E sono arrivati i Palmarès. Un po' troppo americani,
no? Veramente ingiusto non avere premiato Tilda Swinton
come migliore attrice perché è incredibilmente
e totalmente brava in "We need to talk
about Kevin" (il film è stato comprato
dalla Bolero e quindi lo vedremo). La Dunst.... Boh,
è brava e a me il film è anche piaciuto,
ma addirittura da Palma mi sembra eccessivo (Chissà
se il film dopo le polemiche arriverà perché
la Bim si è tirata un po' indietro). Malick...
Certo se hai Brad Pitt che produce e viene in gran spolvero
a Cannes non puoi farlo andare a casa a mani vuote (e
sai che bel colpo per gli incassi col film già
nelle sale dovunque): ma come puoi dimenticarti di Kaurismaki?
E far salire sul palco ancora una volta i Dardenne che
hanno già vinto due Palme? Anche qui, non esageriamo.
Forse non dovrebbero più partecipare al concorso.
"Drive" (mi sembra Fox, quindi
anche questo arriva)... Non sono entusiasta del film
e della sua cupissima violenza tarantiniana, virata
al noir serio e privo di ironia. Di sicuro, però,
tutta la squadra del film, in testa regista e protagonista,
sa di cosa si parla quando si parla di cinema. E "Polisse"?
Va be', peccato veniale (il film lo vediamo, Lucky Red
l'ha comprato). "The artist"
un premio lo meritava, secondo me più un premio
della giuria, più al film che all'attore, ma
su questa Palma non dissento. Quanto al turco, è
il classico film da Festival, una forma d'arte vera
e ha senso segnalarlo. Non mi sembra che nessuno l'abbia
comprato.
L a Palma d'Oro va a ''The tree of life''
di Terrence Malick.
''The
artist'' di Michel Hazanavicius viene premiato
per la miglior interpretazione maschile a Jean Dujardin.
Kirsten Dunst è premiata come migliore attrice
per ''Melancholia'' di Lars von Trier.
"This
must be the place" di Sorrentino vince
il Premio della Giuria Ecumenica.
La
giuria ufficiale della 64a edizione di Cannes, presieduta
da Robert De Niro, ha inoltre assegnato il Gran Premio
a ''Bir Zamanlar Anadoluda'' (Once
Upon A Time In Anatolia) di Nuri Bilge Ceylan e ''The
Kid with a bike'' dei fratelli Jean-Pierre
& Luc Dardenne''.
Premio per la miglior sceneggiatura a Joseph Cedar per
''Footnote''.
Premio
per la miglior regia a Nicolas Winding Refn per ''Drive''.
Il premio della giuria va a ''Poliss''
di Maiwenn.
Nella
sezione cortometraggi in concorso, Palma d'Oro a ''Cross
- Country'' di Maryna Vroda. Il premio della
giuria a ''Badpakje 46'' (Swimsuit
46) di Wannes Destoop. Camera d'Oro a ''Las
acacias'' di Pablo Giorgelli.
Nella
sezione Un Certain Regard vincono ex-aequo ''Arirang''
di Kim Duk e ''Halt auf freier strecke''
(Stopped on Track) di Andreas Dresen. Premio speciale
della giuria a ''Elena'' di Andrey
Zvyagintsev. Premio regia a ''Be' omid e' didar''
(Au revoir) di Mohammad Rasoulof.
"Les
bien-aimes" di Christophe Honoré
Quasi due ore e mezza di film e non te ne accorgi! Ma
lo sapevo, quello di Christophe Honore e un cinema in
cui mi riconosco sempre (guai a fare battute), Mi piace
tutto, le storie, i visi, i personaggi, i colori, gli
attori, lo sguardo sulla vita.
E le canzoni, perche ha un modo tutto suo di fare musical.
In sintesi: le vite intreciate di una madre (Ludivine
Sagnier da giovane e Catherine Deeneuve dopo) e la figlia
(Chiara Mastroianni) e del loro rapporto con gli uomini.
Molto disinvolto, perche, come dice la madre: "Ti
ho regalato la leggerezza". E ad amare non si fa
mai del male. Piu complicato, perche e piu facile ferire,
la condizione dell'essere amati.
Apertura in stile Truffaut (si vedono sole le gambe
delle donne e solo i gay sanno ritarre la femminilita
con tanta grazia) negli anni Sessanta. Poi, seguendo
amori dispari di madre e figlia, si arriva nel 1968
a praga (mai vista la primavera di praga raccontata
con tanto parigino charme) e ancora il 1978, un londinese
1997, il 2001 con le torri gemelle e il 2007. Amori
che vanno, amori che vengono e un finale a tre, due
gay e chiara mastroianni, raccontato con tutta la dolcezza
e la malinconia. Grandi emozioni, sara che, come fa
dire il regista a Louis Garrel nel film "Quando
sono stanco divento sentimentale". E speriamo che
Les bien aimes arrivi in Italia!
"Le
ragazze leggere hanno il cuore duro"
"Le donne leggere non vogliono mai suscitare pieta,
ma solo desiderio"
"Posso vivere senza il tuo amore. Quello che mi
uccide, amore mio, è che non posso vivere senza
amarti"
Conferenza stampa del film "Les bien aimes"
Catherine
Deneuve (fra l'altro BELLISSIMA) risponde a una domanda
su von Trier (lei ha girato con lui "Dancer in
the dark")
"Quello
che mi spaventa e come le tue dichiarazioni vengano
strumentalizzate. Io sono sempre terrorizzata quando
parlo con un gruppo di giornalisti perche magari mi
esprimo male o mi sfugge qualcosa e subito, estrapolato
dal contesto, ritrovo sui giornali o in rete dichiarazioni
in cui non mi riconosco. Poi, i giornali hanno sottovalutato
quanto sia stato duro per Lars scoprire cosi da adulto
che i suoi genitori fossero tedeschi e in collusione
col nazismo.
Allora interviene anche Louis Garrel (che e ebreo con
una storia di famiglia pesante ovviamente sull'olocausto)
"Secondo
me c'e un altro aspetto. Per i francesi il periodo del
collaborazionismo e ancora una ferita aperta su cui
non e stata fatta una sufficiente elaborazione. I teedschi
l'hanno fatta invece. Quindi la reazione a Lars e alle
sue dichiarazioni discutibili ma appunto estrapolate
e quindi in parte travisate e stato un modo per dire
noi non abbiamo nulla a che fare col nazismo
Chiara Mastroianni, esasperata dall'ennesimo giornalista
- non io - che le diceva quando assomigli a tuo padre,
risponde: "Soprattutto quando ho i baffi!"
Malinconia
di fine corso
C'è sempre un po' di malinconia in qualcosa che
finisce. Una vacanza, un festival, un amore.
Dopo il ghiaccio di Sorrentino e Alodovar, la copezza
del turco e il politicamente corretto del rumeno ebreo
che raccont agli arabi (Mihaileanu), avevo proprio bisogno
di un po'0 di leggerezza parigina. Quella libertà,
quella spregiudicatezza, che ti fa guardare alla vita
con il sorriso della tolleranza e del décontracté.
Insomma: ho adorato le due fraschette di "Les bien-aimes"
e i loro cuori innamorati
Kubrick, a chi gli chiedeva un'intervista diceva: "Ok,
le mando le risposte. Lei poi ci aggiunga le domande".
Sembra che anche Nabokov facesse così.
Appena parlato con Enrico Ghezzi. Anche lui dice sbagliato
l'atteggiamento col danese. C'era poi anche la questione
della Susanne Bier ...
Pettegolezzi tra donne: "Che disastro Faye Dunaway!"
"Chaterine Deneuve si sarà anche rifatta,
ma datemi il nome del suo chirurgo". "E Vanessa
Paradis, perché è così sciupata?"
Poi l'abbronzatura non va più di moda. Attrici
e soprattutto modelle ostentano pelle di luna.
E per concludere: gran festival! Anche i film che
non ho amato vale la la pena vederli e rifletterci.
Cannes è davvero una finestra sul mondo. E
non solo sul cinema. La doemnica è pigra e
tranquilla, i più sono partiti. Si può
di nuovo camminare sulla Croisette, mangiando un croissant
e senza sbattere addosso a nessuno. e si tornano a
sentire le risate dei bambini al parco giochi con
la giostra davanti al Majestic.
Parlo con un'amica giornalista. Dice che certi film
forse non mi sono piaciuti per la mia diffidenza nel
modo troppo serio in cui affrontano tematiche profonde.
Ci penserò. In realtà non ho niente
contro le tematiche profonde. Ho molto da ridire sul
modo. Ben venga il dibattito.
Qual è il più bell'albergo della Croisette?
Forse il Martinez. Il fascino del Carlton è
stato graffiato dalla ristrutturazione.
Il miglior pesce crudo di Cannes e il miglior pesce
in generale non affogato in salsine: da Astoux, a
due passi dal mercato.