| Erotica
è la ragione lolliana
di Gabriella
Putignano
Mi risulta difficile scrivere con sufficiente distanza
prospettica su Claudio Lolli, perché per me il cantautore
bolognese è stato ed è molto di più di
un semplice bravo artista: è un Filosofo, un Maestro,
un Compagno. E’ colui che, nella migliore forma estetica
possibile, esprime la mia Weltanschauung intrisa di sentire
tragico esistenzialista e di energica rivolta libertaria.
Le sue antiche "canzoni di rabbia" accompagnano
i miei giorni, costituiscono la colonna sonora teoretica della
mia vita, in quanto si pongono come invettive contro un mondo
di vinti e la sufficienza del già dato; si innalzano
a poesie che cantano di noi uomini, immigrati in una vita
che non abbiamo scelto, schegge temporali che non si trastullano
in una lacrimarum valle, ma esplodono, infiammate, in una
attiva e responsabile militanza.
Per queste ragioni, consapevole dell’assenza di una
dispiegata lucidità ermeneutica, il mio intento è
quello di scrivere oggi non su Claudio Lolli, bensì
a Claudio Lolli, di raccontare cosa ha significato per me
leggere il suo ultimo libro, "Lettere matrimoniali"
(Stampa Alternativa, Viterbo 2013). E’ stato –
pagina dopo pagina – un viaggio spiazzante, libero e,
soprattutto, dolce nelle ‘intermittenze del cuore’
e dell’incontrollabile attrazione fisica. Di intensa
bellezza erotica trattano queste lettere che Claudio scrive
per la sua donna, la sua amata Melania, madre dei suoi due
figli, sigillo vivente di splendore insostituibile.
Il protagonista assoluto ed incontrastato è Eros, ed
erotica è la ragione lolliana. Eros, che etimologicamente
significa desiderio, è del tutto disvelato in queste
pagine: è il desiderio che ineluttabilmente ricerca
il ‘chiasma della carne’, il patimento sensibile,
l’incarnazione sessuale. Ma è una incarnazione
che, nel contempo, tiene desto il mistero del corpo, la sua
irraggiungibilità e la sua impossibile pietrificazione.
Lolli ha difatti sartrianamente ben presente come anche nell’intrico
corporeo, nel reciproco ed estatico rapporto sessuale, non
resti alla fine nient’altro che la solitudine, la libertà
fuori portata dell’altro, la sua complessa irriducibilità.
Tuttavia questo amore – con il suo insistente riferimento
al corpo ed alle sue focose pulsioni – non deve affatto
essere inteso come l’espressione di un mero e gretto
materialismo. E’ piuttosto da una parte coraggiosa lotta
contro il muro della vergogna e di un pudore ipocrita, dall’altra
è viva consapevolezza che, quando si ama veramente,
corpo ed anima non possono stare l’uno senza l’altra.
Già Platone lo sapeva: l’eros è un fiume
di desiderio , un palpito del cuore, una corrente di vento
che si acquieta soltanto alla vista degli occhi dell’amata/o
e della sua bellezza. Per questo, è lecito continuare
con le dirette parole di Lolli: “Quando ti ho vista
venire mi è sembrato veramente che la bellezza assoluta
mi venisse incontro, senza condizioni, né possibilità
di mediazioni. O te o nessuna” . Ed ancora: “Non
sei una donna trasformabile in un oggetto di lussuria, sei,
per me, una persona inquieta che respira e sogna e, desiderando
allo spasimo il tuo corpo, desidero allo stesso tempo il tuo
desiderio, la condivisione di un piacere che ci porti, insieme,
al di là di quest’oggi meschino, almeno per un
momento, un sogno di libertà, di infinitezza, di gioventù.
Un orgasmo altrimenti cos’è?” .
Solo un amore del genere dà senso al nostro esistere,
in quanto porta davvero a compimento la pregnanza del termine
eros. Eros - lo si è già detto – significa
desiderio, ma pure domanda, appello all’altro, al punto
tale che esso ci rende inquieti, colmi della volontà
di creare qualcosa di stra-ordinario e che lasci per sempre
il segno.
Così la ragione erotica lolliana si espande: da avvolgente
implicazione carnale con la sua Melania, diviene appassionata
domanda alla realtà, appello amoroso al mondo intero
a lottare incessantemente contro la devastazione del potere
e la normalità obbligatoria. Ed è solo in tal
modo che vale la pena di vivere: nell’amore incondizionato
per un tu e nell’apertura interrogante, esattamente
quella che ci trasforma in fastidiose zanzare che non si stancano
mai di pungere, che rischiano sì la suola della ciabatta,
ma che alla fine ce la fanno a salvarsi la vita con dignità
e a costruire un mondo sulle ‘pietre di miele della
bellezza’ . Proprio come Claudio Lolli.
La
frase: «…e toccami il corpo/che freme
di rabbia e di malinconia…»
.
Da
leggere: perché le canzoni di rabbia di Claudio
Lolli costituiscono la colonna sonora teoretica della mia
vita
|