"Fibrillante",
parte con un titolo forte il nuovo album in studio del cantautore
milanese.
Primo album di inediti degli ultimi 15 anni. Carico ed energetico,
quasi come Diesel
Tweet
di
Giorgio
Maimone
28/01 - "E' il mio primo inedito
in italiano in 15 anni. Perché avevo smesso? Perché
si era esaurita la spinta propulsiva che mi aveva spinto
a iniziare. Il ruolo mi pesava: fare il "Finardi"
mi era diventato estremamente stretto mi sentivo come quelli
che a Disneyland vanno in giro vestiti da Topolino. Essere
un cantautore per un musicista in fin del conti è
come essere agli arresti domiciliari. Si finisce col cantare
sempre le stesse 30 canzoni... Chi le ha 30 canzoni ...
molti ne cantano uno o due per tutta la vita".
E' un Eugenio Finardi estremamente carico quello che martedì
28 gennaio presenta alla Santeria di Milano il suo nuovo
album "Fibrillante", ennesimo lavoro di una carriera
ormai molto lunga, ma, a sopresa, un album vivo e vitale
e, per molti aspetti, esplosivo.
"Sono
42 anni che faccio questo mestiere - spiega l'Eugenio
- e avevo un po' perso la bussola, la voglia di fare.
Quando, anni fa, a Recanati ho incontrato Francesco Di Giacomo
e Marco Poeta mi hanno invitato a fare assieme a loro il
disco del fado, "O
fado" è
stato una vera liberazione. Ho capito che la gente, il pubblico,
mi accettava anche se non facevo "Extraterrestre".
Poi ho fatto "Anima
blues", un disco che considero
ancora oggi tra i miei migliori, ma che nessuna casa discografica
ha voluto. Così ho dovuto fondare una mia etichetta
ma il disco è andato molto bene, con una lunghissima
serie di concerti. Poi c'è stato il disco su Vitsovsky,
"Il
cantante al microfono", che
mi ha fruttato un targa Tenco. Quindi c'è stato un
disco un poco trascurato come "La storia del
piccolo sarto" che abbiamo portato alla Scala,
raddoppiando l'anno successivo con un progetto di Carlo
Boccadoro. Salire su quel palco è stata una grande
emozione. Il punto più alto della mia carriera".
"Sì, mi sono lasciato andare, mi sono sentito
libero, fino a iniziare un progetto di jazz che per adesso
è accantonato, ma vedrà la luce prima o poi.
E ora arriviamo a "Fibrillante". In via del Drosso
a Torino, in una zona profondamente operaia, ci siamo chiusi
a provare e sono nati sei semi musicali che ci siamo vomitati
addosso, fino a farle diventare canzoni, dopo un brainstorming
molto produttivo. A quel punto mi si è scatenata
dentro una tempesta tiroidea. Non è un modo di dire:
si sta male. E' una malattia potenzialmente letale. Le tempeste
tiroidee portano a pianti, tremori, deliri e io ne vado
soggetto. E lì devo dire che Giovani Maggiore, che
potrebbe essere mio figlio come età, molto paternamente
ha capito lui il mio stato che è però anche
uno stato molto produttivo e creativo e mi ha aiutato a
mettere a fuoco i miei deliri, le mie sofferenze per questa
fase che sta vivendo il mondo".
"La tempesta tiroidea causa anche crisi di fibrillazione
atriale e da lì è nato il titolo e la canzone
guida di questo album che sembra una canzone d'amore, ma
che ê la cronaca fedele della mia patologia. Così
mi hanno ablato la tiroide, mi hanno fatto le radiazioni
... Ma non brillavo la buio. Poi mi hanno fatto.a cardioversione
atriale, quella che vedete nei film quando dicono "Libera",
ma non funziona cosi. Pero è stato bellissimo perché
ti addormenti malato e ti svegli che ti faresti l'infermiera".
"Da
tutto questo brodo di cultura è nato il disco: suonando
tutti assieme, dal vivo, come fosse un concerto, in Val
di Susa abbiamo fatto i provini, ma sarebbe meglio dire
le basi, di 14 o15 canzoni. Molte parti travasate nel disco
derivano proprio da quei provini, anche molte tracce della
voce . Le basi le ho fatte sentire a Max Casacci, con cui
avevo già collaborato a "Nuovo umanesimo",
il brano presente su "Sessanta"
che
considero la canzone madre di questo album! la prima che
racconta questo nuovo medioevo in cui pochi principi detengono
il potere e i vassalli seguono a capo chino. Max si è
appassionato al progetto, perché gli è sembrato
di risentire il Finardi di un tempo. A quel punto il progetto
era del tutto autoprodotto, assieme ai musicisti che hanno
partecipato al lavoro, ma così siamo diventati soci
anche di Max, perché non avrei mai potuto permettermi
di pagarlo, visto il suo valore".
Prende
la parola Max Casacci e ricorda che quello di Finardi "è
stato il mio primo concerto. Avrò avuto 16/17 anni
e mi hanno portato a sentirlo. Era un momento in cui frequentavo
con egual costrutto la sede di Lotta Continua e l'oratorio,
ma sostanzialmente per avere qualche occasione in più
di suonare delle chitarre elettriche. Finardi è stato
quindi un punto di partenza ed ho accettato con entusiasmo
di seguire questo lavoro. Ci sono stati anche momenti divertenti
in cui noi, io e la band, dicevamo "Senti quanto è
Finardi questo!" e Finardi era lì con noi! Il
nostro lavoro è stato di spingerlo a confrontarsi
con sè stesso, lui temeva di non essere più
in grado. Ma ovviamente non era vero. Eugenio poi era tra
i pochi a usare gli strumenti: ti sbatteva in faccia un
Fariselli che ti faceva il soul di Diesel. E ora questo
"Fibrillante" è un album di Finardi, una
sintesi di alcuni linguaggi che si sentono in gruppi caposcuola
di questo momento, con le canzoni classiche di Finardi.
Ho voluto abbinare i Perturbazione in due brani, perché
potevano bene entrare in quel sound e Manuel Agnelli che
è il più simbolico dei musicisti milanesi
della sua generazione. Abbiamo anche chiesto a Fariselli
di partecipare per ricreare quel sound. Il cast scelto,
secondo me, rappresenta bene quello che emerge dal disco".
Giovanni
Maggiore ha coperto un ruolo duplice: chitarrista e co-autore
dei testi. Dice Finardi: "Siamo qui sul palco,
a presentare questo disco, tre generazioni: il padre, il
figlio e lo spirito santo. Anche se io molto santo non sono
né mi sento. Se torno indietro, io per loro sono
quasi quello che poteva essere un Duke Ellimgton per me.
Ho l'età dei loro genitori, sono un classico. Tra
l'altro sono tre anni oggi dal nostro primo concerto insieme
e sono felice di aver trovato dei musicisti che con gioia
cercavano di ricreare esattamente quel sound degli anni
70".
"Siamo
partiti da mondi molto differenti - spiega Giovanni Maggiore
- dalla musica classica che per noi che sono i Led Zeppelin
o Finardi. Con Eugenio però si parla anche di lavori
che escono ora , di artisti che hanno 20 anni e che lui
apprezza. Mai avrei pensato di scrivere un disco con Eugenio
e di comprodurlo con Casacci. Mi ha colpito la sua indignazione,
quella che percepisco anch'io quando le cose non vanno.
Quel tipo di rabbia io la rivolevo perché era il
punto di forza dell'Eugenio di allora".
"Voglio
ricordare tra i collaboratori anche Vittorio Cosma, con
cui ho scritto "Le donne piangono in macchina",
riprendendo un'idea che ci girava in testa da almeno dieci
anni. Mario Luzzatto Fegiz dice che è una specie
di "Quello che le donne non dicono 2"? Eì
vero, ci sono artisti, come Ivano Fossati, come Ruggeri
e anche come me che riescono a mettersi dalla parte di una
sensibilità faminile. Così in questo disco
c'è una parte femminile, quella più riflessiva
e una parte rock più maschile. Fariselli, ha detto
Tofani scherzando, ha fatto il suo solito assolo che fa
da trent'anni, ma non è vero. Fariselli interviene
sul pezzo che chiude il disco e che chiude anche il cerchio.
Un pezzo molto Cramps: siamo partiti dall'improvvisazione,
con delle chitarre molto alla Robert Fripp: un pezzo dove
io recito e dopo il secondo ritornello ho gridato Area e
loro sono partiti con un"improvvisazione perfetta,
su cui non poteva mancare l'assolo di Fariselli".
Prodotto
da Max Casacci, coprodotto da Giovanni Maggiore, arrangiato
da Casacci, Finardi e Maggiore, il disco è stato
suonato da Paolo Gambino (tastiere), Claudio Artinengo (batteria),
Marco Lamagna (basso) e Giovanni Maggiore (chitarre).
"Fibrilante"
Abbiamo
bisogno di scosse ogni tanto ed Eugenio Finardi ce l'ha data. "Fibrillazione"
potrà non essere un album perfetto (ma chi ce la fa a fare
un album perfetto?) ma è un lavoro coraggioso ed onesto.
Caricato della giusta rabbia, della indignazione, ma non fine a
se stessa, di quella musica ribelle che è bello ogni tanto
sentire ancora. Certo, suona molto anni '70 (il riferimento più
immediato è a "Diesel" dello stesso Finardi, ma
più in generale ai lavori della Cramps dell'epoca, agli Area
e al progressive), ma dove sta scritto che questo sia un difetto?
E' un album che sa di anni '70, ma che è stato fatto oggi
e che suona come un lavoro di oggi. Non è solo musica, ma
c'è anche quella ed è una bella soddisfazione. Ci
sono idee, concetti, parole, c'è una voce che canta e che
all'occorrenza urla o che, alternativamente, ti può accarezzare,
ma che in nessun caso mai rinuncia a pensare e a farti pensare.
Mettiamolo pure su un piccolo altare all'inizio di questo 2014 questo
"Fibrillante", perché mi sa che ne ascolteremo
pochi di album simili in una stagione che, dopo quella della crisi,
sembra caratterizzata dal ripiegamento e dalla rinuncia. Finardi
non rinuncia a nulla e non si ripiega. Provate ad ascoltare "Aspettando",
con la sua vaga aria di psichedelia: provate a meditare su frasi
come "Ho bisogno di rispetto, di pace e tranquillità,
del calore di un affetto e di un po' di serenità. Di avere
un ruolo e un posto nella società e sicurezza nel futuro".
Facciamo un salto in fondo ed ascoltiamo le parole salmodiate da
Eugenio in "Me ne vado": "Tutto cominciò
negli anni '80. Dalla fine della seconda guerra mondiale infatti
le politiche economiche e fiscali avevano diminuito le disuguaglianze
sociali, portando al più lungo periodo di crescita economica
nel mondo occidentale. Per tutti. Poi sono stati eletti Reagan e
la Thatcher. Da allora il reddito della gente comune è aumentato
solo del 2%, mentre il reddito dell'1 per mille della popolazione
è aumentato del 2600%. Vuol dire che se tu hai 100 euro in
tasca, loro ne hanno 260.000. E si stanno mangiando il mondo".
Chapeau! Merita di esseree nuovo inno di "Occupy Wall Street"
o degli indignati di tutto il mondo. Se poi consideriamo la struttura
aperta del brano, le improvvisazioni, i suoni che escono dal magico
crogiulo di Casacci ecco che abbiamo un brano che racconta il qui
e ora, l'oggi, la nostra realtà. Ma l'acme si raggiunge in
"Cadere sognare", che, secondo
quanto racconta Finardi, gli è stato ispirato dalle urla
di un disoccupato sardo del Sulcis. Brano che parte in un'atmosfera
sognante e che si accende in un urlo finale, in un crescendo di
urla di rabbia: "E grido finché vi vedrò
pagare / maiali senza il minimo pudore / e spegnere quel ghigno
che fa male / che offende e che non riesce a respirare// Ho chiuso
con la società civile / e con i vostri furbi giochi di parole
/ Che alla fine resta sempre tutto uguale / e aspetterò seduto
in riva al fiume / fino a che non vi vedrò cadere giù
/ e non tornare più". Ce n'è per tutti:
"classe dirigente di imbroglioni / sfruttatori, senza senso
del domani / senza voglia di sporcarsi mai le mani / ideologi cresciuti
alla Bocconi". Grida anche Savonarola, anzi urla: "hanno
vinto i culi stanchi / gli arrivisti, gli arroganti / che più
falsi non ce n'è / Urlo alla luna e al sole / le mie inutili
parole / che nessuno sa ascoltare / E allora ho voglia di bruciare
/ gridando a squarciagola / come Savonarola" ("Come
Savonarola"), ma c'è anche il versante
morbido. Ne avremmo da parlare tanto di "Lei si
illumina", "La Storia di Franco"
o "Le donne piangono al volante"
e lo faremo. lasciateci solo il tempo di ascoltarle al meglio,