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Crollano Ideali, Miti,
Uomini e Torri.
Crolla il mondo
non appena ci voltiamo.
Abbiamo paura
di strade nuove
e cerchiamo noi stessi
in un'ombra
sempre più inquietante.
Siamo stanchi, provati,
ma siamo sempre qui.
Perche' una canzone,
perche' Bielle?
Perche' in una chitarra,
nelle "nostre" note,
nei versi che naufragano nel cuore
e si addormentano
nel cervello
possiamo ancora riuscire
a dare un volto
ai nostri sogni.
E Bielle vuol dire musica,
ma vuol dire soprattutto resistenza.
Resistenza ad una società
che non vogliamo accettare,
in cui non ci riconosciamo,
che viene cantata
e raccontata
da tantissime voci
semi nascoste,
deboli e oscurate,
ma pronte
a graffiare ancora,
nonostante tutto.
Claudio,
e come lui tanti altri,
ci aiuta a sopravvivere
in un mondo che ostacola
tutto ciò che non è
capitale o guerra.
Questo spazio
e' per le loro voci
e le nostre parole.
Portiamo avanti
questa stella
con la speranza che la scia
possa arrivare lontano.
Lontano da qui,
fra le nuvole e il sole,
fra le braccia di Utopia.
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Dodici Corde:
"Il viaggio"

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12
corde, richiamo immediato alla chitarra, richiamo subito successivo
ai Modena City Ramblers. Sono i continui riferimenti all'Irlanda,
la comune matrice combat-folk, l'origine emiliana di entrambi, confermata
dall'uso del dialetto. Insomma, tanti piccoli e grossi segnali che
indicano la filiazione come immediata. Ma migliorativa.(segue)
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Veronica
Marchi: "L'acqua del mare non si può bere"
Sconcertante
la maturità artistica, la membrana cronologica di questo
disco, perlato e intossicato dallo smog, grazia e sgomento nello
stesso scompartimento, e con il dono di far passare ogni singolo
brano come un’epistola sudata da mettere sotto la porta degli
incerti. Anche
perché è un disco dalle idee chiare, idee difese dall’estinzione,
combattute in faccia agli appiattimenti ideologici, che quando escono
(le idee) muovono i confini.(segue) |
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| Fosca,
Bernardo, Santese: "Ballate di fine inverno" |
Con
un editing più severo ci sarebbero stati dei tagli.Ma
forse, se così fosse stato, la festa, l'amicizia, l'incontro
non ci sarebbero state più. E poi, in fondo, siamo negli anni
'70! Quando era così facile sbagliare, quando era così
bello sbagliare, quando c'era tanto tempo per sbagliare e poi ricominciare
da capo e ancora, ancora, ancora ... Cinque stelle anche agli errori.
Attenzione, disco a forte carica di nostalgia!
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| Rueben:
"Da qui non si vedono le stelle" |
E’
davvero splendido questo “Bora”, nuovo disco del sessantenne
cantautore palermitano doc Guido Politi, limpido ed intenso come il
mare di Sicilia rappresentato nella fumettistica copertina che lo
ritrae come un vecchio lupo di mare, senza una pipa in bocca, ma con
in braccio la sua amata chitarra.
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| Guido
Politi: "Bora" |
E’
davvero splendido questo “Bora”, nuovo disco del sessantenne
cantautore palermitano doc Guido Politi, limpido ed intenso come il
mare di Sicilia rappresentato nella fumettistica copertina che lo
ritrae come un vecchio lupo di mare, senza una pipa in bocca, ma con
in braccio la sua amata chitarra.
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| Pablo
Ciallella: "Pablo Ciallella" |
La
cosa peggiore di questo disco è la copertina. Se riuscite a
sopravvivere a quella, tutto il resto scorrerà con piacere.
Canzoni protodemenziali alla Bugo o alla Cristicchi degli esordi.
Ma che uso faranno di
Ciallella? Sta in una major e le scelte non saranno quindi facili.
Lo sapranno far crescere sotto la paglia o lo bruceranno con immagini
di copertina come questa? Al prossimo disco la risposta.
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| Antonio
Lombardi: "L'uomo che ascolta le formiche" |
Non
sono canzoni popolari in senso stretto. Nel senso che sono tutte di
pugno dell'autore, ma sono canzoni che parlano di campi al sole, di
ciliegi, peschi, meli e neccioli, di minestroni, di reti tirate a
riva.
Non sprecheremo iperboli o paroloni. Non c'è il capolavoro,
ma un ottimo lavoro, serio, ben suonato, scritto e cantat e vale la
pena di essere ascoltato, anche per uscire dalla pigrizia dei soliti
ascolti. Volete cambiare? Provate con Antonio Lombardi.
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| Fabularasa:
"En plein air" |
Fabularasa
è più che una promessa. Nel passaggio dal demo all'album,
il gruppo pugliese conferma tutto quello di buono che aveva lasciato
intuire. "En plein air" è un disco che si stacca
di una spanna sul panorama degli emergenti, per i valori letterari
dei testi, per la complessità delle trame musicali, per le
molte letture che consente. Un'opera prima che è una consacrazione.
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| Giuseppe
Righini: "Spettri sospetti" |
Noir,
sghembo, onirico e dai forti contenuti teatrali. Un disco che da un
lato culla, dall'altro fa venire i brividi. C'è molta fantasia,
molta infanzia, lo stesso clima tetro e dolce consacrato dal mondo
delle favole. Un Walt Disney degli esordi, reinterpretato con la fantasia
oscura di un Tim Burton.
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| Scraps
Orchestra: "Nero seppia" |
Nel
precedente disco la Scraps Orchestra aveva mostrato l’impasto
biologico del talento che si conserva con le idee, senza scorciatoie
issate fra i neuroni e le orecchie. In quest’ultimo, oltre a
confermare il buono che già si conosceva, ha strafatto e perfino
bene. Mantenendosi alla lontana dalle secche, hanno mescolato musica
popolare, jazz, ballate prettamente italiane a echi dei Balcani e
stratagemmi elettronici.
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| Enzo
Maolucci: "De-Liberata-Mente" |
Un
disco imperdibile, fondamentale, per la bellezza dei testi- irriverenti,
dissacranti, rabbiosi, ma anche teneri e malinconici- per la voce
sguaiata e incazzata di Maolucci,che sa anche cullare l’ascoltatore
quando narra della felicità di esser padre. Un lavoro necessario,
urgente come il rock’n’roll sa essere.
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| Banda
Elastica Pellizza: "La parola che consola" |
Un
disco o un acquarello? “La parola che consola”, esordio
ufficiale su disco di Banda Elastica Pellizza è come un quadro
di Folon, ironico ed etereo. I temi sono molteplici, ma il filo che
lega tutto, che apre e che chiude il lavoro, è sicuramente
quello del potere taumaturgico della parola. Come dice molto esplicitamente
il titolo.
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Espanta
Bruixas: "Canti di fortuna" |
Gli Espanta
Bruixas non sono un gruppo formatosi per caso. Sono più che
bravi, sanno di cosa vogliono cantare e come vogliono suonare e
lo fanno nel migliore dei modi. Senza dubbio uno dei migliori dischi
che abbia sentito quest'anno. E non sto parlando solo di dischi
d'esordio o di "primi ascolti"! Ottima
musica, lunghe fughe strumentali, testi perfetti. Un altro nome
da non lasciarsi sfuggire. |
| Ettore
Giuradei & Malacompagine: "Panciastorie" |
E' una delle migliori
sorprese del 2006 ed è la dimostrazione di come si possano
affrontare discorsi profondi e intimamente politici, preservando sempre
e comunque il piacere dell'ascolto. "Panciastorie", ossia
storie di pancia, viscerali e vissute, uscirà in aprile per
i tipi della Audioglobe. Rischiate anche di trovarlo in giro. Nel
caso, pensateci bene prima di farvelo scappare! |
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Mago
Tiraca
di Luigi Maieron
Vuê mi sint come un anel di frêt
atôr dal dêt come un anel di frêt
domandantmi cemôt ti intivi tal pensîr
maestri e fantasim zuet
Bortul
dal Negro ostîr a Povolâr
famôs induvinacul titulâr da privativa
al puest da gjamba gjestra sfracheada fra dôs taias
‘l ti veva un palut lustri come un mani di pala
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
Sot
i arcs da l’ostaria
cu la sô gjamba pît di cjadrea
al profetava si proiôt ploia
al mi dôl ches dedon dal so boia
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
cemôt podel un dêt fraidessût pal forest cemôt
podel previodi slavins?
e
vuê i sint come un anel di frêt
atôr dal dêt come un anel di fret
là che agns indevour al era il gîr da vera
là che agns indevour al era il gîr da vera
Cemôt podel un dêt fraidessût pal forest cemôt
podel previodi slavins?
Cjalant
atôr dal det
chel cercli nût di frêt
lu iôt vignî indevant mago tiraca
cui siei gners cerpîts e il poleâr di len
ch’a j doloravin come a un frutut
ma va là mago-tiraca gjamba-di-fau Corsaro-nero
Mago
Tiracca
di Luigi Maieron
Oggi mi sento come un anello di freddo/attorno al dito come un anello
di freddo/chiedendomi il perché/ mi vieni in mente/maestro e fantasma
zoppo/Bortolo del Negro oste a Povolaro/famoso indovino titolare della
rivendita alimentare/al posto della gamba destra maciulata tra due tronchi/aveva
un paletto lustro come un manico di pala/Ma va la mago tiraca, gamba di
faggio, corsaro nero./Sotto gli archi/dell’osteria/con la sua gamba
piede di sedia/profetava: si prevede pioggia/mi duole questo pomicione
boia/Ma va la mago tiraca, gamba di faggio, corsaro nero/Come può
un dito marcito all’estero prevedere pioggia a secchi?/E oggi risento
come un anello di freddo/attorno al dito come un anello di freddo/dove
anni addietro c’era il giro della fede/dove anni addietro c’era
il giro della fede/Come può un dito marcito all’estero prevedere
pioggia a secchi?/Guardando attorno al dito quel cerchio nudo di freddo/lo
vedo venire avanti zoppicando mago tiraca/con i siei nervi tagliati e
l’alluce di legno/che gli facevano male come ad un bambino/Ma va
la mago tiracca, gamba di faggio, corsaro nero./
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