| Quando
Morgan sostituisce Johnny Depp
di Louise Brooks
Le due canzoni più famose dei Doors, "Light
my fire" e "The end" racchiudono come l’alfa
e l’omega la breve vita di un maudit contemporaneo,
Jim Morrison, scomparso 40 anni fa, il 3 luglio 1971, a soli
27 anni e ora tumulato nel sepolcro più visitato di
tutto il cimitero parigino Père Lachaise. Il documentario
che gli ha dedicato Tom DiCillo, uno dei migliori registi
indipendenti americani, dovrebbe essere guardato durante un
happening, un po’ come succede per Rocky horror picture
show.
Solo così i brividi e le emozioni delle immagini inedite
raccolte da DiCillo potrebbero essere vissute nel modo giusto.
Morrison che crolla sul palco, più e più volte,
ubriaco o sballato, che decide il suo look, pantaloni di pelle
aderentissimi che evidenziano il sesso, lui che costringe
la band a disdire un contratto pubblicitario già firmato:
mai e poi mai una canzone dei Doors diventerà un jingle.
Morrison che vive all’insegna della disobbedienza, ossessionato
dal padre militare che idolatrava l’ubbidienza.
Lui, il re Lucertola che si chiudeva con le ragazze nei bagni
degli stadi prima dei concerti, il trapezista Morrison, lo
sciamano che apriva le porte della percezione ma non si sentiva
mai a casa e si trascinava nel mondo ebbro di Lsd e droghe,
fra eccessi e malinconia. Il film passerà poi il 3
luglio alle 21 su Studio Universal (sul digitale terrestre)
e dal 6 luglio uscirà in dvd. Non puoi bruciare se
non ti eri prima acceso. E sul fatto che Jim Morrison si fosse
acceso, dubbi non ce ne sono.
La frase: "This is the end, beautiful friend
This is the end, my only friend, the end
It hurts to set you free" ("The end" dei Doors)
Da
vedere: per chi ha voglia di pensare ancora che il
fuoco si può riaccendere (Light my fire)
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