| Il
fascino del lento, la polvere del tempo, piacere intenso
di Leon Ravasi
Mi
abbandono. Non oppongo nessuna resistenza. Mi faccio trascinare
via. Un sassofono insinuante mi pettina i pensieri all'indietro,
un piano liquido mi snocciola memorie sepolte, una voce maieutica
mi riporta agli anni 50. L'illusione è perfetta. Sono davanti
a una vecchia radio a valvole e sto sentendo Radio Monte Ceneri
che trasmette brani di musica dal mondo. Ogni tanto capisco pure
le parole. Sono in italiano. Ma non apro gli occhi per leggere il
libretto, mi lascio andare ancora un po' alla magia e la sento sussurrare
per la stanza, senza un urlo, senza un urto, senza una scossa che
dia fastidio. Servillo, Girotto e Manglavite sono andati a scavare
nel passato, costruendo un album di deliziose canzoncine, ironiche,
garbate e leggere, che svisano dai 2'27" ai 7'17" per
poco meno di un'ora suddivisa in 14 canzoni, una più intrigante
dell'altra.
L'ossatura fondante dell'album è costituita da brani
nuovi, in mezzo ai quali, con leggerezza si appoggiano composizione
di Piazzolla ("Vuelvo al sur") e Jobim ("Che senso
ha"). L'album, si potrebbe dire, gode del privilegio della
"doppia nazionalità", a cavallo dell'Atlantico
per quel viaggio della speranza di tanto tempo fa tra Italia e Argentina,
ma anche dell'internazionalità e dell'irrazionalità.
Ci vuole un bel coraggio a fare un disco così tanto fuori
dal tempo presente, dove echi di jazz si mescolano con antiche melodie
argentine e spagnole e anche con la Ninna nanna di Brahms, citata
in una deliziosa e ironica "Ninna nanna del Gra" (inteso
come il Grande Raccordo Anulare che circonda Roma): "La coda
di primo mattino/ lavoro vicino macché quando mai/da un'ora
sto in auto che guardo / com'è un guarda-rail./ Mia moglie
mi incalza sospetta / Andavi di fretta e ancora stai là/
la radio trasmette incerta la pubblicità. / Un mondo coperto
di auto / Mio caro bambino ne avrai pietà". Una chicca!
Ma non basta questo. Per soli 8 euro
il cd ne offre a manciate di canzoni in cui perdersi, dall'niziale
"Prima di te", struggente di nostalgia, ma mai banale
("Scegliersi/ che in fondo è un poco riconoscersi"),
oppure "Novedad" che si prende tutto il tempo necessario
per portarci nelle anse e nelle ansie delle sere dove "Sembra
nuovo ma non lo sarà / trattenere il respiro nel buio / La
paura che fa una notte che sa / traverstirsi da uomo nero. / Credevo
avesse anche un'ombra /l'anima per ridere e piangere". Servillo
interviene nella maggioranza dei testi, ma non è solo: Fabrizio
Bentivoglio e Di Riso danno una mano sostanziosa, mentre per le
musiche a Girotto si uniscono Enrico Rava, D'Argenzio, Tronco e
lo stesso Manglavite.
Su ognuna di queste canzoni ci sarebbe
da dire, da raccontare, da narrare come le note leggere del duo
Girotto-Manglavite ti piovano dentro, scavando spazi confortevoli
per le belle parole con cui Servillo arriverà a colmare questo
vuoto di senso e commozione. Come nel duetto innamorato di "Regina"
a cui offre una voce tangibile Monica Demuru: "Ti aspetterò
in fondo ad un caffé / che hai preso a un bar, distratto,
mentre aspetti me", ma ancora prima che partano le parole sax
o clarinetto basso hanno già spostato i tavolini del bar
e il piano, diligenmte, ha già provveduto a rovesciare le
sedie sopra i tavoli. Le voci hanno il suono di risciacquo dello
straccio che passa sul pavimento. Ora di chiusura e si può
chiudere con "Non si esce mai da un bar / con un'idea, si sa".
Nel "Chiacchierone" poi
la voce viene affidata a Fabrizio Bentivoglio, ma il cambio è
quasi inavvertibile. "Separazione" ha una piccola storia
curiosa. I due compari argentini hanno narrato a Servillo del cumpadrito,
il tanghero un po' spaccone e impomatato, un'icona argentina di
principio Novecento, ed è venuta fuori, invece, la storia
di una separazione di una coppia, ma descritta con ironia. "L'amico
di Cordoba" che dà il titolo all'album è dedicata
da Servillo a Girotto, il vero "amico di Cordoba": i due
sono amici e collaborano ormai da anni. E anche questo brano rientra
tra le delizie, soprattutto per l'intermezzo strumentale di Girotto
che prende per mano il brano e lo solleva sull'aria soffiata nel
suo clarino, per farlo volare aereo sopra le storie della vita.
La radio a valvole si sta surriscaldando,
gli ascolti sovrapposti portano fatica, le scariche delle onde hertziane
che scavalcano l'oceano portano a sfumare il senso degli ultimi
messaggi. Il sonno pesa sulle palpebre, mentre il cuore gronda malinconia.
Riusciamo appena a sentire gli ultimi graffi di dolcezza che si
diffondono da "Piazza Venezia": "Fare un mestiere
come un altro senza amore / e si fatica così senza spendersi
troppo", prima di abbandonarci alla cantilenante "Ninna
nanna del Gra" che con aerea leggerezza va a chiudere il libro
dei ricordi. Un tuffo negli anni '50 a un tiro di disco. Da ripetersi
quante volte si vuole. Non stanca.
Ultima nota positiva: la copertina riporta un bellissimo disegno
di Mimmo Palladino: "è mio amico - dice Peppe Servillo
- e ci ha regalato un Arlecchino che saluta con la mano i nostri
due amici di Cordoba, con il caratteristico vestito che raccoglie
tutti i colori dell'iride, come il segno musicale del nostro trio
e della nostra amicizia".
Servillo,
Girotto, Manglavite
"L'amico di Cordoba"
Cd Manifesto- 2004
Nei negozi di dischi e sul
sito
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aggiornamento: 26-04-2004 |