Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
BiELLE INTERVISTE
Alberto Fortis: dopo la notte, l'alba

di Elisabetta Di Dio Russo

Tra gli artisti più significativi del panorama musicale italiano vi è sicuramente Alberto Fortis. Un artista, come ce ne sono pochi, di quelli che non hanno mai nemmeno lontanamente pensato di usare l’arte come “freddo prodotto industriale” finalizzato ad un esclusivo riscontro economico.
Tendenza assai rara in un’epoca come la nostra: una regola difficile da applicare, non priva di rischi. Ma, come diceva Kahlil Gibran, celebre poeta e filosofo libanese, amatissimo da Alberto Fortis, “Non si può toccare l’alba se non si sono percorsi i sentieri della notte”. E infatti, il destino di molti grandi artisti è proprio quello di passare per sentieri tortuosi per poter vedere riconosciuto il proprio talento, ma con una certezza che, in questo caso, vuole anche essere di buon auspicio per l’arte: l’alba per i grandi talenti sorgerà sempre.
Il ritorno di Alberto Fortis sulle scene italiane, dopo anni di esperienze musicali vissute all’estero, è stato celebrato con l’uscita di due nuovi album: l’interessante “Angeldom” (2002) che contiene brani di rara bellezza come “Cercherò di te” (album che purtroppo è stato ingiustamente sottovalutato dalla critica e soprattutto poco enfatizzato dai media) e da “Universo Fortis” (2003) che, non solo rappresenta un viaggio nostalgico attraverso i maggiori successi dell’artista piemontese, ma traccia, dettagliatamente, la mappa dei momenti più importanti della carriera artistica di Alberto Fortis.
“Universo Fortis “ contiene anche 4 pezzi inediti che al primo impatto possono forse apparire lievemente “scollati” dallo stile di Fortis, ma che, sicuramente, rispecchiano gli aspetti più significativi dell’attualità come “Lettera a un sogno”, dedicata all’11 settembre, e del nostro vivere quotidiano rivisitato in “Saprai” in cui Fortis approfondisce il rapporto uomo-macchina nell’era di internet.
Del resto, Fortis ha sempre amato “disorientare” il suo pubblico con ritmi e argomenti sempre nuovi, frutto della sua continua ricerca e dell’innata capacità di rinnovarsi.

In questa intervista Alberto Fortis affronta il problema dell’uso che si fa dell’arte in Italia puntando il dito su politica, discografia e mezzi di comunicazione: principali responsabili del decadimento artistico nel nostro Paese.

Arte e comunicazione: come siamo messi?
L’artista dovrebbe avere una voce, tra virgolette, sociale o politica (parlo dell’artista vero, quindi di una persona che rappresenta in piccola o grande quantità, a seconda della sua levatura e del suo successo, la bandiera di certe onde intellettuali o comunque collettive); ma oggi questo non sempre succede perché l’artista è letteralmente “spogliato” da questi compiti. In Italia la musica viene trattata con leggerezza ed ignoranza, ma anche altri settori artistici come il cinema, mi sembra che non siano tutte rose e fiori.

Secondo te le diverse forme di espressione sono tutelate nel nostro Paese?
Oggi l’artista non può esprimersi come vorrebbe, e questo lo dico indipendentemente dalla mia appartenenza politica: continuo, come al solito a considerarmi un “gandhiano”, non per comodità o furbizia ma perché non credo più alla politica che oggi, mi sembra, sia “manipolata” da altri veri poteri, perlomeno nel nostro Paese.
L’artista non può politicamente parlare perché, naturalmente si esporrebbe a delle forche caudine o a dei boicottaggi tremendi, in più la ristrettezza mediatica e di comunicazione non lo consentirebbe.
In genere in Italia l’artista è quella figura che viene vissuta da certi opinion leader, che fanno parte dell’area della comunicazione o della satira, che potrebbero anche rappresentare delle figure intelligenti, nel mondo tanto difficile della televisione, però anche qui l’artista è, nel caso migliore, “ridicolizzato” o comunque svuotato dal suo peso specifico.
E questo sta diventando un grosso problema.
E’ bella la satira, l’ironia e guai se non ci fosse! Ma vedo che stiamo continuando sempre di più a succhiare la linfa, le cose belle da un patrimonio artistico e, nel mio caso parlo del settore musicale, che se fosse comunicato, trattato con più convinzione, più sincerità (quando lo merita) aiuterebbe senz’altro a cambiare questo panorama ormai piatto, annoiato e silente dove tutti stiamo sguazzando.

Parlando del settore musicale è così per tutti gli artisti?
Ci sono, come al solito, i feudi intoccabili della musica italiana, quel limitato numero di artisti (parlo dei vari Zucchero, Ramazzotti, ecc.) che hanno oramai il loro castello “supersolido” e che quindi non risentono o risentono meno di certe cose. Questo non succede nella cosiddetta “fascia media” della musica: oggi vi è l’errore gravissimo, secondo me, nel sociale, nel politico, nell’economico di annullare la fascia media, aumentando il divario tra i ceti bassi e quelli alti.
La stessa cosa sta accadendo per l’arte e in particolar modo nella musica.
In questo modo viene a mancare proprio quella linfa di comunicazione che invece è stata la fortuna di tanti periodi, di tante città che hanno rappresentato molte capitali nel mondo, da Milano nei suoi momenti migliori a New York, divenute il mantice del progresso e di tantissimi aspetti del sociale, della nostra vita, compreso quello artistico.

Un difetto tutto italiano?
Io lo ritengo oramai un difetto cronico del DNA italiano: siamo abilissimi nel non apprezzare i grandi talenti, e non mi riferisco solo alla musica. Sui giornali si leggono mille articoli che riguardano professionisti che fanno parte del mondo della medicina, della scienza, ecc. che quasi matematicamente devono fuggire all’estero per trovare strutture, finanziamenti e soprattutto “recezione” nella mentalità professionale, per riuscire a concretizzare i propri progetti.

Come vedi il futuro della musica?
Parafrasando il linguaggio cinematografico di un film come “Guerre Stellari” penso che chi sta intorno al carrozzone della musica sia veramente sotto l’effetto della “Forza Oscura”. Sono ormai anni in cui l’animale artista ha difficoltà a comunicare con l’animale discografico. Nella giungla musicale questi due animali dovrebbero lavorare insieme ma, quasi istintivamente, non riescono a trovare nessuna forma di armonizzazione.

Intervista effettuata nell'ottobre 2004

HOME