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BiELLE Libri - Archivio 2011

 

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19/12/2011 Paolo Jannacci:
"Aspettando al semaforo"


Un figlio non dovrebbe mai scrivere del padre: non viene bene. Cosa può dire un figlio di un padre? Tendenzialmente non ne può dire che bene. In caso contrario può parlarne male o malissimo e, pur nella tristezza dell'evento, in questo caso potrebbe esserci da leggere. Ma Paolo Jannacci di suo padre non parla male. Anzi. Lo glorifica in controcopertina: "Ci sono molto persone che lo chiamano genio. Trattasi in realtà di padre". Ecco, forse questo è il difetto principale di questo libro: che Paolo Jannacci cerca disperatamente di essere Enzo, quando invece è e resta Paolo. Senza che questo sia una deminutio capitis.
03/10/2011

Claudio Sassi e Odoardo Semellini: "Francesco Guccini in concerto"

Data protratta astinenza da dischi epocali (almeno 20 anni) al solo sentire evocare il nome di Guccini, a me succedono, più o meno, queste cose: salivazione pabloviana; sintomi prodromi di nostalgia canaglia per l'evo in cui cantautore coincideva con contestatore; delirio semi-mistico nel corso del quale eskimi, locomotive, frati, pensionati, osterie (di fuori porta), canzoni (di notte), e persino Bologna e l'America di Amerigo appaiono e scompaiono come ectoplasmi benevoli, luoghi delle spirito a rischio di sindrome di Stendhal.

26/09/2011

Enrico de Angelis: "Tutto un complesso di cose. Il libro di Paolo Conte"

Avete presente la storiella dell’assassino che torna sempre sul luogo del delitto? Agli autori succede più o meno la stessa cosa: prima o poi li trovi a ri-percorrere i loro passi, approdando al remake di un proprio long seller (o di un’operetta misconosciuta); in nome di tempo andato, affari, circostanze, ripensamenti, a volte autentiche ossessioni e dunque per stato di necessità. Guardando agli esiti di tali operazioni, i casi - come sempre - sono due: o sterili mise en abime inessenziali-autoreferenziali, o “recuperi” (sacro)santi e benedetti, condotti in nome della legge e del valore aggiunto, acquisito col tempo e l’esperienza.

20/08/2011

Michele Monina:
"Così mi distraggo un po'"

È proprio con un bel punto interrogativo che do fuoco alle fiamme, parlando di una casualità editoriale, una delle tante che, purtroppo, nel settore della musica, troppo spesso ci capita di vedere. Questa volta siamo di fronte a un vero delirio, assurdo e anche scorretto, scritto dall’autoreferenziale Michele Monina che pontifica manco fosse il più grande critico sulla scena italiana o straniera. Ma questo è un dettaglio e so che sto rispondendo ad una provocazione dell’autore che forse, nella sua astuta mente, pensa che scrivere pontificando saperi e sapere con arroganza e presunzione, possa in qualche modo suscitare delle risposte che facciano da traino pubblicitario. Il suo “Così mi distraggo un po’” pseudo biografia su Lucio Dalla, mi lascia perplesso sulla modalità con cui affronta il tema in questione, ovvero Lucio Dalla.

20/08/2011 Antonio Oleari:
"Un viaggio lungo 40 anni"


Un'epopea come "Senza orario, senza bandiera" ha bisogno di un libro che la narri. Questo libro c'è. Ed ha pure la stranissima caratteristica di essere un ottimo libro, dato perlomeno raro nel campo della musica italiana. Si intitola "Un viaggio lungo 40 anni" e lo ha scritto Antonio Oleari (ed. Aerostella). Aerostella è anche il produttore di "Gli occhi del mondo" ed è la società che fa riferimento a Franz Di Cioccio, altro storico collaboratore di De André. Opera meritoria. Oleari è un giovane, che all'epoca in cui è uscito il disco non era ancora nato. Arrivato successivamente al vinile (Senza orario non si può ascoltare in cd!), se ne è innamorato ed ha studiato duramente sia l'album che il periodo circostante, riproposto nel libro con fervore e crescente amore.
09/08/2011

Francesco Donadio: "Edoardo Bennato. Venderò la mia rabbia"

Non amo le biografie monstre. Si tratti di regine, condottieri a cavallo o rock star di comprovata statura. Mi annoiano le apologie letterarie, che (in)seguono il personaggio per pagine e pagine dalla culla al cesso al fronte del palco (nella fattispecie). Mi stanco quasi subito e, di solito, mollo intorno alla classica pagina cinquanta. E allora perchè sono rimasto avvinto dalla lettura di questo librone che Francesco Donadio ha redatto (benissimo) su Edoardo Bennato? Apparati disco-bibliografici compresi sono circa trecentocinquanta minutissime pagine. E il ritratto del cantautore da giovane non tralascia nulla del suo itinerario artistico che non valesse la pena di tralasciare. E proprio qui sta il punto. La prima, grande, differenza che corre tra “Venderò la mia rabbia” (Arcana Editrice) e il resto dei libri in circolazione su Bennato.

09/08/2011 Roberto Tortarolo: "Ivano Fossati.
Tutto questo futuro"


Guccini non fa più dischi, Lolli si è dato ai reading, Venditti al pop decerebrato, Vecchioni alla sanremate ruffiane, Bennato è l’ombra del cantautore caustico che fu. Senza contare che De Andrè-Gaber-Graziani-Bertoli sono morti. Adesso che anche Fossati annuncia al Paese il suo ritiro dalle scene, non resta che intonare il de profundis per la canzone d’autore, rimboccarsi le maniche, smetterla di illudersi, piantarla di cercare eredi (che se ci sono, sono invisibili come i fantasmi) e darsi da fare per storicizzare il “fenomeno”. Al perseguimento dell’impresa possono aiutare volumi come “Ivano Fossati. Tutto questo futuro” (Rizzoli), apologia extra lusso & extra-large del Nostro, ma senza sbrodolamenti, ricco di foto e di contenuti
21/02/2011

Margherita Zorzi "Cantare il lavoro"

Senza voler tracciare un compendio completo dell'attività lavorativa - e questo lo spiega molto bene nella premessa in cui traccia un breve ma interessante excursus dei diversi modi di cantare il lavoro, in Italia e nel mondo - la Zorzi intraprende un viaggio nel lavoro cantato, suddividendo il suo saggio in due parti. Nella prima, dal titolo "mestieri", durante un'ipotetica passeggiata per la città, in un giorno qualunque, incontriamo una pletora di personaggi che lavorano e che, come tali, vengono cantati. Le loro storie sono storie quotidiane, in cui la loro attività - triste o allegra che sia - riempie la loro e la nostra vita. Camminando per questa immaginaria città ci imbattiamo in molti mestieri semplici e in qualche mestiere desueto, di cui è forse rimasta traccia solo nelle canzoni.

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