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BiELLE EVENTI

 

Mantova Musica Festival

 



di Enrico Deregibus

"La cosa che mi ha più mi ha colpito a pelle è stata la capacità di raddrizzare la parte organizzativa, perché il primo giorno era veramente un casino; non funzionava quasi niente, c’erano lungaggini, tempi morti. Quest’anno lo possiamo considerare un numero zero
Invece ho visto una capacità di raddrizzare le cose in corso d’opera, per altro fatta non professionisti, che mi ha stupito molto.
Il livello qualitativo da un punto di visto artistico era molto alto nell’ambito della musica di qualità. Non si è sentita una direzione artistica molto forte, anche per scelta".

Punti positivi e punti negativi?
L’organizzazione è stata messa su in tre-quattro mesi. Tra i punti negativi c'è stata l
a giuria di cui facevo parte. Ci siamo trovati molto in difficoltà. Dovevamo valutare artisti disomogenei tra loro per popolarità , storia alle spalle, storia artistica.

Vorrei leggerti questa splendida lirica: “Scusami non intervengo mai, però ho un appuntamento/ Ci mancava solo il tempo, che diluvio universale / Sì, d’accordo ultimamente sono stata un po’ sfuggente/ poi tra l’altro c’ho un esame non ho tempo di studiare/ Un po’ di solitudine per me / potrebbe essere utile anche a te/ ognmi settimana è un po’ così / comunque ci sentiamo il lunedì”.

Chi è?

Una che la giuria di cui facevi parte ha premiato: Suso!

Io non l’ho votata. Però, è vero, piaceva molto. (segue)

... di Daniele Sepe
Ho fatto bene?
Mi hanno invitato a Mantova.
Al controfestival. Mi ha chiamato un mammasantissima della musica italiana e mi ha detto che erano contenti se c'andavo. Fugo subito i dubbi di troppo snobismo, la questione è stata economica: offrivano 2 mila euro. Fatti i conti, 350 il furgone, 300 le spese, 400 di Enpals, 70 di commercialista e la commissione dell'agenzia ci rimaneva da dividere i soldi per la pizza. Considerato che Auli c'ha due figli, Enrico uno, e tutti noi c'abbiamo n'età, ho
detto che non era cosa. E poi mica andavamo a suonare per i palestinesi. Ma poi lo scrupolo per l'occasione persa (ci sarà `a televisione, `e giurnale, l'esposizione...) m'è passato. Ho visto la
lista degli invitati e m'è venuta la certezza che ormai vivo in una realtà impossibile. Iva Zanicchi, Vittorio Sgarbi, Luca Carboni, Elio e le storie tese, Gino Paoli, forse Anna Oxa e Antonella Ruggiero.
Tutti bravissimi, ma gente che all'altro Festival c'ha fatto i soldi e la presenza. Gli amici miei, Tesi, E' Zezi, Della Mea mi hanno chiamato e, pure loro invitati, hanno discusso su cosa fare. Io e Della Mea, sarà per la «paposcia», abbiamo scelto di non andare. In tv poi, a La7, m'è capitato di sentire la Zanicchi fare un'arringa pro Renis e dire che dopotutto ognuno che va a cantare in America poi se la deve fare coi mafiosi. La Ventura e Celentano diranno la stessa cosa all'altro Festival: «ma chi non ha degli amici criminali?». Ma a Dalla Chiesa qualche dubbio di aver fatto 'na stronzata gli sarà venuto, o pure lui si starà trastullando con i dati dell'auditel? E io mi sarò perso qualche cosa? O è che sono ancora, a 43 anni, un po' ingenuotto? Sicuro non ho capito bene la diffrenza tra i due eventi.
Sarò coglione, ma mi sento meglio a rimanere a Napoli, alla Taverna del cavaliere e suonare il giovedì tra panini e patatine. Certo è che la situazione è davvero difficile. Se poi ci mettete la riflessione che se alle politiche non vinceva Berlusconi la Palombelli era la nostra first lady il quadro è completo. Io però ho fatto una bella, lunga e formativa gavetta. Non mi spaventa la prospettiva di tornare a lavorare in un negozio di musica come commesso o di andare a fare il turnista col cantante di turno, o se il tempo è buono insieme al buon Ferrante per strada a fare tarantelle col cappello. Ma se vado indietro io è un po' perché va indietro pure `sto paese del cazzo. Sopratutto la sinistra di `sto paese del cazzo.


... di Federico Sirianni
Reduce dall'esperienza mantovana, leggo le news sul vostro sito e le belle parole di Giorgio Maimone (autore anche di una generosa recensione) nei miei confronti. Volevo ringraziarvi per l'attenzione che, rispetto ad altri "esperti del settore", continuate a dedicarmi. E' una delle molle che ti spingono a proseguire su una strada che ha i connotati di un roveto, dove le fatiche e le energie spese sono spesso inversamente proporzionali ai riscontri effettivi. Mantova è stata una boccata d'aria pulita che in qualche modo mi ha ricaricato le pile e, forse, ha contribuito al fatto che qualche persona in più abbia potuto ascoltare, tra gli altri, anche il mio lavoro. Parecchi anni fa Max Manfredi, durante una delle classiche cene con coma etilico compreso, a casa del maestro Marco Spiccio, mi fece ascoltare un pezzo che finì nel suo secondo disco, "Strade che non portano a Roma". E, a distanza di tempo, ho percepito esattamente la sensazione descritta nel verso (spero di ricordarlo bene) "e capiranno cosa vuol dire/cosa vuol dire girare/cosa vuol dire girare a vuoto sul raccordo anulare". Io spero che, anche grazie a voi, la gente che fa il nostro mestiere con onestà, passione e, in qualche modo, rigore, possa girare a vuoto il meno possibile e ampliare sempre di più quella nicchia di appassionati che esiste, è forte e potenzialmente più grande di quanto vogliano far credere.
Grazie ancora di cuore, vi abbraccio.




Mantova prima giornata: “L’illusione di cambiare può bastare per star bene” (Acustimantico)

Freddo nel magnifico salone del Palazzo della Ragione. Soffitto di travi di legno scuro e affreschi alle pareti.Ci accoglie il suono del flauto di Anna Maria Morini che introduce la lezione di Franco Fabbri: “La canzone da Schubert ai Beatles”. Un festival della musica che inizia proponendo Like a Rolling Stones dei Beatles e A day in the life dei Beatles parte mooolto bene.

(segue)



Ed ecco, più o meno, come si sarebbe articolata la compilation di Bielle sulla base di quanto ascoltato a Mantova in questi 5 giorni. La impaginiamo in ordine di piacere dell'ascolto, quindi come se fosse un disco vero e pigliando in considerazione solo i pezzi eseguiti al Teatro Ariston di Mantova:

Domani - Mauro Pagani
Caridà Caridà Ssignora - Macina Gang
Ebano - Modena City Ramblers
Caldo da impazzire - Federico Sirianni
Il volo di carta - Sulutumana
La Palude - Carlo Fava
Thapsos - Riccardo Tesi
Mi sono fatto da solo - Famiglia Rossi

Stella di venere - Mar Levar
Il cielo d'Irlanda - Massimo Bubola
Tarantella del serpente - Ratti Sabina
Personal Bar - Stefano Vergani
Il Sergente nella neve - Marco Paolini e Mercanti di Liquore
Cheope - Vallanzaska
Padreterno@aldila.com - Fausto Amodei
L'Angiulillo - Giorgio Conte
Non si può essere seri a 17 anni - Tetes de Bois
e infine, a scelta,. Tancaruja o Acustimantico o Siluet o Antonella Ruggiero (a seconda del minutaggio avanzato).

Buon ascolto!

Il Mantova Musica Festival aveva in un primo tempo pensato di assegnare dei riconoscimenti a Miglior canzone, Miglior testo, Migliore interpretazione, Miglior arrangiamento, Realizzazione più innovativa. Tutto ciò è stato sostituto in corso d'opera - da parte di una giuria composta da addetti ai lavori diretta da Enrico De Angelis (del Club Tenco) e da Enrico Deregibus (dell'Isola che non c'era) che ha lavorato in assoluta autonomia - con più generici premi "al repertorio" e "all'interpretazione" inserendo la distinzione fra due categorie: "Le proposte del Festival" e "Le nuove proposte del Festival".
Siccome a noi quella originale era sembrata una una buona idea, questi premi, assolutamente virtuali, abbiamo deciso di assegnarli noi. Ecco le segnalazioni di Bielle:

Miglior canzone: Piccola Veliera - Sulutumana
Miglior testo: ex aequo La Palude - Carlo Fava e Thapsos - Riccardo Tesi e Banda Italiana
Migliore interpretazione: Mercanti di Liquore e Marco Paolini
Miglior arrangiamento: Acustimantico
Realizzazione più innovativa: Ex aequo Tancaruja e Marlevar


Il triplo Cd

Il triplo cd del MantovamusicaFestival
(prezzo consigliato 19,90 €)

CD1
Nomadi, Noi non ci saremo
Folkabbestia, Alla manifestazione
la Crus, La giacca nuova
Rosybyndy, Il coro e la pena
E Zezi, Sciosciammò
Alice, Al principe
Terzobinario, Sogno
Ricky Gianco, Il fondo dell'amore
Pino Marino, L'alluvione del '43
Stefano Vergani e l'orchestrina Pontiroli, Una voltab prendevo treni
Marco Castelli, Twistin' man
Siluet, La ballata dell'amor beffato
Razzo e Cocktail party, La sciarpa
Stefano Giaccone, Piccola canzone per Victor Jara

CD2
Eugenio Finardi, Il ritorno di Giuseppe
La famiglia Rossi, Mi sono fatto da solo
Vallanzaska, Sì sì sì no no no
Sir Oliver Skardy, Bideo
Antonella Ruggiero, In volo
Sulutumana, Piccola veliera
Bruno Lauzi, Accontentati del mio amore
Acustimantico, Questo è quanto
Gigi Marras, Metti che...
Nuovi Cedrini, Scusa si sudo
La banda del ducoli, La fiera
Claudio Sanfilippo, Festa mobile
Nicola Arigliano, I sing ammore

CD3
Mauro Pagani, Ding ding
MacinaGang, Sesto San Giovanni
Massimo Bubola, La fontana (e la domenica)
I ratti della Sabina, La morale dei briganti
Têtes de bois, Sono chi sai
Marlevar, Stella di Venere
Riccardo Tesi, Thapsos
Pippo Pollina, Cento passi
Federico Sirianni, Navigante
Tancaruja, Dinghiri doi
Scraps Orchestra, On. Matteotti, socialista
Suso, Diluvio universale
Lalli, Stella




Francesco Guccini: Cittanova blues

Più di un paio di persone mi hanno confessato di non essere riuscite a finire il libro. Stanche per le acrobazie linguistiche del nostro, lo hanno accantonato in attesa di occasioni migliori. Guccini è uno scrittore double face: facile e popolaresco assieme a Macchiavelli (il ciclo del commissario Santovito, un Montalbano risciacquato nel Limentra) e ostico quando ripercorre le strade della sua formazione alla vita. Cittanova Blues, in questo senso è il terzo romanzo della serie, dopo Croniche Epafaniche e Vacca d'un cane. "E ancora una volta, come in un'infinita Rail Road Stéscion, si cambia, ma non per Carpi-Suzara Mantova, non solo appartamento o quartiere, non quadrante o sestriere, non da via Pistolazzi a via Francazzo da Velletri, non da qui a lì. Cambi tutto. Todo. Definitivamente. Cambi cità. Es la Despedida."
(Vai all'articolo)



... di Mauro Pagani

Mauro, ci vuoi parlare di Mantova, che è stata una manifestazione piuttosto innovativa? Che cosa ne pensi? ci vedi delle grosse differenze con altre manifestazioni tipo Tenco che finora era più o meno l'unica manifestazione che trattasse di musica d'autore a un livello che avesse risonanza nazionale? quale è stata la tua esperienza?
"Io sono stato lì purtroppo solo il primo giorno, quindi non l'ho vista bene. Allora l'impressione che ho avuto è che rispetto al Tenco è una cosa più a tutto tondo, nel senso che il Tenco cogli anni si è un po' specializzato, invece questo è diventato un pretesto perché tutti quelli che avevano qualcosa da dire sulla situazione presente, che fosse letteratura o musica, tutti si sono trovati a dire qualcosa, che in realtà èil segno di una grande voglia di dibattere di mettere in piedi quella cosa che una volta si chiamava movimento, che si portava dietro un dibattito continuo e che adesso avviene solo ogni tanto.
l'impressione che ho avuto è che il Festival abbia pagato un po' uno scotto di immaturità. Il primo scotto che ha pagato era la grande voglia di parlare che aveva un bel po' di gente, per cui si è parlato troppo nelle sedi sbagliate. Per esempio il dibattito in televisione ammazza, o diciamo che affatica, ecco, mettiamola così. Ci sono stati poi errori anche di inesperienza, perché la prima sera noi eravamo in teatro poi c'era il dibattito con cui ci si collegava mentre in piazza c'erano 10.000 ragazzi e fuori nessuno ne sapeva niente. Hanno fatto i collegamenti con il dibattito a svenire, ma non con la piazza, che è un errore di comunicazione, è una dimenticarsi di parlare di una cosa che sta succedendo
(segue)

Tutti continuano a chiederci di Mantova; perché hai solo presentato il libro?

“Non so bene quale sia stato il problema. Forse voi di Bielle che un po' eravate dentro all’organizzazione…”

Ahia, equivoco in cui è caduto anche Claudio! Come Bielle siamo stati al Festival da semplici spettatori, pagandoci tutti i biglietti di ingresso agli eventi, alberghi, viaggio, oltre ai libri e cd che abbiamo acquistato.

“Beh, sembrava così. Comunque Rambaldo ha proposto la mia partecipazione con gli Zingari e il Parto delle Nuvole Pesanti e di sicuro non sarebbe stato un problema di cachet perché si suonava gratis. In seconda istanza ha proposto il set con Paolo per 10 minuti/un quarto d’ora e tutte queste proposte sono state bocciate”

Ma tu sai perché?

“No, non lo sa nessuno. Ti posso dare delle spiegazioni non ufficiali. In più hanno eliminato tutti gli autori di Storie di Note che sono stati presentati dalla casa discografica. Sono stati presi solo quelli che si sono presentati da soli: Macina Gang, Giorgio Conte. Pippo Pollina …

… è stato contattato direttamente da Dalla Chiesa.

“La verità è che io ho pessimi rapporti con Enrico De Angelis e con quelli del Club Tenco; anche alla presentazione del mio libro a Mantova, Antonio Silva ha iniziato a dire: “Claudio Lolli è stato tantissime volte al Club Tenco nel ‘76, ‘80, ’82, ‘88”. Ma siamo nel 2004, gli ho fatto notare. Sedici anni che non mi invitano più e nell’88 ho fatto solo 5 minuti prima di Guccini. Loro non mi amano e questo è legittimo. L’impressione è stata che loro abbiano messo un po’ lo zampino anche qui, imponendo una specie di tetto sulla mia partecipazione. Non posso dire niente di preciso. Sono solo sensazioni. Ma niente di personale … Sta di fatto che non mi hanno voluto. Se non per il libro. Abbiamo pensato molto se farlo o non farlo e poi abbiamo accettato”.

"Io non capisco e non so darti un motivo più preciso, ma c’è una sorta di ostilità, di prevenzione, di pregiudizio che non mi spiego e non mi piace. E da un altro punto di vista una manifestazione del genere che è stata sponsorizzata anche da voi …"

Nel senso di dare visibilità sul sito

“Il vostro sito che peraltro porta il mio nome e questo vorrà dire qualche cosa, no? Intendiamoci la manifestazione è stata importante. Lo è stato certamente: una cosa che nasce con tante difficoltà si porta dietro sicuramente delle contraddizioni, quindi non si tratta di bastonare. Sicuramente il povero Nando Dalla Chiesa che è bravissimo ma di musica non sa molto ha pensato di affidarsi a persone che lui pensa siano persone in gamba e … così , un po’ per via del Club Tenco e un po’ per interessi discografici e promozionali sono rimasto fuori”.

“Rambaldo teneva a sottolineare il fatto gli organizzatori hanno chiesto ad altri come De Gregori o Ligabue e hanno ricevuto dei no. Mentre a noi non ci hanno voluto. Poi perché non ci abbiano voluto io non te lo so dire”.

“Non mi hanno proprio invitato. Anzi, dietro richiesta, non mia ma di Rambaldo, hanno posto una sorta di veto. La cosa sembra anche leggermente più torbida però .. sono solo voci”.

“Il Club Tenco non mi invita da 22 anni e questo avrà un significato. E se ci ha messo lo zampino pure qui…. Non voglio neanche disegnare uno scenario dietrologico e paranoico; magari le cose si sono combinate male ma certamente questi … De Angelis e soci, se la gestione della manifestazione rimane a loro per l’ennesima volta … è chiaro che non mi vogliono da nessuna parte. Capisco che decidano per il Club Tenco, ma non che rompano i coglioni in giro per il resto d’Italia!”

Tu sei stato un gran signore ad andare comunque a presentare il libro …

“Io “sono” un gran signore” (ride)

Franco Fabbri ci ha spiegato come funzionava il meccanismo delle scelte della Commissione selezionatrice. Loro si occupavano solo del materiale inviato o selezionato per scremare 25 partecipanti (poi saliti a 31) e degli artisti maggiori della musica italiana si occupava invece la Commissione artistica composta da Titti Santini e Vittorio Cosma …

“Io non sono una “figura maggiore della musica italiana”, ma comunque ogni scelta artistica è legittima”.

Ma se non si tratta di una scelta artistica è diverso.

“Senza con questo dare l’accetta addosso al Festival di Mantova, perché questo povero Della Chiesa ha avuto delle grosse difficoltà e conoscendo poco di musica si è appoggiato a chi pensava ne sapesse di più. D’altra parte una persona normale, di sinistra, cosa pensa? Il Club Tenco è il massimo della musica di sinistra, ma non sa le cose che sappiamo noi. Questi 5 signori che fanno il bello e il cattivo tempo sulla musica d’autore in Italia da vent’anni; è ora che qualcuno gli chieda conto di cosa fanno. Di questa deriva che hanno impresso alla creatura di Amilcare Rambaldi e di questa cappa irrespirabile che tentano di mettere sopra la musica d’autore, scegliendo loro, da piccola lobby, cosa può stare dentro e cosa no”.

"Mi sembra che abbiano un po’ smarrito la strada, che vadano in cerca di persone di successo. Una volta che il mio produttore ha provato a chiedere se non era il caso che partecipassi anch’io mi hanno detto di mandare dei provini .. non mi sembrava il caso”

“L’idea generale della manifestazione di Mantova è ottima. E non bisogna lasciarla cadere. Visto che voi vi occupate di ciò, senza polemizzare e senza dietrologie paranoiche sarebbe interessante cercare di capire come hanno funzionato davvero i meccanismi di selezione”.


Quinta serata: gran crescendo

Ultima serata: finale in crescendo, era legittimo aspettarselo. Lo spettacolo perfettamente rodato nei tempi e un offerta musicale davvero eccellente. I migliori? Siamo di parte, su Bielle, ormai si sa. Ma i Sulutumana hanno ancora una volta dato prova di essere una delle realtà più belle del nostro panorama. Solo due canzoni, ma capaci di ipnotizzare il pubblico, di suscitare un applauso a scena aperta, di farli votare dagli spettatori del teatro nel referendum lanciato da Rete 180, una radio locale. Sono stati gli unici tra i selezionati dalla commissione a entrare nella cinquina dei più votati, in compagnia di Afterhours, Modena City Ramblers, Pippo Pollina e Antonella Ruggiero. A proposito: anche l'ex cantante dei Matia Bazar è stata protagonista di un esibizione memorabile, in cui ha messo in risalto le sue doti vocali, ma non solo, il suo encomiabile lavoro di ricerca nelle tradizioni musicali più disparate (dalla musica sacra all etnica alla popolare), accompagnata da un un gruppo (archi e percussioni) davvero fenomenale. Continuando sul fronte delle eccellenze, non si può non parlare di Pippo Pollina: un cantautore maturo, che aspetta solo di essere scoperto da una fascia più ampia di pubblico. E di Giorgio Conte, che ha incantato con il suo stile leggero leggero. (segue)

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