Ci siamo. Domenica notte chi ne avrà voglia potrà
seguire dalle 22.50 la diretta da Los Angeles su Sky.
Oppure guardare ben riposato i giornali o la rete lunedì,
opzione che non difetta di saggezza.
Togliamoci subito il pensiero: ebbene sì, questa
volta l’Italia potrebbe davvero farcela. Campanilisticamente
sono contenta per Paolo Sorrentino,
ma credo che il successo oltre confine di La grande
bellezza risieda in qualcosa che a me non piace e cioè
quello sguardo vagamente folkloristico sul nostro Paese
che incontra sempre il favore degli stranieri, in particolare
degli americani. Comunque, ben venga un po’ di
gentilezza per un cinema scalcagnato come quello che
fiorisce e più che altro sfiorisce sulle italiche
sponde.
Passiamo alle cose serie e ai bei film
Si agita nelle retrovie "Gravity",
opera rarefatta e coraggiosa nella sua essenzialità,
ma credo che farà incetta solo di premi tecnici.
"American
hustle "
Il mio Oscar del cuore va a American Hustle, cinema
cinema, strabordante idee, energia, creatività.
E divertimento. David O’Russell è forse
il migliore fra le nuove leve made in Usa. Credo però
che a vincere sarà "12 anni schiavo",
un premio “civile” che lava la coscienza
yankee a un film comunque di spessore (si potesse dare
miglior film a American Hustle e miglior regista a Steve
McQueen sarebbe perfetto)
Pescare
le Star
Per la migliore attrice non c’è storia:
come non premiare Cate Blanchett che
in "Blue Jasmine" è…
semplicemente perfetta. Come se Woody Allen avesse indossato
una pelle di donna e avesse deciso di raccontarsi. Certo,
la Meryl Streep di I segreti di Osage county è
magica, ma… ha già avuto nella sua vita
tutti i premi del mondo… Avrebbe senso aggiungerne
un altro? Sì, ovvio che sì, se c’è
una competizione, ma… vero che anche la Blanchett
non sarebbe al primo Oscar… Insomma, le donne
della cinquina sono (quasi) tutte straordinarie, Blanchett,
Streep, Amy Adams (American Hustle), e Judi Dench (Philomena).
Metto in panchina Sandra Bullock (Gravity). Sono solo
io a trovarla insulsa? Non solo mi chiedo come continui
a girare film, ma anche perché diavolo qualcuno
le abbia dato retta quando ha iniziato. Mah, forse fisime
solo mie, mi sfuggirà qualcosa di cruciale.
I
comprimari: clap clap clap
Jared Leto en travesti in Dallas Buyers
Club non ha rivali: la statuetta è già
sua.
Per le gentildonne, io non avrei dubbi e chiamerei sul
palco Julia Roberts. Non è mai
stata così vera come in "I segreti
di Osage County".
Ma pare che Hollywood abbia deciso per un premio politicamente
corretto, Lupita Nyang’o, la
schiava vessata di 12 anni schiavo. Stiamo a vedere.
Non vi annoio coi premi minori. Solo una parola su quelli
alla sceneggiatura. Per l’adattamento ho adorato
"Philomena", mentre per quanto
riguarda le sceneggiature originali "American
Hustle", "Blue Jasmine" e "Nebraska",
li metterei alla pari sul podio.
In
conclusione: un’annata niente male. Il cinema
americano è in ottima salute, vive, lotta e crea
insieme a noi.
Il
miglior attore? Bruce Dern
Per il miglior attore sarebbe bello riconoscere (ora
o mai più… ) la bravura di Bruce
Dern in "Nebraska",
un modo per portare sul palco anche il film, ma tutta
Hollywood sembra schierata con Matthew McConaughey,
decisamente bravo in Dallas Buyers Club, ma ancora di
più nei dieci minuti in cui tiene testa a Leonardo
DiCaprio in Il lupo di Wall street. Vedo poche speranze
per il povero DiCaprio: ne deve scorrere ancora di acqua
sotto i ponti e i teatri di posa prima che raggiunga
l’età di Bruce Dern. Mi piace molto anche
Christian Bale, ma se premiassero American Hustle, comprenderebbero
anche lui, visto che il film di David O’ Russell
è essenzialmente un lavoro di gran cesello attoriale.
Sopra: Bruce Dern in "Nebraska" - Sotto "12
anni schiavo"