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“lei” non visse felice e contenta
di Erica Arosio
A voler essere cattivi, viene in mente “Io e lui”,
il modesto romanzo di Alberto Moravia che ai tempi della sua
pubblicazione, nel 1971, suscitò un contenuto scandalo.
Ovvio che Lars von Trier voli molto più in alto, con
ambizioni filosofiche e quasi teologiche, ma alla fine, se
vogliamo ridurre Nymph( )maniac alla sua essenza, il film
si riduce alla storia di “Lei”. Provocatoria e
interessante nella prima parte, inutilmente disturbante, fino
a sterzare sul banale, nella seconda. Una summa erotico-delirante
sulla sessualità femminile, in prospettiva fisiologico-anatomica
costruita attraverso un’ossessivo sguardo maschile in
bilico fra il voyeurismo e la guerra al politicamente corretto.
Un’occasione sprecata e troppa furbizia sul piatto.
Il sesso Ground zero
Che cos’è Nymph( )maniac? Una sineddoche, ovvero
il tentativo di definire il tutto attraverso una sua parte:
la protagonista infatti è raccontata solo attraverso
il suo organo sessuale. Non la sua sessualità, che
è qualcosa di più profondo e complesso, ma proprio
attraverso un pezzo di carne scoperto, riempito, esibito,
rimirato, offerto, svenduto, violato, torturato, titillato,
coccolato, umiliato, sfregiato per la bellezza di cinque ore
e mezzo (la versione integrale tanto dura) o, per i meno militanti,
spalmato in due parti di 110 e 122 minuti. L’approccio
è autoriale e non poteva essere diversamente visto
che alla regia c’è uno dei più grandi
registi europei e che tale si conferma. Cominciamo dalle cose
belle. Ha il marchio del cinefilo la rigorosa divisione della
storia in 8 capitoli, una struttura debitrice di tanto cinema
del passato, Godard in testa, gli attori sono tutti bravissimi
(alcuni anche assai coraggiosi nel loro mettersi in gioco
senza riserve). I dialoghi sono altalenanti, ma alcuni sono
stellari. La palma va ai venti minuti affidati a Uma Thurman
(nel primo volume) nei panni di una moglie abbandonata che
si catapulta coi figli a casa della ladra di mariti, inscenando
un crescendo paradossale e tragico, virato in chiave ironica.
Da Oscar. Nel secondo capitolo il dialogo ironico è
invece nelle mani, o meglio nei supermembri eretti, di due
negroni che dovrebbero soddisfare una triste Joe, in piena
crisi di frigidità. Qualcosa non funziona e i due iniziano
a discutere nella loro incomprensibile lingua tribale, probabilmente,
insinua il regista, perché in certe situazioni gli
uomini si trovano anatomicamente troppo vicini e occorre stabilire
delle gerarchie. Il conflitto non si risolve e i due stalloni
abbandonano il campo con un nulla di fatto. A parte questi
due intermezzi, la cifra del film si assesta sul tragico.
Fin dall’inizio. Infatti si apre con Charlotte Gainsbourg
madida di pioggia, pesta, a terra, in un vicolo buio. La soccorre
un uomo che la porta a casa, diventando l’interlocutore-commentatore
della storia che lei inizia a raccontargli. Un alter ego del
regista?
Difficile dividere in due capitoli
Risulta molto difficile parlare del film dividendolo in due
capitoli, perché la storia è decisamente un
corpo unico, un calvario blasfemo di un sesso intorno al quale
c’è casualmente una donna che procura a volte
del piacere, ma mai una vera gioia e soprattutto dal quale
non sgorga mai nessun tipo di comunicazione. La ninfomania
della protagonista si traduce in indifferenza e solitudine.
Le stazioni mistiche che Joe percorre compongono un ventaglio
di situazioni limite, dal viaggio in treno di lei adolescente
in gara con un’amica su chi si farà più
uomini a incontri compulsivi con maschi di tutte le possibili
varietà e possessori di tutti i possibili tipi di pene
(e non ci riferiamo a sofferenze esistenziali ?)) e tutti
ugualmente indifferenti alla protagonista, al punto che decide
se continuare o no le relazioni lanciando i dadi.
Ma si innamora mai Joe? Sì, del primo ragazzo con cui
fa l’amore (il loro primo incontro ha la sovrimpressione
di 3+5, a significare l’azione di lui, tre colpi davanti
e cinque dietro. Fine) e che rincontrerà più
volte nel corso della storia. Ed è proprio con lui
che Joe smetterà di provare piacere (il matrimonio,
lo si sa, è la morte del sesso e questa è solo
una delle molte banalità che affliggono il secondo
volume). La strada per ritrovarlo è più che
mai spinosa, non le servirà collezionare maschi pericolosi
e non risolverà il problema neppure il sadomaso, che
occupa un lungo spazio nella seconda parte, unico intermezzo
antinaturalistico in un film che pratica un realismo forsennato
per quasi tutta la sua lunghezza. L’uomo della violenza
(magnifica la scelta dell’ex ragazzino di Bill Elliot)
è una sorta di medico che “cura” donne
tristi in un edificio che se non è un ospedale molto
gli somiglia. Il regista indulge più del dovuto, più
del sopportabile e senza francamente un motivo sensato nel
mostrare natiche massacrate da 10, 40 e più frustate,
spiegandoci subito dopo che i numeri non sono casuali, ma
hanno un’intrinseca giustificazione evangelica (le frustate
di Cristo, date a sequenze ripetute di 13 e via discorrendo…..).
Non bastano però le perle filosofiche e teologiche
che il regista spruzza qua e là a riscattare un film
che ha più difetti che qualità. La sua parte
migliore è probabilmente il manifesto in cui tutti
gli attori mimano l’espressione dell’orgasmo (sebbene
Meg Ryan in Harry ti presento Sally resti insuperabile).
Le
frasi: "Mia madre era il classico tipo di donna
fredda e stronza” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Ho scoperto la mia fica quando avevo due anni”
(Joe - Charlotte Gainsbourg)
“In palestra, a scuola, mi arrampicavo e rimanevo a
lungo con la corda stretta fra le cosce. Ricordo ancora la
sensazione” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Quando venne creato il frassino, gli altri alberi erano
invidiosi” (il padre di Joe a lei bambina)
“Ho scoperto il mio potere come donna e l’ho usato
senza alcuna considerazione per gli altri” (Joe - Charlotte
Gainsbourg)
“Sono il tipo che si taglia le unghie prima della mano
destra. Chi inizia dalla sinistra sono le persone più
spensierate, perché scelgono prima le cose più
semplici” “Io inizio dalla sinistra. Perché
io scelgo sempre il piacere per primo” (dialogo fra
Joe e Seligman-Stellan Skarsgård)
“L’ingrediente segreto del sesso è l’amore”
(Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Su cento delitti compiuti per amore, uno solo è
compiuto per il sesso” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“L’amore è cieco. No, è peggio:
l’amore distorce le cose” (Joe - Charlotte Gainsbourg)
“Se unisci tutti i prepuzi tagliati nella storia, copri
un distanza da qui a Marte e ritorno” (Joe - Charlotte
Gainsbourg)
“E’ come se tu perdessi la voglia di leggere”
(Joe - Charlotte Gainsbourg spiega a Seligman-Stellan Skarsgård
cosa significa non riuscire più a raggiungere l’orgasmo)
“La Chiesa occidentale è la Chiesa della sofferenza,
quella orientale, la Chiesa della gioia” (Seligman-Stellan
Skarsgård)
Perché
vederlo: vederlo? Sì, se volete partecipare
alle discussioni che di sicuro susciterà.
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