Ospiti: Elena Ledda • Jacopo Albini • Filippo
Ansaldi • Christian Thoma • Mauro Palmas •
Umberto Fantini • Maurizio Redegoso • Manuel Zigante
• Pietro Numico • Luca Curcio • Gilson Silveira
Credits:
Produced by Duo Bottasso in 2014
All arrangements by Duo Bottasso
Recordings and Mixing by Carlo Miori and Duo Bottasso at Only
Music Studio
Edits and Mastering by Carlo Miori at Only Music Studio
Graphic Design by 3ma Studio
Photos by Dario Dusio
Printed by Visage Music s.a.s.
Distributed in Italy by Materiali Sonori
Diatonic accordion MAS by Castagnari
Duo
Bottasso
"Cosa faresti se non avessi paura?" Autoprodotto / Visage music- 2014 Reperibile ai concerti
Tracklist
01
Cosa
faresti se non avessi paura?
02
Diatofonia
N.7
03
Reina
[Simone Bottasso, Maria Gabriella Ledda]
04
Monkerrina
05
Bourrée
[trad.]
06
Receita
de Samba / Scottish sfasà [Jacob do Bandolim, Silvio
Peron]
07
The
rose of Raby / Incantata [Dave Shepherd / Nicolò Bottasso]
08
Crescendo
09
Magicicada
La musica
occitana, diffusasi coi trovatori del basso medioevo dalla Francia
meridionale a tutto il Nord Italia, gode ancora particolarmente
in Piemonte e in Val d’Aosta di seguito e attenzione, di scuole
e di rimandi, procurandosi occasioni in feste tradizionali e festival.
Nella stessa Torino ogni primo mercoledì del mese il ballo
tradizionale invade il centro, Piazza Carlo Alberto, e sorprende
la massiccia presenza di giovani affascinati dalle movenze e dai
ritmi degli avi. Dal dopoguerra sono arrivati alla notorietà
decine di formazioni di revival e contaminazione, fino agli attenti
anni 70, consentendo anche quel lavoro certosino di ricerca e documentazione
che ha consentito di fissare su nastro canti rari e varianti di
ballo altrimenti destinati all’oblio. Cito in disordine Donata
Pinti, Ariondela, Lou Dalfin, La Lionetta, Canto Vivo, Ciapa Rusa,
Ariondassa, Compania di Musicant d’Alba.
Da Boves, Bueves in occitano, arrivano al disco d’esordio
i due fratelli Bottasso, e che esordio! Anni e anni di studio attento,
continua ricerca, profonda passione e una curiosità illimitata
hanno condotto questi due baldi all’elaborazione di un progetto
sonoro originale, ricco, maturo, capace di amalgamare con raro equilibrio,
in 9 composizioni sorprendenti, tanto le radici di un territorio
che non ha mai dimenticato la grande tradizione ancora viva e partecipata,
quanto le influenze e le modalità migliori dall’immenso
magma musicale che la globalizzazione mette a portata di orecchie.
Simone
e Nicolò, rispettivamente all’organetto e al violino,
ma sono diplomati anche in flauto e tromba, hanno un curriculum
enorme, ingrossato via via da esperienze e collaborazioni sostanziali,
all’estero e in Italia, da Marc Perrone a Riccardo Tesi (con
Tesi e Filippo Gambetta il trio d’organetto "Triotonico"),
da Raphael Maillet a Paolo Fresu, raggiungendo, già prima
dell’esordio discografico, alti riconoscimenti professionali
e l’elogio strameritato dei grandi. Il tentativo, nobile e
riuscito, è stato quello di dare, all’immenso patrimonio
tradizionale, ormai affrancato all’oralità, ma certamente
cristallizzato nelle sue forme revivalistiche, un nuovo corredo
che consentisse nuovi orizzonti musicali, innestando su suoni consueti
timbriche originali e stimolanti. Obiettivo raggiunto in pieno.
Così
l’organetto diatonico e il violino si fondono con l’elettronica
e i campionatori, le percussioni brasiliane si affiancano alla
voce mirabile di Elena Ledda, la semplicità tradizionale
si amalgama alla complessità compositiva jazzistica e l’improvvisazione,
il Mediterraneo incontra la Scandinavia, senza assemblaggi posticci,
senza forzature, senza eccessi, con semplice poliedrica omogeneità.
All’originale gig irlandese “Cosa faresti
se non avessi paura?”, rielaborata con loop
station e le percussioni di Gilson Silveira, con splendida coda
anche vocale, segue “Diatofonia N.7”
che vola in Scandinavia con un prototipo di organetto ideato dai
due fratelli, e un violino perfettamente amalgamato ai soffi,
senza protagonismi.
“Reina”, un classico della
Val Varaita, è resa splendidamente nella versione in contrafactum
in sardo di Elena Ledda, su testo della sorella Maria Gabriella,
con Mauro Palmas al liuto cantabile, brano che si adagia magicamente
sulla tradizione dell’isola e acquista armoniche cadenze
arabe:
In
cuss’ora di alligria
De biancu fiat bistia
“Bai cun Deus, sa prenda mia
Dònnia beni a ti gosai”
Milli arrugas de pigai
pagu vida de lassai
milli istocus de nci cravai
in su petus de mamai
Nemus t’at a arregordai
chen’’e alentu po istimai
chen’’e coru’e perdonai
chen’’e fogu ‘e ingennera
Peddi lisa e purpurina
a lugori ‘e friscas neas
as a essi in cussas seas
de dònni’ òmini reina
As a tenni in dònnia terra
Genti istrangia de imprassai
E de celu cudda perra
Dd’ as a podi tramudai
Chen’’e tenni timoria
Sposa noa de àturu rei
Chi fieli a un’atra lei
T’at a bolli sèmpiri bia.
In
quel momento d’allegria
era vestita di bianco
“Vai con Dio, gioia mia,
ti auguro ogni bene”
Mille strade da prendere
poca vita da lasciare
mille lame da conficcare
nel petto di una madre
Nessuno ti ricorderà
senza coraggio per amare
senza cuore per perdonare
i senza fuoco per generare
Pelle di porpora e velluto
respirerai nuove albe
sarai in quelle alture
di ogni uomo la regina
Avrai in ogni terra
f orestieri da abbracciare
e quella metà del cielo
potrai infine cambiare
Senza avere paura
nuova sposa di un altro re
che fedele a un’altra legge
ti vorrà sempre viva.
Tra
jazz e folk scorre “Monkerrina”,
seguita dalla suite ballabile tradizionale occitana di “Burrèe”,
e dal Brasile di “Receita de Samba”.
L’ultimo trittico segue un proprio discorso legato al titolo
dell’opera, passando dal primo brano in assoluto suonato
dai due fratelli, la delicata mazurka “The Rose
of Raby / Incantata”, seguita da “Crescendo”
bella composizione jazz di Simone per un ensemble di undici elementi,
fiati, corde, percussioni e organetto, lirica e complessa, completata
da “Magicicada” musica che
apre verso nuove ulteriori aperture musicali, per un viaggio appena
iniziato e già così ricco di variazioni, sollecitazioni,
richiami, attrazioni.
Il riferimento del titolo è a questo insetto che, dopo
aver vissuto 17 anni sotto terra in forma larvale, nel rigoglio
dell’estate scopre luce e suoni risalendo le cortecce degli
alberi per trasformarsi in cicala. E’ un sotteso augurio,
quello di restare sempre curiosi e pronti a una nuova trasformazione,
anche quando il tempo monotono sembra negare nuove possibilità.