Fabrizio De André,
gli occhi della memoria

Romano Giuffrida "De André: gli occhi della memoria - Tracce di ricordi con Fabrizio", Elèuthera Milano, 2002, 11€

Dalla quarta di copertina:
Sulla scena dei grandi mutamenti culturali e sociali che hanno interessato l'Italia negli ultimi quattro decenni, Fabrizio De André ha tessuto la trama di sensazioni ed emozioni che hanno disegnato il sentire libertario per più di una generazione. Il libro rilegge le canzoni di Faber rintracciando i "fili" che hanno composto l'arazzo della sua poetica, definendone i percorsi e le tonalità che più hanno influenzato il pensiero e l'agire politico di chi ha amato la sua poesia. In questo viaggio nella memoria con Fabrizio De André Romano Giuffrida incontra anche le parole di chi Faber ha cantato e quelle di chi, nelle sue poesie, non solo si è riconosciuto ma ha provato anche il senso del proprio vivere e del proprio agire. Sono le lettere che idealmente scrivono a Fabrizio: Giorgio Bezzecchi, Carla Corso, Andrea Gallo, Claudio Lolli, Massimo, Alda Merini, Tonino Paroli, Stefano Raspa.

La recensione:
Romano Giuffrida è l'autore, con Bruno Bigoni, di due opere importanti attorno a Fabrizio De André: il documentario Faber (che abbiamo visto tutti almeno 10 volte) e il saggio "Accordi eretici" (che abbiamo comprato in tanti, ma che non ha finito nessuno. Secondo me è uno dei libri più seri che siano mai stati scritti su De André). Ora ci riprova con questo breve scritto (150 pagine, ma laaarghe) che, spiega egli stesso, non è uno scritto "su" De André, ma forse di più"con" De André. Sono le cose che avrebbe voluto dire a De André se avesse avuto il piacere di parlargli. E infatti il libro contiene anche una serie di altri contributi (Claudio Lolli, Alda Merini, semi-sconosciuti "compagni di base", Carla Corso) che si rivolgono direttamente a Fabrizio, quasi sfruttando la mediazione della pagina. In realtà' di De André si parla quasi tra parentesi: il tema che Giuffrida affronta è "l'educazione politico-civile di un giovane degli anni '50, attento ascoltatore delle canzoni di Fabrizio De André". Giuffrida è nato nel '55 e il libro parla di lui in prima persona e di come De André sia entrato, in un modo o nell'altro, avvertito o clandestino, in quasi tutti i processi fondamentali della sua vita, politica e di formazione. Un approccio assolutamente originale, che alla figura di Fabrizio nulla aggiunge (non ci sono aneddoti, né clamorose interpretazioni: l'unico fatto che non sapevo io era che Fda avesse definito "un bordellone" "Storia di un impiegato" e peraltro dissento dal Faber), ma mette invece l'accento e la luce su cosa e quanto Fabrizio abbia significato per noi e per la nostra vita (siamo coetanei e con esperienze e percorsi molto simili), di come ci abbia consegnato le parole per vedere la realtà, per sperimentare, per provare a capire, per riflettere e per interrogarci. Personalmente non riesco a vedere in toto il percorso "politico" e l'influenza sulla realtà che Giuffrida affida al messaggio di De André, che per molto tempo era destinato a restare semiclandestino, per iniziati, trasmesso di bocca in bocca, di chitarra in chitarra: il primo disco di De André che ho comprato appena uscito è stato "Non al denaro, né all'amore, né al cielo" uscito nel '71, ma erano già tre-quattro anni che i miei amici lo strimpellavano sulla chitarra (e io ho imparato a suonare apposta per quello!). De André girava, era nell'aria, era un fantasma che si aggirava per le nostre città, ma non fino al punto di indirizzare una vita. Credo che nemmeno lo avrebbe voluto. Insomma un grande atto d'amore di Giuffrida nei confronti di De André. Si può dissentire con lui o essere d'accordo, ma sempre si sentirà l'amore con cui si accosta all'argomento. A tratti eccessivo. Comunque sia per due giorni di fila me lo sono goduto, percorso e ripercorso, usando come colonna sonora il vecchio Faber ed è stato un gran piacere. Alla larga però i cacciatori di aneddoti. Non è il libro per loro. Per quello c'è GC Romana, sempre atto alla bisogna.
Corredano il libro dei gradevolissimi disegni di Massimo Caroldi, interpretazioni personali di alcune canzoni: nel cor mi stano i disegni del "Bombarolo" (una bomba da cui esplodono lettere dell'alfabeto) e di "Don Raffaè" (una caffettiera dietro le sbarre).
Ultima nota (di Giuffrida): avete fatto caso che l'ultima canzone dell'ultimo disco di De André è "Smisurata preghiera" e di come in questa canzone trovi spazio quasi tutta la commedia umana di Fabrizio: ossia chi "viaggia in direzione ostinata e contraria, col suo marchio speciale di speciale disperazione" come "Il matto", "Il blasfemo", "L'impiegato", "Il servo pastore", "Coda di lupo", ma anche (perché no?) Andrea o i suicidi o lo stesso Piero, il Pasolini di "Una storia sbagliata" o l'"Amico fragile", "Jamin-a". è quasi come la chiusura di un ciclo.
Purtroppo.
Un ciclo che si è chiuso.
Andrò a riprendere il mio (bi-)ciclo. è ora di tornare verso casa.
Giorgio

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