Dicembre
2000, la BUONA NOVELLA diventa uno spettacolo teatrale
DE
ANDRE' TRIONFA ANCORA A GENOVA CON LA BUONA NOVELLA
GENOVA, 1 DIC - Dopo il grande show musicale dello scorso anno, Genova
ha offerto un nuovo tributo a Fabrizio De Andre'. Il Teatro dell'Archivolto
e il regista Giorgio Gallione hanno tolto dallo scaffale ''La Buona Novella'',
l'ellepi sui Vangeli Apocrifi armeni, arabi, bizantini che Fabrizio De
Andre' realizzo' nel 1969, in piena rivolta studentesca.
Con Claudio Bisio nel ruolo di narratore, Lina Sastri in quello di narratrice
e di Maria, con Leda Battisti Maria bambina e Andrea Ceccon nei panni
di Tito, il ladrone, Giorgio Gallione ha raccontato sul palcoscenico del
Carlo Felice una ''Buona Novella'' in chiave musicale e drammaturgica
molto rispettosa del suo autore e interprete.
A costo di sacrificare azione e movimentazione scenica, l'Archivolto ha
ripercorso idealmente i solchi delle due facciate del disco concendendosi
poche liberta', o distrazioni.
Come la scelta di affidare al narratore Claudio Bisio anche una parte
cantata e concedere alle Voci Atroci di riscrivere con i loro gorgheggi
a cappella la vita di Gesu', Giuseppe e Maria cantata da Fabrizio de Andrè.
Ma niente passi falsi che avrebbero fatto sentire in imbarazzo non solo
la compagnia dell'Archivolto ma tutta la citta'. Lo spettacolo verra'
replicato fino al 9 dicembre.
LA BUONA NOVELLA di Fabrizio de Andrè diventa uno spettacolo teatrale
La
Buona novella di Fabrizio De Andrè
drammaturgia
e regia Giorgio Gallione
con
Claudio Bisio Lina Sastri Leda Battisti Andrea Ceccon e Le Voci Atroci
elaborazione
musicale Claudio Boccadoro
ensemble musicale Sentieri Selvaggi
scene e costumi Guido Fiorato
light designer Pepi Morgia
In collaborazione con la Fondazione Teatro Carlo
Felice Il progetto La buona novella del Teatro dell'Archivolto è
pensato come una sorta di Sacra Rappresentazione contemporanea che alterna
e intreccia le canzoni di Fabrizio De André con i brani narrativi
tratti dai Vangeli Apocrifi a cui lo stesso De André si è
ispirato: dal Protovangelo di Giacomo al Vangelo dell'Infanzia Armeno
ad alcuni frammenti dei Vangeli Gnostici.
Prosa e musica, perciò, montati in una partitura coerente al percorso
tracciato dall'autore nel disco del 1969. I brani parlati, pensati come
un racconto arcaico, avranno così la funzione di legare, approfondire
e ancor meglio inquadrare e aumentare la forza evocativa e il valore delle
canzoni originali, svelandone la fonte mitica e letteraria. Teatralmente
lo spettacolo è ambientato in una scenografia completamente bianca:
una sorta di limbo, una caverna di carta che accoglie e contiene i nove
strumentisti, i quattro solisti e il piccolo coro. La scansione visiva
è data da giochi di proiezioni ispirati per la parte cromatica
all'opera pittorica di Osvaldo Licini, mentre per le sagome e le strutture
legate ai giochi d'ombra si farà riferimento alle suggestioni ricavate
dalle installazioni dell'artista Christian Boltanski.
Protagonisti di questa rielaborazione saranno 4 attori/cantanti di grande
prestigio e talento: Claudio Bisio, nel ruolo del narratore; Lina Sastri
nella parte di Maria adulta; Leda Battisti nel ruolo della giovanissima
Maria e Andrea Ceccon nel ruolo di Tito, il ladrone; il gruppo vocale
de Le Voci Atroci sarà il coro. Per l'elaborazione musicale si
è pensato a una figura significativa nel gruppo dei giovani compositori
contemporanei di musica colta. La scelta è caduta su Carlo Boccadoro,
compositore e strumentista leader di Sentieri Selvaggi, gruppo che lo
affiancherà anche in questa produzione in un ensemble formato da
pianoforte, percussioni, flauto, clarinetto, arpa e quartetto d'archi.
La regia e la drammaturgia dell'operazione è affidata a Giorgio
Gallione, anche ideatore del progetto. Tra le produzioni di De André,
La buona novella assume un significato particolarissimo. Di taglio esplicitamente
teatrale, costruita quasi nella forma di un'opera da camera, il disco
è il primo concept-album dell'autore, con partitura e testo composto
per dar voce a molti personaggi: Maria, Giuseppe, Tito il ladrone, il
coro delle madri, un falegname, il popolo. Ed è proprio da questa
base che prende le mosse la versione teatrale. "Compito di un artista
credo sia quello di commentare gli avvenimenti del suo tempo, usando però
gli strumenti dell'arte: l'allegoria, la metafora, il paragone".
Questa dichiarazione di De André racconta come l'autore si sia
posto, in tempi di piena rivolta studentesca, nei confronti di un tema
così delicato e dibattuto sia dal punto di vista politico che da
quello spirituale.
Con La buona novella De André lavora certamente a un'umanizzazione
dei personaggi, i protagonisti perdono sacralità. Ma questa traduzione
cantata dei temi degli Apocrifi è fatta con grande rispetto etico
e religioso. La valenza rivoluzionaria della riscrittura sta più
nella scelta di un non credente che decide di affrontare un tema così
anomalo per quei tempi che nei contenuti o nel taglio ideologico, che
solo a tratti diventa iconoclasta o attualizzante. Così le ricche
e variegate suggestioni immaginifiche, fantastiche e simboliche degli
Apocrifi sono spesso ricondotte a una purezza quasi canonica, e talvolta
traspare la sensazione che esista la sconvolgente possibilità che
in Gesù umanità e divinità abbiano un qualche modo
convissuto. C'è in sostanza un percorso parallelo nella interpretazione
di De André; da una parte una innata tendenza a mettere in discussione
tutto ciò che appare codificato, dogmatico o tradizionale, dall'altro
una scelta di fondo che gli fa preferire in molti passaggi e differenti
versioni degli Apocrifi sempre la scelta nobile, matura e ricca umanamente.
La drammaturgia aggiunta, recitata da Bisio e talvolta pure dalla Sastri
completa narrativamente il viaggio di De André: racconta l'antefatto
de L'infanzia di Maria, svelandone la sua origine anche questa 'miracolosa'
e riempie il vuoto che va dalla nascita del Cristo al momento dell'accusa,
del giudizio e della Crocifissione. In questo caso i 30 anni e più
di infanzia e vita di Gesù sono sintetizzati in un lungo racconto
che ci svela un Cristo bambino stizzoso, impulsivo e intrattabile, che
si serve dei suoi poteri anche per gioco gratuito e per esibizionismo,
sia quando resuscita e poi fa tornar morto un bimbo caduto da una terrazza
per farlo testimoniare a sua discolpa. Un'operazione perciò complessa,
attenta e delicata, che reinterpreta, reinventa e in qualche modo completa
il percorso di De André, trasformando La buona novella non solo
in un concerto, ma in uno spettacolo completo, riproposto musicalmente
nella sua versione integrale (nel disco, ad esempio, alcune parti narrative
furono tagliate per motivi di spazio), recitato, agito e cantato da una
compagnia di attori - cantanti e musicisti che penseranno l'opera di De
André come un ricchissimo patrimonio che può comunque ben
resistere, come ogni capolavoro, anche all'assenza, alla qualità
e alla impareggiabile interpretazione del suo creatore.