| "Questa
e' la piu' bella, e giuro che e' autentica. Sono piu' di vent'anni fa,
io devo partire militare e aspetto la cartolina da un giorno all'altro.
Sono curioso e anche vagamente terrorizzato di finire in qualche buco
sperduto d'Italia. Un mattino, finalmente, il postino suona alla porta
per la fatidica chiamata. Gli apro, capisco al volo e allungo una mano
rassegnato, come a dire, "su dai, qua la roba, facciamola finita
subito". Eh no, troppo facile. Lui mi squadra, si rigira la cartolina
fra le mani, mi squadra ancora e poi mi ficca addosso lo sguardo piu'
curioso che ha: "Scusi, eh scusi se mi permetto... Ma lei e' ...scusi
se mi permetto. Ma lei e' quel Bertoncelli ... quello della canzone, come
si chiama, quella canzone di Guccini che ho sentito anche ieri alla radio".
Io ho i nervi in fiamme e la salivazione azzerata e con un soffio di voce,
ma forse e' un rantolo, gli rispondo: "Si', sono io", cosi'
la smette e molla sto cazz... d'avviso. Macche'. Lui prende la cartolina,
la posa sul mucchio della posta e con le braccia conserte e tutto cinguettante
mi fa: "Ma dai, dai veramente? Perche' sa io sono un patito del Guccini,
ci ho tutti i suoi dischi, tutti eh, anche quello con la Genesi, come
si chiama, che mi piae tanto, come si chiama quel disco?" "Si
chiama Opera Buffa" sussurro io esanime, "adesso me la da' la
cartolina?" "Ma allora lei conoscera' il Guccini, se l'ha citata
nella canzone lei lo conosce di certo .... E com'e' il Guccini dal vero,
eh, com'e'?" Ando' avanti cosi' dieci minuti, io ero da unita' coronarica
mobile e lui, impassibile, mi citava quelle canzoni "troppo forti,
quella dell'isola sconosciuta, anzi no, l'isola non trovata. Troppo forte"
e solo alla fine di quel tormento da fachiro mi allungo' quel czzz di
cartolina stafilandomi un ultimo:"ma guarda un po', chi l'avrebbe
mai detto. Mi saluti il Guccini se lo vede!" e io lessi Macomer,
Sardegna, uaaah e poi non mi ricordo altro, devo essere svenuto. Nel mio
deliquio mi parve di sentire la voce del Guccini, ma non cantava, no,
rideva solo, faceva :"Ah ah ah". Vendetta, ma certo. Una sua
sottile, trasversale, paradossale vendetta. Ma vendetta di che? ....."
Altro
libro che, come e' facile vedere dalle righe riportate, traccia un percorso
personale all'interno di 30 anni di musica rock vissuti in primo piano.
Bertoncelli, come e' ovvio, parla soprattutto di rock internazionale e
quindi di Beatles, Dylan, Patty Smith, Tim Buckley, Robert Wyatt, Pink
Floyd, Marianne Faithful, Guy Clark, Lucio Battisti, CSN&Y, i Phish,
John Fahey e la Penguin Cafe' Orchestra. Quasi tutti stranieri, ma anche
molti Bielle locali.
Peccato,
peccato ancora che dei "piccoli" cantanti da Bielle non se ne
possa parlare. Non c'e' mercato, dicono alle case editrici. Il pubblico
da Bielle non esiste.
Riccardo Bertoncelli
Paesaggi immaginari - Trent'anni di rock ed oltre
Giunti
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