| Notti
senza contorni, notti dentro i sogni
di Giorgio Maimone
Non leggete questo libro di notte. Non leggetelo a letto se
state per addormentarvi. E soprattutto non leggetelo per niente
se soffrite di disturbi del sonno. Sebastian Fitzek, il maestro
dello psycothriller, è qui per togliervi il sonno e
precipitarvi in un incubo dai confini non ben definiti.
Ma come potrebbe essere altrimenti? Si svolge dentro il vostro
sogno. “Il sonnambulo” forse non sarà il
miglior libro di Fitzek, ma è di sicuro il più
turbato e il più torbido. Conoscete la “paralisi
notturna o ipnagogica”? E’ un disturbo del sonno
in cui nel momento prima di addormentarsi o, più comunemente,
al risveglio ci si trova impossibilitati a muoversi.
E’ angoscia pura. Il sonnambulismo è affine.
La clinofobia è la paura di coricarsi e in particolare
di addormentarsi e quindi staccarsi dalla realtà. Pensate
ora a una vicenda tutta basata su questo paradosso della vita
che si chiama sonno e sulla confusione assoluta dei piani
tra realtà e immaginazione.
Claustrofobico. E fortissimo. Il nuovo Fitzek.
La frase: "Suzan aprì ed entrò.
La scena che vide era così bizzarra che solo dopo un
secondo di paura azionò il cercapersone con il quale
venivano avvisati gli uomini della sicurezza appositamente
addestrati per quelle emergenze. – Posso dimostrarlo,
– urlava l’uomo. Stava davanti alla finestra,
i piedi immersi in una pozzanghera di vomito. – Certo
che può dimostrarlo, – rispose l’infermiera,
ben attenta a tenersi a debita distanza. Le sue parole sembravano
imparate a memoria e false, proprio perché Suzan le
aveva imparate a memoria ed erano false: ma molto spesso le
frasi fatte le avevano guadagnato tempo prezioso. Ma questa
volta non fu così. Nella relazione conclusiva, la commissione
d’inchiesta avrebbe poi chiarito che, sebbene durante
le ore di lavoro fosse assolutamente vietato, la donna delle
pulizie aveva ascoltato musica con un lettore Mp3. Quando
era sopraggiunta la responsabile del servizio per un controllo
a sorpresa delle condizioni igieniche, la donna aveva nasco
- sto l’apparecchio accanto alla doccia, nello scomparto
dei contatori dell’acqua. In quel momento critico, tuttavia,
Suzan non riusciva proprio a capire come il paziente fosse
entrato in possesso del lettore, dal quale aveva estratto
le batterie alcaline. Ne aveva in mano una deformata, l’involucro
evidentemente aperto con i denti. Suzan non lo vedeva, ma
immaginava l’acido viscoso fuoriuscire come marmellata
dai bordi taglienti. – Andrà tutto bene, –
disse nel tentativo di calmare il paziente. – No che
non andrà bene, – rispose l’uomo. –
Mi ascolti. Non sono pazzo. Ho cercato di vomitarla, ma forse
ormai l’ho digerita. Per favore, fatemi una radiografia.
Dovete radiografare il mio corpo. La prova è dentro
di me! Iniziò a urlare e non smise finché non
arrivarono quelli della sicurezza per bloccarlo. Ma era troppo
tardi. Quando sopraggiunsero anche i medici, il paziente aveva
ormai inghiottito la batteria ".
Da
leggere: Perché negarsi un incubo in più?
Quelli di Fitzek sono libri adeguati all'epoca che viviamo.
Il sano terrore di vivere. Da vivere.
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