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| Fotoromanza
Se la sera non esci ma
ti prepari un panino mentre guardi la tv
anche tu?
ti addormenti con qualcuno che alla luce del giorno non
conosci più
anche tu?
ti telefono o no ti telefono o no
ho il morale in cantina
mi telefoni o no, mi telefoni o no
chissà vincerà
poi se ti divertinon la metti da parte un pò di
felicità
anche tu?
io vorrei sognarti ma ho perduto il sonno e la fantasia
anche tu!
ti telefono o no ti telefono o no
io non cedo per prima
mi telefoni o no mi telefoni o no
chissà chi vincerà
questo amore è una camera a gas
è un palazzo che brucia in città
questo amore è una lama sottile
è una scena al rallentatore
questo amore è una bomba all'hotel
questo amore è una finta sul ring
è una fiamma che esplode nel cielo
questo amore è un gelato al veleno
io non riesco a dirlo
è che ti vorrei soltanto un pò di più
anche tu?
io vorrei toccarti ma più mi avvicino e più
non so chi sei
anche tu!
ti telefono o no ti telefono o no
io non cedo per prima
mi telefoni o no mi telefoni o no
chissà chi vincerà
questo amore è una camera a gas
è un palazzo che brucia in città
questo amore è una lama sottile
è una scena al rallentatore
questo amore è una bomba all'hotel
questo amore è una finta sul ring
è una fiamma che esplode nel cielo
questo amroe è un gelato al veleno
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Gianna
par elle-même
(dal libro autobiografico "IO")
Ciao. Sì, devo fare delle fotocopie. Sì,
ho cinque anni, ripeto con la mano, cinque sulle dita.
Dal tabacchino ci vengo quando scappo di casa: ogni
giorno. Cioccolate con le figurine, cicche, e oggi anche
fotocopie. Dedica: agli amici dell’Appaltino,
cicca e grazie.
Viaggio
attraverso un ice mint: devo aver sbagliato pasticca.
Prendo ghiaccio dalla gola e mi si fredda la lingua,
si congela la parola, dal palato al cuore, immobile.
Inspiro aria veloce, immagazzino folate di libertà:
che cosa può essere quella sensazione di non
avere cordoni ombelicali, sicurezze di affetti di padri,
madri, fratelli e catechismi?
Faccio
programmi per domani e inizio collezioni di personaggi
cavallereschi, picadores, soldatini, guerre spente.
Il
mio amico Luis viene in camera mia. Ha portato il suo
esercito di soldatini e comincia a metterlo fila dopo
fila sul tavolo: cavalleria per prima, poi quelli a
piedi, tutti vestiti in grigio perla e verde. Il gioco
consiste nel farli cadere uno a uno. Ci si guarda e
osserva. Bellino Luis, sottile e col capello a spazzola.
Curioso, mi guarda da sotto la gonna, esplora il panorama.
Esce dalla finestra e inizia a correre. Non ti fermare
Luis, vengo anch’io.
Mia
zia ha un mobile scuro con dentro i tasti bianchi e
neri. Non vedo l’ora di andarla a trovare per
montarci sopra con le mani. Escono suoni primordiali:
un rimescolamento improvviso di acque e di sassi sotto
le gomme. Piove, l’auto schizza fango, e la mamma
è pronta a farmi nascere. Buio profondo e il
ventre si riveste di angolazioni.
Mi
sento in una camera di gomma, pazzamente lucida per
venire al mondo. Un urlo, mi incanto al buio delle due
del mattino, sento tirarmi la voce, mi esplode di pianto
e non so perché. Mi arrabatto per trovare un
appiglio. Qualcosa mi fa rientrare: sto bene al caldo,
poi di corsa prendo l’aire e vengo al vento. Per
sempre. (segue)
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"IO"
di Gianna Nannini
"Signora, sua figlia sta male! Signora,
dopo aver letto il libro mi viene in mente che neanche lei,
ma neanche tutta la sua famiglia stia poi così bene!
Eh sì, perché vede, "io" è
la storia di un delirio. O meglio, è un delirio esso
stesso. Si parla di una persona che sta male, che ha problemi
di relazione con la vita e, forse, anche con le altre persone.
Per questo sceglie di amarle tutte ... almeno fino al momento
di non poterne più. E' un libro di continui arrivi
e ripartenze, che gira, gira intorno, ma non si capisce bene
dove giri e dove voglia portare. Esigenza di esprimersi? Beh,
ma si potrebbe dipingere! Oppure fare canzoni! Perché
sua figlia non ha fatto canzoni? Le sarebbero venute bene.
Mi sembra che lo stile ci sia ... un certo cincopato, un esprimersi
più per immagini che per fatti, un sorvolare gli approfondimenti
che potrebbero magari far male ...
Già, ma Gianna Nannini la cantante l'ha fatta. E' che
dopo, ricca e famosa e sulla soglia dei 50 anni ha deciso
di scrivere anche un libro. Non ha fatto tutto da sola. Ha
preso un ghost-writer, neanche dei più prestigiosi,
Pino Casamassima (ne abbiamo spesso parlato in tono in elogiativi
su queste pagine) e gli ha "dettato" il diario di
un delirio. Il problema è che il delirio arriva dall'altra
parte delle pagine. Con molti cieli corruschi e pochissimo
sole. E anche quel poco destinato a offuscarsi. .
(segue)

Immagine tratta dal libro "Io",
copyright © Alberto Bettinetti (zanzara)
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| Anno
di ricorrenze il 2006 per Gianna Nannini. Sono passati 50
anni dalla nascita (il 14 giugno 1956, sotto il segno dei
Gemelli a Siena) e sono contemporaneamente passati 30 anni
dal primo disco, ovviamente omonimo, inciso nel 1976
e, tutto sommato, passato abbastanza sotto silenzio. In
mezzo ci sono stati i 20 volumi della sua discografia (casualmente
un altro numero tondo!) che hanno dato ospitalità
a oltre 150 canzoni, nonostante un congruo numero di album
di raccolte o versioni dal vivo o versioni alternate (5
di cui due doppi).
La carriera
di Gianna Nannini è stata ricca di alti e bassi e
anche di ripensamenti, capriole, salti mortali e ibridazioni,
ma senza mai perdere di vista, salvo forse nel secondo abum,
un anima rock che ne ha condizionato tutta la produzione
e che, in fin dei conti, è il suo principale merito.
Sotto il profilo delle vendite, una volta fattasi conoscere
con "America", canzone assolutamente scandalosa,
non sono per l'epoca, ma a rileggerla bene anche adesso
(vedi),
lo zoccolo fedele dei suoi fans non l'ha mai abbandonata.
Il primo grande successo risale a "Fotoromanza"
(vedi),
la canzone, e a "Puzzle", l'album
che la conteneva, usciti entrambi nell'84. Il singolo balza
al primo posto in Hit Parade e resta sei mesi tra i più
venduti, l'album raggiunge il sesto posto e rimane a sua
volta per sei mesi in vetta alla classifiche. Un successo
così forte, e anche improvviso, che procura alla
nostra eroina una bella serie di magagne psichiche e fisiche,
come ci racconterà lei stessa nella sua coraggiosa
autobiografia "Io".
Il
primo posto poi Gianna lo tocca ancora nel 1990, quando
(altra ricorrenza) ci sono i mondiali di calcio in Italia
e lei ed Edoardo Bennato scrivono e interpretano "Un'estate
italiana" ("notti magiche/ inseguendo un gol..."):
primo posto e 10 settimane in classifica. Ma in classifica
arriveranno tutti i suoi album successivi, senza mai toccare
il primo posto, ma sempre dentro ai primi 10 (tranne "Giannissima"
che però era l'ennesima raccolta), fino al trionfo
rinnovato quest'anno con "Grazie", primo posto,
disco di platino, record di vendite etc etc etc, dopo qualche
anno di parziale ripiegamento ("Dispetto", "Cuore"
e "Aria" non erano piaciuti a tutti). (segue)
Sito ufficiale:/http://www.giannanannini.com/
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Momo
Universal - 2002
Intro / Epica / Aria Preludio / Uomini grigi / Meravigliosa
creatura / Sultana / Demoni / Aria / Orafiore / Romantica
guerriera / Centrale / Aria Carillon / Bambina magica
/
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Aria
Universal - 2002
Volo / Uomini a metà / Aria / DJ Morphine /
Sveglia / Immortale / Crimine d'amore / Meravigliosamente
crudele / Mio / Amore cannibale / Battiti e respiri
/ Un Dio che cade / Nuova Era / |

Perle
Universal 2004
Notti senza Cuore / Ragazzo dell'Europa / Contaminata
/ Amandoti / Profumo / I maschi / Aria / Una Luce
/ California / Latin Lover / Meravigliosa Creatura
/ Amore Cannibale / Oh Marinaio /
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Grazie
Universal - 2006
Sei nell'anima / Possiamo sempre / L'abbandono / Grazie
/ Le carezze / Babbino caro / Treno bis / Io / Mi
fai incazzare / Alla fine |
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sulla copertina per leggere la recensione |

| Giancarlo
Susanna (l'Unità)
Si
può dire che “Grazie” è
un disco politico? Canzoni come “Possiamo sempre”
e “Alla fine” dicono parole chiare contro
la guerra.
In
un certo senso questo album parla di un conflitto.
Ho utilizzato come metafora delle cose che ho visto,
ma il nodo centrale è proprio un conflitto.
Racconta quello che ho provato vedendo quello che
è successo negli ultimi anni: una guerra che
c'è stata, che nessuno voleva ed è stata
fatta lo stesso. Ci sono delle riflessioni e delle
prese di posizione, ma non è tutto così.
È un album di emozioni e di sentimenti sviscerati
fino in fondo. Parla dei meccanismi di conflitto che
esistono nei rapporti umani. La frase chiave della
canzone Alla fine è “perché la
guerra si fa in due”.
In
questa canzone lei parla della guerra e soprattutto
del tentativo di tante organizzazioni occidentali
di porre riparo a disastri creati dalla guerra stessa.
Per
me è stata una visione molto reale quando sono
andata là (in Afghanistan, ndr). Quando dico
certe cose, non c'è bisogno di altre spiegazioni.
È evidente che anche questa canzone parla di
un conflitto tra due scelte diverse. Sono persone
che hanno due visioni diverse, due modi diversi di
porsi di fronte al business della guerra.
In
che modo un’artista può intervenire sulla
realtà che lo circonda?
Io
separo nettamente l’attività artistica
dal mio impegno sociale. Di quest'ultimo mi occupo
come persona. Non mischio i due mondi, perché
nella musica sono libera. La musica mi permette di
esprimermi emotivamente come artista, mentre con un
gesto o un'azione puoi fare interventi che sono fondamentali
e anche informativi. Certi argomenti mi interessava
conoscerli meglio. Ho fatto delle cose con Greenpeace
perché ero contraria a dei fatti che avvenivano
senza il mio consenso. La prevaricazione mi dà
fastidio come essere umano. (segue)
Francesca
Mineo (MyBestLife)
Con 'Aria' il rock Nannini dimostra grande attenzione
al testo. Come è avvenuto il lavoro a fianco
di Isabella Santacroce?
Non
conoscevo Isabella se non per i suoi libri, che amo
molto, così ho provato a coinvolgerla. Mi accorgevo,
leggendo, che utilizzava parole che suscitavano visioni,
e per me anche la musica deve arrivare a una visione.
Così ci siamo incontrate a Milano, era un periodo
in cui lavoravo a pezzi nuovi e abbiamo scoperto di
avere affinità, intese, anche Isabella ad esempio,
ascolta musica quando scrive. Il lavoro è stato
quello di 'suonare' la parola, trovando sempre più
significati.
In
'Aria' canti e parli, come se ci fosse attenzione
alla parola 'recitata'...
Io
e Isabella abbiamo cercato di metabolizzare il testo,
per sviscerare la femminilità, cosa che spesso
i rocker maschi non fanno nello stesso modo, per parte
loro. Abbiamo infatti realizzato dei provini sul suono
delle singole parole: la mia voce è stata campionata
con il vocoder e inserita come i riff, in questo caso,
vocali. (segue)
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Ivano
Zeno (MusicaItaliana)
Perle, un disco realizzato per sentire meglio
la tua voce?
Certamente. In tutti gli altri dischi che ho registrato
sono venuti fuori solo alcuni aspetti del mio canto.
Aspetti che, di tanto in tanto, spingono le persone
a “gasarsi troppo”. Questa volta volevo
che straripasse la facciata più cruda delle
mie interpretazioni. E per farlo dovevo spogliare
ogni canzone per rivestirla con pochi, essenziali
veli.
Per
l’occasione hai dovuto riallacciare il rapporto
con il pianoforte con maggiore impegno?
Purtroppo, si. Dico così, perché si
è rivelata una vera “faticaccia”.
E’ vero, sono più di vent’anni
che faccio musica, ma è stato necessario abituarmi
di nuovo a far andare mani e voce a tempo, in modo
armonioso. Ho dovuto lavorare sul tocco delle dita
e imparare i nuovi spartiti che hanno rivisitato i
brani. Insomma, riprendere a suonare la chitarra è
senz’altro più semplice.
A
differenza di tante altre raccolte...
Per favore, non chiamarla raccolta!
Ok.
A differenza di tanti altri lavori di rivisitazione,
hai voluto inserire nuovamente i testi delle canzoni
nel booklet...
Perché sono estremamente importanti. Tra i
testi che ho scritto, credo che siano i miei preferiti.
Mi ricordo le parole di Una luce: le ho scritto dopo
un sogno che ho fatto a Londra. Incredibile... Se
a qualcuno è sfuggito qualcosa in passato,
adesso non può trovare più scuse.
(segue)
Giuseppe
Fabris (Rockol.it)
Partiamo
dalla domanda più ovvia: perché hai
intitolato il tuo nuovo disco “Aria”?
“Aria” evoca il bisogno di un cambiamento,
di fantasia, della voglia di prendere il volo. Questo
è un disco che si stacca da terra. “Aria”
è anche il mio elemento, visto che sono un
Gemelli. Questo è un album che naviga tra diversi
elementi… Ma non va spiegato, va ascoltato…
Il
disco, però, è stato registrato alle
pendici dell’Etna, quindi a stretto contatto
con la terra…
Ho cercato l’Etna proprio perché stavo
facendo un disco che si chiama “Aria”...
In realtà ci sono finita anche un po’
per caso, perché ho incontrato un fenomenale
trio di Catania: Raffaele Gulisano, Tommaso Marletta
e Davide Oliveri, che mi hanno dato una grossa mano
e sono stati una grande fonte d’ispirazione.
Lavorare con una band significa non fare la cantautrice
introspettiva; significa essere più estroversi,
più aperti. Con loro ho individuato questo
luogo vicino all’Etna, dove sono nate le melodie
che hanno dato vita alle canzoni di questo disco.
A
proposito di collaborazioni: “Aria” vede
la presenza della scrittrice Isabella Santacroce,
che ha contribuito alla stesura dei testi. Come è
nato questo connubio?
Conoscevo Isabella attraverso i suoi libri, mi piaceva
il suo modo di usare la parola. Ci siamo incontrati
a Milano circa tre anni fa: ci siamo trovate subito
in sintonia, abbiamo iniziato a parlare, a viaggiare
assieme, raccontarci le nostre vite; è stato
come a scuola, quando si fanno i compiti con le amiche.
Da lì è nata l’idea di scrivere
assieme dei testi. Sono affascinata soprattutto dalla
sonorità delle sue frasi. Mi ha spinto a rinnovare
il mio approccio, ma anche per lei è stata
una sfida: la parola scritta rimane ferma in un libro,
mentre quella cantata prede vita. Assieme abbiamo
fatto delle vere e proprie session verbali alla ricerca
della sonorità delle parole. Ma con lei, soprattutto,
ho trovato una grande amica. (segue)
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