Roberto
Vecchioni |

Roberto Vecchioni nasce a Carate Brianza il 25
giugno del 1943, sotto il segno del cancro e della guerra
che aveva spinto la famiglia Vecchioni a sfollare lì.
Però la famigla è di origine napoletana. Nel
1968 si laurea in Lettere antiche presso la Cattolica di
Milano e inizia a insegnare greco e latino ai licei. Ancora
più giovane inizia però a scrivere canzoni
per altri, insieme ad Andrea LoVecchio e ne 1968 partecipa
per la prima volta al Festival di Sanremo come autore della
canzone "Sera", cantata da Giuliana Valci e Gigliola
CInquetti. La vittoria a Sanremo arriva quindi 43 anni dopo
la prima presenza al Festival. Nel '68 incide anche il suo
primo 45 giri, destinato a nessun successo e a una rapida
dimenticanza. Nel 1971, oltre a comporre l'inno dell'Inter,
cantato dal calciatore Mario Bertini, incide il suo primo
album ("Parabola")di una lunga e luminosa carriera,
arrivata ora a 26 dischi di studio, più tre live
e molte raccolte. I suoi anni migliori sono stati tra il
'75 e l''80, ma qua e là piovono gemme.
De André ha scritto 113 canzoni, Guccini 128 e Vecchioni
224. Nei numeri c'è già molto: una buona parte
poteva risparmiarsele.
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Su 224 canzoni ce ne sono almeno 60 indimenticabili. Per
Guccini possiamo arrivare a 77 per De André 101.
Se vogliamo essere impietosi possiamo anche tradurre i risultati
in percentuale: fa l'89,39% di canzoni salvate per De André,
il 60,15% per Guccini (che peggiora impietosamente la media
negli ultimi album) e solo il 26,78% per Vecchioni. Se andiamo
a prendere un altro autore che ha scritto tanto, come Francesco
De Gregori su 177 canzoni ne salviamo 110 (il 62,14%), un
po' peggio va per Claudio Lolli: su 97 canzoni ne salviamo
55 (il 56,7%). Certo se passassimo a Vasco Rossi o Ligabue
la quota scenderebbe ancora, ma fermiamoci a Vecchioni.
La sensazione perenne con Vecchioni è che ci sia
dello spreco, più o meno consapevole. Intendiamoci
Vecchioni sostiene da sempre che lui non si vergogna né
del suo passato, né delle sue canzoni decisamente
commerciali, reclamando pari dignità per "Donna
Felicità" o "Singapore"
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| L'icona
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Il
vate
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| La
Brigata Lolli è nata per disperazione. Correvano gli ultimi
giorni dell'ultimo anno dello scorso secolo, primo anno dell'era DDA
(dopo De André), ricercando in rete "Enzo Jannacci"
tra virgolette per evitare equivoci, il motore di ricerca di allora
(era un meta-motore per l'esattezza) rispose: "zero ricorrenze".
Enzo Jannacci semplicemente nell'era di internet non esisteva. Ma
non era il solo: di tanti altri non c'erano tracce o solo tracce sparse.
Ne parlai all'interno di un gruppo di deandreiani (che invece con
tecnica da commandos tenevano stretto il pallino delle rete) e qualche
giorno dopo il nostro dottor Strana-owner Andso aveva costruito il
sito Bielle - La Brigata Lolli, che aveva scelto Claudio Lolli come
cantautore eponimo, esempio di incoercibile coerenza e di marginalità
assoluta dal mercato e alfiere di quella mnoranza di cantautori poco
conosciuti e tagliati fuori dai circuiti ufficiali (radio, tv, forme
di promozione varia) di cui volevamo occuparci. Per questo inizialmente
in Bielle non c'era spazio per Gaber, Edoardo Bennato, De Gregori,
Paolo Conte, Ivano Fossati, Francesco Guccini: tutti grandissimi ma
ben conosciuti a tutti i livelli |
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Questo
sito, con un altro nome e un'altra collocazione, è nato nel
1998 per opera di Corrado Fantozzi che con grande fatica ha messo
on-line tutta la sua passione per Fabrizio. Attorno al sito, uno dei
primi in Italia dedicati a De André, è nata una piccola
comunità di persone, che ha iniziato a inviare materiale, a
comunicare, a conoscersi.
Nel 2002 abbiamo deciso di provare a continuare a raccontare. Il sito
originale è rimasto al suo posto e noi da lí siamo partiti
con le stesse motivazioni: passione, desiderio di creare un punto
di incontro per chi abbia voglia di condividerla e tentativo di esaminare
a fondo l'opera di uno dei maggiori artisti del '900 e tutto quello
che le gravita intorno, o quasi.
Tutti o quasi hanno parlato di Fabrizio De André. Noi abbiamo
scelto di farlo parlando della sua opera in primo luogo, quello che
ha fatto, quello che ci ha lasciato, le emozioni che ci ha dato, quei
ricordi ormai incisi sotto pelle. Tra questi due estremi ci muoviamo:
il vate universalmente riconosciuto e l'icona. Orgogliosamente in
direzione ostinata e contraria. |
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Le
interviste
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"Quello
che vorrei io è cercare di rendere commerciale o meglio popolare
se non ci piace la parola commerciale. A noi artisti serve essere
commerciali sennò come mangiamo? E come portiamo avanti un
sistema culturale? Non possiamo chiuderci in noi stessi e cantare
le migliori canzoni che siano state scritte". |
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Cristiano
Angelini: nel nome di Max |
"Per
essere un esordiente arrivo un po' tardi. A 44 anni, come
i gatti. Ma per molti aspetti Genova è una città
meravigliosa per gli artisti. Del tutto priva di pubblico,
ma tra noi musicisti ci ritroviamo sempre a parlare di musica,
di canzoni, a bere e mangiare. E poi c'è una generazione
di musicisti giovani bravissimi, come Matteo Nahum. Se tu
hai le canzoni a Genova un disco non può venirti
male: lo suonano loro!". |
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«Janua
è il nome medievale di Genova, dal latino "porta",
Quindi simbolicamente un'immagine di Genova "porta"
e "porto". Ma in fondo anche un rimando a un'immagine
femminile, perché anche nel nome dialettale della
città, che è Zena, Zena viene dal celtico
"donna". Dopo un disco come "Lengua serpentina"
con l'Orchestra Bailam, tutti maschi a fare la barricata,
avevo voglia di parlare di temi più distesi, più
larghi e in qualche modo di parlare, forse, un po' più
di me...».
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«L'immagine
del sonnambulo mi è venuta perché i sonnambuli
vanno senza sapere dove, guidati da qualcosa che non sanno
bene cosa sia, però vanno. Svegliare un sonnambulo
però è una cosa pericolosa. Il tema di questo
disco è probabilmente la ricerca della consapevolezza
e l'inizio del disco ("Ma come abbiamo fatto ad arrivare
qua?" da "Risveglio". Nel
finale probabilmente, dopo tanto peregrinare e la considerazione
che nemmeno dell'amore sappiamo parlare in maniera propria,
ci abbandoniamo alla nostra "controfigura", quella
che al posto nostro fa le cose che ci sembrano più
pericolose"». |
| Teresa
De Sio: "Vado a cantare sulle montagne" |
«Se
tutto cambia si può ricominciare a fare, ma se nulla
cambia diventa veramente difficile. Certo, significa darla
vinta a chi non vuole che si dicano le cose, chi non vuole
che si faccia una musica coi contenuti. Guarda questi ragazzi
che escono dai talent show! Io vengo da una generazione
in cui la musica era uno strumento per dire delle cose,
non era un attrezzo ginnico.Ma fuori da questa visione agonistico-olimpionico-ginnica,
se vogliamo parlare di musica coi contenuti questa è
una cosa che fa paura e viene tenuta molto fuori dai circuiti
ufficiali. Io sono un esempio di quanto questa musica venga
tenuta ai margini. Certo viene molta gente a sentirmi ai
concerti, ma è molto faticoso, sono sacrifici, è
durezza, non c’è aiuto da nessuna parte. Ci
siamo immolate fino ad adesso pure con Marialaura (Giulietti),
mo’ dobbiamo vedere se vogliamo continuare a immolarci!
Non è detto.». |
| GianMaria
Testa: "io dal canto mio facevo il ferroviere" |
«Io
ho dei miei tempi lunghi per fare un album. Sono passati
cinque anni da quando ho fatto il disco precedente. E’
lo stesso meccanismo che uso per fare le canzoni. E’
una specie di gioco crudele con me stesso. Faccio una canzone,
la finisco, non la scrivo né niente. E la lascio
lì. Lei periodicamente prova a riaffacciarsi, ma
io niente. E lascio passare il tempo. Resisto a ripetuti
tentativi. Poi riprendo in mano la chitarra e la riprovo.
Alcune me le sono completamente dimenticate. E penso che
in fondo era il loro destino. Altre me le ricordo ancora,
ma sarebbe stato meglio se me le fossi dimenticate. Altre
ancora, la minor parte, me le ricordo e mi convincono. Sono
quelle che vanno in un disco».
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«Stavo
facendo XFactor e mi chiama Dori Ghezzi proponendomi per
la fase finale, dove bisognava portare degli inediti, un
brano di unamico di Fabrizio De André. Io accetto
subito. Se non che, proprio quella sera vengo eliminato
e quindi non vado in finale. Un'occasione che sfuma? No,
perché Dori è stata bravissima: mi ha chiamato
ancora e mi ha proposto di incidere non solo quella canzone,
ma un intero album. E Luvi De André si è occupata
della produzione.». |
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