Fabrizio De André - E poi il futuro

Guido Harari (a cura di) "Fabrizio De André - E poi il futuro Mondadori Milano 2001, lire 32.000

Dal risvolto di copertina:
E poi il futuro raccoglie per la prima volta fotografie rare, private, spesso inedite, tratte dal suo album personale e dagli archivi dei fotografi che più da vicino lo hanno seguito negli anni. Completano l'emozionante diario di una vita la voce di Fabrizio, attraverso interviste, manoscritti e appunti originali, e una discografia dettagliata e definitiva.

La recensione:
Di frasi di De André, ce ne sono tante e tante - ogni foto è commentata da qualcosa di suo, a volte sono inediti, altre volte sono cose già conosciute. E lo stesso discorso vale per le fotografie, ma anche le foto che già ci sono familiari ( per esempio, quelle che punteggiano il libro di Luigi Viva) qui sono più in grande, più in bello, insomma... col
vestito della festa! Le fotografie... sono veramente "il libro" - ce ne sono di bellissime - Fabrizio giovane dandy in posa abbracciato alle statue della selva giardino di Villa Bozano alle gambe delle sue amiche ai Bagni Tre Pini, poi qualche anno più tardi, fan impacciato con biro e disco da autografa ad un concerto di Leo Ferrè, al Piccolo Teatro, nel 1969. Mi ha colpita un'immagine di Fabrizio notturna, sullo sfondo di una Genova che sembra Parigi - e le fotografie con Cristiano, al pianoforte, su una spiaggia invernale o con la chitarra, sono Tutte molto tenere.
Teneramente buffa è anche la foto scattata durante la registrazione di Rimini, con Fabrizio che dorme come un angioletto, con una selva di microfoni sospesa sulla testa... e poi e poi... le fotografie della Sardegna, e quelle di Milano, nella casa dove De André stava " come agli arresti domiciliai":il terrazzo invaso dai rampicanti, il lettone invaso da libri e giornali, il soggiorno dove giocava a scacchi con Alessandro Gennari.
Aggiungo solo due cose: la prima, sono le riproduzioni di annotazioni, appunti, dei quadri astrali di Dori e Fabrizio fatte da Fabrizio stesso... la seconda, le tre pagine dell'introduzione di Guido Harari. Mi è assai piaciuto quello che Harari ha scritto e come lo ha scritto - con grande semplicità, con un pudore che credo Fabrizio avrebbe apprezzato.
Anche qui, Mi verrebbe voglia di commentare qualcuna delle cose che scrive ma sarebbe un peccato, se ancora non avete letto .... però questa la riporto:" ... in quelle sue lunghe notti, costellate di libri, di oroscopi, di televisione, di musica, degli ultimi amici nottambuli come lui. Stringeva il cuore sentirlo carburare, e non poterlo seguire perché irrimediabilmente braccati dal sonno."
Livia

Le parole di Dori Ghezzi: Un giorno qualunque lo ricorderai... Posso solo immaginare le reazioni contrastanti con cui Fabrizio avrebbe accettato l’idea di un libro fotografico tutto su di lui. Lui che viveva come una necessità punitiva perfino la propria immagine sulla copertina dei dischi e, potendo, l’ha sempre evitata. Non ha mai condiviso, Fabrizio, la filosofia ambigua del videoclip, sempre ai limiti del culto dell’effige. Nei pochissimi che ha accettato di realizzare, ha sempre obbligato i registi a fare i salti mortali per “prescindere” dal De André fisico. Non che non si piacesse, ma perché in qualche modo considerava l’immagine un’invasione abusiva nel mondo dei suoni, dove occorreva invece rispettare la libertà assoluta di chi ascoltava, di costruire un proprio edificio di visioni, emozioni, colori senza nessuno a guidarlo, a forzarlo, a condizionarlo. Come se l’immagine rispetto alle canzoni fosse un’indebita interferenza deviante nel mondo delle libertà. Così come trovava sempre deludente un film tratto da un libro, qualunque fosse il valore intrinseco del libro. Allo stesso modo Fabrizio non amava, e ha amato sempre meno nel tempo, i servizi fotografici. Trovava sempre una scusa per avere qualcuno accanto, come se l’essere in compagnia, un legame, un affetto, un’amicizia, giustificassero e proteggessero in qualche modo il suo stare davanti all’obbiettivo. Proprio in queste ragioni, anche se può sembrare paradossale, ho trovato il mio “perché”al libro E poi, il futuro, alla minuziosa ricerca di Guido Harari che ha dissepolto immagini di cui nemmeno Fabrizio, ne sono certa, ricordava l’esistenza. E’ una scelta di linguaggio altrettanto radicale quanto quella che Fabrizio ha sempre rivendicato per le sue canzoni. È come se, per simmetria, questa volta si lasciassero “cantare” le immagini. Continuo a pensare che, se fosse toccato a Fabrizio scegliere un titolo nella piccola rosa che abbiamo preso in esame, sarebbe stato forse Uno sguardo indulgente. Preso in prestito da La buona novella, in qualche modo avrebbe “fotografato” il suo eterno pudore e la sua timidezza. Non sto parlando del “suo” sguardo indulgente sul mondo. Parlo di quello che ha sempre sperato gli altri rivolgessero a lui, sempre così esattamente consapevole dei propri limiti, della propria infinita imperfezione di normalissimo essere umano. Dori Ghezzi De André

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