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Musicisti:
Greg Cohen: contrabbasso,
chitarra, armonium, percussioni, marimba.
Cyro Baptista:percussioni.
Tim Sparks: chitarra.
Greg Leisz: steel guitar, lap steeel, weissenborn, chitarra elettrica.
Mario Arcari: oboe, clarinetto, armonica, flauti.
Franco Piccolo: fisarmonica.
Jimmy Villotti: chitarra elettrica.
Luca Ghielmetti: voce, chitarra, pianoforte, armonium, hammond.
Prodotto da Greg Cohen
Parole e musica di Luca Ghielmetti
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Tracklist
1.Antes que muda el mar
2.Quei
bei baci a Paris
3.Le
corniole di nonno Rasouli
4.A
un passo dalle nuvole
5.La
faccia del papà
6.I
treni di un'ora
7.Il
dottor carlo
8.Barbara
9.Le
rosse di Amsterdam

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Credo che sostanzialmente si faccia questo mestiere (quelli che
schiacciano giudizi sui dischi degli altri) perché, da un
lato, non si è in grado di farli i dischi e dall'altro perché
si spera di trovarsi di tanto in tanto di fronte a un disco così.
Perché "Luca Ghielmetti" di Luca Ghielmetti (ma
possibile che non ci fosse un titolo disponibile?) è un album
molto bello, che ha quasi tutto quanto al suo posto e il vantaggio,
grosso, di sapere rinchiudere emozione tra i solchi e restituirla
agli ascolti. Volete ridere? Capossela è un genio! Ma il
suo "Da solo" è freddo rispetto a Luca Ghielmetti.
L'ho detto. Oh!
Difficile
dire cosa piaccia di più: la voce, calda e pastosa, le storie
semplici e facili da seguire, anche senza libretto o glossario di
lingue strane da seguire, un suono limpido e delicato, ottenuto
con pochi strumenti ma suonati con grande maestria e, sopra tutto,
il tocco del maestro Greg Cohen negli arrangiamenti, che fa sì
che ogni cosa sia al suo posto: i ricami di chitarra, gli svolazzi
avvincenti di una fisarmonica che arriva diritta dalla prima metà
del secolo scorso, il contrabbasso e il piano quando ci vogliono
e l'incredibile classe di Mario Arcari ai fiati: dall'oboe all'armonica.
Le canzoni sono intimamente italiane; hanno un gusto della melodia
all'antica italiana che sembra richiamare le arie delle radio a
valvole e la presenza di un pugno di musicisti stranieri nelle registrazioni
non fa che rendere ancora più precise queste sensazioni,
più nette, più chiare. Dice Ghielmetti nelle note
di presentazione (o chi per lui) che il disco profuma molto di Langhe
perché nella "Provincia granda"di Cuneo è
stato concepito, desideratom annegato di grandi vini. I grandi vini
si sentono e si avvertono: gli armonici del Barolo, le percussioni
del Dolcetto, i cori del Barbaresco e anche qualche nota erbacea
di un Arneis di primavera. Sì, è un disco più
invernale che altro, profumato di castagne e di funghi, ma con qualche
ventosa occhiata di sole che fa capire che la primavera non tarderà
a venire.
La magia parte da subito con il piccolo gioiello fadista di "Antes
que muda el mar" e una frase, quasi all'incipit
che suona più o meno così: "con due spalle da
sorreggere un tecnigrafo / il figlio prediletto degli dei".
Assolutamente geniale. E' un brano che sa di mare e di viaggi, di
marinai e di passioni, che si suona in punta di dita e che Luca
canta con quella leggera raucedine che porta tutte le navi a terra
e le storie più vicine ad ammantarsi di leggenda.
Ma se "Antes que muda el mar"
è il gioiello che ti introduce nel mondo fatato delle corde
di chitarra e degli strumenti acustici del disco, momenti di debolezza
non ce ne sono mai. Il clima resta sepre introspettivo e intenso.
Storie di un uomo con i suoi anni e le sue esperienze sulle spalle,
uno che ha avuto la fortuna di non fare il musicista a vita, ma
di riuscire anche ad affondare le mani nel pieno della vita. Uno
che può essere credibile in una frase come "il motore
del mondo lo sentivi girare / come un vecchio trattore pupupum pupupum
tra le bici" ("Quei bei baci a Paris").
O ricordando le corniole (chi sa ancora cosa sono? Una sorta di
ciliegia, un frutto dimenticato buono per marmellate o salamoie)
come ne "Le corniole di Nonno Rassouli"
che è un bel viaggio nella nostalgia.
"A un passo dalle nuvole" è
una canzone per chi sa ancora lasciarsi "sorprendere dall'amore"
ed è l'unica canzone che era già stata pubblicata,
sempre da Ghielmetti, in precedenza. Molto tenera è "La
faccia del papà", conclusa con un fischio
deandreiana. Tema difficile, ma affrontato con buona innocenza.
"I treni di un'ora" è
un'altro piccola gemma, intessuta di fiori di brina: "Che
belli itreni di un'ora / quelli che partono dal lago / e portano
in città". Poco meno di due minuti di un canto
trattenuto e poi una bella coda strumentale con steel guitar e lap
steel in evidenza.
"Il dottor Carlo" invece è
una storia che avrebbe potuto essere stata scritta ad Andrea Vitali
che con Luca Ghielmetti ha in comune il lago e, se la memoria non
mi tradisce, anche una vicinanza professionale: medico il secondo,
farmacista il primo. La canzone però si svolge in un tempo
antecedente e lungo le rive del Po. Una vera delizia virata seppia.
Canzone da brividi della memoria: una sorta di madeleine proustiana
intinta negli umori della pianura padana.
Non ne resta molto ancora: solo due brani per questo album dall'incedere
rapido e con pochi dubbi. "Barbara"
ha un magnifico incipit: "Certo, morir danzando è
perlomeno un gran finale" e tutto il seguito marcia a
senso tra le strategie del tango. "Le rosse di
Amsterdam" chiude con vivacità contiana
(nel senso di Giorgio). Le rosse sono biciclette: "Le rosse
biciclette di Amsterdam / con la dinamo rossa / il cestino di paglia
/ la falcata elegante di gambe nervose che corron da te".
Una doccia rinfrescante, una pioggerella autunnale, un vortice di
foglie cadenti, in un volo della memoria tra sensazioni del tempo
andato, ritmi e rime che porebbero piacere agli chansonnier, dietro
a storie di quotidianità assoluta. Forse fuori dal tempo,
ma non dal senso e dal sentimento. "Luca Ghielmetti",
nel senso dell'album, è un incontro che bisogna fare. Non
perdetelo.
Luca Ghielmetti
"Luca Ghielmetti"
Odd Times Records, distr. Egea - 2008
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