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BiELLE INTERVISTE
 
LudovicoVan: e l'altoparlante riprese a fare "toc"
di Giorgio Maimone

Foto di Cesare Accetta Nuova musica italiana. In genere sono gruppi numerosi, partono dal jazz, arrivano al neofolk, a volte al jazz ritornano, senza trascurare la canzone d’autore. Una botta d’euforia è invece quella portata dai Ludovicovan. Quattro giovanissimi di Milano, in classica formazione rock (chitarre, basso, batteria e forse anche “l’altoparlante che faceva toc / e il più scafato dei nostri amici quelle canzoni le chiamava rock”, come scriveva De Gregori qualche anno fa). Parliamo di Ludovicovan con Gabriele Portoghese, voce ed autore del gruppo.

Entriamo in un universo sconosciuto. Per me i Ludovicovan sono tutti da scoprire nel senso che il disco vostro uscirà …?

A gennaio

e sarà il primo disco ufficiale?

Si, prima abbiamo inciso solo un ep, che è uscito a febbraio 2004 con cinque pezzi.

Racconta un po' del gruppo e poi parliamo del disco

Il gruppo è nato nel '97: io e il chitarrista Jacopo l’abbiamo fondato e all'epoca avevamo quindici anni. Abbiamo iniziato a suonare proprio con l'idea di fare di questa passione una professione; non è mai stato solo divertimento nonostante i limiti tecnici che avevamo. Abbiamo imparato a suonare facendo questo gruppo. Poco dopo si è aggiunto il fratello di Jacopo, Gospel al basso e la formazione è cambiata qualche volta. Adesso si è stabilizzata, con la sostituzione di Gospel con Giacomo che è il nostro attuale bassista. Poi c'è Francis alla batteria

Quindi siete in 4...

Formazione classica: due chitarre, basso, batteria. Ogni tanto si aggiunge qualcosa di elettronico. A febbraio del 2004 abbiamo pubblicato questo ep con cinque pezzi di cui due saranno presenti anche nell'album che uscirà a gennaio.

L'album che uscirà a gennaio come si intitola?

Si chiamerà Ludovicovan anche per via del fatto che il percorso che abbiamo fatto è sfaccettato e quindi non c'era modo di trovare un titolo che riassumesse le sfaccettature dell'album.

Quali sono le fonti d'ispirazione musicali vostre? La formazione è rock classica e anche l'impatto immagino?

L'impatto sì, le ispirazioni non sono forse proprio del rock classico o comunque americano nel senso che noi abbiamo ascoltato moltissima new wave inglese quindi Cure, Smiths, Joy Division. Poi musica newyorkese che, secondo me, tra tutta la produzione statunitense è quella che suona più europea: Talking Heads, Sonic Youth. E poi a ascoltiamo anche altre cose che probabilmente non si sentono - ma che comunque sono molto presenti nei nostri ascolti cioè Radiohead, Beatles e un certo tipo di elettronica.

E il Ludovico Van di cui nel titolo? E’ anche lui fonte di ispirazione?

No, non siamo così colti musicalmente. O meglio, Beethoven c’è come c’è nella storia della musica tutta intera. Ludovicovan lo abbiamo ascoltato meno rispetto al rock e l’ispirazione del nome deriva di peso da “Arancia meccanica”, nel senso del film.

E sul versante italiano c'è qualcuno che vi piace?

Si. Noi abbiamo avuto anche il piacere di fare supporto ai Marlene Kuntz, poi abbiamo ascoltato Battiato, CCCP, gli Area, questi fondamentalmente i nostri riferimenti.

È abbastanza chiara la musica di riferimento. Suonate come i Marlene Kuntz o siete diversi anche da loro?

Mah … dunque suonare come Marlene Kuntz sarebbe un punto di arrivo perché loro tecnicamente sono formidabili. Noi siamo gli inizi, c'è qualcosa di vagamente noise newyorkese visto che comunque le radici di Marlene Kuntz sono queste, perché anche loro si ispirano palesemente ai Sonic Youth e c'è qualcosa di vago che li può richiamare anche nella nostra musica. Un qualcosa che non appare nell'ep ma che sarà presente nell'album.

I testi che importanza hanno?

I testi sono testi in italiano perché noi non vogliamo rinunciare a questo e alla nostra natura di italiani, alla nostra identità nonostante però avvertiamo il fatto che ci sia nei confronti di tutta la produzione italiana una specie di snobismo a priori che non è giustificabile. Secondo noi i testi sono importanti: almeno, io che li scrivo ho voglia di provare a cimentarmi anche con questo tipo di espressione. Vengono però dopo la musica; nel senso che la musica, nelle canzoni è la cosa più importante, la musica e la melodia. Però in un certo senso anche i testi possono essere all'altezza della nostra musica. Penso che ci debba essere un equilibrio fra testi e musica.

Certo, i testi non devono essere trascurati. Che tipo di storie raccontate nell'album?

Diciamo che effettivamente l'album insiste su un certo tipo di atmosfera, suggerita dai testi. Alcuni sono testi molto personali e anche vagamente ermetici sotto certi aspetti. Altri invece sono proprio delle storie con un capo e una coda che partono tutte da delle suggestioni particolari. Ad esempio c'è un testo che parla di una rissa, ma non sotto il profilo materiale di scazzottata alla Batman degli anni 60: è più una sensazione viscerale legata alla vicenda, cioè il bisogno che l'uomo in fondo ha di violenza. Cose di questo tipo …

Ho visto che tra i registi preferiti citi Federico Fellini, Terry Gilliam e Martin Scorsese, tutti registi che seguono tracce simili alle atmosfere che vorresti ricreare nei testi.

Il regista più amato tutto il gruppo credo sia Fellini, perché è proprio stata un’emozione molto forte vedere i suoi film. Non posso dire di essermi ispirato per i miei testi, ma ci ha di sicuro molto scosso vedere soprattutto “8 e mezzo” e “Giulietta degli spiriti”. In futuro, come autore, spero di poter in qualche modo ricreare certe atmosfere oniriche che sono presenti in Fellini. Sarebbe un grande punto d'arrivo.

Senti, un grosso problema per un gruppo giovane che parte è proprio quello di farsi conoscere. Voi come cercate di organizzarvi? Qual è la strada che pensate di seguire?

Dunque, noi abbiamo fatto un po' di supportaggio e speriamo di farne ancora, in modo da incontrare il pubblico che ci può essere più vicino; diciamo gli ascoltatori che possono avvicinarsi al nostro genere di musica. Poi cerchiamo di puntare sull'effetto sorpresa, nel senso che noi faremo uno show case venerdì alla Fnac (oggi – NdR) e là regaleremo i nostri singoli. Abbiamo un sito Internet che non è un sito Internet molto canonico: è abbastanza inusuale, perciò puntiamo o almeno cerchiamo di puntare sull'originalità. E poi naturalmente c'affidiamo ai gusti del pubblico e vediamo se la cosa potrà avere un riscontro.

Come vedete il fatto che i vostri brani possono girare in rete? Siete contenti o vi da fastidio?

No, a noi non da assolutamente fastidio, anzi. Penso che comunque gli ascoltatori di musica, che abbiano intenzione di comprare il disco, lo compreranno. Invece i fruitori di MP3 continueranno a suonare gli MP3 perciò in realtà non cambia molto lo stato delle cose.
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Proprio parlando del concetto di disco secondo te il disco del suo insieme ancora un senso o si sta tornando verso la raccolta di singoli che puoi possono essere appunto una serie di MP3 ascoltate casualmente. Cioè l'album non si ascolta più tutto intero o c'è ancora qualche speranza?

No secondo me c'è ancora chi ascolta gli album. Nel senso che io che comunque sono un possibile acquirente abbastanza giovane perché ho ventidue anni tuttavia continuò ad ascoltare con interesse di album dall'inizio alla fine.

Quindi a te piace ancora l'album e tu pensi di fare musica vista come album e non con una raccolta di singoli.

Si, poi naturalmente ci saranno dei pezzi che avranno più presa sul pubblico rispetto ad altri...

Però nel momento in cui componete pensate ancora il concetto di album...

Si.

Gabriello, Jacopo, Francis e Giacomo sono nati tutti a Milano nel 1982, l’anno del trionfo italiano ai Mondiali di calcio in Spagna. Jacopo è venuto al mondo il giorno stesso in cui Paolo Rossi ha segnato i due gol della vittoria azzurra sulla Polonia in semifinale.
L’avventura musicale dei Ludovicovan, invece, è iniziata alla fine del 1997:

Formazione e anagrafe dei Ludovicovan:
Gabriele Portoghese (voce e chitarra): Milano, 24 febbraio 1982
Jacopo Quaggia (chitarra): Milano, 3 luglio 1982
Francis Needham (batteria): Milano, 22 giugno 1982
Giacomo Fiocchi (basso): Milano, 26 settembre 1982

Intervista effettuata il 04-11-2004

   
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