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Le BiELLE INTERVISTE
 
Annibale Bartolozzi: l'ironia e la passione
di Davide Nixon

Annibale Bartolozzi oltre a condurre l'esilarante programma radiofonico "buoni e cattivi", su Radio Popolare insieme all'ottmo Trambusti è anche produttore e direttore artistico della uprfolkrockrecord, una piccola ma importante casa discografica che in questi tempi magri per la musica nazionale ci ha deliziato con i lavori superlativi di Folkabbestia, Luf e altri. questa è la trasposizione di un'intervista fatta dal sottoscritto al sempre ironico Annibale, vi auguro buona lettura.

La uprfolkrockrecord è decisamente una delle realtà musicali più interessanti, per via delle scelte musicali e per una certa integrità che la differenzia dalle altre proposte del mercato musicale. A cosa è dovuta la scelta? Era nella vostre intenzioni educare l'ascoltatore a un genere musicale, (combat-folk), sempre ricco di riferimenti politici o semplicemente è un discorso meramente musicale, ossia la riscoperta di musiche e strumenti della tradizione popolare che rischiano di esser dimenticati?
Quando parto con un'idea è sempre un misto tra viaggiare a vista e grandi mete finali. Sicuramente del genere mi attirava non solo il fatto che fosse sempre stato una mia vecchia passione, ma anche la capacità di di far divertire e ballare la gente pur dicendo cose importanti. Questa capacità di dire cose cose politiche e sociali senza diventare il canatante "che la mena e se la mena" mi ha sempre affascinato. Non credo al folk puro che sinceramente odora di chiuso come i musei e non credo che appartenere a una minoranza voglia dire chiudersi dentro ad essa. Troppo spesso il concetto di appartenenza è stato fonte e/o scusa scatenante di conflitti e tensioni. Del folkrock, (termine peraltro molto indefinito), amo proprio il suo esser sangue misto. Mi piace la capacità di mischiare e unire, più di quella di "conservare".

Quali sono le difficoltà maggiori che avete incontrato nella gestione della upr? Ad esempio c'è disponibilità delle radio a trasmettere brani delle vostre band? E quali invece sono state le soddisfazioni memorabili?
Rispetto alle difficoltà direi che non ci facciamo mancare nulla!! Nel senso che produrre musica in italia è realmente difficile, innanzitutto perchè non esistono partner finanziatori e quindi ci si trova ad agire sempre "soli contro tutti". Poi perchè l'ambiente musicale italiano, (purtroppo in prima fila ci sono anche i musicisti) è fermo a 30anni fa, quando camminava per inerzia. Pochissimi hanno un'idea positiva della produzione, sia tra chi produce che tra gli artisti. Fortunatamente, però, io tendo a veder il bicchiere mezzo pieno, per cui, fermo restando che si sta vivendo una crisi epocale della musica, continuo a pensare che suonare, produrre, scrivere e quant'altro rimanga tuttora un grande privilegio. Anche se dovremo abituarci all'idea che questo sempre più raramente significherà "soldi, donne ,champagne". Per quanto rigaurda le soddisfazioni memorabili, ricorderò a lungo il concerto dei Folkabbestia a Rothenburg, in Germania, con noi che prima del concerto offrivamo vino dal palco al publico e questi ragazzi dell'ex germania est che ballavano in mezzo al fango, dato che aveva diluviato fino a poco prima. Professionalmente invece una grande soddisfazioni me l'ha data tempo fa il Corriere della Sera pubblicando nella pagina degli spettacoli uno speciale sul nuovo folk dove il 60% era materiale nostro.

Penso che la scena combat-folk sia quella che più di altre mantenga una certa credibilità e purezza, il che la rende particolarmente interessante. In più trovo che sia una cosa positiva il fatto che pur riuscendo a coinvolgere molte persone non sia diventata oggetto di moda musicale. Quale è il tuo pensiero in proposito?
Questa domanda meriterebbe un discorso lungo fino alla noia e al sonno, onde non far crollare i nostri lettori sul video direi semplicemete che come tutti i settori minoritari il folkrock mantiene un'energia ormai quasi sconosciuta alla musica pop. Devo però precisare che non ho il mito del non esser di moda ed ho sempre guardato con certa invidia a quei paesi dove chi primeggia tra gli alternativi, primeggia naturalmente anche nel pop. Il Folkrock non deve compiacersi di esser minoranza, ma cercare nonostante l'ostilità dei mezzi di comunicazione di "venire fuori", di non accontentarsi e sopratutto di non fornirsi alibi del tipo "il sistema", "la gente non ci capisce", che da troppo tempo ammorbano l'aria della scena italiana alternativa. Se siamo bravi dobbiamo dimostrarlo attraverso quello che facciamo e non con teoremi consolatori.

Esiste secondo te qualche elemento in comune tra l'attuale scena musicale popolare, il combat folk e il nuovo canzoniere popolare deli anni 60?
Pochi, tranne quelli "obbligati" legati al recupero di strumenti e tradizone politica della canzone popolare. Lo spirito del nuovo folk è più punk che cantautorale.

Ho trovato bellissimi i lavori di Manodopera, raffinatissimi virtuosi dello strumento, e I Luf. Mi puoi dire come li avete conosciuti? E riguardo la tua esperienza di produttore nen disco dei luf, hai qualche aneddoto particolare circa questa band?
I Manodopera li ho sentiti a ritmi globali di Treviso, ho fatto la vera "scena" del produttore avvicinandoli dopo il concerto e proponendo loro di lavorare insieme. Sono una band preparata e modesta, con ampi spazi di miglioramento e credo faranno un grandissimo secondo disco. Con i Luf la storia è più lunga: ho conosciuto Dario Canossi - il leader della band - tre anni fa, quando mi portò una sua proposta decisamnete più cantautorale. Io ho avuto il merito di capire che sotto il cantautore rock si nascondeva un vero combat-folker. Da lì è cominciato un rapporto di produzione dove io ho svolto la funzione del rompiballe, cercando di provocargli la fuoriusicta del folkettaro. Penso che mi abbia leggermente odiato, però il risultato è stato originale, divertente e alla fine ne è valsa la pena per entrambi. Rimane vivo il ricordo di quando siamo andati alla sede del coro di Missaglia a registrare i cori (37 persone!!!), sinceramente non sapevamo se come suol dirsi "c'eravamo fatti prendere la mano" o stavamo facendo la cosa giusta. Mi lascio guidare dal divertimento, senza dubbio, mi stavo divrtendo.

Io adoro la musica dichiaratamente politica, penso che possa servire per educare le persone e sensibilizzarle su certi problemi, molti invece sostengono che dopo tutto si tratta solo di canzonette. Tu da che parte stai?
Come quasi sempre, da solo. Vale a dire io credo che ci sia quello che sostieni tu, ma il compito del musicista è un compito emotivo. Vale a dire che se una persona ballando o emozionandosi su una canzone percepisce anche un problema politico, abbiamo fatto centro, ma senza contenuto emotivo non c'è "buona ragione" che tenga.

Passiamo a parlare del programma radiofonico "buoni e cattivi", come vi è nata l'idea?
Non ci crederete, ma l'idea è nata dall'affetto che io e il Tramba abbiamo per le canzoni. Oggi più o meno non interessa a nessuno, ma a noi piaceva quando sulla musica si faceva il tifo. "I buoni e i cattivi" è nato per ricordare quando la musica era un po' al centro delle nostre chiacchiere e attenzioni

Avete ospitato molte personalità del modo dello spetacoo. Tra questi chi si è dimostrato più restio a compilare la famigerata classifica dei cattivi?
Inizialmente tutti, poi si sono slegati. Citerei tra i più slegati, Max Gazzè, mentre quella più preoccupata di non turbare i buoni rapporti acquisiti è stata Paola Gallo di Radio Italia.

Trattare la musica in modo ironico e dissacrante potrebbe anche farvi correre il rischio di suscitare antipatie da parte di artisti e fan più radicali. Vi è mai capitato di aver di questi problemi?
Se suscitiamo antipatie vuol dire che abbiamo colto nel segno, anche se nel programma non c'è mai stato compiacimento nell'accanirsi. Se però certe situazioni hanno un foert contenuto di ridicolo non è colpa nostra! Nessuno si è mai lamentato, tranne il fan club - o chi si spacciava per esso - di Paola e Chiara, che ci ha praticamente minacciato di ogni ritorsione, anche fisica. E pensare che il tutto era dovuto al fatto che che le avessimo ribatezzate le 2 scimmiette!

Come hai conosciuto Trambusti e come vi suddividete il lavoro fra upr e radio?
Ho conosciuto il Tramba nella sua veste di giornalista: era serio fino al suicidio, ma si capiva chiaramente che l'anima del "cazzeggio" spingeva prepotente dentro di lui. Il lavoro insieme è nato casualmente dalla domanda: ma tu che trasmissione faresti su radio popolare? Per due anni abbam fatto un grande mix di radio e musica, ultimamente Luca ha deciso di dedicarsi di più al giornalismo e si è un po' defilato dall'etichetta. Per me resta comunque un "parente", anche all'etichetta.

I vostri famigliari hanno preso bene il fatto che voi abbiate deciso di lavorare nel campo dell' "arte", oppure ci sono stati dei probelemi?
I nostri parenti girano con nasi finti e gli occhiali per non farsi riconoscere!!!

Ultima domanda: lavorate per radio popolare, siete i titolari della più interessante etichetta musicale in circolazione, quale sarà il vostro prossimo obiettivo?
Le presidenziali americane, faremo il culo a Bush!!!!!!

Intervista effettuata nell'ottobre 2003

   
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