eccetto:
“La salita”, “Orazione” e “Vento
e Polvere”, testi di Massimo Donno, Musiche di Massimo
Donno e Riccardo Tesi. Arrangiamenti di Riccardo Tesi eccetto:“La
grande Abbuffata - Atto I” (Daniele Biagini/Riccardo
Tesi),“Il mio matrimonio (l’Amore ai tempi del
mutuo)” (Emanuele Coluccia/Riccardo Tesi) Riprese e
mastering di Valerio Daniele presso Chora Studi Musicali,
Monteroni (LE) eccetto: Pianoforte e Fender Rhodes registrati
da Stefano Manca presso Sudestudio, Guagnano (LE) Organetto,
chitarre acustiche, chitarra battente, clarinetto in “Tienimi
la mano”, percussioni in “Binario”, Tablas
ne “La Salita”, percussioni in “Fontane
di suoni” e “La grande abbuffata - Atto I”
registrati da Riccardo Tesi presso La Rolanderia di Pistoia
Violoncello registrato da Francesco Pellizzari presso Studio
Pellizzari di Giuggianello (LE) L’Arpa di Vincenzo Zitello
è stata registrata presso Telenn Recording Studio di
Milano. L’Oud e la chitarra elettrica di Stefano Saletti
sono stati registrati presso gli studi Four Winds di Roma.Editing
di Riccardo Tesi. Missato da Valerio Daniele e Riccardo Tesi.
Massimo
Donno: "Partenze" Visage Music
-
2015 Reperibile ai concerti
e online
Tracklist
01
Vento
e polvere
02
Partenze
03
Tienimi
la mano
04
La
grande abbuffata Atto I
05
Attimi
06
Orazione
07
Passi
08
Il
mio matrimonio (L'amore ai tempi del mutuo)
09
Fontane
di suoni
10
La
salita
11
La
grande abbuffata - Atto II
12
Binario
Massimo
Donno è arrivato al secondo album solista ma i suoi percorsi
musicali hanno origine lontane e tracce certe e diverse lungo tutti
gli anni duemila: dal progetto iniziale limitrofo alle sue geografie
salentine, nell’Allegra Brigata Bodhran; attraverso una continua
rilettura del maestro De André del quale studia vita, opere
e pensiero portando in scena spettacoli di teatro musica complessivi
o riletture dei suoi album maggiori; con una carriera personale
che vede un rapido cambio di rotta verso uno swing ironico ma già
da altri abusato e l’attuale ritorno a casa con un fardello
di pensieri nuovi e il maestro Tesi al fianco capace di focalizzare
meglio la materia world su cui plasmare le attuali e purtroppo effimere
certezze.
“Vento
e polvere” è apertura di valore, composizione
a quattro mani ricca di smanie, meditazioni di un viaggio verso
sud in un paese alla deriva, visione rovesciata come la cartina
in un bar del Sudamerica descritta da Erri de Luca, dove quello
che sembra da qui un recesso del pianeta diventa la vetta di tutte
le terre emerse, dipende solo da quale punto guardi il mondo: “Ecco,
tutto quello che trasporto ce l’ho dentro / Come un fegato,
una storia od un boccone / Che non scende e gonfia di risentimento
/ Vivo dentro l’astrazione di un pianeta senza centro”.
“Partenze” è un andare
d’autore pieno di melanconiche rimembranze, tra le avvertenze
di vita inadeguata da ripercorrere comunque sulle tracce di avi
consapevoli. “A soli quarant’anni di distanza /
La stanza di mio nonno era la mia / Io facevo la dieta, lui faceva
la fame / Ed il suo cinema era la ferrovia / Signori, signori si
muore davvero di malinconia / Ruggiva da un sigaro spento fingendo
di distrarsi / E mia nonna in un quadro colore di seppia / Da dietro
un cappello sembrava la Sastri. / Amletico fu il dubbio e chi me
lo trasmise / E ciò che non mi ammazza poi non mi fa dormire”
“Tienimi
la mano”, è lo svelamento dell’illusione,
la scoperta che certe storie ce le raccontano a/variate, i ruoli
sono mutevoli come per l’imprenditore di “Una poltrona
per due”, e non basta un motivatore per ricostruire illusorie
bugie. “Attimi” è uno sguardo laterale a chi
scartato si muove a passo dispari e fuori fuoco, è un’attenzione
alla distonia vitale, alla marginalità.
“Orazione”, anch’essa
a quattro mani, è distratta visione di salotti tv dove
tuttologi porporati vagano a vanvera senza sostanza, tassativamente
escluso il divino: “Parla delle donne delle tasse sulla
casa / Parla di lavoro dei programmi della Nasa / Parla di bambini
degli asili in Mozambico / Parla di miseria post – moderno
e falso antico / Parla di diritti, di preservativi e fame / Parla
di conflitti, di mercati e di puttane / Parla di ottimismo, come
un vero nobiluomo / Chiude la puntata si rifugia nel suo duomo”
Bellissima “Passi” che non
consente ritorni completi, perché anche il passato cambia
forma, o siamo noi che diversi non leggiamo più i segni
di un alfabeto quasi dimenticato: “Dolore che si gusta come sale / Quel cencio bianco
al sole di una strada / Lampioni gialli, fuoco e ciottolato, /
Mi sento uno straniero dentro casa / I passi sono lenti e cadenzati
/ Rintoccano campane lente e sorde / La lucida stradina apre le
labbra / Silente come un’arpa senza corde”
Grande pezzo anche “Il mio matrimonio”,
capitolo a seguire de “Il mio compleanno” passato,
perché resistere al consumo oggi è anche, semplicemente,
continuare a volersi bene. Concetto ripetuto in “Fontane
di suoni” dove anche i luoghi consueti acquistano
maggior valore nella condivisione: “Guarda quanta nebbia
che avvolge questi ulivi / Che con i rami tesi disegna volti che
sembran cattivi / Le foglie secche in terra disegnano un tappeto
/ Che porta nei sentieri di vino di olio e aceto / È questo
il nostro regno di terra sole ed aria / Ti do questa mia vita
solitaria dolcissimo disegno”.
Che poi i viaggi verso nord, verso una economica tranquillità,
diventano spesso viaggi di rinuncia, di sacrificio, viaggi in
“Salita” di inevitabile
solitudine e di incompresi bisogni, di freddi non solo interiori
perché, lo sguardo ai monti, il sole resta indietro.
Chiude la bella “Binario”,
ogni partenza è uno strappo che lascia tracce: “Che
se la storia insegna a bocca chiusa / Dovremmo avere orecchie
dentro il cuore / Ed il progresso una scusa per continuare a dormire
/ E l’incubo che è un sogno necessario / Nasconde
più di quanto ci rivela / La mia felicità si ferma
sulla linea gialla di un binario”.
L’incontro virtuoso tra Massimo e Riccardo è maturato
in anni di frequentazione e la collaborazione è nata dalla
stima reciproca, il risultato è un album tra i migliori
dell’anno. Ci sarà una nuova partenza, e un nuovo
polo verso cui proseguire un viaggio vitale che non può
in alcun modo finire.