| Pino
Casamassima "Fabrizio De André. La vita, la canzoni,
le immagini" (prefazione di Piero Milesi) De Ferrari
Il Secolo XIX 2002 - 6.10€
Le
recensioni:
«Benedetto Croce diceva che fino alletà di diciotto
anni tutti scrivono poesie, poi rimangono a scriverle due categorie
di persone: i poeti e i cretini. Quindi io, precauzionalmente, preferirei
considerarmi un cantautore». Questa affermazione la conoscerete
praticamente tutti: è il fine escamotage con il quale Fabrizio
De André risolveva lannosa questione del rapporto tra
poesia e canzone e via discorrendo.
Così come conoscerete tutti la storia dello zio Francesco
che, tornato dalla guerra, racconta al piccolo Fabrizio degli anni
trascorsi nei campi di concentramento, iniziando così la
sua anima a un esercizio di sensibilità verso i diseredati,
gli umili, gli sconfitti dalla storia.
E saprete anche delliniziazione sessuale del dodicenne De
André, alle prese con Tina, Alda, Marilina e Gianna, tutte
«figlie di puttana, nel senso che le loro madri facevano quel
mestiere. Cerano delle feste nei carruggi, io ci andavo con
i miei amici e quegli incontri finivano regolarmente in gloria».
Oppure di quando fu scoperto da un prete ad amoreggiare con una
ragazza sulla panca di una chiesa: dovette intervenire il padre
a mettere a posto le cose con una generosa offerta.
Insomma, di De André si sa un po tutto: abbiamo letto
i tanti libri che lo riguardano, abbiamo visto e rivisto documentari,
concerti, videocassette. Sappiamo dellamicizia con Paolo Villaggio,
iniziata alletà di otto anni (Villaggio ne aveva sedici)
e proseguita ben oltre la felice collaborazione per le canzoni Il
fannullone e Carlo Martello ritorna dalla battaglia di Poitiers.
Sappiamo della ritrosia a esibirsi in concerto, vinta solo per bisogno
di soldi, per comprare una tenuta nella campagna sarda. E della
riservatezza che sfociava nellintroversione, un retaggio dellinfanzia,
quando, a causa della palpebra selvatica: «Fin
da piccolo avevo paura degli altri a causa del mio occhio sinistro.
[
] Questa imperfezione mi faceva sentire brutto, diverso,
impresentabile. [
] Un difetto che ha rovinato la mia vita
fino alletà di trentacinque anni. Fino a quando, cioè,
con una semplice operazione ho rimediato a tutto». Sappiamo
anche dellammirazione per Vasco Rossi, con il quale avrebbe
dovuto realizzare un album di indagine sulle sonorità mongole.
Cosa può dirci di nuovo, quindi, un nuovo libro su Faber?
forse niente, forse tante cose, dipende. Ma Fabrizio De André.
La vita, le canzoni, le immagini non è un libro da leggere
semplicemente per curiosità. Perché presenta tanti
aneddoti divertenti, bizzarri, magari inediti, certo. Ma non è
questo il punto. Pino Casamassima, lautore, lo ha scritto
perché sentiva di dovere qualcosa a De André, perché
voleva farlo suo. È un libro scritto con passione
e con amore. E anche con rabbia, la rabbia di pensare che quella
di Faber sia una storia ormai conclusa, da ascoltare incisa su un
disco o da leggere nelle pagine di un libro. E allora questo libro
va letto con passione, con amore e con rabbia.
Donald Datti da www.mentelocale.it
A
tre anni dalla morte del grande cantautore genovese arriva un altro
brano della conversazione mai interrotta con questo amico fragile,
in un libro terso e puntigliosamente documentato, ma che si fa leggere
come un romanzo, sul percorso umano e artistico di De André.
Pino Casamassima, giornalista e autore che di solito corre con scrittura
scalpitante insieme ai bolidi della Formula 1 e porta il rombo dei
motori dentro le parole, in "Fabrizio De André. La vita,
le canzoni" rallenta il passo e allarga lo sguardo sul ritratto
a grandangolo e sfaccettato di uno che, schermendosi con chi lo
chiamava poeta, volle essere solo, e "precauzionalmente",
cantautore.
Da www.ilsecoloxix.it
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