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Musicisti:
Jenny Sorrenti; voce, tastiere, piano.
L'Orchestrina Malombra è Marcello Vento alla batteria e
percussioni; Piero Viti alla chitarra, oud e mandola; Vincenzo
Zenobio alla fisarmonica e ciaramella;Vittorio Pepe al basso.
Testi: Jenny Sorrenti
Musica: Jenny Sorrenti e Paolo Vento
Ospiti: Enzo Gragnaniello (voce in 5)
Arrangiamenti: Orchestrina Malombra: Jenny Sorrenti, Marcello
Vento, Piero Viti, Vincenzo Zenobio
Prodotto da Jenny Sorrenti e Marcello Vento
Foto di Ketty Ippolito, Marcello Vento, Jenny Sorrentiu, Franco
Vassia
Designa: Marcello Vento
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Tracklist
01. 'A stessa terra
02. Ali in prestito
03. Burattina
04. Maronna mia
05. Nessuno è più forte di chi non ha
nulla da perdere
06. Fragili
07. Stella luntana
08. Bachgen bach o dinger
09. Ricostruire
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Lo
ammetto. Potrebbe non piacere a tutti. Le acrobazie vocali di Jenny
Sorrenti, in diretta connessione con il progressive rock degli anni
'70, che si miscelano al neofolk degli arrangiamenti di Marcello
Vento, della stessa Jenny e dell'Orchestrina Malombra potrebbero
annoiare qualcuno. Ma per me questo resta uno dei migliori dischi
del 2009! Soffia vento di mare sopra i solchi e la voce di Jenny
che si increspa, si alza e si abbassa, gonfia le vele e facilita
il rientro in porto. A casa. O almeno a una delle sue case. Divise
come sono tra Napoli e il Galles.
Per il suo quinto disco solista (il terzo dopo la lunga
pausa ventennale presa dal finire degli anni '70 al 2000) Jenny
sceglie la strada della nuova canzone d'autore napoletana, proponendo
un meraviglioso album con nove inediti da cui è difficile
discernere il meglio. Buona parte del successo dell'operazione è
però da condividere con Marcello Vento, un passato remoto
nel Canzoniere del Lazio e (ancora più remoto) negli AlberoMotore
(quelli di "Messico lontano"
per chi ancora si ricorda quel brano mitico). Percussionista di
valore, di impostazione jazz, ma collegato alla musica popolare,
Marcello Vento è autore delle musiche, assieme a Jenny, e
capobanda della intrigante Orchestrina Malombra che vede Vittorio
Pepe al basso, Vincenzo Zenobio alla fisarmonica, Piero Viti alle
chitarre e naturalmente Marcello Vento alla batteria e percussioni.
Difficile discriminare il meglio in un album fortemente unitario
come atmosfere, permeato dalle finezze poetiche di Jenny e da un'impercettibile
variare di temi che affondano le radici nella storia e nella cultura
mediterranea. Se "Maronna mia"
merita di essere considerata un nuovo classico della canzone napoletana
("Oh Maronna Maronna mia / dimmi cosa sanno i bambini /
se pò nisciuno 'e pò insegnà / se pò
nisciuno 'e pò ascultà"), la title track
"Burattina", con il suo piglio
prog, i suoi mille colori e le sue fantasmagorie le sta perlomeno
alla pari ("Son Maria, son Maddalena / parlerò alla
luna / son Maria so Maddalena / sono ancora immacolata ... / Noi
siamo i burattini manovrati dalle mani / spezzeremo i fili dei poteri
e delle illusioni / siamo l'avanguardia mandata avanti negli spazi").
Ma "Nessuno è più forte di chi non
ha nulla da perdere" (che è sia titolo
che testo del brano) è un altro must, dominato dalla presenza
vocale di Enzo Gragnaniello che zavorra a terra con i suoi borborigmi
tribali i voli alti delle voce di Jenny, su un tappeto intessuto
di percussioni. Virtuosismo? Sì, ma di grande classe. "Fragili"
è una canzone fragilissima, delicata, un cristallo anticato:
"Cosa siamo noi? Noi siamo fragili / o forse siamo immemori".
Da segnalare il testo di "Stella luntana":
"è come una preghiera / a volte ti confonderà
/ a volte fa paura ( portami via con te / fino a mattina / la nottte
è notte ed è così buia /stella luntana".
"'A stessa terra" che apre l'album,
cantata in parte in egiziano e in parte in napoletano, è
un grande esempio di koiné culturale mediterranea: "sta
terra chiagne ' o sange è scure / e stu destine è
amare / ma io gruardo co' speranza / se prima nu me moro".
"Ali in prestito" è costruzione
maestosa che accompagna il ritorno della nave in porto: "Si
muove il tempo e sentirò / scorrere lo sentirò / echi
di mantra spenti / dai computisti stanchi / ed ho volato troppo
in alto / ma con ali in prestito".
Nel pre-finale Jenny dà spazio alla sua seconda anima. Figlia
della gallese Jenny Gwendoline Thomas e del napoletano Francesco
Sorrenti (la madre è recentemente scomparsa ed il disco è
dedicato a entrambi) Jenny accantona momentaneamente Napoli per
dare spazio a "Bachgen bach o dinger",
composizione originale sua e di Marcello Vento, ma ispirata a una
tradizionale gallese: un popolare esempio di canzone per bambini
che descrive il pittoresco viaggiare di un giovane stagnino che
vive riparando batterie da cucina. Se inizialmente spiazza un po',
con gli ascolti successivi recupera gradatamente fascino fino a
convincere. Forse la più fragile del lotto è la conclusiva
"Ricostruire", probabilmente
canzone programmatica che richiama sia la volontà di Jenny
di continuare a guardare al passato per capire, sentire, ricomporre
e ricostruire, ma la canzone, di impronta quasi lirica, ha meno
necessità espressiva delle altre. Che peraltro, come già
detto, viaggiano tutte su livelli altissimi.
Indice della volontà di ricostruire anche la decisione di
Jenny di riformare i Saint Just, uno dei gruppi
emblematici del progressive italiano che nel 1973, nella formazione
composta da Jenny giovanissima, Tony Verde e Robert Fix, uscì
con l'album omonimo che ancora adesso è preda della ricerca
spasmodica dei collezionisti di vinile. Della partita, in questa
nuova edizione dei Saint Just non ci saranno né Robert Fix,
né Tony Verde, entrambi usciti dall'ambiente musicale, ma
i musicisti della seconda ondata del gruppo, quelli che preserò
parte a "La casa del lago".
«Vengo dall’avanguardia e dalla ricerca dei primi
anni Settanta - scrive Jenny sul suo sito - me ne sono
allontanata, ma le origini sono quelle. Sono una persona sincera,
e nella musica ho sempre sentito la necessità di tornare
a comporre seguendo la mentalità della canzone informale,
in grado di andare avanti trasformandosi in una suite, magari con
finali che diventano inizi di nuove composizioni, fondendo il rock
e il pop con altri stili. Nell’attività di ricerca
che mi ha portato a comporre gli ultimi due album, ho sentito l’esigenza
di seguire altre emozioni musicali. Adesso voglio invece riprendere
il discorso dei Saint Just, ritenendomi libera di non seguire alcun
canone ma andare avanti come mi piace. Non sono un’artista
di tendenza: lavoro con etichette indipendenti, mi auto produco.
Ho sempre seguito le mie emozioni, in continua sfida con me stessa».
Un'altra bella sfida. Per adesso noi ci teniamo stretti "Burattina"
e l'ascoltiamo e la riascoltiamo con passione crescente. A qualcuno
potrebbe non piacere, è vero. Ma nemmeno a tutti piace il
foie gras!
Jenny
Sorrenti
"Burattina"
Odd TImes Record/Carta da musica /Egea - 2009
Nei negozi di dischi o sul
sito
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