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![]() Fabrizio De André - E poi il futuro |
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| Guido Harari (a cura di) "Fabrizio De André - E poi il futuro Mondadori Milano 2001, lire 32.000 Dal
risvolto di copertina: La
recensione:
Le parole di Dori Ghezzi: Un giorno qualunque lo ricorderai... Posso solo immaginare le reazioni contrastanti con cui Fabrizio avrebbe accettato l’idea di un libro fotografico tutto su di lui. Lui che viveva come una necessità punitiva perfino la propria immagine sulla copertina dei dischi e, potendo, l’ha sempre evitata. Non ha mai condiviso, Fabrizio, la filosofia ambigua del videoclip, sempre ai limiti del culto dell’effige. Nei pochissimi che ha accettato di realizzare, ha sempre obbligato i registi a fare i salti mortali per “prescindere” dal De André fisico. Non che non si piacesse, ma perché in qualche modo considerava l’immagine un’invasione abusiva nel mondo dei suoni, dove occorreva invece rispettare la libertà assoluta di chi ascoltava, di costruire un proprio edificio di visioni, emozioni, colori senza nessuno a guidarlo, a forzarlo, a condizionarlo. Come se l’immagine rispetto alle canzoni fosse un’indebita interferenza deviante nel mondo delle libertà. Così come trovava sempre deludente un film tratto da un libro, qualunque fosse il valore intrinseco del libro. Allo stesso modo Fabrizio non amava, e ha amato sempre meno nel tempo, i servizi fotografici. Trovava sempre una scusa per avere qualcuno accanto, come se l’essere in compagnia, un legame, un affetto, un’amicizia, giustificassero e proteggessero in qualche modo il suo stare davanti all’obbiettivo. Proprio in queste ragioni, anche se può sembrare paradossale, ho trovato il mio “perché”al libro E poi, il futuro, alla minuziosa ricerca di Guido Harari che ha dissepolto immagini di cui nemmeno Fabrizio, ne sono certa, ricordava l’esistenza. E’ una scelta di linguaggio altrettanto radicale quanto quella che Fabrizio ha sempre rivendicato per le sue canzoni. È come se, per simmetria, questa volta si lasciassero “cantare” le immagini. Continuo a pensare che, se fosse toccato a Fabrizio scegliere un titolo nella piccola rosa che abbiamo preso in esame, sarebbe stato forse Uno sguardo indulgente. Preso in prestito da La buona novella, in qualche modo avrebbe “fotografato” il suo eterno pudore e la sua timidezza. Non sto parlando del “suo” sguardo indulgente sul mondo. Parlo di quello che ha sempre sperato gli altri rivolgessero a lui, sempre così esattamente consapevole dei propri limiti, della propria infinita imperfezione di normalissimo essere umano. Dori Ghezzi De André |