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foto Guido Harari fhfhfhhfh |
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La
firma di De André:
Nel
suo testo "Manuale di Grafologia" (Gremese editore, Roma, 2001)
Carlo Chinaglia dedica una pagina ad una breve disamina della firma di Fabrizio.
Vi si scopre che...
Considerazioni letterali, grafiche e grafologiche:
tracciato piuttosto frammentato: riflessione durante l'azione.
Lettere non ben definite, stilizzate: stringatezza, porta aperta dell'anima.
Grandi estensioni superiori verticali non corrispondenti ad altrettanto buone
estensioni orizzontali: grande ricerca ideale e spirituale ma povertà
di risposte; il numero di domande che si pone è sempre maggiore del
numero di risposte che si riesce a dare.
Assi letterali dritti: autosufficienza affettiva, orgoglio.
Grande vezione destrorsa della "F" e dell'accento finale:voglia
di comunicare, di trasmettere idee e pensieri.
"Radicamento"(invasione della zona inferiore) nelle maiuscole del
cognome: importanza data alle radici, alla terra.
Tracciato prevalentemente spigoloso, pochi tratti veramente rotondi: testardaggine,
acutezza, poca disponibilità alla mediazione ed alla cessione.
Comparazione
firma/soggetto:
Autonomo, intimista, cerebrale, meditativo, introspettivo, alla continua ricerca
ideale che crea insoddisfazione per la pochezza delle risposte trovate.
A tratti urgenza di sollecitare il prossimo a trovare risposte alle sue stesse
domande e tensione nell'avvertire anche indiretti segnali di risposta.
(Grazie a Carlo Chinaglia per aver voluto condividere con noi questo suo studio)
Preghiera
in gennaio:
La "Preghiera" ha delle reminiscenze ben precise d'una delle più
celebri poesie in musica cantate da Georges Brassens: "La Prière".
"La Prière" è una poesia di Francis Jammes. Nato a
Tournay (Hautes-Pyrenées) nel 1868 e morto a Hasparren, nei Paesi Baschi
francesi, nel 1938, fu uno dei principali artefici del rinnovamento poetico
che pose fine all'ultima fase del simbolismo. La sua poesia, originariamente
pervasa di freschezza e leggerezza, divenne col tempo più cupa e rigorosa.
"La Prière" è tratta dalla raccolta "L'Église
habillée de feuilles", del 1906; il suo titolo originale era "Les
mystères douloureux". Nel metterla in musica, Brassens ne eliminò
alcune strofe; la registrazione avvenne nel 1954.
Curioso il fatto che lo stesso motivo musicale utilizzato da Brassens per
la "Prière", fu da lui adattato successivamente anche ad
un'altra poesia in musica, "Il n'y a pas d'amour heureux" (di Louis
Aragon).
La "Preghiera in Gennaio" di De André, come detto, ha delle
reminiscenze precise di tale testo, specialmente per quanto riguarda la tematica
degli "ultimi" ai quali sarà veramente schiuso il Regno dei
Cieli. Originariamente, infatti, la poesia di Jammes è strutturata
come la serie dei "Misteri della Passione" (L' agonia, la Flagellazione,
il Coronamento di spine ecc.) ai quali sono associati i dolori terribili dei
poveri e degli sventurati. Dalla poesia di Jammes sono però assenti
proprio gli "ultimi" per eccellenza di De André, quelli a
cui è dedicata l'intera "Preghiera" deandreiana: i suicidi.
Il cattolicesimo (invero assai dogmatico) di Jammes probabilmente gli impedì
di nominarli.
Riccardo Venturi
Ahi
ahi, sarà quel maledetto milione di neuroni che si perdono ogni giorno
passati i trenta.....fatto si è che la memoria non è più
quella di un tempo - certo che Le Passanti non è di Jammes, però
ero sicura che lui con Fabrizio c'entrasse.
Qualcosa che avevo letto di recente....pensa che ti ripensa, ecco: un passo
della biografia di Luigi Viva dove parla di Luigi Tenco e di Preghiera in
Gennaio.
Pag.123 : "....mi colpirono il pallore della morte e il colore viola
scuro delle sue labbra carnose. Le ho ancora impresse nella mente, e le menzionai
nella canzone che scrissi sull'onda di quell'emozione, partendo da una poesia
di un autore del Novecento francese, Francis Jammes."
A questo punto, mi sono incuriosita.....io di questo Jammes non ne so un bel
niente, così faccio due passi a cercarlo su Internet.
E trovo la famosa poesia che ha ispirato il nostro Fabrizio in un sito dedicato
.......agli asini!
Prière pour aller au paradis avec les ânes
Lorsqu'il
faudra aller vers vous, Ô mon Dieu faites
que ce soit par un jour où la campagne en fête
poudroiera. Je désire ainsi que je fis ici-bas,
choisir un chemin pour aller, comme il me plaira,
au Paradis, où sont en plein jour les étoiles.
Je
prendrai mon bâton et sur la grand route
j'irai, et je dirai aux ânes, mes amis :
Je suis Francis Jammes et je vais au Paradis,
car il n'y a pas d'enfer au pays du Bon Dieu.
Je
leur dirai : Venez, doux amis du ciel bleu,
pauvres bêtes chéries qui, d'un brusque mouvement d'oreilles
chassez les mouches plates, les coups et les abeilles...
Que je vous apparaisse au milieu de ces bêtes
que j'aime tant parce qu'elles baissent la tête
doucement, et s'arrêtent en joignant leurs petits pieds
d'une façon bien douce et qui vous fait pitié.
J'arriverai
suivi de leurs milliers d'oreilles,
suivi de ceux qui portaient au flanc des corbeilles,
de ceux traînant des voitures de saltimbanques
ou des voitures de plumeaux et de fer blanc,
de ceux qui ont au dos des bidons bosselés,
des ânesses pleines comme des outres, aux pas cassés,
de ceux à qui l'on met de petits pantalons,
à cause des plaies bleues et suintantes que font
les mouches entêtées qui s'y groupent en ronds.
Mon
Dieu, qu'avec ces ânes je vous vienne.
Faites que dans la paix, des anges nous conduisent
vers des ruisseaux touffus où tremblent des cerises
lisses comme la chair qui rit des jeunes filles,
et faites que, penché dans ce séjour des âmes,
sur vos divines eaux, je sois pareil aux ânes
qui mireront leur humble et douce pauvreté
à la limpidité de l'amour éternel
C'è
anche un sito ufficiale dedicato a Francis Jammes:
www.francis-jammes.com
Livia
Valzer
per un amore:
musica tratta dal Valzer campestre della Suite siciliana di Gino Marinuzzi
jr.
Non
al denaro, non all'amore ne' al cielo:
per chi ha L'Antologia di Spoon river di Edgar Lee Masters ecco i titoli delle
poesie da cui sono tratte le canzoni:
-La collina
-Frank Drummer (un matto...che studia a memoria l'enciclopedia britannica)
-Il giudice Selah Lively
-Wendell P. Blooyd (un blasfemo)
-Francis Turner (un malato di cuore)
-Il Dr. Siegfried Iseman (un medico)
-Trainer, il farmacista (un chimico)
-Dippold l'ottico
-Il violinista Jones (che pero' nel disco suona il flauto)
Chi non ha l'Antologia... corra a comprarla! Vabbè, prima però
può tranquillamente leggersi le poesie in questione cliccando qui
Le traduzioni: potete leggere i testi originali cliccando sui nomi degli autori
Da
Leonard Cohen
Suzanne
Nancy
Joan of Arc
Famous Blue Raincoat
Da
Georges Brassens
Le gorille
La marche nuptiale
Le Père Noêl et la petite fille
Dans l'eau de la claire fontaine
L'assassinat
Mourir pour des idées
Les passantes
Da
Bob Dylan
Desolation row
Romance in Durango
Tradizionali
/ Popolari
Geordie
Le
proclame du Roi
Chacun
de vous est concerné
Via del campo:
musica del XVI secolo, tratta da una ricerca di Enzo Jannacci e Dario Fo.
Caro amore: musica tratta da Concerto di Aranjuez di Joaquìn Rodrigo. Questo brano nelle ristampe successive di Vol.I verrà sostiutuito da La stagione del tuo amore.
Leggenda di Natale: testo ispirato a Le Père Noël e la petite fille di George Brassens.
La Morte:il tema musicale è tratto da Le verger du roi Louis di George Brassens mentre le parole sono estranee.
S'i' fosse foco: da un sonetto di Cecco Angiolieri
Geordie:
Tratta da una ballata inglese del XVII secolo ispirata ad una storia vera.
La figura del giovane nobile condannato di volta in volta per aver derubato
il Re o per aver circuito una virtuosa lady è ricorrente in un grande
numero di brani dell'epoca. Denominatore comune è poi la morte per
impiccagione, ma con il cappio formato con una catena d'oro (o, in altre versioni,
una corda intessuta d'oro) in segno di rispetto per il rango del condannato.
Bocca di rosa: Oltre alle differenti strofe per via della censura sui carabinieri, esiste una versione in cui la stazione di "Sant'Ilario", diviene di "San Vicario".
Il re fa rullare i tamburi: canzone popolare francese del XIV secolo. Leggi il testo originale e la storia.
Canzone del maggio: liberamente tratta da un canto del maggio francese. Ne esiste una versione con il testo leggermente diverso, più letterale rispetto al canto originale.
CANZONE DEL MAGGIO
Anche
se il nostro maggio
ha fatto a meno del vostro coraggio
se la paura di guardare
vi ha fatto guardare in terra
se avete deciso in fretta
che non era la vostra guerra
voi non avete fermato il vento
gli avete fatto perdere tempo.
E se vi siete detti
non sta succededo niente,
le fabbriche riapriranno,
arresteranno qualche studente
convinti che fosse un gioco
a cui avremmo giocato poco
voi siete stati lo strumento
per farci perdere un sacco di tempo.
Se avete lasciato fare
ai professionisti dei manganelli
per liberarvi di noi canaglie
di noi teppisti di noi ribelli
lasciandoci in buonafede
sanguinare sui marciapiede
anche se ora ve ne fregate,
voi quella notte voi c'eravate.
E se nei vostri quartieri
tutto è rimasto come ieri,
se sono rimasti a posto
persino i sassi nei vostri viali,
se avete preso per buone
le "verità" dei vostri giornali
non vi è rimasto nessun argomento
per farsi perdere ancora tempo.
Lo conosciamo bene
il vostro finto progresso
il vostro comandamento
ama il consumo come te stesso
e se lo avete osservato
fino ad assolvere chi ci ha sparato
verremo ancora alle vostre porte
e
grideremo ancora più forte
voi
non avete fermato il vento
gli
fate solo perdere tempo,
voi
non avete fermato il vento
gli
fate solo perdere tempo.
Potete trovarne una versione tratta da una registrazione artigianale dell'epoca e mai pubblicata ufficialmente al seguente indirizzo http://utenti.lycos.it/omaggio_a_De_Andre/canzoni.html
Dolce Luna: L'ultima
strofa di "Dolce Luna" è una delle "vexatæ quæstiones"
deandreiane più annose; di solito, a quanto mi risulta, viene chiamata
la "strofa in tedesco", ed in effetti certi fonemi, l'andamento
fonetico generale ed anche alcune parole ricordano abbastanza da vicino questa
lingua. Come tutti sanno, Fabrizio è ricorso un'altra volta ad un "simil-tedesco"
nella famosa strofa del "pinzimonien" di "Ottocento";
ma lì si tratta veramente di tedesco maccheronico chiaramente identificabile
ed interpretabile. L'ultima strofa di "Dolce Luna", invece, rimane
una specie di mistero. In che lingua è? Si tratta di parole inventate
di sana pianta, oppure interpretabili col tedesco e/o altre lingue esistenti?
La strofa potrebbe avere un significato ben preciso? Domande difficili, ma
forze meno impossibili di quel che sembra. Azzardo qui qualche ipotesi, avvertendo
che quel che dico è esclusivamente frutto del mio ascolto e, magari,
anche della segreta voglia di recuperare qualche parola in più di Fabrizio.
La prima cosa che ho fatto è una trascrizione fonetica del brano, che
riporto in allegato sia in API (versione non semplificata), negli esempi durante
la trattazione delle ipotesi uso invece una sorta di "trascrizione grafemica"
basata, in mancanza di meglio, sul tedesco letterario e sull'olandese. È
stata condotta ad orecchio e, quindi, avverto che le mie sensazioni uditive
potrebbero essere differenti da quelle di altre persone. Ho ovviamente un
orecchio piuttosto "allenato" a queste cose, ma questo non significa
necessariamente che le mie impressioni, percepite da una registrazione, siano
rigorosamente esatte. Cercherò adesso di azzardare qualche ipotesi.
Innanzitutto, come detto, la "lingua" ha delle decise assonanze
col tedesco. Parole tedesche pienamente plausibili potrebbero essere le seguenti:
-
dünne "sottili, esili, magre; scarse, poche"
- fragen "chiedere, domandare"
- Bühne "scena, scenario"
- argen "forti, gravi; (dial.) "molto, tanto; grande"
- Bucht "baia, insenatura"
- dir "a te, ti"
Partendo
da questa specie di "base" ed ipotizzando che la "lingua"
abbia qualcosa a che fare col tedesco, mi sono accorto di due cose di differente
natura, ma ugualmente importanti:
a) Che la strofa presenta una struttura lessicale regolare, con ripetizione
di parole ed intere espressioni che potrebbero far pensare ad un "significato";
b) Che è totalmente assente una delle caratteristiche fonetiche storiche
che identificano il tedesco letterario, ovvero la cosiddetta "seconda
mutazione consonantica".
Quest'ultima cosa mi ha fatto pensare ad un dialetto basso-tedesco.
I dialetti basso-tedeschi (che, malgrado il nome, sono parlati nella Germania
settentrionale; la denominazione riprende quella originale, "Plattdeutsch",
nel senso che il territorio di tali dialetti è in generale pianeggiante)
hanno una tradizione letteraria molto importante; nel medioevo il basso tedesco
letterario era, ad esempio, la lingua ufficiale della Lega Anseatica; uno
dei loro caratteri distintivi rispetto al tedesco letterario e ai dialetti
alto-tedeschi è l'assenza della "seconda mutazione consonantica"
(per cui, ad esempio, si ha la contrapposizione [ ik / ich ] "io",
[spreken / sprechen ] "parlare", [ to / zu ] "a" (preposizione)
ecc. I dialetti basso-tedeschi sono molto simili alla lingua olandese (di
per se stessa, storicamente, un dialetto basso-tedesco assurto a dignità
di lingua nazionale). Questo permetterebbe di "interpretare" altre
parole, sia mediante il "Plattdeutsch" che mediante l'olandese:
-
spraken "parlare, dire" [ted. lett.: sprechen]
- flakkeren "guizzare; far vacillare"
- skorgen "allestire, approntare, fare"
- schraal "magro, scarno"
- guldacht "prezioso, degno d'esser paragonato all'oro"
- nê (dial.) "né"
- kuur "capriccio, ghiribizzo"
Ammettendo (e non concedendo) l'esattezza di tale ipotesi, si potrebbe azzardare già qualcosa:
"Né
parlare tanto (e) chiedere un capriccio,
Né [..?..] tanto fa vacillare;
Né allestire una scena tanto scarna
E neanche parlare preziosamente.
E una grande baia,
E [....... ??........]
Né parlare tanto fa vacillare,
Né parlarti,
Né dir capricci,
Né parlar tanto [....??....]"
Tutto
questo ha un senso? Forse no, anche se cercare il senso di "Dolce Luna"
potrebbe autorizzare le "agudezas" più vertiginose. Ma non
so se qualcuno ci aveva mai tentato prima, e quindi questa cosa sia presa,
appunto, per quella che è. Magari il buon Walter Pi sapeva già
tutto ed ha taciuto, il testo è in hindi del nord o in antico gallese,
si tratta di una preghiera a Santa Cunegonda [...] Magari Fabrizio de André
si è inventato ogni cosa e quindi il risultato è esattamente
lo stesso. Chiedo quindi perdono qualora vi avessi annoiato con queste elucubrazioni,
e W Fabrizio de André.
Riccardo Venturi, dalla Mailing List
Parlando del naufragio della London Valour:
Nel '70 affondò una nave da carico filippina, la London Valour; migliaia
di genovesi assistettero alla tragedia dei marinai inghiottiti dai flutti
dopo che una rudimentale teleferica non era riuscita a portarli in salvo e
al suicidio del capitano dopo che sua moglie si era schiantata sugli scogli.
De André scrisse allora l'unica canzone recitata della sua carriera
"I marinai foglie di coca digeriscono in coperta...il pasticciere di
via Roma sta scedendo le scale...E la radio di bordo è una sfera di
cristallo, dice che il vento si farà lupo e il mare si farà
sciacallo....E le ancore hanno perduto la scommessa e gli artigli i marinai..."
Ave Maria (Indiano): canto popolare sardo rielaborato su adattamento di Albino Puddu.
Via della povertà: uno dei parteciapnti alla mailing list, Gianpi, ci ha permesso di recuperare il testo di una versione live della canzone con i nomi dei politici dell'epoca al posto dei personaggi inventati:
Il
salone di bellezza in fondo al vicolo è affollatissimo di marinai
prova a chiedere a uno che ore sono e ti risponderà "non l'ho
saputo mai".
Le cartoline dell'impiccagione sono in vendita a cento lire l'una
il commissario cieco dietro la stazione per un indizio ti legge la sfortuna
e le forze dell'ordine irrequiete cercano qualcosa che non va
mentre io e la mia signora ci affacciamo stasera su via della Povertà.
Almirante sembra così facile ogni volta che sorride ti cattura
ricorda proprio Bette Davis con le mani appoggiate alla cintura.
Arriva Fra John trafelato e gli grida "il mio amore sei tu"
ma qualcuno gli dice di andar via e di non riprovarci più
e l'unico suono che rimane quando l'ambulanza se ne va
è Almirante che spazza via il sangue in Via della Povertà.
Mentre l'alba sta ............
.........in Via della Povertà.
Covelli travestito da ubriacone ha nascosto i suoi appunti in un baule
è passato di qui un'ora fa diretto verso l'ultima Thule,
sembrava così timido e impaurito quando ha chiesto di fermarsi un po'
qui
ma poi ha cominciato a fumare e a recitare l'A B C
ed a vederlo tu non lo diresti mai ma era famoso qualche tempo fa
per suonare il violino elettronico alla corte di Sua Maestà.
Ci si prepara per il 15 di giugno * c'è qualcuno che continua ad aver
sete
Paolo VI ha gettato via la tiara si è camuffato in abiti da prete,
sta ingozzando a viva forza Berlinguer per punirlo della sua frugalità
lo ucciderà parlandogli d'amore dopo averlo avvelenato di pietà
e mentre Paolo grida quattro suore si son spogliate già
Berlinguer sta per essere violentato in Via della Povertà.
E bravo Leone mattacchione il paese sta affondando nella merda
nelle scialuppe i posti letto sono tutti occupati e gli anarchici tutti annegati,
e Agnelli e Indro Montanelli fanno a pugni nella torre di comando
i suonatori di calipso ridono di loro mentre il cielo si sta allontanando
e affacciati alle loro finestre nel mare tutti han pescato voti qua e là
e nessuno deve più preoccuparsi di Via della Povertà.
A mezzanotte in punto i poliziotti fanno il loro solito lavoro
metton le manette intorno ai polsi a quelli che ne sanno più di loro,
i prigionieri vengon trascinati su un calvario improvvisato li vicino
e il caporale Adolfo li ha avvisati che passeranno dal solito camino
e il vento da solo ride e nessuno riuscirà
a ingannare il suo fottuto destino in Via della Povertà.
La tua lettera..........da via della Povertà.
* Il 15 di giugno di quell'anno ci sono state (specifico per i giovani) importanti elezioni politiche e Leone era il presidente della repubblica in carica a quel tempo.
Esiste ancora un'altra versione di Desolation row (peraltro anche Bob Dylan, quando la cantava ancora, era solito modificare il testo, con agganci alla realta' americana).
"Al
Quirinale sono disperati/ Pertini e' diventato vecchio
e Andreatta piange disperato/vedendo Craxi che ride nello specchio
Sofia e' dietro la finestra/ tutti quanti le han detto che e' bella,
ha solo 52 anni e nessuna l'ha mai chiamata zitella"
...............
"Signorile sembra cosi' facile/ogni volta che sorride ti cattura"
............-
"Se Bearzot ha rifatto l'Italia/Garibaldi ha diviso l'Africa"
dal vivo in un concerto dell'82
Folaghe, il brano di sola musica inserito
in Rimini, e' stato scritto da Fabrizio De André molti anni prima,
ma per motivi vari, era sempre rimasto nel cassetto.
Esiste
una versione, meno nota, di Giovanna D'Arco,
in cui è presente una strofa poi
scomparsa.
La
prima
versione di La città vecchia conteneva
una strofa che venne censurata:
"Quella che di giorno chiami con disprezzo razza di troia, quella che
di notte stabilisce un prezzo alla tua gioia"
Secondo alcuni per scrivere il testo della città vecchia, Fabrizio
si sarebbe ispirato ad una poesia di Umberto Saba, intitolata appunto
Città vecchia
Spesso, per ritornare alla mia casa
prendo un'oscura va di città vecchia.
Giallo in qualche pozzanghera si specchia
un fanale, e affollata è la strada.
Qui tra la gente che viene che va
dall'osteria alla casa o al lupanare,
dove son merci ed uomini il detrito
di un gran porto di mare,
io ritrovo, passando, l'infinito nell'umiltà.
Qui prostituta e marinaio, il vecchio
che bestemmia, la femmina che bega,
il dragone che siede alla bottega del friggitore,
la tumultuante giovane impazzita d'amore,
sono tutte creature della vita e del dolore;
s'agita in esse, come in me, il Signore.
Qui degli umili sento in compagnia
il mio pensiero farsi
più puro dove più turpe è la via.
mentre
la musica sarebbe ispirata a quella di "Le Bistrot" di Georges Brassens.
Ne trovate un esempio in real audio cliccando qui.
Attenzione, per ascoltare occorre real player. Non l'avete? Scaricatelo cliccando
qui.
De Andre' ha tradotto di Leonard Cohen anche "La famosa volpe azzurra" (De André - Bardotti - Cohen) che e' stata cantata da Ornella Vanoni nell'album Ricetta di donna. Ma la traduzione era stata fatta per Dori Ghezzi, che non si e' sentita all'altezza. "Non voglio fare un passo troppo lungo (dori all'epoca cantava il Casatchok, ricordate?). Si' forse il pubblico accetterebbe qualcosa di piu', ma preferisco andare per gradi".
[...]
In particolare mi era rimasta impressa una frase in quella intervista, in
cui De Andre' diceva che nello scrivere La guerra
di Piero si era ispirato ad un suo zio che si era "succhiato"
la guerra di Albania; [...]
Marco Dettori
[...]
Qualche tempo fa mi ricordo che qualcuno discuteva circa l' identità
del generale di vent'anni della canzone Fiume Sand
Creek e azzardava l'ipotesi che fosse il generale Custer. Si tratta
in realtà del colonnello Chivington che nel 1864, a capo del terzo
reggimento si abbatte'all'alba su una tribu' di Cheyenne, accampata sulle
rive del Sand Creek. La crudelta' dell'episodio e' ancora piu' manifesta,
sapendo che i Cheyenne avrebbero voluto trattare la pace.[...]
Luigi Testa -
Giorgio Maimone
Nell'album di Max Manfredi intitolato "MAX" del 1994 è presente anche Fabrizio De André nella canzone La fiera della Maddalena, ecco il testo:
Mi
sono trovato sveglio con il lichene nei mei capelli
Mi sono trovato sveglio con il levante nei miei capelli
Non vedevi più un filo d'acqua sulle briciole dei ruscelli
Non sentivi più un filo d'acqua solo stormire occhi d'uccelli
Ho
chiesto dov'è la strada per Fiera della Maddalena
Ho chiesto qual è la strada per la Fiera della Maddalena
Lontano i musicanti si sentivano a malapena
Nei giorni che ogni momento era la diga di un fiume in piena
Lai lala Lai lala Lai lala Lai lala
Ho
saltato il roveto con un passo da equilibrista
Ho saltato il roveto col mio passo da equilibrista
Piangevo bacche di sangue come il rosario dell'ametista
Ridevo di meraviglia sgranando gli occhi dell'ametista
Ho
comprato una chitarra alla Fiera della Maddalena
Ho comprato una chitarra alla Fiera della Maddalena
Per ogni bugia che ho detto ho acceso in chiesa una candela
Per ogni bugia che dico accendo al sole il telo di una vela
* * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * * *
Sentivo
una canzone non era mia né di nessuno
La trama così sottile che non vedevi la cucitura
Son brividi di ragnatela sul volto pallido della luna
Son brividi lungo la schiena sotto le reti della calura
Lai lala Lai lala Lai lala Lai lala
Volevo
una canzone come una vergine che va sposa
Volevo una canzone come una vergine che va sposa
Tutti a farle il filo intorno perché è bella perché è
ritrosa
Tutte a filo di coltello perché è promessa perché è
gelosa
Volevo
una canzone come una donna di malaffare
Di tutti e di nessuno come una lingua come un altare
Tutte in fila al lavatoio quando all'alba si va a lavare
Tutte in fila sul portone lei sola sceglie che deve entrare
Nai nana Nai nana Nai nana Nai nana
La melodia di Canzone dell'amore perduto
è tratta dal primo movimento "Moderato e grazioso" del Concerto-sonata
in re maggiore per tromba, archi e clavicembalo di G. P. Telemann.