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Pierangelo Bertoli
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CERTI
MOMENTI (1981), CGD
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1. Cent'anni
di Meno
2. Canzoncina 3. Pescatore 4. Fer l'Amaur 5. I Poeti 6. In Fondo 7. Certi Momenti 8. Riflusso 9. E poi |
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Cent'anni
di meno
(P.Bertoli) Stesi nell'erba
tra i fiori di campo |
Pescatore
(P.Bertoli-M.Negri) Getta le tue reti, buona pesca ci sarà e canta le tue canzoni che burrasca calmerà pensa, pensa al tuo bambino al saluto che ti mandò e tua moglie sveglia di buon mattino con Dio di te parlò con Dio di te parlò Dimmi, dimmi mio Signore, dimmi che tornerà l'uomo mio difendi dal mare dai pericoli che troverà troppo giovane son io ed il nero è un triste colore la mia pelle bianca e profumata ha bisogno di carezze ancora ha bisogno di carezze ora Pesca, forza, tira pescatore pesca e non ti fermare poco pesce nella rete lunghi giorni in mezzo al mare mare che non ti ha mai dato tanto, mare che fa bestemmiare quando la sua furia diventa grande e la sua onda è un gigante la sua onda è un gigante Dimmi, dimmi mio Signore, dimmi, se tornerà quell'uomo che sento meno mio ed un altro mi sorride già scaccialo dalla mia mente, non indurmi nel peccato un brivido sento quando mi guarda e una rosa egli mi ha dato una rosa lui mi ha dato Rosa rossa, pegno di amore rosa rossa malaspina nel silenzio della notte ora la mia bocca gli è vicina no per Dio non farlo tornare dillo tu al mare è troppo forte questa catena io non la voglio spezzare io non la voglio spezzare Pesca forza tira pescatore, pesca non ti fermare anche quando l'onda ti solleva forte e ti toglie dal tuo pensare e ti spazza via come foglia al vento che vien voglia di lasciarsi andare più leggero nel suo abbraccio forte ma è così cattiva poi la morte è così cattiva poi la morte Dimmi dimmi mio Signore, dimmi che tornerà quell'uomo che sento l'uomo mio quell'uomo che non saprà che non saprà di me, di lui e delle sue promesse vane di una rosa rossa qui tra le mie dita di una storia nata già finita di una storia nata già finita Pesca, forza tira pescatore, pesca non ti fermare poco pesce nella rete lunghi giorni in mezzo al mare mare che non ti ha mai dato tanto mare che fa bestemmiare e si placa e tace senza resa e ti aspetta per ricominciare |
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Canzoncina
(P.Bertoli) Vorrei la voce forte che non ho La musica più dolce che ci sia Vorrei parlarti, frasi che non so Per dirti che vorrei che fossi mia Per sbandierarti a tutti all'infinito Per aiutarti nella verità, per non legarti ai ceppi di un partito Mia tanto sospirata libertà Amarti come non ho amato mai senza possesso, senza gelosie Senza l'ambiguità dei parolai e le culture fatte di bugie Per darti finalmente a chi ti chiede e respirare la felicità Senza inchiodarti al sangue di una fede Amore mai scordato libertà. |
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Fer
l'amaur
(P.Bertoli) Chie l'avrev mai det, turner'm a innamurer, me an al vliva menga, però gnint da fer: a sra forse perché am pies fer a l'amaur, che a son che, che iò bisegn d'un professaur. Am per quesi come quand, a desdot an, as-cifleva tot i disch napoletan e a paseva la mateina atac a un spec e am sintiva tor in gir dai me du vec. Saul a cunterla l'am per na fola: am lev i deint treinta volt in un dè, aspet la sira per gnir a toret, come a spetesa ed finir al suldée. E se andam in mes a un pree a fer a l'amaur e gli urtigh e i marugaun im sembren fiaur, am seint stupid come ded's o tret's an fa che a perdiva fin al nomer dla me ca. E un de, anc se a gavesa sinquant'an, s'am sintesa innamuré come un salam a pro saul eser cunteint, sintir'm un sgnaur, perché gninta le piò bel che fer l'amaur. |
I
poeti
(P.Bertoli-G.Brandolini) I poeti son poeti perché scrivono poesie fanno a gara nei concorsi dove vincono bugie quei concorsi col salame, con la medaglietta d'oro hanno il vizio di spiegarti che i poeti sono loro. Il poeta è
un uomo stanco che si sveglia a mezzogiorno I poeti son dei
matti che non pagano il pedaggio Il poeta ha dei
segreti che non dice con nessuno I poeti sono il
sole che riscalda le speranze I poeti son poeti
perché scrivono poesie |
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In
fondo
(P.Bertoli-F.Urzino) Nei fragili pensieri
appena nati Erode canta un'ode del macello |
Certi momenti
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Riflusso
(P.Bertoli-M.Dieci-G.Borrelli) Laura è ferma desso in una fabbrica di sogni e vede il mondo da un oblò Franco ha messo all'asta il suo cervello e i suoi bisogni e vive come un orso in uno zoo Maria non ha mai smesso di dormire neanche un'ora Ma il principe non bacia per pietà Sergio si è spostato sulle rive del qui è meglio e ricco adesso e parla di onestà Il buio ha preso il posto del coraggio di vedere, paura al posto della verità Si parla sotto voce o nel chiuso delle stanze, nessuno canta più di libertà Adesso che è una colpa solo avere un'opinione, che più sicuro poi non si sa mai Che quello emarginato pure è un terrorista o forse è un poliziotto e non lo sai Ma voglio almeno dire due parole in nome di chi lotta per la vita Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita Chissà se guarderemo i nostri figli apertamente dicendo almeno adesso tocca a voi O scuoteremo il capo come un branco di imbecilli spiegando quali esempi siamo noi Racconteremo storie come reduci noiosi o forse fingeremo dignità Oppure gli offriremo fumo, sesso e disimpegno , le perle della nostra eredità Il tempo si trascina inesorabile, dottore, e affondo i denti nella verità E porta a galla i veli i fabbricanti del terrore e non ha posto per chi se ne va E Laura sguazzerà dentro ai suoi sogni comatosi E un giorno finalmente morirà E Sergio comprerà, Franco e Maria novelli sposi Così sarà sicuro e arriverà Ma voglio almeno dire due parole in nome di chi lotta per la vita Potete forse farci rallentare però non vi crediate sia finita.
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E
poi
(P.Bertoli-M.Dieci-G.Borrelli) E poi fu la notte e il giorno e l'aria, il sole, la vita Genesi oscura di un seme, fermento di forza infinita E il passero spiega le ali appena scaldate dal sole Si innalza a guardare lontano e aquila fu la sua prole Costretto a vincere il tempo e le fiere Per sopravvivere osasti l'ignoto Creasti il mito e le dolci chimere per rendere tutti i giorni di vuoto Il mito creato da te contro i forti per dare agli oppressi il riparo dai torti Scopristi le terre ignorate per dare più spazio ai fratelli Scalasti le vette dell'arte Volasti assieme agli uccelli Salisti più in alto nel cielo cercando altri mondi lontani Rompesti sempre quel velo violando gli spazi più arcani Fu uomo chi diede la vita al progresso Fu uomo chi vinse con piccola forza Fu uomo chi seppe combatter se stesso Fu uomo chi ruppe la ruvida scorza che copre l'amore, che cambia gli istinti Spezzando gli spazi dai loro dipinti E l'uomo creò un altro uomo generando da sempre se stesso Regalando ai suoi figli quel dono che divenne man mano il progresso E mettesti la macchina in moto, non sapendo che cosa facevi Come il mago che sfida l'ignoto, innocente perché non sapevi |