Una
Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.
Le
BiELLE RECENSIONI
Roberta
Alloisio:
"Janua" L'andirivieni
dell'onda, passato e presente del mare di
Giorgio Maimone
Ascolti
collegati
Roberta Alloisio
Lengua serpentina
Giua
Giua
Vinicio Capossela
Marinai, profeti, balene
Max Manfredi
Luna persa
Gabriella Gabrielli
Dove il mio naufragar
Flk
Dancing Calipso
Crediti:
Roberta Alloisio (voce); Fabio Vernizzi (pianforte); Riccardo
Barbera (contrabbasso, basso); Marco Fadda (percussioni);
Michel Balatti (flatuo traverso); Roberto Izzo (violino);
Fabio Rinaudo (musette francese, tin whistle); Max Manfredi
(voce recitante); Alfredo Margiotta (voce recitante); Birkin
Tree (Daniele Caronna violino, Michel Balatti flauto traverso
in legno, Fabio Rinaudo mousette bourbonnaise; Dado Sezzi
percussioni); Partizia Merciari (fisarmonica); Piero Milesi
(violoncello); Federico "Bandiani" Lagomarsino (batteria);
Esmeralda Sciascia (voce); Armando Corsi (chitarre); Fabio
Accurso (liuti); Mario Arcari (oboe, oboe d'amore, flauto
dolce).
Prodotto da Roberta Alloisio e Fabio Vernizzi.
Produzione artistica Fabio Vernizzi.
Arrangiamenti Fabio Vernizzi, tranne "Fado del Santuario"
Armando Corsi, "Ave Maria Zeneize" di Piero Milesi,
"Donna serpente" di Mario Arcari, "Donna che
apre riviere" di Esmeralda Sciascia.
Registrato ed editato all'Apollo Studio di Genova da Federico
"Bandiani" Lagomarsino. Mixato da Marco Canepa.
Progetto grafico: Alice Passadore
Roberta
Alloisio
"Janua" Cni - 2011 Nei migliori negozi.
Tracklist
01
Gli
occhi della mia bella
02
Lanterna
de Zena
03
E
stelle do mae cheu
04
Venditrici
di vento
05
Al
pont di Mirabel
06
Ave
Maria Zeneize
07
La
monaca sposa
08
Amore
no te dubitare
09
Morettino
10
Fado
del santuario
11
Ed
or n'é chiusa la porta e la persiana
12
Donna
serpente
13
Donna
che apre riviere
Genova
è una vertigine in bilico su un'eternità di mare.
Dal forte Diamante a 667 metri di altezza, fino alla Lanterna, fino
ai ciottoli di Boccadasse, levigati dall'andamento incessante delle
onde sono discese e salite e prospettive vertiginose. Su questa
salite e discese si sono rincorse le rime di Fabrizio De André,
Ivano Fossati, Max Manfredi,
Gino Paoli, dei New Trolls e dei Delirium, acquistando ad ogni svolta
un sapore diverso, che a volte sapeva di mare, a volte di terra.
Come la cucina di quelle colline dove a un coniglio con le olive,
risponde un cappon magro, trionfo medievale di pesce, a una cima
una frittura di gianchetti, a un polpo con patate una torta pasqualina.
Cucina di terra e di mare, città di paradiso e di inferno,
di opposti frementi, di passioni indolenti. Genova è un imperativo
e un imperfetto, un movimento dell'anima per chi ci crede e un amore
che dura nel tempo per tutti gli altri.
Proprio a Genova dedica il suo ultimo lavoro Roberta Alloisio:
"Janua", con un bellissimo mare in copertina,
dove il sole spunta tra le nubi a indorare le creste delle onde.
"Janua" è un lungo canto d'amore
in 13 capitoli per la città della Lanterna. E sette di queste
canzoni sono cantate in genovese, scritte da vari autori: "Gli
occhi della mia bella", la canzone che apre l'album
è di Bruno Coli-Antonio Conte, "Lanterna
de Zena" di anonimo, "E stele do mae cheu"
(le stelle del mio cuore) è di Vernizzi-Cava, mentre le "Venditrici
di vento" appartengono alla penna (e non ci si
poteva sbagliare) di Max Manfredi, qui anche voce recitante, con
musica di Fabio Vernizzi."Al pont de Mirabel",
"La monaca sposa", "Amore
no te dubitare", "Morettino",
"Ed or n'è chiusa la porta e la persiana"
sono tutte di autore anonimo, al massimo con la collaborazione di
Vernizzi. "Fado del santuario"
ritrova la penna di Max Manfredi assieme a quella di Armando Corsi,
"Ave Maria Zeneise" di Dodero/Bozzo,
"Donna serpente" è di Arcari/Cavalli
e "Donna che apre riviere" di
Bruno Coli, tratto da una poesia di Giorgio Caproni.
L'album che ne emerge è un sorso di Pigato fresco in una
giornata estiva, un Albarola delle Cinque Terre bevuto in purezza.
E' tanto Genova, ma di quella migliore, un insieme di musiche acustiche
che sanno di tradizione popolare e di cultura, che sanno di studio,
erudizione e dei migliori frutti della lingua e della musica. "Janua"
è un disco che affascina e che emoziona, che si porta dentro
tante di quelle chiavi, in grado di aprie le porte di tutta Genova
a un ascolto che non può essere distratto, anche perché
si tratta di andare a sbirciare in casa di gente che, non sempre,
è convinta ad aprire i propri scrigni preziosi e da uno di
questi esce, di sicuro, il dittico iniziale: "Gli
occhi della mia bella" e "Lanterna
de Zena". "Passo per questo carugio
tanto scuro / la luna non lo illumina a mezzanotte /a mezzogiorno
non lo illumina il sole / gli occhi della mia bella splendono".
Belle le frasi, affascinante la musica, ma è solo ascoltando
le parole in genovese, il loro suono che ci si impadronisce del
tutto del fascino: "i euggi" sono gli "occhi",
ma sono anche qualcosa di diverso, qualcosa che suona italiano,
ma foresto, mediterraneo per l'appunto, un po' arabo, un po' sardo,
un po' portoghese. La lingua di chi, abituato a viaggiare, deve
essere in grado di parlare con tutti. .
La
voce di Roberta Alloisio è cristallina e scura, profonda
ed evocativa, in grado di suscitare sottili brividi di apprensione
e partecipazione appassionata. Viene interrotta al quarto passaggio
dalle "Venditrici di vento"
scritta da Vernizzi e Max Manfredi e recitata dallo stesso Max con
Adolfo Margiotta. "Marinai senza nostalgia / voi che sbarcate
di buona lena / di Bretagna e Normandia / a caccia di una cena /
E cercate nel vino / della bottiglia / qualcosa che assomiglia /
al vostro "piede marino" / Al passo che tenete / quando
la gamba si bilancia / mettetevi qualcosa in pancia / mangiate e
bevete". Un romanzo gotico, popolato di "gente strana",
le venditrici di vento. Che entrano in gioco dopo metà canzone,
quando il recitativo si fa canto e la malia assorbe tutto in una
delle canzoni più belle ascoltate quest'anno.
Ma le perle in questo forziere ricco si intercalano con facilità
"Al ponte de Mirabel" è
una pregiata canzone tradizionale dal fascino adamantino come pure
"Amore no te dubitare" ("che
di donne non n'è carestia"). Tra le canzoni d'autore
spicca il "Fado del santuario"
dell'inossidabile coppia Max Manfredi/Armando Corsi, ma si fa notare
anche la "Donna serpente" di
Mario Arcari.
Un album che non ha punti deboli, non ha flessioni, né ripensamenti.
Senza fronzoli, ma con molta anima, col fado tra le note, che la
Macaja profuma dei sentori speziati dei carrugi. Un disco che arriva
da Genova e gira per il mondo. Tanto, prima o poi, già lo
si sa, a Genova farà ritorno.
Ascoltarlo è farsi del bene. Un colpo di vento, una nave
che salpa, un pescatore che ripara una rete, una donna che aspetta,
uno sguardo che ti ricorda che, come diceva Fossati tanti anni fa,
quando era al suo meglio: "Chi guarda Genova sappia che
Genova / si vede solo dal mare / quindi non stia lì ad aspettare
/ di vedere qualcosa di meglio, qualcosa di più"