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BiELLE INTERVISTE
Flavio Oreglio: dopo la catarsi, i giullari

di Elisabetta Di Dio Russo

La genialità di Flavio Oreglio, cantante, musicista, scrittore, autore di canzoni, cabarettista è nota a molte persone. Forse pochi però conoscono la passione che ha portato l’artista lombardo a promuovere un’iniziativa molto particolare per valorizzare l’arte comica e la canzone d’autore e dar così modo ad artisti poco noti, di poter far conoscere al pubblico capacità e talento. E’ nato così il “Jam Session di Musici & Giullari”, un laboratorio teatrale con prove aperte al pubblico.
In tempi in cui le diverse espressioni d’arte vengono poco rispettate dai media e gli artisti, faticano ad avere un minimo di visibilità, oscurati dalla popolarità di veline e protagonisti dei vari reality show, c’è chi, come Flavio Oreglio, cerca di creare nuove alternative agli inaccessibili mezzi di comunicazione, capaci di dare voce a quei personaggi che pur possedendo una buona dose di talento sono costretti a coltivare la loro arte nell’ombra.
Dal 2 novembre al Palasegrate (a Segrate, Milano) tutti i martedì alle ore 22.00 è possibile divertirsi con le “Prove aperte d’Arte Comica e Canzone d’Autore”.

Flavio Oreglio che, oltre ad essere l’ideatore di questo progetto, è anche direttore artistico spiega, in questa intervista, com’è nata l’idea di questo laboratorio teatrale.


“Jam Session di Musici & Giullari”, ovvero prove aperte d’arte comica e canzone d’autore. Di che si tratta?
E’ un appuntamento settimanale col pubblico del Palasegrate, un tentativo di ricreare l’atmosfera che si respirava negli anni ‘60 nei locali in cui si faceva cabaret, come quella del mitico Derby di Milano, con un “laboratorio”, in cui artisti diversi, “provano” davanti a una platea.

Com’è nata l’idea di questo laboratorio?
E’ un’idea che coltivo da tantissimo tempo, da quando anni fa ho costituito il mio primo laboratorio al Caffè Teatro di Verghera di Samarate , uno dei luoghi sacri del cabaret lombardo, insieme ad Ale & Franz , il mio gruppo Two Guitar Players ed altri artisti che sono presenti anche in questo nuovo laboratorio come Tiziano Riverso (ex disegnatore de “Il Male”, ideatore del fumetto Berty di Alberto Fortis) che ha sempre collaborato con me ed è stato illustratore dei miei libri. Tutto comunque parte da “Catartica”, che è il vero motore artistico che da vita ad esperimenti come questo, e cioè dalla società in cui stanno convogliando parecchi artisti che attualmente sono “liberi” sul mercato, e non hanno riferimenti ben precisi: tanti cavalli allo stato brado, o “lupi solitari”, come li chiamo io.

Potresti ricordare di cosa si occupa la Catartica?
La Catartica, che ho costituito insieme ad altri amici e colleghi del settore dello spettacolo, è una società che ha come raggio d’azione tre cose: il Teatro Canzone, la Canzone Umoristica e la Canzone d’Autore. Come modello di riferimento utilizziamo quello del Derby anni ’60, dove si faceva cabaret musicale, quello dei vari Jannacci, I Gufi, Dario Fo, Cochi e Renato. Il Palasegrate è il luogo dove il gruppo di artisti della Catartica, ogni martedì sera, cerca di dar vita ad un tipo di spettacolo in cui musica e comicità trovano il loro punto d’incontro, non a caso lo spettacolo si chiama “Jam Session di Musici e Giullari”.

Come mai comicità e canzone d’autore nello stesso laboratorio?
Perché sono fermamente convinto che canzone d’autore e comicità hanno una matrice comune anche se sono poi trattate con linguaggi diversi. Però, di fatto, quel senso di critica alla società, alla politica, al nostro vivere quotidiano lo si ritrova tanto nel comico, quanto nel cantautore. Infatti, se si fa un’analisi storica, la canzone d’autore e la comicità nascono nello stesso mondo: abbiamo avuto personaggi come Francesco Guccini che hanno scritto tante canzoni serie ma anche umoristiche come “L’opera buffa”, un capolavoro divertente, davvero straordinario.

Prima, riferendoti agli artisti che aderiscono al progetto di Catartica, hai parlato di “lupi solitari. Il laboratorio è un’alternativa per rilanciare vecchi artisti?
Sì perché sono convinto che occorra lavorare al di fuori dei soliti mezzi di comunicazione, all’interno dei quali molti artisti non riescono a penetrare. Ecco perché credo sia importante costruire delle alternative valide, per esempio alla televisione, ma che costituiscano una base solida di lavoro e di promozione per gli artisti che vi partecipano. Questo è un po’ il senso, la filosofia del laboratorio. Poi, la televisione…bisogna anche imparare a farla! La televisione è uno strumento straordinario che va rispettato: non bisogna, però, utilizzarlo in maniera sbagliata.

Il momento è catartico... e anche il cd. È uscito a inizo ottobre 2003 "Il momento è catartico...E ci chiamano poeti" il quinto cd di Flavio Oreglio. Sì, perché forse non tutti sanno che il "poeta catartico", ancor prima di essere un cabarettista e un comico, è musicista e cantautore. Il cd contiene "prestigiose collaborazioni, tra l'altro con Davide Van De Sfroos, assieme al quale è stata scritta (e cantata) "Apucaliss Adess", versione bagnata in acqua di Lambro di "Apocalypse now". Insomma Oreglio ha tutte le intenzioni di proporsi come musicista serio un po' come fatto a suo tempo da Alessandro Haber e, con meno convinzione, da Fabrizio Bentivoglio.

E per quanto riguarda gli artisti emergenti?
Il laboratorio serve anche per provare della gente nuova, infatti siamo collegati con “L’Accademia del Comico”, una scuola di teatro che forma i ragazzi al teatro e alla scrittura comica. Alcuni alunni dell’Accademia verranno ad esibirsi al Palasegrate con noi, nel laboratorio vi è infatti uno spazio chiamato “mini-ospite” dove l’apprendista comico può salire sul palco, fare la sua esperienza in mezzo agli artisti già “scafati” davanti ad un vero pubblico.

Per assistere alle vostre “prove” non occorre pagare il biglietto.
No, e questo è fondamentale perché oggi ci sono in giro tanti laboratori che fanno pagare il biglietto d’ingresso al pubblico, come i laboratori di Zelig. Ma in questo modo gli artisti si ritrovano con il problema di dare uno “spettacolo reale” a chi ha pagato il biglietto d’ingresso.
Ma credo che un laboratorio non possa essere concepito così e questo, è un punto che mi trova in contrasto con Zelig e con tutti quelli che ragionano allo stesso modo: nel laboratorio vengono fatte delle prove, che senso ha far pagare il biglietto per assistere a delle prove?
Il pubblico si limita a pagare la consumazione e a godersi lo spettacolo.

“Jam session di Musici & Giullari” è quindi uno spettacolo all’insegna della spontaneità?
Ma guarda, con le nostre prove aperte ci si diverte tantissimo. Tutto è libero, c’è il pezzo che non riesce tanto bene su cui gli artisti scherzano e giocano: si crea insomma una dimensione straordinaria, unica, irripetibile, che poi è l’anima del vero cabaret.

Intervista effettuata nel novembre 2004

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