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LeBiELLE Recensioni |
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![]() Ci sono dischi, film e libri che, per un motivo o per l'altro, non dovremmo mai perdere e a volte ci passano davanti così velocemente che non ce ne ricordiamo neanche. Questa rubrica vuole porre un freno ai guasti della memoria. Secondo noi gli imperdibili del 2009 sono, per ora:
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Mauro
Ermanno Giovanardi : "Ho sognato troppo l'altra notte?" ![]() Grande raffinatezza, di piacevolissimo ascolto, di arrangiamenti avvolgenti, di forte presa emotiva, cantato e suonato bene. Con alcune canzoni veramente ragguardevoli - oltre a “Io confesso”, segnalo “Desìo (il rumore del mondo)” – e nessuna che scende al di sotto della sufficienza. Soprattutto, un disco fortemente unitario, con un’idea forte alle spalle, quasi un concept-omaggio.(segue) |
Roberto
Vecchioni : Non è un disco nuovo ma è molto vecchioniano. Del tutto nelle sue corde, con una canzone nazionalpopolare, ma democratica e intelligente a fare da traino. Forse un po' furba, ma uno non va a Sanremo a proporre "Pesci nelle orecchie" o "Viola d'inverno". E' un buon album, tutto ricantato, con suoni brillanti, una bella voce, un prodotto professionale fatto da un cantautore di quelli storici , Lunga vita al professore! (segue) |
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Ettore
Giuradei: "La repubblica del sole" E’
vero, non sempre tutto è pienamente comprensibile, proprio come accadeva
anche nei precedenti lavori, ci sono a tratti immagini che sembrano più
frutto di abusi etilici o peggio che non lucide espressioni razionali, però
spesso sono proprio questi i passaggi più torbidamente attraenti,
quasi che il mistero ne acuisse l’effetto. Alla
fine la domanda che mi pongo è sempre la stessa: è più
genio o più furbo?
(segue) |
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Cristiano
De André: "De André canta De André"
Gli abbiamo fiducia quando ha fatto il primo disco della serie. "Se non canta lui le canzoni del padre, lui che ne è l'erede, chi è che le deve cantare?". Possiamo anche dargli buona la seconda. Abbiamo storto un po' il naso perché in entrambi i casi la strenna è uscita esattamente sotto Natale. Ora però basta. Con questo secondo disco delle canzoni del padre chiudiamo la serie e ricominciamo a considerare Cristiano De André come cantautore. (segue) |
Donatella
Bardi: "A Puddara è un vulcano"![]() Il disco è ingenuo e smagliante, fresco e canterino, pieno di musica e di buone vibrazioni. Un classico prodotto di quegli anni. Volete sapere come ci andava la vita nel 1975? Un gran bene! C'erano queste canzoni, la musica era ovunque, la politica pure e le strade erano tutte aperte. Ma si sa, allora avevamo vent'anni. (segue) |
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Lucio
Dalla/Francesco De Gregori: "Work in progress" La
prima domanda che mi sono fatta è stata "Chi lo ascolterà
mai questo disco?", preparandomi a un pubblico di babbioni coetanei
dei due brillanti sessantenni. Poi però i dischi bisogna anche ascoltarli.
E qui, oltre a essere raccolte almeno una dozzina di canzoni che hanno fatto
la storia della musica in Italia i due grandi vecchi sono in forma, si capisce
che si divertono e, appoggiandosi a una band coi controcoglioni, divertono
anche noi. |
Roberto
Giordi: "Con il mio nome"
Quando
un ottimo autore (Alessandro Hellmann) incontra un bravo interprete (Roberto
Giordi), il risultato non può che essere buono. Tanghi, spunti jazzati,
riminiscenze classiche. Insomma, una visione ampia a cui fa sostegno un'ensamble
ricco e variegato con violoncello, archi (Solis String Quartet), fisarmoniche,
trombe. Discorso maturo. |
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Luci
della centrale elettrica: "Per ora noi la chiameremo felicità" Se
fosse uscito questo come primo disco ora saremmo qui a sperticarci in elogi,
perché "Per ora noi la chiameremo felicità" è
persino migliore di "Canzoni da spiaggia deturpata". Arrangiamenti
più curati, canzoni più definite, meno improvvisazione e miglior
organizzazione. Ma resta il fatto che è un seocndo disco. Se il primo
ci aveva colpito come un cazzotto, il secondo è la replica dello
stesso cazzotto. Nel frattempo abbiamo alzato la guardia e il pugno finisce
sui guantoni alzati. |
Bebo Ferra/Girotto: "Kaleidoscopic
arabesque" Quando
si incontrano l'aria della Sardegna e quella delle pampas argentine il risultato
non può che essere mirabile. Bebo Ferra, valente chitarrista sardo
e Javier Girotto, virtuoso porteño, ormai adottato alle nostre latitudini,
hanno messo assieme i loro bagagli culturali e i loro strumenti per costruire
un album di raffinata classe che per piccoli cenni, per suggestioni laterali
lascia intendere il ponte tra le due culture. Tempi distesi, atmosfere sospese |
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Areamag:
"Si salvi chi può" In
ogni brano c’è un bambino che subisce una violenza, un bambino
di 12 o di 56 anni, entrambi devono salvarsi da un genitore, l’uomo
riuscirà a salvarsi dalla Natura? A giudicare dai brani “La
discarica” e da “Si salvi chi può”
non è che si abbiano troppe speranze. Forse è meglio salvare
la Natura dall’uomo… cosa impossibile… certamente più
facile! |
Taranteana:
"Donna Giuvannina e altre storie" E'
rato trovare un disco di musica popolare ben fatto. Che accompagni cioé
a rigore crtico e ad adesione ai canoni, anche la capacità di costruire
delle canzoni interessanti. I Taranteana centrano in pieno l'obiettivo.
Un'esperienza coinvolgente, dove le pagine del libro hanno bisogno del suono
del disco e il disco si sostanzia della lettura delle pagine del libro,
in un gioco di rimandi voluto e riuscito, dove il godimento nell'uno non
è un ostacolo, ma anzi propedeutico al godimento dell'altro. |
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Marcello
Murru: "La mia vita galleggia su un petalo di giglio" “Buonasera
sono tornato / Non chiedermi perché e dove sono stato” con
queste parole Marcello Murru ci introduce nel suo nuovo disco “La
mia vita galleggia su un petalo di giglio” uscito a sei anni dal precedente
“Bonora” e noi lo accogliamo a braccia aperte. Ben tornato Marcello
poeta dei nostri tempi di virgole, che tu possa continuare a dispensar poesia
come sai fare. |
Davide
Tosches: "Dove l'erba è alta" Uno
sguardo diverso sulla realtà, uno sguardo che viene forse dal lato
buio, quello meno illuminato, quello dove però, come in questo caso,
non si ha paura. Non è un nero come assenza di luce, un nero che
atterrisce, ma un buio come rifugio, dove non si è guardati agli
altri, ma da dove, a volte si può guardare. Non è il freddo
sotterraneo di una tomba, ma il calore e l'intimità che si prova
sotto una coperta. E forse, non è a caso che la produzione di un
lavoro così raffinato sia opera di un artista marginale ma di assoluto
pregio come gianCarlo Onorato. |
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Marco
Ongaro: "Canzoni per adulti" Due
sono brani di Leonard Cohen, gli altri lo sembrano soltanto. Direi che questa
può già essere la chiave della recensione. Marco Ongaro sforna
un album di canzoni che hanno l'ambizione di essere tutte legate a un tema
che è quello eterno dell'innamoramento e dell'amore. Uno dei migliori
dischi dell'anno. Complesso, stratificato, poetico e musicale: in una parola
"bello"! |
Piero
Crida: "L'arte del camaleonte" Un
giovane autore, di soli 66 anni, designer, stilista, pittore, poeta e anche
cantautore. Un album che non si può classificare
con un'alzata di spalle nel "normale", ma di sicuro bisogna classificare
nell'originale, aumentando la dose di invidia per chi riesce a esprimersi
in così tanti campi diversi e con risultati sempre degni di nota.
Può essere un disco inesistente, ma
sappiate che tra le onde trasversali del destino si aggira un camaleonte
che ha molto da dire, da cantare, da fare ascoltare.
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Alessandro
Fiori: "Attento a me" |
Gabriella
Grasso: "Cadò" Abbiamo
trovato una nuova autrice e vogliamo tenercela stretta. Due omaggi a due
grandi interpreti come Mercedes Sosa e Rosa Balestrieri, ma il resto è
tutta farina del suo sacco, farina che non andrà in crusca. Un album
di canzoni, varie, smaglianti e ben definite: che coinvolgono e attirano
e ti tengono saldo nelle loro spire. "Cadò"
come un regalo, un gran bel regalo di Natale.
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Giancarlo
Frigieri: "Chi ha rubato le strade ai bambini?" Viva!
Tutte le volte che mi capita di imbattermi su musica fatta con passione,
anche se in casa o poco più, misuro la distanza che c'è tra
la produzione artigianale, dove in ogni nota, più o meno azzeccata,
c'è un mondo e la produzione industriale che schiaccia alla ricerca
di un bello uniforme. Qui si trovano le tracce del miglior cantautorato
nostrano. Cercatelo, non perdetelo. |
Luisa
Cottifogli: "Anita" Album
delicato e tenue, fragile come cristallo ed altrettanto bello. Album trasparente
e intelligente, fatto con l'anima e la testa per non lasciare niente di
intentato nel desiderio di comunicare. Uno dei migliori. Non perdetelo.
Un disco che resti e non passi piacevole e fresco come acqua di un torrente.
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Samuel
Katarro: "Halfduck mistery" Un
semipapero misterioso, sopra cui si chiudono le nuvole rosa disegnate da
questo "genietto" fuori tempo o mestierante dell'ideazione schizoide.
Syd Barrett? O barrette Kinder? Ogni dubbio è lecito. Ogni epoca
ha un suo passato. Katarro se ne frega e nel passato ci fruga. Ogni tanto
ci avvince e ogni tanto non convince. Ad ascolti alterni. Ascoltiamo ancora.
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Gai
Saber: "Angels, Patres, Miracles" Se
c'è un album di cui bisogna parlare oggi è questo. Non ci
sono dubbi! Prima di tutto perché è un ottimo lavoro e in
secondo luogo perché quando, se non a Natale, è possibile
ascoltare un disco che parla di angeli, pastori e miracoli? Un'opera che,
se non fossimo in Italia, ossia un territorio che del suo passato ama fare
strame, andrebbe studiata a scuola. |
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Cristiano
Angelini: "L'ombra della mosca" Angelini
porge con pudore le sue storie delicate, ma è un'educazione che è
classe, una discrezione che affascina e che offre una chiave d'ingresso
privilegiata a un mondo intimo meraviglioso. E le musiche portano lontano,
consentendo il privilegio di pensare. Che di questi tempi è merce
sempre più rara |
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| Ivan
Della Mea: "Antologia" |
Paolo Pietrangeli:
"Antologia"
Come
ci si avvicina a un disco del genere?. Con cautela e attenzione. Contiene
materiale di sinistra. Contiene materiale sinistro? No, contiene qualche
reperto d'epoca e la voglia di raccontare la storia artistica di una persona
che ha attraversato da protagonista, in vari ruoli, 40 anni della nostra
storia senza poi risultarne neanche tanto spiegazzato. Per chi era rimasto
a "Contessa" una constatazione: Paolo Pietrangeli è stato
molto di più ed è andato oltre "Contessa". Chi lo
ascolta(va) forse no. |