
Ascolti collegati

Quintorigo
Il cannone |

John De Leo
Vago svanendo |

Lu
Rumi |

Maurizio Geri
Ancora un ballo |
Magoni
& Spinetti
Musica nuda 2 |

Leandro Barsotti
Jazz nel burrone |
Musicisti:
Quintorigo:
Valentino Bianchi: sax
Andrea Costa: violino
Gionata Costa: cello
Stefano Ricci: contrabbasso
Luisa Cottifogli: voce
Ospiti:
Antonello Salis (accordion)
Gabriele
Mirabassi (clarinetto)
Christian Capiozzo (batteria)
Michele Francesconi (piano)
Tutti i brani sono scrittii
da Charlie Mingus
Arrangiamenti: Quintorigo
Produzione: Max Monti & Mauro Pilato
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Le copertine
i libretti dei dischi sono fatti per essere letti. Alcune volte
perché possono essere il vero valore aggiunto, altre perché
possono contenere la chiave di un progetto. I Quintorigo hanno deciso
di dare sfogo al proprio virtuosismo realizzando un disco interamente
di cover di Charlie Mingus.
"In altre parole io sono tre" - recita il risvolto interno
di copertina a firma Stefano Zenni, autore di "Charlie Mingus.
Polifonie dell'universo musicale afroamericano" (stampa Alternativa)
- così si pariva l'autobiografia di Mingus, sotto il segno
della molteplicità, una condizione sul piano biografico,
ma esaltante su quello artistico e musicale. Crocevia e luogo di
sintesi di stili, la musica di Mingus suggerisce e stimola il molteplice.
E quanto più ci si allontana dall'ortodossia, tanto più
l'interpretazione della sua musica è felice. Questo è
l'approccio dei Quintorigo. Musicalmente parlando Mingus era più
di tre; e ci piace pensare che, ascoltando questo disco, sarebbe
stato colto di sorpresa e gli sarebbe piaciuto".
Anche in questo caso è bello poter constatare
che le dichiarazioni riportate sulla copertina non vengono disattese
dall'ascolto del disco. Non siamo puristi, tanto meno in ambito
jazz e di Mingus conosciamo più o meno quello che conoscono
tutti ("Goodbye pork pie hat"
in primo piano), ma l'approccio dei Quintorigo è molto
garbato e ricco di fascino. Gli ospiti sono di altissimo livello,
a partire da Antonello Salis, fisarmonicista di immenso valore,
a Gabriele Mirabassi al clarinetto, fino a Michele Francesconi
che al piano costruisce l'ossatura di più della metà
delle canzoni.
Poi ci stanno i Quintorigo. Che vuol dire la voce molto bella
ed espressiva di Luisa Cottifogli, ex Mar Levar, ex Lu di Rumi
e da un paio di album in pianta stabile con l'ex gruppo di John
De Leo, dopo l'uscita solistica di quest'ultimo. E poi Valentino
Bianchi al sax, Stefano Ricci al contrabbasso, Andrea Costa al
violino e Gionata Costa al violoncello.
Ne esce un album quasi solo di musica, o fortemente
sbilanciato sulla musica: Luisa Cottifogli fa la sua comparsa
in pianta stabile dal quinto brano in poi.
Ma l'approccio alle canzoni è sempre convincente, rispettoso
e innovativo, con la collocazione dei due archi dei Costa dentro
le strutture jazz in modo mirabile (avete presente Stephane Grappelli?)
e Bianchi e Ricci che visibilmente giocano in casa.
Ora puntare su un intero disco di cover potrebbe anche voler significare
poco di nuovo a proporre. Non so se sia il caso dei Quintorigo
che, comunque, sono al secondo album in poco più di due
anni. Certo, anche il precedente si faceva notare soprattutto
per le cover, ma Luisa Cottifogli firmava o co-firmava ben otto
brani. Ecco, se vogliamo possiamo notare che la richieste di un
maggior equilibrio tra musica e voce è stato qui raggiunto,
anzi, quasi capovolto, a cancellare l'impressione di invadenza
della voce notata ne "Il cannone".
I brani migliori? La conclusiva "Better get hit
in your soul",
la vocale "Freedom", l'excursus
per basso solista di "Ecclusiastics",
il classico "Goodbye Pork pie hat"
e liniziale e lunga "Pithecanthropus erectus"
(6'44") con un grande Antonello Salis. Il disco non è
breve: dura quasi un'ora (58'59"), ma scorre rapido e indolore.
E' jazz, è Mingus, ma di sicuro è buona musica.
Quintorigo
"Mingus"
Sam Productions /Egea
- 2008
Nei negozi di dischi
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