| Dal
lontano '77 l'eco di una strage infinita
di Giorgio Maimone
Ci
sono momenti in cui si fa fatica a scrivere di musica. Ci sono momenti
in cui la musica neanche la si vorrebbe sentire, per stare fermi
e meditare. Questo e' un momento cosi'. Ma la potenza della musica
e' infinita e anche sull'orlo di una tragedia riesce a farsi strada,
ad arrivare fino a te e a parlarti con i suoni e le parole giuste.
E allora come lo si deve leggere se non come un segno del destino
(beffardo? Benevolo? A voi la scelta) il fatto che proprio da quest'estate
sia finalmente disponibile in cd un disco seminale?
"La cantata rossa per Tall El Zaatar" con cui Getano Liguori
(jazzista, autore delle musiche) e Giulio Stocchi (poeta-operaio,
autore dei versi) hanno voluto nel lontanissimo 1977 celebrare la
tragedia del popolo palestinese, ricordando la strage del 1976,
l'epilogo di un processo di vera e propria "pulizia etnica"
portata avanti delle milizie falangiste cristiane, in Libano, per
eliminare dalla parte orientale di Beirut qualunque presenza palestinese,
musulmana, progressista.
Le
stragi hanno sempre lo stesso nome e lo stesso odore, da chiunque
provengano. Liguori propose di fare un disco a memoria del massacro,
durato 53 giorni, a Giulio Stocchi, poeta popolare legato al Movimento
Studentesco. Demetrio Stratos e' coinvolto in un brano "Amna",
recitato e accompagnato dal piano straniato di Liguori che, per
sua stessa definizione si ispira al Pierrot Lunaire di Schoenberg.
E la voce di Stratos lasciata libera di vagare e dar corpo alla
storia della dodicenne Amna che, sopravvissuta al massacro, e' destinata
a divertire i falangisti in un bordello si impenna, si esalta, si
sdoppia, si squarta, ci coinvolge. La scena si stacca con violenza
dalla mono-dimensione del cd; i fantasmi evocati sono in mezzo a
noi. Film polveroso in bianco e nero. Straziante.
Cosi', come altrimenti straziante e' il brano "La madre",
recitato da Giulio Stocchi, mentre in sottofondo Concetta Busacca,
figlia del grande cantastorie siculo Ciccio Busacca, canta antiche
nenie siciliane. Insomma Sidun di Fabrizio De Andre' vola su altre
dimensioni per raccontare una storia simile, ma "La madre"
e' stata scritta quasi in presa diretta.
Non e' un lavoro facile "La cantata". Ha sulle spalle
tutto il peso di quasi un quarto di secolo di storia e viene da
quell'alveo di jazz italiano politicamente virato a sinistra che
non ha prodotto rami forti e sani, ma stenti e gracili cespugli.
Il tono retorico di Stocchi in alcuni momenti e' insopportabile
e l'epica sfuma in una serie di vuote e roboanti frasi da "andate
e alzate le palizzate (voi)" Il brano finale "La cantata
rossa" e' da far saltare dal lettore, ma il resto e' valido
e tutta l'opera e' importante come documento e come monito di una
vicenda che oramai tende a diventare infinita. Da una strage all'altra.
Fino alla prossima. Domani? O dopodomani? Strage infinita …
Gaetano
Liguori, Giulio Stocchi, Demetrio Stratos
"La cantata rossa per Tall El Zaatar"
Radio Popolare Sensibile - 1977
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aggiornamento: 22-09-2001 |