| Attualità
del Latino (e della buona musica)
di Giorgio Maimone
Riscopriamo
i dischi antichi! Perché se non li riscopriamo rischiamo
di perderci molto. “Sexus et politica” di Giorgio Gaber
su testi e musiche di Virgilio Savona, “basato su testi di
autori latini di 2000 anni fa” (come recita il sottotitolo)
se non è un capolavoro però molto ci si avvicina.
E’ un disco di grande intelligenza e grande finezza. Giocato
in punta di penna tra ottimi testi e musiche di Savona, ormai bene
emendato dal peccato originale del “Quartetto Cetra”,
sempre che peccato sia stato, tra una grande interpretazione vocale
e (massì) teatrale di Gaber e gli arrangiamenti delicamente
“dugenteschi” di Giorgio Casellato.
L’impressione
iniziale è di trovarsi di fronte ai primi lavori di Fabrizio
De André; stesso clima, stesso gusto per il gioco di rimando
tra il colto e il goliardico, stessa la voglia di prendere spunto
dalla storia per tracciare un quadro attuale, in cui vengono messe
alla berlina non gli usi e costumi di “allora” ma quelli
di “ora”! La vaga aria troubadorica impressa dagli arrangiamenti
dell’altro Giorgio (Casellato) richiama sia
“Fila la lana” che “Carlo Martello” a seconda
dell’andamento del brano. Alcuni sono seri e più pensosi,
altri leggermente ironici con alcuni passaggi spassosamente comici.
Certo che quando come co-autori si schierano nomi come Orazio,
Ovidio, Giovenale e Catone
si parte bene. E questa è stata la scommessa vincente di
Virgilio Savona.
Vincente sotto
il punto della resa, perché, invero, il disco a suo tempo
fu ascoltato da pochi (e tra questi io non c’ero. Sono un
convertito dell’ultima ora) e sparì presto dai cataloghi,
nonostante la fama che Gaber nel frattempo si stava meritando nei
teatri di tutta Italia.
Cerchiamo di
inquadrare il momento storico: siamo nel 1970, l’anno della
grande conversione di Gaber in cui, come scrive giustamente Paolo
Jachia nel suo libro sul padre del Cerutti Gino, dobbiamo “dare
addio a Mister Simpatia e salutare l’arrivo del Signor G.”.
Gaber è disgustato dal suo essere cantante di successo, presentatore,
ospite fisso, personaggio festivaliero e simpatico a tutti i costi:
“canto una canzone, faccio un bell’inchino e mi
faccio schifo”. Già qualche anno prima ha cercato
di dare una svolta alla sua produzione pubblicando il primo Lp pensato
come tale e non come semplice raccolta di successi: “L’asse
d’equilibrio”.
A febbraio
1970 esce “Sexus et politica”, concept
album tratto da autori latini. Forse la cattiva coscienza scolastica
di molti noi, freschi di licei, ce ne tiene lontani. I professori,
peraltro, non sanno cogliere l’occasione al volto per dimostrare
quanto quella cultura possa ancora contenere semi vitali e non solo
atrofizzate forme verbali. E l’album sparisce ben presto dai
negozi. Dobbiamo aspettare il 2003 e la morte di Gaber per vedere
tornare in circolazione il disco. Ora abbiamo figli al liceo e meno
ripulsa verso il latino e procediamo all’acquisto. Sorpresa!
Il disco suona benissimo. Niente polvere. Né musicale, né
testuale.
Può
bastare il testo di “Donne credetemi”
di Publio Ovidio Nasone? “Donne
credetemi, io mi vergogno / di tutto ciò che vi sto per dire
/ ma è stata Venere a consigliarmi / di non temere di farvi
arrossire. // Non spalancate mai le finestre / L’ambiente
deve restare scuro / ci sono parti del vostro corpo / che vanno
in ombra, questo è sicuro // Tu che sei bella rimani supina,
perché il tuo viso si possa ammirare / ma sei hai le spalle
più belle del viso / è chiaro che tu ti devi voltare
// Se sai di avere bellissimi fianchi / resta in ginocchio sull’orlo
del letto / stenditi invece un po’ obliquamente / se nei tuoi
seni non c’è alcun difetto”?
Oppure possiamo
esaminare “Prova a pesare Annibale”
di Giovanale: “Prova a pesare Annibale/
ora che è solo cenere / e dimmi quanti grammi / la stadera
segnerà/ Prova a pesare Annibale e ti accorgerai / di un
grande generale / cos’è rimasto ormai”.
Stesso tema ripreso da “La pallida morte”
di Orazio: “Perché
la pallida morte / di torri e capanne bussa alle porte / perché
la pallida morte coglie ugualmente poveri e re”. O vogliamo
vedere l’estrema attualità dei “I magistrati”?
Il presidente del Consiglio “caghemm in pé” (intraducibile
gioco di parole lombardo tra l’essere in carica e il non essere
alti di statura) sottoscriverebbe al volo: “Giocano a
dadi in allegre brigate / tra stuoli di battone ben pagate /…
/ Poi si riuniscono per il giudizio / e tra di loro mai uno screzio
/ perché si fermano un’ora a parlare / di vini greci,
di arrosti e fritture / di pesci grossi e di tordi infilzati / questa
è la vita dei Magistrati”.
Delizioso è
poi l’erotico quadro di Corinna che “arriva
vestita della sua tunica trasparente” che strapparle
di dosso “credetemi, fu una vera battaglia”.
“I suoi seni eran come un invito / a farne un sapiente
maneggio” … “e sotto le turgide poppe
/ la pelle era candida e liscia / Com’erano splendidi i fianchi
/ come era fresca la coscia”.
Convinti? Non
ancora? Beh, ascoltatelo. Il cd è doppio (nemmeno alla Duck
record si fidavano nel 2003 a rimettere in vendita da solo “Sexus
et Politica”). Il secondo Cd contiene “Tutti
i grandi successi 68-69” di Gaber: ossia "Barbera
e Champagne", "Torpedo blu, "Il Riccardo".
Non ne vale la pena.
Giorgio
Gaber /Virgilio Savona
Sexus et Politica
Duck Record– 2003 (Prima edizione 1970 - Vedette)
Nei negozi di dischi - www.duckrecord.com
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aggiornamento: 13-03-2004 |