua stessa voce
attraverso una lunga intervista che ne riflette l'eccentrica cultura e
fantasia. Oltre ad avvalersi di una discografica completa (curata da Luciano
Ceri) il volume, corredato di alcune foto inedite, contiene tutti i testi
del cantautore; e le analisi che accompagnano i singoli album tentano
di approfondire i temi più significativi toccati da De André
nell'arco del suo lavoro. Genovese verace, Fabrizio De André è
un poeta - come l'ha definito Mario Luzzato Fegiz - con un approccio splendido,
sofferto alla realtà, lacerato da dubbi e angosce che si sublimano
talora in versi, canzoni, idee e battute.
Gli
autori:
Doriano Fasoli (Roma 1954), scrittore, critico e giornalista, si occupa
soprattutto di letteratura e psicanalisi. Socio della Spazio psicanalitico
di Roma, ha prestato la sua collaborazione a quotidiani, riviste e trasmissioni
radiofoniche.
Luciano
Ceri (Mogadiscio 1951), giornalista musicale, collabora con le riviste
Mucchio selvaggio e Chitarre. Ha condotto programmi radiofonici su Radiodue
e Radiotre.
La
recensione:
Il primo libro a raccogliere tutti i testi di Fabrizio. Aperto dalle testimonianze
di persone a lui vicine come De Gregori, Villaggio, Pivano, Grillo e Dori
Ghezzi, prosegue con una lunga e articolata intervista, che tratteggia
un ritratto efficace di Fabrizio, poeta, ma soprattutto lucido osservatore
della realtà contemporanea. Album per album, seguono i testi delle
canzoni, spesso preceduti da qualche riga di commento. Chiude un'accurata
e completa discografia.
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Luigi
Viva "Vita di Fabrizio De André - Non per un dio ma nemmeno
per gioco" Feltrinelli, Milano 2000
Dalla
quarta di copertina:
L'educazione sentimentale di "un pettirosso da combattimento",
di un poeta sempre pronto a pagare di persona. Una storia commossa e sincera,
lontana dall'ufficialità come dall'apologia. Gli anni dell'infanzia,
con Fabrizio, "Bicio", sfollato in una cascina di Revignano
d'Asti; lo zio Francesco reduce dal campo di concentramento, prototipo
di tante figure dolenti che popoleranno le sue canzoni. L'adolescenza
e la giovinezza a Genova, tra i primi tentativi musicali, la ribellioni
contro la famiglia borghese e la scoperta del sesso - il "peccaminoso"
amplesso in una chiesa e lo scandalo subito messo a tacere, l'appassionata
relazione con una prostituta di via del Campo - l'alcol, la bohème
cittadina. E poi l'amicizia con Luigi Tenco, i primi timidi successi,
il processo per oscenità a Carlo Martello. Gli anni della maturità
e dei trionfi, il figlio Cristiano e la Sardegna, il sequestro e la malattia.
Un testo ricchissimo, documentato e avvincente, che dà voce ai
racconti di Fabrizio (interviste, colloqui personali, telefonate) e alle
testimonianza di prima mano di amici famosi e no, da Paolo Villaggio,
complice inseparabile degli anni genovesi, a Ivano Fossati, collaboratore
dell'ultimo album, ai genitori di Fabrizio, ai compagni di scuola e di
strada.
L'autore:
Luigi Viva (Roma 1955) si occupa di produzione musicale. Giornalista,
conduttore radiofonico, ha pubblicato "Pat Metheny. La biografia,
lo stile, gli strumenti".
La
recensione:
Una biografia documentata e completa per quanto riguarda la prima parte
della vita di Fabrizio. Infanzia, adolescenza, giovinezza scapestrata
a Genova ed educazione sentimentale sono raccontati con dovizia di particolari.
Ne esce un quadro vivido e un ritratto, affettuoso ma mai apologetico,
per certi aspetti inedito di Fabrizio, pieno di aneddoti gustosi. Più
carente la seconda parte della biografia, quella degli anni della maturità,
personale e creativa, quella delle grandi collaborazioni. Si percepisce
netta la sensazione di un lavoro concluso a metà, probabilmente
a causa della malattia e della scomparsa di Fabrizio. Fabrizio aveva dato
il suo consenso e collaborava attivamente a questa sua biografia. Forse
non c'è stato il tempo di completarla come era nelle intenzioni.
Molte le testimonianze degli amici del periodo genovese, Villaggio su
tutti, fratello di gioventù e di ribellione anti-borghese. Bella
la galleria delle foto, molte inedite. Apprezzabile lo stile dell'autore,
asciutto e secco, ma sempre permeato di una sconfinata ammirazione per
il protagonista.
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Franca
Canero Medici "Fabrizio De André. Un volo tra amore e morte.
Alla
fontana dei colombi nella casa di pietra"
ed. Bibliosofica, Roma 2000, 70 pp., £. 20.000.
L'autore:
Franca Canero Medici è laureata in Lettere Moderne con tesi in
filosofia della Storia, ha condotto approfonditi studi di ricerca filosofica
presso diversi istituti culturali, da cui sono nati vari saggi dedicati
alla filosofia contemporanea, con particolare riguardo al pensiero di
Benedetto Croce. Da anni docente di Filosofia e Storia presso un liceo
Statale della provincia di Roma.
La
recensione:
L'autrice legge i temi del canzoniere di De André alla luce di
una metafora: quella di un volo. Volo che non indica un'astrazione dalla
realtà in favore di un sopramondo concettuale, ma è metafora
di una coscienza e di un'esistenza capace di innalzare alla dignità
più alta aspetti marginali e minori della realtà. Il volo
è un movimento che torna su stesso, scendendo nel profondo per
risalire e portare con sé l'infimo per unirlo al supremo; esso
fa vivere la contraddizione, quell' Unico modo di essere coerente del
quale De André si sentiva capace. L'autrice riesce a dare rilievo,
con una trattazione che è sì culturale, ma anche frutto
di un'esigenza individuale, alla dialettica dei contrari che anima il
canzoniere e la poetica di Fabrizio De André. Il volo, motivo portante
della poetica di De André, ne anima il pensiero e costituisce un
crocevia per molti dei a lui più cari: la morte, il viaggio, le
tematiche politico-sociali ed erotico-amorose. Le poche pagine intense
di Franca Canero Medici si confrontano e richiamano un vasto orizzonte
culturale nell'ambito della filosofia contemporanea, ma lasciano che a
parlare e a raccontare siano le canzoni stesse di De André, nella
loro dimensione affabulatoria, di poesia in quanto mythos.
Silvia Tomasella
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"Fabrizio
De André I testi e gli spartiti di tutte le canzoni" Supermiti
Mondadori, Milano 1999. Libro + video del concerto del 1998 al Teatro
Brancaccio
Il
volume (ristampa di quello della Bmg del 1998) raccoglie i testi e gli
spartiti di tutte le canzoni di Fabrizio. Da segnalare alcune carenze
(La stagione del tuo amore, Avventura a Durango, Via della povertà,
Giovanna D'Arco, Delitto di paese, Il Gorilla, Nancy, Recitativo, Le storie
di ieri, Nuvole Barocche, E fu la notte, Laudate Hominem, Ave Maria) e
una singolare scelta per l'ordine alfabetico che considera gli articoli
(Il bombarolo, Il fannullone e così via). L'infanzia di Maria compare
sotto il titolo "La buona novella".
Venduto in abbinamento al video del concerto al Teatro Brancacico di Roma
nel 1998, lo stesso uscito con il Cd dal vivo "De André in
concerto".
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"Fabrizio
De André Parole e canzoni" Einaudi Stile Libero, Torino 1999,
Cofanetto libro + video lire 35.000
- Libro: Fabrizio De André Come un'anomalia - Tutte le canzoni.
Saggio introduttivo e cura dei testi di Roberto Cotroneo
- Video: Fabrizio De André Parole e canzoni A cura di Vincenzo
Mollica
In copertina: Foto di Guido Harari/Contrasto e Roberto Serra/Iguada Press
Dal
retro del cofanetto:
Il libro. Poeta della canzone. Hanno sempre
detto così di Fabrizio De André. Per quei testi così
diversi da tutti gli altri. Testi che non parlavano solo di amori perduti
e disperati, ma anche di diseredati, uomini persi, emarginati, prostitute
e personaggi che appartenevano a un mondo di cui nessuno sapeva occuparsi.
In questo senso Fabrizio De André è stato un poeta: nel
senso più vero del termine. è dunque giusto ripercorrerli,
questi versi in musica, trovando nessi e corrispondenze, influenze letterarie
e musicali. E cercando di capire perché un uomo che fatto della
musica il proprio mestiere è riuscito a lasciare versi che reggono
il tempo, anche da soli.
Il
video.
è un percorso nella carriera artistica di Fabrizio De André,
attraverso i documenti televisivi da cui emergono i momenti importanti
della sua vita: si va dalla sua prima apparizione televisiva del 1969
fino all'ultimo concerto, il tutto intervallato dalle rarissime, e proprio
per questo straordinarie, interviste da lui concesse. E non mancano le
canzoni più famose, dalla "Guerra di Piero" a "Bocca
di rosa". Infine, vera rarità di questo video, la possibilità
di vedere l'unico videoclip in cui appare Fabrizio De André, realizzato
per la canzone "La domenica delle salme".
Dalla
quarta di copertina del libro:
Fabrizio De André: un poeta della canzone. Questo libro raccoglie
tutti i suoi testi, ordinati per la prima volta in modo organico.
Oggi può fare perfino sorridere chiedersi se le canzoni di Fabrizio
De André siano o no poesia, tanto questa verità è
evidente ogni volta che un suo verso ritorna alla memoria. Ma quello di
De André non è un percorso semplice, né lineare.
Sfogliando queste pagine, ogni lettore potrà ripercorrere il cammino
che ha portato il cantautore genovese, nel tempo, verso un'autonomia e
un'intensità sempre maggiori della parola. E non certo rinunciando
alla musica: dalle ribellioni, le beffe, le ballate e i sarcasmi giovanili,
fino alla visionarietà dolente, la polifonia linguistica e la smisurata
preghiera degli ultimi anni. Un "canzoniere italiano" giocato
su una stupefacente varietà di ritmi e registri, dove in ogni verso
la forza della lingua viva, anche dialettale, permane a lungo nella mente,
anche quando la musica è finita.
La
recensione:
La raccolta completa dei testi delle canzoni di Fabrizio, divisi per album
e in ordine cronologico. La produzione di Fabrizio assume la forma di
un canzoniere, i commenti sono affidati alle sue stesse parole: in coda
a ogni testo, poche righe tratte da interviste e dichiarazioni ai concerti.
Apre il libro un saggio di Roberto Cotroneo, che ripercorre la carriera
poetica e letteraria di Fabrizio, dalle origini sino al capolavoro Anime
salve ("Anime salve sta qui, nella memoria poetica e musicale di
tutti quelli che l'hanno ascoltato veramente, come un miracolo. Far sì
che testi di canzoni si facciano poesia, senza dover rinunciare (snobisticamente)
alla musica per essere ciò che sono") , passando per un disco
considerato da Cotroneo di vera svolta: "Non al denaro non all'amore
né al cielo".
In appendice alcuni scritti inediti, tra cui una poesia, "Caleidoscopio",
una nota biografica, una completa bibliografia, una discografia (comprese
le collaborazioni).
Il video include una selezione (compiuta da Vincenzo Mollica, per anni
intervistatore televisivo "di fiducia" di Fabrizio) di materiale
Rai: interviste, brani tratti da concerti, rarità .
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Matteo
Borsani e Luca Maciacchini "Anima salva" Edizioni Tre Lune Mantova
28.000 lire
Dalla quarta di copertina:
Questo
libro racconta del viaggio breve e meraviglioso di un'anima complicata
e sottile, e del suo "guardar la vita" un po' da dentro e un
po' da fuori. In questo lungo elenco di parole e di sogni che ha lasciato,
di sottile c'è molto ma di complicato nulla. Così in fondo
diventa facile e quasi obbligatorio fare come gli autori di questo libro
: dare qualche elemento per aiutare il lettore ad orientarsi e lasciare
che sia Fabrizio a raccontare lo scorrere dei suoi giorni e dei suoi pensieri.
E in fondo di molta della nostra vita.
Mauro Pagani
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Guido
Harari (a cura di) "Fabrizio De André - E poi il futuro Mondadori
Milano 2001 32.000
Dal
risvolto di copertina:
E poi il futuro raccoglie per la prima volta fotografie
rare, private, spesso inedite, tratte dal suo album personale e dagli
archivi dei fotografi che più da vicino lo hanno seguito negli
anni. Completano l'emozionante diario di una vita la voce di Fabrizio,
attraverso interviste, manoscritti e appunti originali, e una discografia
dettagliata e definitiva.
La
recensione:
Di
frasi di De André, ce ne sono tante e tante - ogni foto è
commentata da qualcosa di suo, a volte sono inediti, altre volte sono
cose già conosciute. E lo stesso discorso vale per le fotografie,
ma anche le foto che già ci sono familiari ( per esempio, quelle
che punteggiano il libro di Luigi Viva) qui sono più in grande,
più in bello, insomma... col
vestito della festa! Le fotografie... sono veramente "il libro"
- ce ne sono di bellissime - Fabrizio giovane dandy in posa abbracciato
alle statue della selva giardino di Villa Bozano alle gambe delle sue
amiche ai Bagni Tre Pini, poi qualche anno più tardi, fan impacciato
con biro e disco da autografa ad un concerto di Leo Ferrè, al Piccolo
Teatro, nel 1969. Mi ha colpita un'immagine di Fabrizio notturna, sullo
sfondo di una Genova che sembra Parigi - e le fotografie con Cristiano,
al pianoforte, su una spiaggia invernale o con la chitarra, sono Tutte
molto tenere.
Teneramente buffa è anche la foto scattata durante la registrazione
di Rimini, con Fabrizio che dorme come un angioletto, con una selva di
microfoni sospesa sulla testa... e poi e poi... le fotografie della Sardegna,
e quelle di Milano, nella casa dove De André stava " come
agli arresti domiciliai":il terrazzo invaso dai rampicanti, il lettone
invaso da libri e giornali, il soggiorno dove giocava a scacchi con Alessandro
Gennari.
Aggiungo solo due cose: la prima, sono le riproduzioni di annotazioni,
appunti, dei quadri astrali di Dori e Fabrizio fatte da Fabrizio stesso...
la seconda, le tre pagine dell'introduzione di Guido Harari. Mi è
assai piaciuto quello che Harari ha scritto e come lo ha scritto - con
grande semplicità, con un pudore che credo Fabrizio avrebbe apprezzato.
Anche qui, Mi verrebbe voglia di commentare qualcuna delle cose che scrive
ma sarebbe un peccato, se ancora non avete letto .... però questa
la riporto:" ... in quelle sue lunghe notti, costellate di libri,
di oroscopi, di televisione, di musica, degli ultimi amici nottambuli
come lui. Stringeva il cuore sentirlo carburare, e non poterlo seguire
perché irrimediabilmente braccati dal sonno."
Livia
Le
parole di Dori Ghezzi:
Un giorno qualunque lo ricorderai... Posso solo immaginare le reazioni
contrastanti con cui Fabrizio avrebbe accettato l’idea di un libro fotografico
tutto su di lui. Lui che viveva come una necessità punitiva perfino la
propria immagine sulla copertina dei dischi e, potendo, l’ha sempre evitata.
Non ha mai condiviso, Fabrizio, la filosofia ambigua del videoclip, sempre
ai limiti del culto dell’effige. Nei pochissimi che ha accettato di realizzare,
ha sempre obbligato i registi a fare i salti mortali per “prescindere”
dal De André fisico. Non che non si piacesse, ma perché in qualche modo
considerava l’immagine un’invasione abusiva nel mondo dei suoni, dove
occorreva invece rispettare la libertà assoluta di chi ascoltava, di costruire
un proprio edificio di visioni, emozioni, colori senza nessuno a guidarlo,
a forzarlo, a condizionarlo. Come se l’immagine rispetto alle canzoni
fosse un’indebita interferenza deviante nel mondo delle libertà. Così
come trovava sempre deludente un film tratto da un libro, qualunque fosse
il valore intrinseco del libro. Allo stesso modo Fabrizio non amava, e
ha amato sempre meno nel tempo, i servizi fotografici. Trovava sempre
una scusa per avere qualcuno accanto, come se l’essere in compagnia, un
legame, un affetto, un’amicizia, giustificassero e proteggessero in qualche
modo il suo stare davanti all’obbiettivo. Proprio in queste ragioni, anche
se può sembrare paradossale, ho trovato il mio “perché”al libro E poi,
il futuro, alla minuziosa ricerca di Guido Harari che ha dissepolto immagini
di cui nemmeno Fabrizio, ne sono certa, ricordava l’esistenza. E’ una
scelta di linguaggio altrettanto radicale quanto quella che Fabrizio ha
sempre rivendicato per le sue canzoni. È come se, per simmetria, questa
volta si lasciassero “cantare” le immagini. Continuo a pensare che, se
fosse toccato a Fabrizio scegliere un titolo nella piccola rosa che abbiamo
preso in esame, sarebbe stato forse Uno sguardo indulgente. Preso in prestito
da La buona novella, in qualche modo avrebbe “fotografato” il suo eterno
pudore e la sua timidezza. Non sto parlando del “suo” sguardo indulgente
sul mondo. Parlo di quello che ha sempre sperato gli altri rivolgessero
a lui, sempre così esattamente consapevole dei propri limiti, della propria
infinita imperfezione di normalissimo essere umano. Dori Ghezzi De André
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Reinhold
Kohl (fotografie di) "Fabrizio De André ... in volo per il
mondo ..." Mori Editore Aulla 2001 22,50€
Dall'introduzione:
Reinhold "Denny" Kohl è stato,
per un periodo, molto vicino umanamente, prima ancora che professionalmente,
a Fabrizio e a me.
Anni ormai lontani: eravamo a cavallo tra la fine degli ani '70 e l'inizio
degli '80. Condividemmo tournée, trasferimenti e mangiate, concerti
e goliardate, ed anche momenti della vita davvero difficili, indimenticabili,
che cementarono questo rapporto.
Vent'anni dopo, queste foto mi riportano a quel periodo, riproponendo
frammenti di una storia felice, intensa, forse anche tormentata, ma straordinariamente
unica. E lo fanno con discrezione e autenticità, come discreto
ed autentico è stato allora quel rapporto.
Dori Ghezzi
La
recensione:
Che della fama si Fabrizio De André si facesse un po' mercato,
in fondo era scontato. Tutto sommato ci siamo anche salvati dal diluvio
di prodotti che avrebbero potuto arrivare sul mercato. Ma qualche "bella
strenna" per Natale non ce la siamo risparmiata. E ognuna venduta
a prezzo caro. Dopo il libro non necessario, ma bello di Guido Harari
e dopo la raccolta "In concerto II", non necessaria e nemmeno
bella, ecco il libro fotografico di Reinhold Kohl, fotografo tedesco residente
a Carrara. Immagini, diciamolo subito, non particolarmente nuove o che
servano a mettere Fabrizio in una luce particolare: belle alcune foto
in bianco e nero di Amburgò82, alcuni scatti casalinghi o "privati",
una foto di un concerto di Viareggio, sempre dell'82. Diciamolo: materiale
solo per patiti forti di Fabrizio o per
gestori di siti internet.
I testi di accompagnamento sono di Denis Curti e Mauro Macario: 20 pagine
introduttive e una poesia nel finale. Non aggiungono e non tolgono valore
alle foto: e mi sembra già un buon risultato. Compaiono alcuni
frammenti del De André privato, qualcosa di già conosciuto,
qualche riflessione a margine. Leggere pagine su Fabrizio potrebbe non
stancare mai, ma, a volte l'eccesso di afflato poetico di Macario, forse
derivante da un genuino affetto per Fabrizio, sborda sui margini e si
fa faticoso alla lettura. La confezione del volume è moderatamente
lussuosa, le foto sono curate e la carta è bella, ma la copertina
sembra destinata a rompersi in caso di una frequentazione "troppo
affettuosa". Nei testi, preceduti da una breve nota di Dori Ghezzi
De André (così si firma) in cui si parla della vicinanza
affettiva di Reinhold Kohl a Fabrizio tra fine anni '70 e inizio anni
'80, che è il periodo di gran parte delle foto, si specifica che
il libro "non vuol essere solo un manufatto editoriale curato nella
sua veste grafica e interessante quanto basta nella sostanza del soggetto
trattato, ma anche una raccolta causale di bagliori apparsi lungo il percorso".
"Questa volontà di non essere prodotto, ma atto privato ha
caratterizzato il clima fondamentalmente affettivo in cui è maturato".
Giorgio
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Romano
Giuffrida "De André: gli occhi della memoria - Tracce di ricordi
con Fabrizio" Elèuthera Milano 2002 11€
Dalla
quarta di copertina:
Sulla scena dei grandi mutamenti culturali e sociali
che hanno interessato l'Italia negli ultimi quattro decenni, Fabrizio
De André ha tessuto la trama di sensazioni ed emozioni che hanno
disegnato il sentire libertario per più di una generazione. Il
libro rilegge le canzoni di Faber rintracciando i "fili"
che hanno composto l'arazzo della sua poetica, definendone i percorsi
e le tonalità che più hanno influenzato il pensiero e l'agire
politico di chi ha amato la sua poesia. In questo viaggio nella memoria
con Fabrizio
De André Romano Giuffrida incontra anche le parole di chi Faber
ha cantato e quelle di chi, nelle sue poesie, non solo si è riconosciuto
ma ha provato anche il senso del proprio vivere e del proprio agire. Sono
le lettere che idealmente scrivono a Fabrizio: Giorgio Bezzecchi, Carla
Corso, Andrea Gallo, Claudio Lolli, Massimo, Alda Merini, Tonino Paroli,
Stefano Raspa.
La
recensione:
Romano Giuffrida è l'autore, con Bruno Bigoni, di due opere importanti
attorno a Fabrizio De André: il documentario Faber (che abbiamo
visto tutti almeno 10 volte) e il saggio "Accordi eretici" (che
abbiamo comprato in tanti, ma che non ha finito nessuno. Secondo me è
uno dei libri più seri che siano mai stati scritti su De André).
Ora ci riprova con questo breve scritto (150 pagine, ma laaarghe) che,
spiega egli stesso, non è uno scritto "su" De André,
ma forse di più"con" De André. Sono le cose che
avrebbe voluto dire a De André se avesse avuto il piacere di parlargli.
E infatti il libro contiene anche una serie di altri contributi (Claudio
Lolli, Alda Merini, semi-sconosciuti "compagni di base", Carla
Corso) che si rivolgono direttamente a Fabrizio, quasi sfruttando la mediazione
della pagina. In realtà' di De André si parla quasi tra
parentesi: il tema che Giuffrida affronta è "l'educazione
politico-civile di un giovane degli anni '50, attento ascoltatore delle
canzoni di Fabrizio De André". Giuffrida è nato nel
'55 e il libro parla di lui in prima persona e di come De André
sia entrato, in un modo o nell'altro, avvertito o clandestino, in quasi
tutti i processi fondamentali della sua vita, politica e di formazione.
Un approccio assolutamente originale, che alla figura di Fabrizio nulla
aggiunge (non ci sono aneddoti, né clamorose interpretazioni: l'unico
fatto che non sapevo io era che Fda avesse definito "un bordellone"
"Storia di un impiegato" e peraltro dissento dal Faber), ma
mette invece l'accento e la luce su cosa e quanto Fabrizio abbia significato
per noi e per la nostra vita (siamo coetanei e con esperienze e percorsi
molto simili), di come ci abbia consegnato le parole per vedere la realtà,
per sperimentare, per provare a capire, per riflettere e per interrogarci.
Personalmente non riesco a vedere in toto il percorso "politico"
e l'influenza sulla realtà che Giuffrida affida al messaggio di
De André, che per molto tempo era destinato a restare semiclandestino,
per iniziati, trasmesso di bocca in bocca, di chitarra in chitarra: il
primo disco di De André che ho comprato appena uscito è
stato "Non al denaro, né all'amore, né al cielo"
uscito nel '71, ma erano già tre-quattro anni che i miei amici
lo strimpellavano sulla chitarra (e io ho imparato a suonare apposta per
quello!). De André girava, era nell'aria, era un fantasma che si
aggirava per le nostre città, ma non fino al punto di indirizzare
una vita. Credo che nemmeno lo avrebbe voluto. Insomma un grande atto
d'amore di Giuffrida nei confronti di De André. Si può dissentire
con lui o essere d'accordo, ma sempre si sentirà l'amore con cui
si accosta all'argomento. A tratti eccessivo. Comunque sia per due giorni
di fila me lo sono goduto, percorso e ripercorso, usando come colonna
sonora il vecchio Faber ed è stato un gran piacere. Alla larga
però i cacciatori di aneddoti. Non è il libro per loro.
Per quello c'è GC Romana, sempre atto alla bisogna.
Corredano il libro dei gradevolissimi disegni di Massimo Caroldi, interpretazioni
personali di alcune canzoni: nel cor mi stano i disegni del "Bombarolo"
(una bomba da cui esplodono lettere dell'alfabeto) e di "Don Raffaè"
(una caffettiera dietro le sbarre).
Ultima nota (di Giuffrida): avete fatto caso che l'ultima canzone dell'ultimo
disco di De André è "Smisurata preghiera" e di
come in questa canzone trovi spazio quasi tutta la commedia umana di Fabrizio:
ossia chi "viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio
speciale di speciale disperazione" come "Il matto", "Il
blasfemo", "L'impiegato", "Il servo pastore",
"Coda di lupo", ma anche (perché no?) Andrea o i suicidi
o lo stesso Piero, il Pasolini di "Una storia sbagliata" o l'"Amico
fragile", "Jamin-a". è quasi come la chiusura di
un ciclo.
Purtroppo.
Un ciclo che si è chiuso.
Andrò a riprendere il mio (bi-)ciclo. è ora di tornare verso
casa.
Giorgio
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Pino
Casamassima "Fabrizio De André. La vita, la canzoni, le immagini"
(prefazione di Piero Milesi) De Ferrari Il Secolo XIX 2002 - 6.10€
Le
recensioni:
«Benedetto Croce diceva che fino alletà di diciotto
anni tutti scrivono poesie, poi rimangono a scriverle due categorie di
persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei
considerarmi un cantautore». Questa affermazione la conoscerete
praticamente tutti: è il fine escamotage con il quale Fabrizio
De André risolveva lannosa questione del rapporto tra poesia
e canzone e via discorrendo.
Così come conoscerete tutti la storia dello zio Francesco che,
tornato dalla guerra, racconta al piccolo Fabrizio degli anni trascorsi
nei campi di concentramento, iniziando così la sua anima a un esercizio
di sensibilità verso i diseredati, gli umili, gli sconfitti dalla
storia.
E saprete anche delliniziazione sessuale del dodicenne De André,
alle prese con Tina, Alda, Marilina e Gianna, tutte «figlie di puttana,
nel senso che le loro madri facevano quel mestiere. Cerano delle
feste nei carruggi, io ci andavo con i miei amici e quegli incontri finivano
regolarmente in gloria». Oppure di quando fu scoperto da un prete
ad amoreggiare con una ragazza sulla panca di una chiesa: dovette intervenire
il padre a mettere a posto le cose con una generosa offerta.
Insomma, di De André si sa un po tutto: abbiamo letto i tanti
libri che lo riguardano, abbiamo visto e rivisto documentari, concerti,
videocassette. Sappiamo dellamicizia con Paolo Villaggio, iniziata
alletà di otto anni (Villaggio ne aveva sedici) e proseguita
ben oltre la felice collaborazione per le canzoni Il fannullone e Carlo
Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers. Sappiamo della ritrosia
a esibirsi in concerto, vinta solo per bisogno di soldi, per comprare
una tenuta nella campagna sarda. E della riservatezza che sfociava nellintroversione,
un retaggio dellinfanzia, quando, a causa della palpebra selvatica:
«Fin da piccolo avevo paura degli altri a causa del mio occhio sinistro.
[
] Questa imperfezione mi faceva sentire brutto, diverso, impresentabile.
[
] Un difetto che ha rovinato la mia vita fino alletà
di trentacinque anni. Fino a quando, cioè, con una semplice operazione
ho rimediato a tutto». Sappiamo anche dellammirazione per
Vasco Rossi, con il quale avrebbe dovuto realizzare un album di indagine
sulle sonorità mongole. Cosa può dirci di nuovo, quindi,
un nuovo libro su Faber? forse niente, forse tante cose, dipende. Ma Fabrizio
De André. La vita, le canzoni, le immagini non è un libro
da leggere semplicemente per curiosità. Perché presenta
tanti aneddoti divertenti, bizzarri, magari inediti, certo. Ma non è
questo il punto. Pino Casamassima, lautore, lo ha scritto perché
sentiva di dovere qualcosa a De André, perché voleva farlo
suo. È un libro scritto con passione e con amore. E anche
con rabbia, la rabbia di pensare che quella di Faber sia una storia ormai
conclusa, da ascoltare incisa su un disco o da leggere nelle pagine di
un libro. E allora questo libro va letto con passione, con amore e con
rabbia.
Donald Datti da www.mentelocale.it
A
tre anni dalla morte del grande cantautore genovese arriva un altro brano
della conversazione mai interrotta con questo amico fragile, in un libro
terso e puntigliosamente documentato, ma che si fa leggere come un romanzo,
sul percorso umano e artistico di De André. Pino Casamassima, giornalista
e autore che di solito corre con scrittura scalpitante insieme ai bolidi
della Formula 1 e porta il rombo dei motori dentro le parole, in "Fabrizio
De André. La vita, le canzoni" rallenta il passo e allarga
lo sguardo sul ritratto a grandangolo e sfaccettato di uno che, schermendosi
con chi lo chiamava poeta, volle essere solo, e "precauzionalmente",
cantautore.
Da www.ilsecoloxix.it
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Pierfranco
Bruni, "Fabrizio De André, il cantico del sognatore mediterraneo"
Il Coscile,
Castrovillari,
Pp. 130, L. 20.000.
Dall'Ufficio
Stampa dell'editore
Giunto
ad una nuova edizione, e con una veste grafica più sobria, il saggio
di Pierfranco Bruni si presenta rinnovato nella veste editoriale con l'aggiunta
di un nuovo capitolo nel quale si analizza la canzone d'autore, e con
un apparato fotografico concesso dalla Fondazione De André. Il
racconto si snoda su sedici capitoli, una nota introduttiva e un nuovo
capitolo conclusivo che parla del rapporto tra De André e i cantautori
e attraversa, grazie a diversi aspetti e analisi, la poetica di un De
André, che viene mostrato non solo con i suoi modelli letterari
ma anche con cesellature che richiamano echi culturali. Ci sono intrecci
poetici che rimandano a Mutis, Pavese, Prévert, Ezra Pound e a
Lee Masters. Si
tratta di un viaggio nella parola di De André andando alla scoperta
della poesia della metafora che ha caratterizzato gli scrittori dell'eresia.
Un racconto, che attraversa, grazie a diversi aspetti e analisi, la poetica
di De André, che viene mostrato non solo con i suoi modelli letterari
ma anche con cesellature che richiamano echi culturali. De André
rappresenta una chiave di lettura fondamentale per capire la crisi che
ha vissuto la poesia italiana nel corso degli anni Sessanta. Bruni sottolinea
l'importanza della canzone d'autore in un momento particolare della letteratura
contemporanea e sostiene che Fabrizio De André è uno di
quei "poeti" che hanno offerto, forse involontariamente, un
ritorno alla tradizione dei linguaggi e dei contenuti attraverso una proposta
dei temi che hanno caratterizzato intere generazioni. L'idea del Mediterraneo
è fondamentale e la si registra indagando nella sua produzione.
Da qui l'osservazione di un De André profondamente legato alla
letteratura. L'autore, che si è soffermato sui vari tasselli culturali
delle opere di De André, propone una rilettura complessiva dei
suoi testi inserendoli in un contesto poetico generale grazie ad un confronto
anche con la poesia che lo stesso De André ha studiato e inserito
nelle sue canzoni.
Nel libro di Bruni si entra come in una favola. In questo raccontare la
favola si intreccia con i miti. Sognare o morire. Oppure sognare morendo
o morire sognando. è come se in ogni gesto e in ogni parola ci
fosse una lunga attesa che interferisce tra l'oblio e il dormire. Ma dormire
è viaggiare nel sogno. Nei sogni perduti o dimenticati: in quell'andare
e tornare dai giochi infiniti della memoria.
Dalla
nota introduttiva
"Perché
questo libro su Fabrizio De André? Interrogativi tanti. Risposte?
Cercherò di darne alcune. Non credo che sia un libro soltanto su
Fabrizio De André. è un libro che si mostra con delle comparazioni
che sono di natura letteraria, umana, storica. De André in fondo
è dentro un processo culturale che ha ramificazioni poetiche, critico
- letterarie, etiche - esistenziali.
Soprattutto
nella prima parte ho cercato di parlare in sottovoce di De André
portando sullo scenario un contesto letterario. Sono convinto che non
si può oggi discutere del ruolo che ha avuto De André se
non si tengono in considerazioni quelle coordinate che hanno una valenza
letteraria. Il resto si incastra come se fossimo su una tastiera che deve
tenere conto del gioco delle scatole cinesi. Si tratta di un libro che
deve essere letto non pensando al De André cantautore soltanto.
Ma ad un personaggio che ha caratterizzato il "pensare" di alcune
generazioni. La mia per esempio. Mi ha sempre accompagnato. Lo dico con
molta sincerità. (
) Si potrebbe leggere De André senza
il sogno e le immagini, i ritmi, il "pensare" Mediterraneo?
Penso proprio di no. L'ho scritto come se stessi scrivendo un racconto
nel quale la letteratura si intreccia con la vita e il mio sentiero emozionale
con le sensazioni che lo stesso De André mi ha offerto nel corso
dei miei anni. Il cantico del sognatore mediterraneo è più
di un saggio su un personaggio. Ognuno vi può trovare un pezzetto
di fantasia che ha lasciato lungo la strada degli anni. Oppure può
non trovarvi nulla. Ma sono convinto che i giovani che oggi sono giovani
e i giovani di domani e i giovani che sono stati giovani ieri non possono
far finta che De André non c'è stato. Io lo porto dentro
dai primi anni del liceo. Il dopo è venuto da sé. Come questo
libro scritto non per comando editoriale o per suggerimento di amici ma
per amore. Forse anche per un 'vizio assurdo' che lega il sentimento alla
parola. Credo che solo per amore si possono proporre certi libri".
Le
recensioni:
"Un
viaggio questo di Bruni che è (
) un bel contributo ad una
conoscenza meno superficiale di un personaggio che ha davvero lasciato
un segno al di là delle tante canzoni",
Leoncarlo Settimelli, "l'Unità".
Un libro che è un cantico di poesia tra le luci del Mediterraneo
e il sentimento del viaggio. Si tratta di un libro che conta. Un libro
unico. è su questa linea che ne ha tratteggiato un profilo Nicola
Vacca,"Secolo d'Italia"
è un libro che racconta poeticamente il viaggio di un cantautore
che ha creduto nei valori della poesia. Scritto con coraggio da una casa
editrice coraggiosa.
con Silvano Trevisani "la Repubblica"
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Fernanda
Pivano, Michele Serra, Cesare G. Romana "De André, il corsaro"
Interlinea Novara, 2002.
pp. 64, € 10 isbn 88-8212-354-5
Fabrizio
De André è stato molto celebrato, molto ricordato, molto
raccontato. Questo libro offre una riflessione a tre voci che approfondisce,
accanto all'opera, ai testi e alle canzoni, anche aspetti meno consueti
della figura di De André: l'animo poetico e ribelle, il carattere,
la sua indole autonoma, la vita privata. Nel libro si traccia
inoltre un inedito parallelo con Bob Dylan, di recente insignito del
premio Librex Montale proprio insieme a De André a cui il riconoscimento
è stato assegnato alla memoria. Tre autori raccontano, ognuno
a suo modo, Fabrizio De André.
Gli
Autori
Fernanda Pivano, scrittrice e giornalista, autrice di numerosissime
pubblicazioni e traduttrice dei maggiori scrittori Usa. È la
più profonda conoscitrice delle culture alternative
americane. Amica personale di Fabrizio De André è una
delle sue biografe più apprezzate.
Michele Serra, corsivista del quotidiano La Repubblica,
autore di libri di successo
Cesare G. Romana, giornalista musicale, è il vero e proprio custode
della memoria storica di De André.
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Federico
Vacalebre «De Andrè e Napoli» Sperling
& Kupfler, 2002, pp. 176, 18 euro
Ipotesi
di un discorso amoroso, bruscamente interrotto, tra il signore dei cantautori,
Fabrizio De Andrè, e Napoli. Un pò documentario e un pò
filmino familiare, mostra come tutte le strade deandreiane, persino
quelle che conducono a Georges Brassens e Bob Dylan, portano nella città
campana. Un libro ricco di storie, anche inedite, come quella dell'incontro
con Roberto Murolo (autore della prefazione, insieme a Massimo Ranieri)
per una tazzuriella 'e caffè. Incontro da cui nascerà «Don
Raffaè», storia di un boss che fa il bello e il cattivo tempo,
anche in carcere. Dopo l'incisione Raffaele Cutolo scrisse a Fabrizio:
«Come hai fatto a descrivere così bene la mia condizione?».
E iniziò a spedirgli le sue poesie. Il cantautore genovese accennò
una lettera di risposta. Poi, per ovvi motivi, interruppe la corrispondenza.
Il primo a spingere il cantautore verso Napoli fu George Brassens. «Non
sapevo nemmeno io come e perchè - racconta De Andrè - ma
impazzivo per Bovio e Di Giacomo. Poi scoprii che la mamma del mio amatissimo
Brassens era figlia di napoletani, e che nelle ballate di quello che rimane
il mio primo maestro indiscusso, alcuni studiosi avevano ritrovato echi
della melodia campana». Napoli delle donne, e di un bambino mai
nato. De Andrè negli anni '60 visse per un periodo a Napoli, in
primavera, innamorandosi di una ragazza «partenopea al cento per
cento». «Poi - racconta - andai via e venni a sapere che era
rimasta incinta. A dicembre mi si presentò il albergo, a Cortina
con i miei genitori, per dirmi che aveva perso il bambino: pallida, infreddolita...sembrava
davvero uno scricciolo». Fabrizio ricordava quella storia come il
suo primo «fidanzamento» e un suo vecchio amico, Giorgio Leone,
racconta che il quel periodo De Andrè sembrava volerla sposare
a tutti i costi: «È nato con questa mania di sposarsi, tanto
che poi ha fatto veramente la belinata di sposarsi presto». Napoli-Bocca
di Rosa. Napoli città porosa, disordinata, puttana, mammona così
vicina Genova. «È la mia patria morale - disse Fabrizio -,
dopo Genova e la Sardegna è forse l'unico posto dove potrei vivere.
Per la sua cultura, la sua canzone, la sua asimmetria... Per Murolo, Eduardo,
Croce e De Sica». Napoli così vicina ad Algeri. Sarà
per questo, scrive Vacalebre, che i testi in genovese di 'Megu megun'
e «A ?mmà, filiazioni di 'Creuza de mà destinati
a 'Le nuvolè, saranno scritti insieme a Ivano Fossati durante un
soggiorno sulla costiera amalfitana. Napoli e il dialetto, che per De
Andrè rappresentava »l'autenticità« e per il
quale »il dialetto napoletano è sicuramente il sigillo doc
dell'autentica canzone italiana«. »La canzone di Marinella«,
cui era molto legato, era per lui »un perfetto equilibrio tra testo
e musica, sembra quasi una canzone napoletana scritta da un genovese«.
Per ricostruire la storia d'amore e d'anarchia che lega De Andrè
a Napoli, l'autore ha intervistato e chiesto contributi a Beppe Barra,
Edoardo Bennato, Pino Daniele, Cristiano De Andrè, Massimo Bubola,
Raffaele Cutolo, Enzo Gragnaniello, Peppe Lanzetta, Mauro Pagani, Vincenzo
Salemme, Lina Sastri, Roberto Murolo. Il volume è arricchito dalle
foto napoletane di Fabrizio, a cominciare da quelle con Murolo e Dori
Ghezzi. (Elisabetta Malvagna - ANSA)
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"La
buona novella di Fabrizio De André" A cura di Giorgio
Gallione - Con uno scritto introduttivo di Claudio Bisio e un intervento
di Carlo Boccadoro - Libro + video di 80' EINAUDI, 2002,
pp 120, €18,50. ISBN 8806164341
Note
di Copertina
Un
libro per ripercorrere il viaggio di De André in cerca di uno scomodo
Gesù. Dall'album originale, allo spettacolo del Teatro dell'Archivolto.
Con gli scritti di Bisio, Gallione e Boccadoro, il copione con i testi
delle canzoni e i monologhi di Bisio, e una antologia dei Vangeli apocrifi.
"Con
serissima incoscienza, ci siamo accostati a De André pensando a
una elaborazione drammaturgica che fosse in grado di reinterpretare e
in qualche modo completare il percorso del disco, che ci è servito
come ispirazione e guida, trasformando La buona novella non solo in un
concerto, ma in uno spettacolo originale, riproposto musicalmente nella
sua versione integrale (nel disco alcune parti narrative furono tagliate
per motivi di spazio), recitato, agito e cantato da una compagnia di attori,
cantanti e musicisti che hanno pensato l'opera di De André come
un ricchissimo patrimonio che può comunque ben resistere, come
ogni capolavoro, anche all'assenza dell'impareggiabile interpretazione
del suo creatore".
In
piena rivolta studentesca De André scrisse La buona novella, la
vita di un Gesú molto umano, e molto ribelle, che prende spunto
dai Vangeli apocrifi. Quell'album è diventato uno spettacolo originale,
uno dei piú intensi degli ultimi anni. Cantato e recitato per i
cuori ribelli di oggi.
«Perché
riproporre La buona novella? Perché, per i tempi in cui è
stata scritta, si è trattato di un discorso, a parer mio, rivoluzionario...
Ma cosa andava predicando Gesú di Nazareth se non l'abolizione
delle classi sociali, dell'autoritarismo, in nome di un egualitarismo
e di una fratellanza universali?»
(Fabrizio De André)
IL
VIDEO. È lo spettacolo integrale che il Teatro dell'Archivolto,
con la regia e la drammaturgia di Giorgio Gallione e l'elaborazione musicale
di Carlo Boccadoro, ha sviluppato dall'album La buona novella di De André,
e portato in tournée con grande successo negli anni 2000 e 2001.
Dalla drammaturgia di De André (musica e parti parlate si alternavano
già nell'album) nasce una messa in scena originale che «completa»
il viaggio di De André intorno alla vita e morte di Gesú.
Ecco cosí, tra l'altro, i lunghi monologhi di Bisio, pieni di comicità
e candore, sulla nascita e infanzia di Maria, e sull'infanzia di Cristo,
anch'essi basati, come l'album di De André, sui Vangeli apocrifi.
Lina Sastri è una indimenticabile Madre di Gesú, mentre
la parte di Maria bambina è affidata a Leda Battisti. Il risultato
è una sacra rappresentazione laica, piena di forza, di pathos e
di autentica gioia, di altissima suggestione. Personaggi e interpreti:
il narratore, Claudio Bisio; la narratrice e Maria, Lina Sastri; Maria
bambina, Leda Battisti; Tito, il ladrone, Andrea Ceccon; coro, Le Voci
Atroci; ensemble musicale, Sentieri Selvaggi.
IL
LIBRO. Contiene tutti i materiali dello spettacolo dell'Archivolto, compresi
i testi scritti in aggiunta alla Buona novella di De André. Con
due scritti originali di Claudio Bisio e Giorgio Gallione, una nota di
Carlo Boccadoro sull'elaborazione musicale e, una scelta dai Vangeli apocrifi.
Dall'anticipazione:
Una Sacra Rappresentazione contemporanea basata su De Andre e i Vangeli
apocrifi
L'album
La Buona Novella, uscito nel 1969, è uno dei più celebri
e belli di De André. Giorgio Gallione e il Teatro dell'Archivolto,
partendo dalla stessa ispirazione di De André - i Vangeli apocrifi-
ne hanno tratto una messa in scena diventata subito culto. Claudio Bisio
narratore e affabulatore nei suoi straordinari monologhi, Carlo Boccadoro
rielaboratore delle musiche, e un eccellente gruppo di attori, fra cui
Lina Sastri. Un concerto e uno spettacolo dove un gruppo di attori, cantanti
e musicisti interpreta e completa il capolavoro di De André. Ora
lo spettacolo è diventato una videocassetta, con un libro che consente
di entrare nel clima magico, fra comicità, ribellione e rinnovato
senso del sacro, della Buona Novella.
"Ho
cantato la rivolta della Buona Novella"
"Perché riproporre La Buona Novella? Perché, per i
tempi in cui è stata scritta, si è trattato di un discorso,
a parer mio, rivoluzionario. E questo per due motivi: ho preso spunto
dagli Evangelisti Apocrifi armeni, arabi, bizantini, comunque uomini,
scrittori non appartenenti alla confessione di Cristo, insomma non il
suo ufficio stampa. Ne è derivata una una desacralizzazione dei
personaggi del Vangelo, a vantaggio, credo, di una loro maggiore umanizzazione...
Cosa andava predicando Gesù di Nazareth se non l'abolizione delle
classi sociali, dell'autoritarismo, in nome di un egualitarismo e una
fratellanza universali? Il culmine etico della Buona Novella sta nel "Testamento
di Tito". Il ladrone buono confuta, uno per uno, tutti e dieci i
comandamenti mettendo in evidenza la contraddizione tra le leggi emanate
dalle classi al potere, e la difficoltà di attenervisi da parte
di chi il potere lo deve solo subire... La Buona Novella, a mio parere,
fu allora un album, un discorso assolutamente moderno e per certi aspetti
lo è ancora oggi". (Fabrizio De André)
Una
Sacra Rappresentazione contemporanea
"Abbiamo pensato la Buona Novella come una sorta di Sacra Rappresentazione
contemporanea che alterna e intreccia le canzoni di De André con
i brani narrativi tratti dai vangeli apocrifi a cui lo stesso autore si
è ispirato. Prosa e musica, perciò, montati in una partitura
coerente. I brani parlati, come in un racconto arcaico, sottolineano la
forza evocativa e il valore delle canzoni originali, svelandone la forza
mitica e letteraria". (Giorgio Gallione)
|

|
"Anche
se voi vi credete assolti...FABRIZIO DE ANDRE' attualità del messaggio
poetico e sociale", Di Enrico Grassani, Edizioni Selecta,
euro 11,00 |

|
"Belin, sei sicuro? Storia
e canzoni di Fabrizio De André, a cura di Riccardo Bertoncelli,
Giunti Editore, pagine 208 Formato cm: 17 x 24, ISBN 8809028538,
euro 12,50
Le
recensioni:
Su
De Andrè abbiamo letto di tutto. E in questo tutto sono sempre presenti
un po' di passaggi obbligati: la discografia, la biografia, qualche intervista.
Questo libro non fa eccezione: passa per le stesse coordinate, ma affascina
e coinvolge. "Belin, sei sicuro?" si presenta come un racconto ricco e
emozionante per conoscere il vero De Andrè attraverso le parole di chi
lo ha conosciuto da vicino. Sono usciti molti libri su Fabrizio De Andrè,
per lo più da piccoli editori, a testimonianza di un amore tenace che
continua a crescere con gli anni. Però c'è spazio ancora per parlarne;
perché il personaggio era davvero grande e le sue storie così ricche da
riempire pagine e pagine. Questo è un volume un po' particolare, a collage,
ricco di materiali preziosi: una introduzione storico-critica di Franco
Fabbri, uno dei più noti musicologi italiani. Un raro caso di saggio colto
ma nello stesso tempo brillante, di bella leggibilità. Una cronologia
dettagliata della vita e delle opere di De Andrè, curata da Enrico Deregibus.
Un modo semplice ed efficace per ricostruire la sua storia, dalle timide
opere genovesi per la piccola etichetta Karim a "Creuza de mä" e alle
grandi opere degli anni maturi. Una serie di interviste di Riccardo Bertoncelli
ai musicisti e produttori che lo hanno affiancato lungo il percorso, da
Mauro Pagani a Massimo Bubola, dalla PFM a Ivano Fossati, da Giampiero
Reverberi a Roberto Dané. Un racconto emozionante, ricco di aneddoti,
per cogliere il vero De Andrè, da parte di chi lo ha conosciuto da vicino
e ci ha lavorato insieme. (Giorgio Maimone)
E
uno dice, oddio, basta, un altro libro su De André... Beh, a me pare "il"
libro. Perché Bertoncelli, umilmente, non si è messo in proprio a raccontare
il Magno Faber, ma ha preferito interrogare, con lunghe e sempre piacevoli
interviste, "persone informate dei fatti". E che persone! Giampiero Reverberi,
Roberto Danè, Massimo Bubola, Franz Di Cioccio, Mauro Pagani e Ivano Fossati.
Ovvero, quelli che hanno accompagnato - e spesso "fatto" - l'evoluzione
artistica del Genovese. Si dice spesso: "Ne emerge un ritratto ineditoe...".
Però fuor dai luoghi comuni: leggetevi 'sto libro, se volete sapere davvero
com'era Fabrizio. (Gabriele Ferraris, da www.lastampa.it)
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"Ma la divisa di un altro colore", DVD + libretto,
Editrice A, Euro 20,00.
LA
CONFEZIONE. Il DVD contiene il documentario "Faber" di Bigoni
e Giuffrida; la canzone "La guerra di Piero" interpretata da
Moni Ovadia; la canzone "Girotondo" interpretata da Lella Costa
con l'accompagnamento di Mauro Pagani, Antonio D'Alessandro, Nicola Ziliani
e il coro di voci bianche "Paolo Maggini". Il libretto raccoglie
interviste, note a margine, considerazioni, pensieri e ricordi. Per acquistarlo
online clicca
qui
La
recensione:
C'è
sempre un buon motivo per fare un omaggio a Fabrizio De André. E i tributi
al cantautore genovese, scomparso l'11 gennaio del 1999, in effetti, non
sono mancati. Per gli anarchici di Editrice A, quello in vendita dal primo
luglio completa una trilogia iniziata nel 2000 con il dossier "Signora
libertà, signorina anarchia" e proseguita l'anno successivo con cd e libretto
che costituivano assieme "Ed avevamo gli occhi troppo belli". Questa volta
l'abbinamento è tra un altro libretto e un dvd e la tematica è specifica
e più che mai attuale. "Ma la divisa di un altro colore", infatti, ricorda
le forti convinzioni antimilitariste di De André, uno che di canzoni contro
la guerra se ne intendeva. Il dvd si apre con il documentario "Faber",
realizzato dai registi Bruno Bigoni e Romano Giuffrida nel 1999. Nel mediometraggio,
girato in Sardegna, a Genova e a Milano (i tre luoghi principali di De
André), sono intervistati una quindicina di amici non famosi del cantautore,
dal prete che fece da tramite durante il rapimento al rom che lo aiutò
per realizzare la canzone "Khorakhane". Fanno da colonna sonora le sue
canzoni. Accanto a Faber, due personaggi di solito dediti ad altra forma
d'arte, il teatro, interpretano due delle canzoni che De André dedicò
alla pace. Moni Ovadia, accompagnandosi alla chitarra, interpreta "La
guerra di Piero". Lella Costa, a sua volta, interpreta "Il girotondo",
accompagnata da Mauro Pagani al flauto traverso, da due chitarristi e
da un coro di voci bianche composto da 18 bambine. Più corposo il libretto
che contiene, tra le altre cose, il diario della realizzazione di Faber
di Bigoni, un'intervista rilasciata nel 1991 da De André a un periodico
antimilitarista e un saggio comparativo dei testi antimilitaristi di Leonard
Cohen e del cantautore. Metà dell'utile di "Ma la divisa di un altro colore"
sarà devoluto al Centro chirurgico di Goderich, in Sierra Leone, che fa
capo a Emergency. (Alfredo Ranavolo) |