| Annibale
Bartolozzi oltre a condurre l'esilarante programma radiofonico "buoni
e cattivi", su Radio Popolare insieme all'ottmo Trambusti è
anche produttore e direttore artistico della uprfolkrockrecord, una piccola
ma importante casa discografica che in questi tempi magri per la musica
nazionale ci ha deliziato con i lavori superlativi di Folkabbestia, Luf
e altri. questa è la trasposizione di un'intervista fatta dal sottoscritto
al sempre ironico Annibale, vi auguro buona lettura.
La uprfolkrockrecord è decisamente una
delle realtà musicali più interessanti, per via delle scelte
musicali e per una certa integrità che la differenzia dalle altre
proposte del mercato musicale. A cosa è dovuta la scelta? Era nella
vostre intenzioni educare l'ascoltatore a un genere musicale, (combat-folk),
sempre ricco di riferimenti politici o semplicemente è un discorso
meramente musicale, ossia la riscoperta di musiche e strumenti della tradizione
popolare che rischiano di esser dimenticati?
Quando parto con un'idea è sempre un misto tra viaggiare a vista
e grandi mete finali. Sicuramente del genere mi attirava non solo il fatto
che fosse sempre stato una mia vecchia passione, ma anche la capacità
di di far divertire e ballare la gente pur dicendo cose importanti. Questa
capacità di dire cose cose politiche e sociali senza diventare
il canatante "che la mena e se la mena" mi ha sempre affascinato.
Non credo al folk puro che sinceramente odora di chiuso come i musei e
non credo che appartenere a una minoranza voglia dire chiudersi dentro
ad essa. Troppo spesso il concetto di appartenenza è stato fonte
e/o scusa scatenante di conflitti e tensioni. Del folkrock, (termine peraltro
molto indefinito), amo proprio il suo esser sangue misto. Mi piace la
capacità di mischiare e unire, più di quella di "conservare".
Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato
nella gestione della upr? Ad esempio c'è disponibilità delle
radio a trasmettere brani delle vostre band? E quali invece sono state
le soddisfazioni memorabili?
Rispetto alle difficoltà direi che non ci facciamo mancare nulla!!
Nel senso che produrre musica in italia è realmente difficile,
innanzitutto perchè non esistono partner finanziatori e quindi
ci si trova ad agire sempre "soli contro tutti". Poi perchè
l'ambiente musicale italiano, (purtroppo in prima fila ci sono anche i
musicisti) è fermo a 30anni fa, quando camminava per inerzia. Pochissimi
hanno un'idea positiva della produzione, sia tra chi produce che tra gli
artisti. Fortunatamente, però, io tendo a veder il bicchiere mezzo
pieno, per cui, fermo restando che si sta vivendo una crisi epocale della
musica, continuo a pensare che suonare, produrre, scrivere e quant'altro
rimanga tuttora un grande privilegio. Anche se dovremo abituarci all'idea
che questo sempre più raramente significherà "soldi,
donne ,champagne". Per quanto rigaurda le soddisfazioni memorabili,
ricorderò a lungo il concerto dei Folkabbestia a Rothenburg, in
Germania, con noi che prima del concerto offrivamo vino dal palco al publico
e questi ragazzi dell'ex germania est che ballavano in mezzo al fango,
dato che aveva diluviato fino a poco prima. Professionalmente invece una
grande soddisfazioni me l'ha data tempo fa il Corriere della Sera pubblicando
nella pagina degli spettacoli uno speciale sul nuovo folk dove il 60%
era materiale nostro.
Penso che la scena combat-folk sia quella che più di altre
mantenga una certa credibilità e purezza, il che la rende particolarmente
interessante. In più trovo che sia una cosa positiva il fatto che
pur riuscendo a coinvolgere molte persone non sia diventata oggetto di
moda musicale. Quale è il tuo pensiero in proposito?
Questa domanda meriterebbe un discorso lungo fino alla noia e al sonno,
onde non far crollare i nostri lettori sul video direi semplicemete che
come tutti i settori minoritari il folkrock mantiene un'energia ormai
quasi sconosciuta alla musica pop. Devo però precisare che non
ho il mito del non esser di moda ed ho sempre guardato con certa invidia
a quei paesi dove chi primeggia tra gli alternativi, primeggia naturalmente
anche nel pop. Il Folkrock non deve compiacersi di esser minoranza, ma
cercare nonostante l'ostilità dei mezzi di comunicazione di "venire
fuori", di non accontentarsi e sopratutto di non fornirsi alibi del
tipo "il sistema", "la gente non ci capisce", che
da troppo tempo ammorbano l'aria della scena italiana alternativa. Se
siamo bravi dobbiamo dimostrarlo attraverso quello che facciamo e non
con teoremi consolatori.
Esiste secondo te qualche elemento in comune tra l'attuale scena
musicale popolare, il combat folk e il nuovo canzoniere popolare deli
anni 60?
Pochi, tranne quelli "obbligati" legati al recupero di strumenti
e tradizone politica della canzone popolare. Lo spirito del nuovo folk
è più punk che cantautorale.
Ho trovato bellissimi i lavori di Manodopera, raffinatissimi
virtuosi dello strumento, e I Luf. Mi puoi dire come li avete conosciuti?
E riguardo la tua esperienza di produttore nen disco dei luf, hai qualche
aneddoto particolare circa questa band?
I Manodopera li ho sentiti a ritmi globali di Treviso, ho fatto la vera
"scena" del produttore avvicinandoli dopo il concerto e proponendo
loro di lavorare insieme. Sono una band preparata e modesta, con ampi
spazi di miglioramento e credo faranno un grandissimo secondo disco. Con
i Luf la storia è più lunga: ho conosciuto Dario Canossi
- il leader della band - tre anni fa, quando mi portò una sua proposta
decisamnete più cantautorale. Io ho avuto il merito di capire che
sotto il cantautore rock si nascondeva un vero combat-folker. Da lì
è cominciato un rapporto di produzione dove io ho svolto la funzione
del rompiballe, cercando di provocargli la fuoriusicta del folkettaro.
Penso che mi abbia leggermente odiato, però il risultato è
stato originale, divertente e alla fine ne è valsa la pena per
entrambi. Rimane vivo il ricordo di quando siamo andati alla sede del
coro di Missaglia a registrare i cori (37 persone!!!), sinceramente non
sapevamo se come suol dirsi "c'eravamo fatti prendere la mano"
o stavamo facendo la cosa giusta. Mi lascio guidare dal divertimento,
senza dubbio, mi stavo divrtendo.
Io adoro la musica dichiaratamente politica, penso che possa
servire per educare le persone e sensibilizzarle su certi problemi, molti
invece sostengono che dopo tutto si tratta solo di canzonette. Tu da che
parte stai?
Come quasi sempre, da solo. Vale a dire io credo che ci sia quello che
sostieni tu, ma il compito del musicista è un compito emotivo.
Vale a dire che se una persona ballando o emozionandosi su una canzone
percepisce anche un problema politico, abbiamo fatto centro, ma senza
contenuto emotivo non c'è "buona ragione" che tenga.
Passiamo a parlare del programma radiofonico "buoni e cattivi",
come vi è nata l'idea?
Non ci crederete, ma l'idea è nata dall'affetto che io e il Tramba
abbiamo per le canzoni. Oggi più o meno non interessa a nessuno,
ma a noi piaceva quando sulla musica si faceva il tifo. "I buoni
e i cattivi" è nato per ricordare quando la musica era un
po' al centro delle nostre chiacchiere e attenzioni
Avete ospitato molte personalità del modo dello spetacoo.
Tra questi chi si è dimostrato più restio a compilare la
famigerata classifica dei cattivi?
Inizialmente tutti, poi si sono slegati. Citerei tra i più slegati,
Max Gazzè, mentre quella più preoccupata di non turbare
i buoni rapporti acquisiti è stata Paola Gallo di Radio Italia.
Trattare la musica in modo ironico e dissacrante potrebbe anche
farvi correre il rischio di suscitare antipatie da parte di artisti e
fan più radicali. Vi è mai capitato di aver di questi problemi?
Se suscitiamo antipatie vuol dire che abbiamo colto nel segno, anche se
nel programma non c'è mai stato compiacimento nell'accanirsi. Se
però certe situazioni hanno un foert contenuto di ridicolo non
è colpa nostra! Nessuno si è mai lamentato, tranne il fan
club - o chi si spacciava per esso - di Paola e Chiara, che ci ha praticamente
minacciato di ogni ritorsione, anche fisica. E pensare che il tutto era
dovuto al fatto che che le avessimo ribatezzate le 2 scimmiette!
Come hai conosciuto Trambusti e come vi suddividete il lavoro
fra upr e radio?
Ho conosciuto il Tramba nella sua veste di giornalista: era serio fino
al suicidio, ma si capiva chiaramente che l'anima del "cazzeggio"
spingeva prepotente dentro di lui. Il lavoro insieme è nato casualmente
dalla domanda: ma tu che trasmissione faresti su radio popolare? Per due
anni abbam fatto un grande mix di radio e musica, ultimamente Luca ha
deciso di dedicarsi di più al giornalismo e si è un po'
defilato dall'etichetta. Per me resta comunque un "parente",
anche all'etichetta.
I vostri famigliari hanno preso bene il fatto che voi abbiate
deciso di lavorare nel campo dell' "arte", oppure ci sono stati
dei probelemi?
I nostri parenti girano con nasi finti e gli occhiali per non farsi riconoscere!!!
Ultima domanda: lavorate per radio popolare, siete i titolari
della più interessante etichetta musicale in circolazione, quale
sarà il vostro prossimo obiettivo?
Le presidenziali americane, faremo il culo a Bush!!!!!!
Intervista
effettuata nell'ottobre 2003
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