Gang
"Sangue e cenere" Rumble beat records - 2015 Nei negozi di dischi e ai concerti
Tracklist
01
Sangue
e cenere
02
Non
finisce qui
03
Alle
barricate
04
Ottavo
chilometro
05
Marenostro
06
Perché
Fausto e Iaio?
07
Nino
08
Gli
angeli di Novi Sad
09
Più
forte della morte è l'amore
10
Nel
mio giardino
11
Mia
figlia ha le ali leggere
Appena
attacca “Sangue e Cenere”, un rock potente dal respiro
ampio e internazionale, decisamente americano, è subito chiaro
che qualcosa è cambiato, qualcosa di nuovo è arrivato
a smuovere i fratelli Severini, convincendoli a tornare in studio
per un nuovo album, e ad aprire quel cassetto che s’era riempito
pian piano di tante belle storie, forti e vitali, storie che Marino
non voleva però svilire nel purgatorio del prevedibile, del
già sentito.
L’elemento nuovo capace di ripetere, con nuove aperture, il
miracolo di capolavori assoluti come “Le radici e
le ali” e “Storie d’Italia”,
è stato Jono Manson, chitarrista e produttore americano che
ama dividersi tra i due continenti, (contribuendo qui all’esordio
di Momo nel 2007 e della Barnetti Bros di “Chupadero!”
nel 2009), permettendo così a illustri musicisti d’oltremare
di partecipare in modo significativo al sound dell’opera.
L’America comincia dall’idea della copertina, ricca
di oggetti, persone e personaggi, angeli caduti e nuovi, che rimanda
a quella delle Basement Tapes di Bob Dylan e The Band, registrazioni
seminali per tutti gli sviluppi musicali successivi a quelle massicce
e ipercreative sessioni del 1967, pozzo dei desideri per decine
di gruppi come Byrds, Fairport Convention, Julie Driscoll e Brian
Auger, che videro parzialmente la luce nel 1975 e nella loro totalità
solo nel 2014.
Non è un caso che uno dei mitici autori di quelle incisioni,
il polistrumentista Garth Hudson, della Band, è presente
nell’album dei Gang.
I Gang, liberi per scelta da pastoie discografiche, hanno fatto
ricorso al crowfunding, con successo, visto che la modesta cifra
richiesta è giunta decuplicata, consentendo di aggiungere
a idee e passione, i giusti mezzi e persone.
Gli
album dei Gang, tutti, non sono mai buttati lì, spesso
a prescindere dal ritorno economico, in questi quindici anni senza
inediti i fratelli Severini non sono mai scomparsi dalla scena,
hanno accompagnato Biacchessi in uno spettacolo di denuncia, hanno
partecipato a opere di mille altri artisti, hanno continuato a
rappresentare in musica la coerenza delle idee, il rispetto della
vita, la sensibilità globale, la necessità di ricordare
in tempi di labili segni, la forza di chi subisce senza stancarsi
di denunciare.
Molte
canzoni sono infatti nate dopo incontri appassionati successivi
a un concerto, a chiamate urgenti in luoghi abbandonati dal buonsenso,
a sguardi che non possono più essere dimenticati. E’
il caso di “Non finisce qui”
che ha genesi lunga, dopo incontri emozionanti con gli operai
della Breda di Sesto, in lotta per le morti causate dall’esposizione
all’amianto, inquinamento di cui sindacati azienda e amministrazioni
erano a conoscenza ma che l’interesse comune invitata a
tacere. Storia purtroppo diffusissima in questo paese irrispettoso
del territorio e di chi lo abita, basta pensare all’Ilva
di Taranto: “un lavoro, il meno peggio / se ti prendono
per fame / prima o poi ti fanno ostaggio… / quella fabbrica
mio padre / la ingoiò tutta d’un fiato / ferro e
fuoco fuoco e ferro / e polvere d’amianto / prima ti avvelena
il sangue / poi diventa cancro”.
La fisarmonica di Garth Hudson si rincorre con il piano nella
quieta ballata “Ottavo chilometro”,
che parte dai racconti e dai libri di Wilfredo Caimmi, un partigiano
delle Brigate Garibaldi, uno di quei personaggi che è impossibile
dimenticare. Nel 1990 a seguito della rottura di una tubatura
gli trovarono dietro un intercapedine della sua casa fucili e
mitra, conservati in attesa di una possibile rivoluzione! Partigiani
una volta, partigiani per sempre. La cosa gli costò sei
mesi di carcere.
E’ un rock drammatico quello di “Perché
Fausto e Iaio?”, con un acido solo di chitarra,per
un quesito che dal 18 marzo 1978 continua a tornare, perché
la memoria ritorna, deve ritornare, fino al giorno in cui giustizia
sarà fatta. Quel giorno due ragazzi del Leoncavallo furono
freddati in una vera e propria esecuzione, cui seguirono depistaggi
e la morte del giornalista dell’Unità Mauro Brutto
che forse s’era avvicinato alla verità.
Dall’incontro con il padre di Gabriele Moreno Locatelli
nasce “Più forte della morte è
l’amore” (Cantico dei Cantici), con
il supporto della sezione fiati della E Street Band, e coro. E’
un’altra memoria lenta, che gronda lacrime e sangue, in
ricordo del giovane aderente ai Beati Costruttori di Pace, a Sarajevo
per aiutare in una situazione disgraziata, ucciso sul ponte da
un cecchino:
"Vieni all’alba, all’ora prima / vieni nell’ombra
della sera / nel buio e nel dolore / l’Amore tuo non muore
/ più forte della Morte è l’Amore”
E’ l’orchestra Pergolesi a tessere le trame tristi
e delicate de “Gli angeli di Novi Sad”,
ambientata ancora nei Balcani, per quella sporca guerra che demonizzò
la Serbia, fino ai vergognosi bombardamenti che partivano dall’Italia,
a distruggere città e ponti, a creare confini.
Travolgente e da cantare tutti insieme è “Alle
barricate” dedicata alla città di Parma,
unica resistente ai fascisti che dovettero rinunciare a occuparla
nel 1922. E anche qui un cerchio si chiude rimandando al Barricada
Rumble Beat degli esordi, perché i Gang, da quelle
barricate, non sono mai scesi. Più combat rock di così
non si può.
Una preghiera è “Mare nostro”, quasi
marziale, segnata dal mandoloncello di John Egenes, drammaticamente
attuale, mentre il Mediterraneo è seminato dallo strazio
dei migranti: “Mare nostro portali a riva / prima che muoia l’ultima
stella / prima del cambio di guardia / che non li veda la sentinella
/ e la riva non sia galera / né manette né foglio
di via” “Nino”, successiva
alla visita della casa natale di Gramsci, lo immagina bambino,
affacciato alla finestra sul cortile, e il cantato non può
essere altro che la dolorosa constatazione di una sinistra perduta,
dimentica di un pensiero forte e ancora di fondamentale attualità:
“…vanno in onda ogni sera / ma sull’acqua non
sanno più camminare / fanno i conti solo con il mercato
/ e del partito hanno fatto un affare”
E invece “comunista è chi ferma la mano che alza
il bastone / comunista è la terra che c’è
/ oltre ogni nazione”
La potente e nera “Nel mio giardino”
ha ancora il supporto fondamentale dei fiati della E Street, e
precede “Mia figlia ha le ali leggere”,
piena di speranza e di visioni positive, e ne abbiamo bisogno,
perché le prossime generazioni non meritano il mondo che
gli stiamo preparando, il lavoro non è finito, dobbiamo
restare all’erta, sempre sulle barricate.
E’ un album ricco di canzoni forti questo “Sangue
e cenere”, facile da memorizzare, adatto ai live,
che è poi la dimenisone vera dei fratelli Severini, il
palco e la platea partecipe che canta tutti i brani, la musica
travolgente e passionale e la parola che scalda gli animi, con
la spontanea capacità di comunicare sentimenti di giustizia
e libertà, che risvegliano cuori e gambe, e la voglia di
non arrendersi, mai.
Da qui fino all’eternità.