
Ascolti collegati

Fabio Abate
Itinerario precario |

Carmen Consoli
Elettra |

Sulutumana
Arimo |

Mario Venuti
Recidivo |

Carlo Muratori
La padrona del giardino |

Ivan Segreto
Ampia |
Musicisti:
Giuseppe Cucè (voce): Francesco
Bazzano (percussioni);
Gabriella Grasso (chitarre e voce in "Offese"); Claudio
Bertuccio (chitarra acustica); Francesco D'amico (basso acustico);
Adriano Murania (violino); Gancarlo Parisi (bansuri e zammaruni);
Alessandro Longo (violoncello); Marcello Leanza (flauto traverso
e sax soprano)
Produzione artistica : Riccardo Samperi
direzione artistica: Gabriella Grasso e RIccardo Samperi
Arrangiato,r egistrato e masterizzato da Riccardo Samperi presso
Trp Music (Ct), assistente di studio Francesco Commando
Foto di copertina Caterina Palermo
Progetto grafico Francesco Curci
Testi e musica di Giuseppe Cucè e Gabriella Grasso (tranne
"Vedrai vedrai" di Luigi Tenco e 2,5, 6 di Cucé
/ Grasso /Bassetto e 8 di Cucé / Lo Certo)
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Tracklist
01. Cuore
02. La ballata di un fiore
03. Offese
04. Farfalle
05. Verso l'Oriente
06. La sposa
07. La mela e il serpente
08. Ghiaccio sul fuoco
09. Vedrai vedrai
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Ma cosa
mangiano questi ragazzi di Sicilia? Cosa c'è sulle pendici
dell'Etna? E' qualcosa che ha a che fare col mare, col sole, col
pesce crudo, i ricci di mare? Oppure, come suggerisce lo stesso
Cucè "Sinceramente non saprei... credo che il vulcano
a pochi passi dal mare possa influenzare parecchio... non dimenticando
neppure che ogni catanese conserva qualche gene di Vincenzo Bellini...o
forse semplicemente buon gusto e passione per la musica". Semplicemente.
Ma non è poco. Fatto sta che, dopo Fabio Abate, ecco un nuovo
catanese che si affaccia sulla scena con un'opera prima del tutto
degna di attenzione.
Giuseppe Cucé è interprete e co-autore,
assieme a a Gabriella Grasso, di tutte le canzoni di questo "La
mela e il serpente", piacevolissima sorpresa sugli
scaffali di musica d'autore. Tutte tranne una, che però r
acconta molto. All'ultimo posto nella scaletta ci sta infatti "Vedrai
vedrai" di Luigi Tenco. "Vedrai, vedrai
... / che un giorno cambierà / forse non sarà domani
/ ma vedrai che cambierà". Voce, chitarra elettrica
e violoncello. Nient'altro che questo. Una versione minimalista
ma molto intensa, una versione, sarebbe giusto dire, da brividi.
Perché Giuseppe Cucè, in fin dei conti, prende le
mosse da Luigi Tenco e arriva più in là, fino alla
definizione di una propria preziosa identità musicale.
Un paio di anni fa, peraltro, Giuseppe Cucé, nato a Catania
nel 1972, sotto la spinta del percussionista Francesco Bazzano,
fa partire il progetto "Oltre le nuvole"
che riunisce diversi musicisti, provenienti da progetti musicali
affini, che, mossi dalla passione per la musica e la poesia di Lugi
Tenco, decidono i realizzare questo tributo collettivo, attraverso
una quindicina di canzoni, dai grandi classici a brani meno conosciuti.
Nel 2009 questo spettacolo viene proposto dal vivo a Catania con
un cast che prevede, oltre a Giuseppe Cucè; Francesco Bazzano
e Gabriella Grasso, anche Mario Venuti, Fabio Abate, Mario Incudine
e Carlo Muratori. Dopodiché è già ora di "La
mela e il serpente".
Disco di esordio si diceva ma di una maturità e uno spessore
che è difficile riscontrare in un primo album. L'impostazione
è completamente acustica, prodotto di una formazione che
allinea chitarre classiche e acustiche, basso acustico, percussioni
e fiasrmonica o qualche volta violino e violoncello o flauto. Forse
sono proprio le percussioni di Francesco Bazzano la nota più
immediatamente percepibile e caratterizzante della musica, oltre
alla voce di Giuseppe Cucè, una voce che, come quella di
Fabio Abate, percorre i territori classici del canto all'italiana,
ma con buona profondità e ampiezza e decisa capacità
interpretativa che si rifrange sia sui pianissimo come in "Ghiaccio
sul fuoco" o "Verso Oriente",
sia su brani più mossi come "Offese"
o "Farfalle".
"Offese", cantata e scritta
in coppia con la cantautrice Gabriella Grasso, è forse il
pezzo forte dell'album, anche dal punto di vista testuale. "Vagheremo
nella notte che segue / sotto il luccichio di stelle lontane / distanti
dalle tue stupide offese / e da ogni sguardo che si spegne. / Viaggeremo
tra le nostre emozioni / pur non sapendo dove andare / troveremo
una ragione alle offese / anche se sarà dura da ingoiare".
La strofa finale, tutta in dialetto siciliano, aggiunge spezie alla
mistura che è di gran classe e come tale si lascia approcciare.
Punti di assoluto valore anche nella iniziale "Cuore"
che, come è normale, parla d'amore ma con buona grazia e
accenti anche nuovi: "Di me ho raccontato il cuore / di
te ho respirato il buon umore / per me hai celebrato quei momenti
/ per te ho sussurato a un fiore / Sarai il giorno che risplende
al sole / saprò di argilla cruda e grigia tra le tue mani
/ saprò donore un senso alle tue ore / vivrò il sole
in alto quando piove". Piacevoli anche gli echi latino-americani
morbidi di "La ballata di un fiore"
e anche quelli più marcati di "Farfalle"
o alla cadenza scandita della title track "La mela
e il serpente" al servizio di un testo intrigante,
dove comunque e sempre si è alla caccia di una forma di quella
musica "gentile" che nella canzone italiana ha buoni precedenti.
Molto bozzettistico il testo di "La sposa",
dove si narra di "Quella vecchina triste che dal suo bel
davanzale / fa un cenno con la testa al giorno che se ne andrà",
storia di una donna anziana rimasta sola e in attesa di ricongiungersi
con l'amato nell'aldilà. Testo ingenuo e un po' naif, al
servizio di una musica invece di un qualche interesse. Ma d'altra
parte questa è la caratteristica di tutto il lavoro: una
cura estrema al particolare, al suono giusto, allo strumento opportuno,
all'inflessione vocale.
Giuseppe Cucè, debuttante oltre i 30 anni, è uno che
ha senso della misura e capacità sia poetiche che espressive
per lasciare un segno già al primo ascolto e per continuare
a scavare dentro ai passaggi successivi. Merito di una vocalità
molto curata, di arrangiamenti d'autore sotto la produzione e la
direzione artistica di Riccardo Samperi e Gabriella Grasso, una
serie di compagni di ventura che sanno dove mettere le mani e un
pugno di canzoni che sono in grado di smuovere il macigno della
cattiva attenzione o dell'ascolto frettoloso. Ascoltatevelo con
calma, portatevelo in giro, confrontatelo con quanto si sente in
radio e il saldo sarà comunque e sempre vantaggioso.
Giuseppe
Cucè
"La mela e il serpente"
Trp - 2010
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