| La
crescita verticale del piacere
di Leon Ravasi
Le
spezie. Partiamo da lì. Cosa sarebbe la vita senza lo zafferano?
Avrebbe senso il risotto? E la noce moscata, il cardamomo, la cannella,
il chiodo di garofano o le mille spezie che danno luogo al curry?
Caravane de ville è il curry messo in musica. “Meticciato
musicale del terzo millennio” definiscono da soli la propria
proposta musicale e mai termine ha potuto dirsi più azzeccato.
Se “Metropolis” era un esordio di una bellezza assordante,
“Casbah” riprende il discorso, lo sposta più
in là verso est, verso quell’Oriente che, come assurdo
geografico, è anche diventato un sud di un mondo che ha virato
sempre più a nord. E già solo questa scelta, di carattere
geografico e politico opposta a quella di tutti i bushismi neo-con
e ai loro zelanti leccaculo, ci porta a schierarci dalla stessa
parte del disco.
Ma
non ci fermiamo qua. E’ un disco magico che gira gira e avvolge
nelle sue spirali ipnotiche atmosfere e ritmiche panmediterranee,
ma “Casbah” non è un disco etnico, né
di world music, tantomeno tradizionale. “Casbah” è
rock pulsante, è musica maghrebina che ha attraversato il
nostro mare interno e che si abbatte sulle periferie francesi, spagnole
e ora anche italiane, tutti Paesi dove l’immigrazione araba
è forte e in crescita. Sembra di entrare nei romanzi di Jean
Claude Izzo, quando l’hip hop arabo di “Nostra signora
dei diseredati” inizia a riempire la stanza di questioni irrisolte,
di domande che neanche capisco, ma per cui so di non avere risposte.
Caravane de
ville è una creatura strana, almeno a due teste, che si pasce
di buona musica e girovaga per i territori bradi che ancora esistono
tra la via Emilia e tutti gli est del mondo. Giovanni Rubbiani,
voce, chitarra e compositore dei Modena City Ramblers circa tre
anni fa ha voluto provare a dare una svolta alla sua musica: ha
incontrato la voce magnetica e fuori categoria di Sara Piolanti
che già da sola basterebbe a dare la caratterizzazione a
un gruppo e 5 altri musicisti che permettono di allineare sul palco
percussioni e violoncello, chitarre elettriche e batteria, basso
e chitarra acustica, a cui in questo disco si uniscono gli strumenti
della tradizione maghrebina: darbouka, oud, djembé e le voci
arabe, rap o meno. Se ci sommiamo “loop a pacchi” e
campionamenti, arriviamo appena vicino al farci un’idea di
come possano suonare i Caravane de ville.
La spiegazione
sono le spezie: san cumino, santo zenzero e tè alla menta:
“è dolce il vapore qui intorno / è un oppio
che avvinghia / oppio che stordisce// nella casbah, casbah / casbah,
casbah giro / e mi perdo qui giù / nella casbah casbah /
e il fumo dà le vertigini”. Ancora una volta sono le
loro parole a portarci più vicino a quel nocciolo che affascina
e ammalia, per quanto ancora non sia convinto di averlo afferrato.
Le atmosfere
variano, ma di pochi gradi per volta e la voce di Sara fa da collante
e da carta moschicida che non consente di districarti, anche se,
in fondo, non sono per nulla convinto di volermi districare da “Casbah”
o dai Caravane che hanno il vizio di fare dischi forse troppo corti,
ma probabilmente adatti per lasciarti voglia di sentirli ancora
e ancora. “Casbah” potrebbe essere un vecchio vinile,
in quanto supera di poco i 40 miniti di prammatica e dei vecchi
Lp conserva la voglia di volere colpire e affascinare nel breve
tempo di una canzone di poco più di tre minuti.
“La verità
è nascosta” e “Uragano” scelgono strade
più morbide per arrivare al cuore, “Hanabel”,
il singolo prescelto e “Nostra signora dei diseredati”
privilegiano l’approccio muscolare, ma l’uno non prevale
e non annulla l’altro e i sette sul palco ci danno sempre
dentro come matti per coinvolgere e affascinare.
I testi, nella
maggior parte di Giovanni Rubbiani, sono scarni ma vitali: “Signora
dei grandi illusi / signora di sputi e di pugni chiusi / dei grandi
poemi graffiati sui muri / ascoltaci ascoltaci ascoltaci // (Nostra
signora dei diseredati). “Nubi di guerra / intorno al mio
letto / si muovono minacciose da oriente a occidente / volteggiano,
mi guardano / e vorrei vorrei vorrei soffiarle via” (Nubi
di guerra). “Caldo, solo caldo / caldo dentro ai bicchieri
/ caldo nel mercato / tra i turisti stranieri / immobili i miei
piedi / immobili i pensieri / il tempo si è fermato / e non
c’è niente che si possa fare” (Pomeriggio tropicale).
Se per finire
mettiamo nel calderone la produzione attenta di Josh Sanfelici (ex
Mau Mau e Fratelli di Soledad) e, una volta in più, la carica
vitale della voce di Sara, ecco che abbiamo servito il nostro “curry
e misto kebab”. Un banchetto assolutamente da non trascurare.
Caravane
de ville
Casbah
Cyc Promotions - 2004
Nei negozi di dischi o sul sito
Ascolti
collegati
Ultimo
aggiornamento: 21-03-2004 |