| Il
cuore nero del Midwest
di Erica Arosio
Il Midwest di Tracy Letts autore della pièce
da cui è tratto il film assomiglia molto al sud di
Tennessee Williams e con quello assieme al clima torrido divide
le atmosfere torbide, il gusto del melodramma e i segreti
sepolti nel cuore nero delle grandi e piccole dinastie.
In una casa sperduta nelle campagne dell’Oklahomadei
vivono il patriarca, il poeta Beverly Weston con la moglie
Violet. Lui beve, lei si imbottisce di psicofarmaci e ha un
tumore. Le tre figlie, ciascuna col proprio carico di dolore
e di figli, li raggiungono per una riunione di famiglia che
si farà sempre più nera durante la quale, anche
quando si pensa di avere toccato il fondo, continueranno ad
affiorare i segreti più irraccontabili. Ritmo perfetto,
attori da urlo, dialoghi taglienti più di una lama.
Grandissimo cinema.
E scena dopo scena, ti innamori di tutti gli attori. Ti commuovi
al volto rugoso dell’ex bellissimo Sam Shepard, il patriarca,
poeta ubriacone che non smette di accapigliarsi con la moglie
e esce di scena presto, forse affogato, forse suicida. Nulla
puoi aggiungere alla bravura di Meryl Streep, se non la madre
più crudele apparsa mai sugli schermi, sicuramente
a un piazzamento alto. Non ha riscatto, non ha generosità,
la sua rabbia sorda si versa senza preferenze sulle tre figlie,
ognuna crudelmente colpita nel suo punto più vulnerabile.
Pensi che l’ex Pretty woman Julia Roberts è un’attrice
di razza, la ammiri senza trucco, donna di mezza età
che dalla madre ha ereditato la durezza ma non si rassegna
a soffocare gli ultimi sussulti di generosità. Ritrovi
la nevrotica (anche nella vita) Juliette Lewis che alla riunione
di famiglia è accompagnata dall’ultima conquista,
un bellimbusto pronto a combinare qualche guaio. E via di
seguito, con un di più a Chris Cooper, uno dei generi
di Violet che non si vuole arrendere alla perfidia di quei
parenti serpenti. Neppure le giovani generazioni ce la faranno
però a salvarsi l’anima.
Il gusto amaro del melò
Bravi, bravi, bravi a non essersi lasciati vincere dalla tentazione
di fare teatro filmato: I segreti di Osage County coi suoi
campi a perdita d’occhio, con una serrata dialettica
fra i claustrofobici interni e le fughe, coi suoi nervosi
movimenti di macchina è cinema della miglior qualità.
Resta invece teatrale con decisi debiti a Tennessee Williams
la storia, che trasporta in un passato emotivo, privo di computer
e cellulari, tutta la vicenda. Si sgombra via la tecnologia
per non intralciare l’abisso delle anime, la ricostruzione
dei rapporti, la ricerca di quelle radici che anche quando
le rimuovi tornano prima o poi a reclamare la loro parte.
C’è odore di sesso sprecato male, di incesto,
di tradimenti e menzogne. I conti non potranno mai quadrare
e anche quella fuga a cui tutti i personaggi anelano, sia
mentale che reale (quante volte vediamo nel corso del filmauto
che ingranano le marce per scappare lontano dall’incubo?),
lo spettatore sa che tutti rimarranno segnati a vita.
Le
frasi: “Vorrei sapere chi è quello stronzo
che vedendo questo deserto ha pensato di piantarci una bandiera”
(Barbara Weston - Julia Roberts)
“E’ dura essere sposati” (Chris Cooper)
“Grazie a dio non conosciamo il futuro, altrimenti chi
si alzerebbe dal letto?” (Barbara Weston - Julia Roberts)
“Alcuni uomini in tarda età conservano una certa
prestanza e una stanca virilità” (Violet Weston
- Meryl Streep)
“La verità è che non posso competere con
una donna più giovane” (Barbara Weston - Julia
Roberts)
Perché
vederlo: perché è un classico, robusto,
perfetto grande film. |