a
Garessio
"Per mari, per cieli, per terre, con Fabrizio De Andrè
alla ricerca dell'uomo". Garessio
dedica una due giorni, il 14 e il 15 luglio, alla vita e alle opere
del cantautore genovese, legato a queste terre dai ricordi della
sua giovinezza, quando trascorreva qui l'estate con la famiglia.
Alla
manifestazione, organizzata dal Centro Studio Garexium presso la
Confraternita di San Giovanni, hanno aderito la famiglia, i collaboratori
e molti musicisti che hanno lavorato con lui, da Vittorio De Scalzi,
Pietro Milesi, Mauro Pagani, Andrea Parodi, Mauro Macario, a "Li
Troubaires de Coumboscuro". Alla giornata di studio partecipano
anche Gianni Vattimo, filosofo torinese, Gian Luigi Beccaria, storico
della lingua italiana e don Luigi Ciotti, fondatore del Gruppo Abele.
Il concerto in piazza Battuti Parvi concluderà, domenica
sera, il fitto programma.
Il programma
Venerdì 14 luglio
ore 15.00 Benvenuto agli invitati ed ai partecipanti del Presidente
del Centro Studi Garexium.
ore 15.10 Apertura dei lavori e presentazione dei relatori.
ore 15.30 "PERCORSO BIOGRAFICO"
dott. Cesare Romana - Giornalista de "Il Giornale", scrittore.
ore 15.50 "POESIA, NON POESIA IN FABRIZIO DE ANDRE"
Prof. Gian Luigi Beccaria - Titolare della cattedra di Storia della
lingua italiana presso I' Univesità di Torino
ore 16.10 "I DIALETTI DI DE ANDRE"
Prof, Lorenzo Coveri - Professore associato di Linguistica Italiana
presso I' Università dl Genova.
ore 16.30 "LA PAROLA CHE CANTA, LA MUSICA CHE PARLA. LA CANZONE
CIVILE Dl DE ANDRE"
Prof Luigi Pestalozza - Storico, critico della musica, direttore
della rivista Musica/Realtà.
ore 16.50 "L'ARTISTA E L'IMMAGINARIO COLLETTIVO"
Mauro Macario - Poeta, interprete.
ore 17.10 "In direzione ostinata e contraria: Fabrizio De Andrè
fra Tolstoi, Stirner e Pasolini"
Romano Giuffrida - Giornalista della Radio svizzera, saggista.
ore 17.30 "IL MONDO IN CONTROLUCE"
Don Luigi Ciotti - Fondatore del Gruppo Abele di Torino.
ore 17.50 "Signora Libertà, Signorina Anarchia"
Paolo Finzi - Redattore di "A" rivista anarchica.
ore 18.10 Presentazione del libro di Andrea Podestà "Fabrizio
De Andrè in direzione ostinata e contraria", edito da
Zona.
ore 19.00 INAUGURAZIONE MOSTRA GALLERIA "PORTA ROSE"
"Omaggio a Fabrizio" - Collettiva di pittura e scultura.
ore 21.30 PROIEZIONE VIDEO "FABER"
Preceduta dalla presentazione a cura degli autori Romano Giuffrida
e Bruno Bigoni presso il Cinema Excelsior
Sabato 15 luglio
ore 10.30 "FABRIZIO DE ANDRE': VIAGGIO FRA I ROM E I SINTI"
Giorgio Bezzecchi - Mediatore culturale, Presidente Opera Nomadi
Regione Lombardia, consulente dell'UNICEF e del Consiglio d' Europa.
ore 10.50 "PRIMI GIORNI Dl SCUOLA"
Dott. Luciano Basso - Giornalista, musicologo.
ore 11.10 Il Provenzale, Coumboscuro e Fabrizio De Andrè"
Prof. Sergio Arneodo - Presidente del Coumboscuro Centre Prouvençal.
ore 11.30 "Gli anni '50, Il quarantacinque giri e la nascita
della nuova musica"
Gian Piero Reverberi - Compositore,arrangiatore.
ore 11.50 "SIGNORE, IO SONO IRISH ED ALTRI RITRATTI"
Vittorio De Scalzi - Compositore, musicista.
ore 12.10 "CREUZA DE MÀ FU SOLTANTO L'INIZIO"
Mauro Pagani - Musicista, compositore. Arrangiatore, produttore.
ore 12.30 "I NUOVI ARRANGIAMENTI"
Franz Di Cioccio - Musicista, produttore.
ore 15.30 "Il nostro sodalizio"
Pepi Morgia - Regista.
ore 15.50 "'S' COME SARDI O COME SIOUX"
Andrea Parodi - Musicista, cantante.
ore 16.10 "FABRIZIO DE ANDRE : UN MUSICISTA ITALIANO DEL NOVECENTO"
Franco Fabbri - Critico musicale.
ore 16.30 "SU ANIME SALVE"
Pietro Milesi - Musicista, compositore, arrangiatore.
ore 16.50 "FABRIZIO: ANARCHICO, LIBERTARIO"
Prof. Gianni Vattimo - Filosofo, titolare della cattedra di Filosofia
Teoretica presso l'Università di Torino.
ore 17.10 DIBATTITO
ore 21.30 CONCERTO: Le canzono di Fabrizio "In direzione ostinata
e contraria"
con: Mauro Pagani, Andrea Parodi, Vittorio De Scalzi, Li Troubaires
de Coumboscuro, Francesco Baccini, Mauro Macario
Regia di Pepi Morgia
le mostre
Galleria Porta Rose "Omaggio a Fabrizio" ColIettiva di
pittura e scultura
Galleria Mario Giugiaro "Fabrizio nei ricordi"
Palazzo Comunale "I bambini scoprono Fabrizio"
GARESSIO,
14/15 luglio 2000, Per mare, per cieli, per terre, con Fabrizio,
alla ricerca dellUomo giornate di studi deandreiani
È
prevista per metà luglio liniziativa di maggiore spessore
culturale finora promossa su Fabrizio De André, a un anno
e mezzo dalla sua morte. Per iniziativa del Centro Studi Garexium,
del Comune di Garesio e della Regione Piemonte, si tengono a Garessio,
in provincia di Cuneo a ridosso della Liguria, due Giornate di studio
dal titolo Per mare, per cieli, per terre, con Fabrizio, alla
ricerca dellUomo.
Il momento centrale è rappresentato da una ventina di relazioni,
dal primo pomeriggio di venerdì 14 alla sera del 15, presso
la Confraternita di San Giovanni.
Tra le relazioni segnaliamo La parola che canta, la musica che parla.
La canzone civile di De André (Luigi Pestalozza, direttore
della rivista Musica/Realtà), Lartista e limmaginario
collettivo (Mauro Macario, anarchico, collaboratore di A),
In direzione ostinata e contraria: Fabrizio De Andrè fra
Tolstoi, Stirner e Pasolini (Romano Giuffrida, co-regista di Faber),
Noi anarchici - compreso Fabrizio (Paolo Finzi, redazione di A),
Fabrizio De André: viaggio fra i Rom e i Sinti (Giorgio Bezzecchi,
rom, presidente Opera Nomadi lombarda), Il nostro sodalizio (Pepi
Morgia, anarchico, regista), S come Sardi o come Sioux (Andrea Parodi,
musicista), Fabrizio: anarchico, libertario (Gianni Vattimo, filosofo).
Altri relatori sono Cesare Romana, Gian Luigi Beccaria, Lorenzo
Coveri, don Luigi Ciotti, Mauro Pagani, Gian Piero Reverberi, Vittorio
De Scalzi, Fernanda Pivano, Franco Mussida e Franz di Cioccio, Franco
Fabbri, Ivano Fossati, Piero Milesi.
Oltre al convegno di studi, sono previste: la proiezione del filmato
Faber (venerdì 14, ore 21.45); linaugurazione di una
mostra su De André (sabato 15, ore 19); e - in conclusione
(sabato 15, ore 21.30) - un concerto in piazza (titolo: In
direzione ostinata e contraria), presentato da Mauro Macario,
con Vittorio de Scalzi, Mauro Pagani, Andrea Parodi, Piero Milesi
e Silvio Righini, Li Troubaires de Coumboscuro, Mauro Macario.
Da A - Rivista Anarchica
In direzione ostinata e contraria:
Due giornate a metà luglio nel borgo medioevale di Garessio,
per ricordare Fabrizio De André tra mostre, interventi, musica,
ricordi. Con tanta anarchia.
di Paolo Finzi
Immaginate
un borgo medioevale, con le sue stradine, le vecchie costruzioni
conservate, i fiori alle finestre, le montagne tutte intorno, l'immancabile
fiume ed i ponti a scavalcarlo. Il comune è Garessio, in
provincia di Cuneo, al confine con la Liguria: è proprio
nel borgo medioevale di Garessio che venerdì 14 e sabato
15 luglio scorsi si sono tenute una serie di iniziative tutte incentrate
su Fabrizio De André.
"Per mari, per cieli, per terre, con Fabrizio, alla ricerca
dell'Uomo" era il titolo ufficiale delle giornate di studio,
promosse da vari enti locali (Comune di Garessio, Provincia di Cuneo,
Comunità Montana Alta Val Tanaro, Regione Piemonte) con alcune
sponsorizzazioni, e dal Centro Studi Garexium - un manipolo di persone
trainate da quel panzer che è Giovanna Alimonti, avvocato,
vera ideatrice di questa che è stata - finora - la più
complessa e significativa iniziativa culturale dedicata al cantautore
genovese, scomparso nel gennaio dello scorso anno. "Un po'
matta questa Alimonti" sussurrava qualcuno: certo é
che nessuna persona di buon senso (di quelle che "danno buoni
consigli perché non possono dare più il cattivo esempio")
mai e poi mai avrebbe potuto concepire di organizzare a Garessio
(che con De André c'entra come Vidigulfo sul Naviglio) una
simile kermesse.
Ci siamo ritrovati così in centinaia di persone, di ogni
tipo, età, provenienza, a percorrere in su ed in giù
le poche vie del borgo, saltabeccando tra la Confraternita di San
Giovanni - una grande chiesa non sconsacrata, dentro la quale nel
pomeriggio di venerdì e per tutta la giornata di sabato si
è tenuto - seguitissimo - il Convegno di studi; la sede del
Comune dove era stata allestita una mostra di oggetti, tele, dischi,
ecc.; l'antistante porticato, sotto il quale erano esposti gli elaborati
dei bambini del paese, che nelle settimane precedenti erano stati
stimolati a buttar giù dei disegni ispirandosi alle canzoni
di Fabrizio; una galleria d'arte dove erano esposte foto e libri
di e su Fabrizio (ed una teca era riservata alle sue letture anarchiche,
con libri di Bakunin, Kropotkin, Malatesta e la nostra rivista in
bella mostra) ed un'altra galleria in cui erano esposte opere d'arte
di vari artisti, sempre ispirate alle sue poesie.
Manifesti di De André pavesavano il borgo, riportando citazioni
particolarmente significative dalle sue canzoni. Il Convegno di
studi è stato, complessivamente, di grande interesse. Tra
gli interventi che più hanno colpito l'attentissima platea,
quello di Giorgio Bezzecchi, rom harvato, che con Fabrizio aveva
collaborato nella traduzione della canzone zingara in "Anime
salve": un intervento, il suo, ricco di informazioni sulla
situazione dei rom, dignitoso, orgoglioso. Don Luigi Ciotti, anima
del Gruppo Abele, ha affrontato con acutezza la questione della
"religiosità" di Fabrizio, invitando - com'è
suo costume - ad un impegno concreto non per la solidarietà
(di cui ha spiegato la frequente pretestuosità) ma per la
giustizia. Travolgentemente anarchico l'intervento di Mauro Macario,
poeta, che con enfasi ha presentato il suo testo pubblicato sull'ultimo
numero di Libertaria. Molto applaudita anche la relazione di Romano
Giuffrida (uno dei due registi del filmato Faber) dall'impegnativo
titolo "In direzione ostinata e contraria: Fabrizio De André
tra Tolstoi, Stirner e Pasolini": un'acuta analisi del ruolo
dell'intellettuale proveniente dall'alta borghesia genovese, divenuto
paladino dei dannati del pianeta.
Interessanti, ricche di umanità le testimonianze di quanti
- in differenti epoche (e non sono mancate, per questo, le asperità
polemiche) - hanno lavorato con Fabrizio: Gian Piero Reverberi (arrangiatore
di alcuni dei primi successi di De André), Vittorio De Scalzi
(che ha ricordato la tournée con i New Trolls), Mauro Pagani
("Creuza de ma" il centro del loro eccezionale sodalizio),
il grande Franz Di Cioccio (dell'indimenticata PFM), Andrea Parodi
(che ha approfondito il rapporto di Fabrizio con la terra e la cultura
sarde), Piero Milesi (arrangiatore di "Anime salve", che
intervistato da Franco Fabbri ha ripercorso le notti di lavoro con
Faber) e poi Gian Luigi Beccaria (poco convincente il suo tentativo
"crociano" di separare la poesia e la non-poesia nell'opera
deandresiana), Lorenzo Coveri (godibile la sua analisi dell'uso
dei dialetti), Luigi Pestalozza (figura storica della critica musicale
marxista in Italia), Luciano Basso (che ha ricordato i tempi della
sua frequentazione giovanile con Fabrizio, Tenco, Paoli, ecc.),
il provenzale Sergio Arneodo (Fabrizio si interessò anche
della cultura provenzale) ed il sotoscritto che ha analizato il
rapporto di De André con l'anarchismo.
Rispetto al programma previsto, due sole assenze: Cesare Romana,
giornalista e scrittore, ammalato, che ha però inviato un
suo bellissimo scritto introduttivo: avrebbe dovuto coordinare lui
i lavori del Convegno, l'ha sostituito l'autore di questi appunti.
E Gianni Vattimo, che avrebbe dovuto parlare di "Fabrizio De
André: anarchico, libertario". Non si é visto,
in compenso la sua (ipotetica) presenza è stata contestata
da un anarchico del Cuneese, critico con la sua collocazione politica
ulivista.
Da ricordare poi la proiezione in un cinema cittadino del filmato
Faber. E la presenza, discreta quanto significativa, di Dori Ghezzi.
Il clou delle Giornate si é avuto il sabato sera, quando
un migliaio di persone hanno assistito ad un concerto assai suggestivo
per l'impatto emotivo suscitato dalle canzoni di Fabrizio interpretate
da Mauro Pagani, Andrea Parodi, Vittorio de Scalzi, Li Troubaires
de Coumboscuro (gruppo provenzale), Francesco Baccini. Tra un musicista
e l'altro, le poesie ribelli di Fabrizio e di Leo Ferré interpretate
dal nostro Mauro Macario. Davvero suggestivi anche il contesto ambientale
e la valida regia di Pepi Morgia, che è iniziata con la proiezione
di una gigantesca "A" cerchiata sulla chiesa, che faceva
da sfondo al palco. Nelle foto (di Reinhold "Denny" Kohl)
riprodotte in queste pagine uno spaccato di quei due giorni.
Prima di lasciare Garessio, la domenica mattina, ho fatto un salto
a prendere il giornale nell'unica edicola del Borgo: l'edicolante
(moglie del comandante dei vigili urbani) mi ha riconosciuto come
il coordinatore del Convegno e mi ha voluto esprimere, con sincerità,
il suo compiacimento per il buon andamento delle giornate. "Sa
- mi ha detto - qui in paese eravamo in tanti contrari, o almeno
scettici: avevamo paura di un'invasione di gente che non ci piace,
sapevamo che c'erano di mezzo anche gli anarchici. Sa com'è.
Ma poi abbiamo visto che siete tutti gente civile". Abbiamo
chiacchierato un po'. E, prima di salutarla, le ho lasciato in conto-deposito
dieci copie del nostro numero speciale su Fabrizio. La "A"
cerchiata che aveva visto la sera prima proiettata sulla chiesa
se la ritrovava sul bancone, accanto ai soliti giornali e riviste.
dalla Mailing List "Fabrizio De André"
A Garessio, a Garessio, a Garessio!
(sottotitolo:
INVIDIA, INVIDIA, INVIDIA!!! :-)))
Venerdì pomeriggio - Andrea
Cerchero'
di andare con ordine e riportare gli avvenimenti che si sono succeduti.
Credo che sia stata di una qualita' nettamente superiore a qualsiasi
altro avvenimento pro-De Andre', e chi avrebbe potuto esserci e
non c'è stato, si mangi le mani :-))).
Arrivati
alle 15 di venerdi', dopo una sana mangiata e bevuta in una trattoria
gestita dall'oste piu' buono, cordiale e gentile mai visto al mondo
(un tal Fabio di Ceva...), arriviamo nel borgo antico di Garessio,
precisamente alla chiesa di S. qualcosa (ora vado a prendere appunti
e programma, cosi' non sbaglio :-))... trovato; continuo in modo
piu' rigoroso (e non ridete :-)). Il programma porta come titolo
(per chi non l'avesse avuto o visto) "Per mari, per cieli,
per terre, con Fabrizio De Andre', alla ricerca dell'Uomo".
Un tantino altisonante, ma non risultera' fuori luogo.
Il convegno (cioe' i circa 15 incontri) avvengono all'interno di
una chiesa (non sconsacrata!!!) coordinati da Paolo Finzi, redattore
della rivista anarchica A (che sostituisce, a detta sua, Cesare
Romana che avrebbe dovuto avere il compito di coordinatore... ma,
non essendo apparso, e' slittato l'incarico su qualcuno di piu'
idoneo :-)).
Premessa:
prima dell'inizio del primo intervento, fax di Mollicone....
seconda premessa: tutti gli interventi verranno documentati e, poiche'
ne verremo in possesso, tralascio un eccessivo excursus delle tematiche
trattate.
Si
parte con Beccaria col tema, dibattutissimo soprattutto in onelist
(noi fdaiani credo si sia stati sempre tutti concordi) della poesia,
non-poesia in Faber. Beccaria, sostanzialmente (passando attraverso
dubbiosissimi confronti con Baglioni & C, che, oltre a provocarmi
un certo disgusto, mi fanno sorgere il dubbio che il tal professorone
torinese non conosca poi cosi' tanto FdA) si butta sulla teoria
della non-poesia, insomma della necessarieta' della musica come
completamento (legge qua e la' pezzi dal libro Einaudi di Cotroneo,
quello con la videocassetta del Mollicone, con un'intonazione che
non userei neanche per una poesia di Emilio Fede, caso mai le abbia
mai scritte... e speriamo di no). Alcune sue parole: "il testo
di una canzone di Faber, senza musica, non regge". Oppure "Non
possono (i testi) esser giudicati dal solo metro letterario".
Nonostante tutto, credo che De Andre' gli piaccia (anche se, ribadisco,
non credo lo conosca poi cosi' bene, seppur elogi ampiamente la
voce del Nostro).
Segue
intervento via fax di G.C. Romana, che tralascio e potrete poi leggere
(poco incisivo, per altro).
Parte,
successivamente, Coveri, professore universitario di linguisitica
(che si agitera' come un matto sotto il palco del concerto, ma questo
viene piu' in la'). Analizza il dialetto (principalmente quello
genovese) di Faber (riportera' meglio Lucia che ha preso piu' note,
soprattutto credo sia interessante l'aspetto storico di cui diceva
Lucia a me e a Margherita in auto). Anche qui tralascio la trattazione,
ma punto a piombo sulla cosa che piu' ci ha incuriosito (potevamo
chiederglielo, ma nun l'abbiam fatto): molto di quello che racconta
e' preso da un libro di Roberto Giannoni (leggo nel block-notes
qua di fianco: <che ha ricostruito l'ambiente linguistico della
famiglia De Andre'>.... praticamente un pazzo :-))). Cita "cani
randagi" (il disco) e rimanda al libro di Andrea Podesta' (che
viene successivamente presentato ma non venduto perche' non ancora
stampato!!!) per le origini letterarie del dialetto di Crueza de
ma. Solo una nota: come sottolinea giustamente Coveri, il dialetto
di Faber e' quello dei vicoli, perche' era una lingua assolutamente
non utilizzata in famiglia.
Parte
a leggere il suo scritto Pestalozza, critico della musica. La velocita'
e la complessita' di quello che legge e' tale che perdo subito il
filo... impossibile stargli dietro (giuro che non ero ciucco :-))).
Vado a fumarmi una sigaretta fuori (in chiesa sta male). Prendo
qualche appunto pero', quelli che mi arrivano piu' facilmente alla
mia limitata comprensione (almeno un terzo della scritto di Pestalozza
e' incomprensibile, come argomenti, per me... ma sfido chiunque...).
Come anche Beccaria (anche se in tono minore), anche lui e' ipercritico
verso Faber. Smonta subito il palco del concerto dell'indomani con
un "le canzoni di De Andre' non possono essere cantate da altri"
(che, considerato in termini assoluti, mi trova d'accordo). Dice
qualcosa di piacevolissimo quando "le parole e la musica, pur
scritte con altri, sono solo sue, solo da lui cantabili (insomma,
oltre al fatto che e' praticamente palese, dopo gli interventi di
Reverberi, Pagani e Milesi, che i testi fossero sempre "cosa
sua", anche la musica presenta troppi influssi per non essere
considerata deandreiana). Cita il figlio e la famosa frase di Fabrizio
(in un'intervista telefonica che si sente nel film "Faber")
"l'artista come anticorpo della societa'".
Chiude la sua corsa vocale definendo la musica di De Andre' come
"musica di coscienza civile" e della sua "responsabilita'
civile contro la totalita' incivilistica" (un po' matto? :-))
vedrete quando leggerete i deliri di Macario che ha appuntato Lucia....).
Appunto,
segue il Macario son, Mauro... ma qui non mi esprimo oltre (credo
di esser uscito a fumare di nuovo...); basteranno le note prese
dalla nostra olandese.
Sale
Giuffrida (nel programma appare come saggista e giornalista della
radio svizzera!!!). Di lui mi piacciono molto le parole che vogliono
"spurgare" l'informazione buonista di De Andre'. Fabrizio
non era "gentile" con la societa' circostante (e questo
lo sappiamo bene tutti), ma l'uso improprio e falso che spesso si
legge rende quasi irato il co-regista di "Faber". Tra
le sue parole, molti riferimenti e similitudini a P.P.Pasolini,
definiti entrambi <intellettuali critici (nel senso di "in
crisi") ed eretici>. Cita Fabrizio (direi seconda chicca?
ma diciamolo :-)): "Io ho considerato la borghesia non un male,
ma il Male". Con Giuffrida direi che il convegno prende una
forma meno didascalica e piu' umana, piu' consona anche al titolo
delle giornate di studio.
Segue
Don Ciotti. Cosa posso dire, forse perche' a suo agio in una chiesa,
parla degli ultimi con il cuore di un uomo grande... qua e la' legge,
in altre parti e' poesia dell' animo. In linea totale con Giuffrida
(caso mai ci fosse bisogno, precedentemente piu' di un relatore
aveva dato addosso alla chiesa), allontana dal Fabrizio quel mito
di buonismo, portandolo verso una necessaria esigenza di altruismo
(uno stato di coscienza personale, direi). Appassionato, addolorato,
vero, mi converte quasi al cattolicesimo (che, per altro, ci sputa
piu' di una volta addosso!!!!). Solo una notazione: Preghiera in
gennaio la chiama, volutamente (non credo proprio sia un errore,
troppo preparato sulle canzoni di De Andre'), "Preghiera per
un amico". Che sia la terza chicca... Non saprei... avrei voluto
chiederglielo, ma scappa a Torino con la sua scorta....
Paolo
Finzi, coordinatore e redattore di "A" rivista anarchica,
lascia fogli della sua intervista (che recupero ovviamente). Si
dilunga sulla profonda cultura anarchica di Faber, sin dai primi
anni '70, portando un po' l'acqua al suo mulinello (o mulino :-))).
Ma va bene, un po' di sana demagogia anarchica a me suona piacevole
:-)). Chi vorra' leggere, avra' il testo (basta chiedere, e' l'unico
di cui sono attualmente in possesso).
Segue
la presentazione (virtuale, visto che, come dicevo prima, non e'
ancora stampato) del libro di Andrea Podesta' (per la casa editrice
Zona). Mah.... comprero'... impressione? Un trentenne poco disperato
per i miei gusti (vista anche la comunanza di eta'). Mi sembra un
cammino molto storico fatto da uno scrittore che appare essere un
misto tra un fan (quale orribile parola!!!) e un cultuore deandreiano.
Leggeremo....
Finiscono
i dibattiti (dopo quasi 3 ore e mezza!!!) e si scende in strada
a girar le tre mostre presenti nel borgo antico di Garessio. La
prima, ovviamente, e' quella artistica, cioe' di dipinti e sculture
dedicate o/e ispirate a Fabrizio. Sono stanco, credo di non averla
neanche vista meta'.
Sono molto piu' incuriosito dalle persone e da Dori (unica della
famiglia presente), il "cruccio" di un po' noi tutti.
Nel bel mezzo del mio poco attento curiosare, appare Francesco,
il direttore dell'isola che non c'era. Riprendiamo da Dori, che
e' il punto focale della mia (ma anche di Margherita e Lucia) attenzione.
Dopo il rigirare le tre mostre (due alle spalle, come falchetti,
di Dori :-))), ci rendiamo conto che e' davvero una grande persona,
umanamente parlando. Quei suoi pochi sorrisi, davvero gentili e
buoni, l'intelligenza (ma perche' mai avra' cantato quelle canzoni
allora??? Mistero della fede :-)))))), la determinazione eliminano
subito qualsiasi dubbio sul perche' della loro storia. Anche in
questo Fabrizio non ha sbagliato :-))))
Ci dirigiamo verso l'ultima piccola mostra, quella fotografica,
sicuramente la piu' interessante. Tra le varie foto, alcune che
neanche la moglie ha mai visto. Una, fantastica, che ho ancora davanti
agli occhi (forse gia' vista, ma non ricordo perfettamente): Fabrizio,
inizi anni '80, camicia rossa come a Sarzana, occhi lucidi d'alcol,
dietro ad un tavolo con sigaretta in mano e bicchierone di uischi
davanti (scuro), mostra, teso il braccio, l'indice e il medio rovesciati,
nel tipico simbolismo della A anarchica (sono un po' fissato, eh?
;-)))
Peccato che Margherita non si sia lasciata sfuggire la sua tipica
frase che mi dice ogni qualvolta vede una foto sconosciuta di De
Andre' con quella smorfia tipica di quando spara "la cazzata".
Peccato perche', in quel momento davanti alla vetrinetta con le
foto, girandosi, invece di avere accanto a lei me (come credeva)
, aveva Dori Ghezzi. Mi sarebbe davvero piaciuto sentire la sua
risposta ad un "margheritoso" "qua sta sicuramente
per sparare una cazzata"....
Per
finire quasi con il venerdi', la battuta di un manager di Fabrizio.
Nella sala delle fotografie (c'erano anche dischi e qualche oggetto
da feticista, tipo un posacenere usato da De Andre'!!!) ve ne era
una similare a quella del disco Concerti 1991 (all'ombra dell'ultimo
calorifero s'era addormentato... ecc...): Fabrizio che dormiva,
apparentemente abbastanza disfatto, su un divano, tutto "fatto
su" sotto una coperta (le foto erano piu' o meno tutte del
periodo dal 1980 al 1984-85). Passa di li' un accompagnatore di
Dori (Francesco dell'isola poi mi ha detto che era uno dei suoi
manager piu' importanti, nonche' manager anche di Fossati, Mannoia,
ecc.. non ricordero' mai che nome avesse, quindi lasciamo perdere),
e io gli chiedo se fosse stata scattata prima o dopo un concerto.
Lui mi risponde: "nessuno dei due, quella si tratta della prova
generale di Fabrizio del concerto".
Si
finisce a mangiare e a bere (come sempre... che caso), per poi dirigerci
verso l'uscita del cinema dove stavano proiettando "Faber"
(tutti e tre ci siamo rifiutati di vederlo, basta... poi con quel
finale straziante... anche se rimane, indubbiamente, un bel film-documentario
su Fabrizio). Qualche uischi, qualche saluto ancora (mezz'ora a
parlar di Lolli... mancava poco nevicasse :-))), poi a nanna (non
prima di aver bevuto un marsala siculo di superannata a casa Carenini...
Venerdì
pomeriggio - Lucia
Andrea, splendido cronista, non c'e'moltissimo da aggiungere, hai
praticamente detto tutto tu...
Vabbe', provo a concretizzare il fumo delle tue sigarette...
(sottotitolo: INVIDIA, INVIDIA, INVIDIA!!! :-)), ma di piu':)))
Sono
d'accordissimo sulla qualita' dell'evento anche perche', nonostante
io sia concorde con gli Andrea e tutti quanti pensino che Fabrizio
dall'alto della sua nuvoletta si stava facendo delle sghignazzate
galattiche all'idea di una due giorni di studi a lui dedicata, beh,
e' stata una due giorni spettacolare. E poi sono contenta che sia
stata organizzata proprio nel Monregalese, ok, ok, nel cebano.
Chi avrebbe potuto esserci e non c'e' stato, si mangi anche i piedi,
oltre alle mani! Buon appetito! :-))).
La
Chiesa in questione era la Confraternita di S.Giovanni, alla quale
siamo arrivati camminando per stradine medioevali decorate da foto
e frasi di Fabrizio.
Non
aggiungo molto sull'intervento del Beccaria, dalla tesi sull'indissolubilita'
del binomio parole-musica alla dignita' o meno del testo di essere
assunto allo status di poesia.
Una cosa piuttosto interessante, della quale si potrebbe discutere,
e' stata una sua teoria sul fatto che la canzone d'autore potrebbe
in un certo qual modo riempire il buco lasciato nel panorama italiano
dalla mancanza di una "poesia popolare" sul tipo di quella
francese di Prevert. Il dibattito e' aperto.
Coveri
parla dell'uso del dialetto in De Andre', sostenendo tra l'altro
che Creuza e' antidialettale e antifolklorica. Chiarisce le sue
teorie citando il libro di Giannoni. Ne riporto una. "De Andre'
e' foresto e signorino. Non parla il genovese in famiglia. Il suo
dialetto e' appreso nei vicoli, come trasgressione, come discesa
agli inferi. La citta' vecchia e' l'antitesi di Eridania, Esso,
Italsider e di tutti gli altri simboli della buona borghesia genovese"
E ancora, e questa mi piace, "La lingua di Creuza e' una lingua
costruita a tavolino da schegge presenti nel reale. Il Genovese
non vi si riconosce...snip... e'una lingua fuori dal tempo e dallo
spazio, una lingua mai esistita a Genova, che pero' contiene tutte
le Genove del presente e del passato, dei vicoli e della nobilta'".
Cita cani randagi (il disco - che in realta' si intitola "Canti
Randagi - NdR)). Questo refuso lo riscrivo pari pari, da tanto che
mi e' piaciuto.
Chissa' se loro s'incazzerebbero o sarebbero felici per essere stati
definiti cosi'...:))))).
Pestalozza,
critico della musica. Gasp, un nome migliore non avrebbero potuto
trovarlo, per definire il personaggio! Dopo il suo intervento avrei
sfidato chiunque a ripetermi il senso di alcune sue affermazioni...
ma non l'ho fatto...e se poi qualcuno ci fosse stato? ;))))
Fiato
alle trombe! Macario son, Mauro... Beccateve 'n assaggio Inizia
con un "Faber poeta-sismografo" (e questa sarbbe in una
certa ottica ancora passabile, ma continua con "Barracuda-siluro
del fiume Sand Creek", "Tutti morimmo a stento e' la punizione
delle balie-kapo' dell'economia circense", "Il poeta tedoforo
delle stelle, maratoneta delle emozioni Rom", "Fabrizio
palpebra surf", "La voce di Fabrizio ed il suo remo chitarra",
"Ventriloquo errante che si divide in particelle multiple",
"Il guastatore della notte in vena di sabotaggi", "Inconfondibile
timbro sciamanico da Farenheit", O fare night? Mah, boh. Help!
Su
Giuffrida, Don Ciotti e Paolo Finzi non c'e' piu' di tanto da aggiungere
alle parole di Andrea. Piccola nota su Podesta' che da' un indirizzo
e-mail per richiedere il suo libercolo formato CD in anteprima (uscira'in
liberia a settembre-ottobre). Novemilanovecentolire, spese postali
abbuonate. Gratis per i signori giornalisti... Vabbe'.
Chiudo
ricordando l'umanita' che trasudava da Dori. "Oh, ma queste
foto non le avevo mai viste..." E le si velano gli occhi di
lacrime..."
Sabato
mattina - Andrea
"E ora viene il bello... nel senso che entra in giuoco la varia
umanita' di Fabrizio raccontata da amici che lo portano ancora,
vivo, nel cuore. Dori non sara' piu' presente perche' partita per
la Sardegna, noi altri, con poco sonno alle spalle, sempre dentro
quella chiesa (mai stato cosi' tanto in una chiesa come questi due
giorni passati :-))).
A
meta' mattinata si riparte con le giornate di studio, il programma
viene stravolto (nel senso che non s'accordano piu' le presenze
che passano al tavolo con quelle previste, ma chi se ne importa,
anche questo e' molto deandreiano :-)). Ah, mi dimenticavo (ma saranno
molte le mancanze sicuramente, cerchero' di rimediare), nel muoverci
tra le mostre nel tardo pomeriggio di venerdi', anche un bel bacio
sulla guancia da Mamma Dori a Lorenzo, il cantante dei Mercanti
(non previsti tra coloro che avrebbero suonato, ma come potevano
mancare??).
Si
riparte, dicevo, con Di Cioccio. Ed ecco che partono emozioni a
raffica, di persone che hanno veramente voluto bene a De Andre'.
Racconta vicende (gia' lette nei libri) dell'incontro in Sardegna
con Fabrizio, l'idea della turne', ecc.. Tra le varie animate parole
di Franz Di Cioccio, anche alcune situazioni di vita vissuta. Ad
esempio, a Brescia durante la turne' (mi piace piu' scriverla alla
Salvatores :-)) con la PFM, senza un motivo e non previsto, De Andre'
annuncia la fine del primo tempo del concerto. La PFM, stupita,
gli chiede il motivo. "C'e' uno del pubblico che m'infastidisce,
siccome non ha capito il pezzo, ora vado giu' e glielo spiego",
risponde il Faber. Incomncia a discutere e, ovviamente, parte una
zuffa a spintoni e quant'altro. Dopo il "chiarimento",
risale sul palco, e riprende con il secondo tempo. Di Cioccio dice
anche che, tra i vari pezzi, avrebbe voluto anche fare, con loro,
La ballata del Miche'. Se fosse stato per Fabrizio, il concerto
sarebbe durato "7 ore e mezza" dice Franz. Questo pare
fosse scritto da una qualche parte, cmq lo riporto: sempre Franz
racconta che Fabrizio, sul palco, voleva sentire solo la sua voce
e la sua chitarra. Non sapeva, in sostanza, cosa gli succedeva intorno
(la batteria di Di Cioccio gli dava piuttosto fastidio). Durante
l'ascolto di una registrazione del concerto, in uno studio fiorentino,
Faber chiede: "Ma il pubblico ha ascoltato tutto questo???"
E, dopo la risposta affermativa, ribatte' con "Belin che bello!".
Tocca
a Giorgio Bezzecchi, sicuramente uno dei piu' coinvolgenti emotivamente.
Racconta della realta' degli zingari e della non integrazione voluta,
di come Fabrizio conoscesse gia' la loro realta' quando lo contatto'
per la traduzione di Khorakhane' (Bezzecchi specifica che khorakhane'
non vuol dire letteralmente "a forza di essere vento",
bensi' indica un sottogruppo rom che significa "lettori del
Corano", provenienti dal ex-Jugoslavia, Bosnia, e di radice
musulmana). Tra i rom sono gli ultimi, quelli delle tende, del viaggio,
aggiungendo che Fabrizio era un viaggiatore dell'animo umano, come
loro, per alcuni versi, colpito dalla dromomania, il desiderio continuo
di spostarsi. Arriva anche a raccontare come, per alcuni zingari,
i campi di concentramento, siano stati una sorta di nuova casa (l'irrealta'
culturale apparente, se la si confronta alla nostra; tornero' in
seguito a parlar di Bezzecchi). Di Fabrizio dice altre due cose
che mi son segnato: innanzi tutto che era un uomo del presente,
proprio come gli zingari che, ad esempio, non risparmiano il denaro
perche' il domani non lo considerano (e, in questo, penso che molti
di noi si sia degli zingari :-)). Poi ricorda un monito di Fabrizio
(tra le tante cose che raccontava a Bezzecchi che rimaneva rapito
ad ascoltarlo come fosse un narratore di fiabe): "Le persone
devono difendere la loro identita' con orgoglio". Fresco di
tesi su i nativi americani, almeno decine e decine di rassomiglianze
contemporanee mi sono venute in mente...
Basso,
giornalista e musicologo, legge anche lui, alle volte piuttosto
velocemente. A parte tutta un'analisi di "parte" sulla
fondamentale importanza culturale e musicale della Liguria, facendo
elenchi su elenchi di persone sconosciute (molti autori jazz), racconta
come, nei primi dischi della Karim, De Andre' non potesse usare
il cognome perche' impedito dal divieto del padre (che non voleva,
in sostanza, esser sputtanato... il male borghese che ogni tanto
riaffiora). "De Andre' era, della scuola genovese (che, sempre
secondo Basso, e' un non-senso), il piu' giovane e il piu' sconvolto"
(con mia particolare dedica a Red :-))).
Arneodo, il "capo" della tribu' di Comboscuro, legge alcune
cose di Fabrizio, elevando la poeticita' di Hotel Supramonte rispetto
a Don Raffae' (non ci voleva tanto :-))). Si lascia andare ai ricordi
del loro incontro, parlando di come Fabrizio, quando era giu', ogni
tanto gli telefonava perche' Arneodo gli leggesse, sempre al telefono,
qualche poesia sua (insomma, le poesie di Arneodo come liberazione
dalla malinconia per Faber... sara' mica il caso di comprarsene
una copia tutti?? ;-)).
Prende
la parola Reverberi. Solo questo: l'immagine del cantautore De Andre'
in forma bucolica, dividendo il testo, la musica, la chitarra e
la voce. Ne crea un orto (che trasforma, ben presto, nei giardni
pensili babilonesi :-)), in cui le parole sono i fiori, la musica
l'acqua che serve a dar vita ai fiori, la chitarra la terra dove
piantarli e la voce il sole che li riscalda e da loro la possibilita'
di vivere. Mi e' piaciuto e volevo riportarlo. Il resto, come per
gli altri, e' leggibile dalla documentazione che, spero, avremo
presto.
L'intervento
di Vittorio De Scalzi ci lascia tutti e tre alquanto perplessi,
ci regala pero' la chicca che la canzone "Faccia di cane",
premiata a Sanremo del 1986 come miglior testo, (poi cantata durante
il concerto serale), sia stata scritta (solo il testo) da Fabrizio.
Sul resto e' meglio passare oltre.
Termina cosi' la mattinata e ci si dirige alla Trattoria S. Mauro.
Lo cito solo perche' invogliati il giorno prima da alcuni manifestini
che recitavano: "presenta <vado a correggere la fortuna
nella cucina della pensione...> - Menu' rigorosamente tratto
dalle citazioni culinarie del Grande Fabrizio".
A mo' di gioco, vi lascio indovinare dove sono citati (cioe' in
quali canzoni) i vari piatti:
Aperitivo:
- Campari
Entrees:
- Pane, burro e alici
- Farinata
- Pecorino e miele
Primi:
- Lasagne ao tocco (ci sono le dieresi, ok)
- Brodo di farro
Secondi:
- Cima alla genovese
- Frittura de pigneui
Contorni:
- Pinzimonio
Desserts:
- Macedonia di ciliegie
- Fragole e pere
- Torta di mele
Sabato
pomeriggio - Andrea
Si sperava di bere il bianco di Portofino, ma introvabile, cosi'
dicono... beh, vermentino e pigato sostituiscono degnamente i nostri
istinti brutali da avvinazzati :-))) Ovviamente, con un pranzo del
genere, l'abbiocco totale era dietro l'angolo, per cui, rientrati
nella chiesa (solita), abbiamo un po' di difficolta' a porre attenzione
ai nostri compagni di musica.
Incomincia
Franco Fabbri, critico musicale. Dice, tra l'altro, che Fabrizio,
con l'uso di materiali inusuali, ha inventato il bluesitaliano...
mah... il resto lo troverete nel verbalone.
Segue
il secondo momento alto (a parere personale) della giornata: Andrea
Parodi, ex Tazenda. Dovrebbe, in teoria, parlare di "S come
Sardi o come Sioux" ma, in realta', si lascia andare a tutta
una serie di ricordi (come dire, anzi come ci dira' dopo, "Fabrizio
si sarebbe messo a ridere a vedere tutti questi professoroni a parlar
di lui"... ma andiamo con calma). Si conoscono alla fine degli
anni '80 perche' Parodi deve insegnare a Dori la dizione sarda per
una sua (di lei) canzone. Per cosa e quale fosse non ricordo e,
credo, vista la produzione sua, sia meglio lasciar perdere. Si capisce
immediatamente che Parodi sia uno dei pochissimi con cui Fabrizio
abbia creato, ancor prima che musicalmente, un forte legame affettivo
umano. Lo si legge negli occhi di questo sardo, mezzo ligure, che
sembra per davvero un sioux. Nei Monti di Mola sono presenti tutti
i Tazenda e la voce acuta, nel disco, e' di Parodi (magari c'e'
scritto, io non lo sapevo). Racconta come, su consiglio di Fabrizio,
durante un concerto genovese nel 1992 per i 500 anni dalla "scoperta"
dell'America, lui si sia messo una maglietta con scritto "500
anni dall'anniversario della strage di un popolo" (con conseguente
multa milionaria da parte della rai che riprendeva il concerto).
C'e' un'altra chicca, purtroppo per noi tutti, insoddisfatta: Fabrizio
aveva scritto un pezzo per e con i Tazenda "A man du sa"
(che De Andre' preferiva dire "A man da sa", piu' genovese
:-)). Un pezzo ligure (significa "la mano del sale", dedicata
al padre di Parodi che era un salatore di acciughe, molto amico
di De Andre'. Andrea Parodi ci lascia con grandi emozioni e con
il mio desiderio di parlargli dopo. Dice anche che Faber ha a che
fare con i disegni dei bambini del periodo della guerra algerina
in un pezzo di Limba (il disco dove canta), ma non ricordo bene
a che pro... mi verra' in mente (forse :-)).
Tocca
a Milesi, il compagno musicista, assieme a Fossati, per Anime Salve.
Buffo come Milesi non sia in grado di parlar da solo senza che gli
siano fatte delle domande... d'altronde i deandreiani mica sono
troppo giusti :-))). Fabbri funge da intermediario ponendo domande
fittizie al buon Milesi. Racconta di come fosse snervante lavorare
con De Andre', soprattutto di notte. Dopo la solita nottata, alle
5 o 6 Fabrizio torna a casa sua a Milano (il disco e' stato praticamente
costruito nella casa di Milesi a Milano), alle 9 richiama perche'
vuole rimettere le mani su alcune tracce. Arriva a casa di Milesi,
spiega il problema, ci lavora un'oretta con Piero, poi "Belin,
Piero, sto morendo dal sonno... ti da fastidio se mi stendo un po'
nel tuo letto? Tu va pure avanti...". Alle 5 di pomeriggio,
sino a quando Milesi non aveva abbandonato neanche per un momento
le tracce e il suo lavoro, si alza Fabrizio (il nostro fannullone)
e, subito "Piero, ora pero' ci mettiamo al lavoro sul serio".
Milesi chiarisce come, in sostanza, molta musica del disco sia di
Fossati (ma riletta da De Andre') mentre i testi tutti di Fabrizio
(si riferisce in particolar modo a Khorakhane', ma in realta' da'
ad intendere che il discorso sia totale, con riferimento a tutto
l'album).
Parte
Pagani, io mi siedo vicino ad un altare defilato, mi sovvengono
le memorie e i ricordi e e le defunte stagioni (lo so, e' sbagliato
:-))) e praticamente, dopo averlo ascoltato 5 minuti (Pagani, lentamente,
troppo per uno che ha sonno come me, racconta vicende gia' note),
mi asssale un torbido chiudersi d'occhi e m'addormento appoggiato
e seduto ai piedi dell'altare. Mi son sentito molto il protagonista
de la leggenda del santo bevitore, ma questa e' un'altra storia.
Mi
risveglio che ha praticamente finito, me ne esco a fumare e chiacchiero
un po' con un libraio, con Lorenzo dei Mercanti di Liquore (che
continuava a far l'imitazione di Al Capone "non ti uccido perche'
sei un bravo ragazzo") con cui rimaniamo d'accordo che dovro'
organizzargli un concerto nel magentino, poi rientro ad ascoltare
il dibattito (bello fradicio, perche' pioveva e, per svegliarmi,
me ne stavo sotto l'acqua....). Ma non ricordo molto di particolarmente
rilevante, molto tecnico.
(segue).
Chiude
il tema ... Andso.
"Eccomi
a concludere con la parte piu' difficile, cioe' quella basata sulla
memoria (e cerco di farlo prima possibile altrimenti perdo anche
quel poco che ancora ho ben impresso in mente).
Conclusosi
il convegno "studiante" di due giorni con il dibattito
finale tra Pagani, Milesi e Reverberi (ognuno a portar acqua al
proprio periodo di collaborazione :-)), esco dalla chiesa guardandomi
intorno, alla ricerca di Bezzecchi o Parodi. Il primo lo trovo seduto
in fondo alla piccola chiesa con la moglie (credo) e lo ringrazio
per l'intervento. Felice per il mio ringraziamento, si esce a parlar
fuori per fumarci una sigaretta (e si', ci mancherebbe, tutti sti
fumatori non se ne puo' piu' ;-)). Mi racconta qualcosa in piu'
della realta' dei rom milanesi e non, per poi passare (prima lui,
giuro) a dei paragoni con gli indiani americani, con i quali si
riscontrano davvero tante analogie, dalle riserve ai campi nomadi,
alla vita media, allo stato di poverta', al distacco con la cultura
occidentale, al loro muoversi sino ad un nuovo "eden".
Ovviamente parliamo di Fabrizio e dei suoi, di Bezzecchi, problemi
a porre in parole scritte il testo di De Andre' nella sua lingua
khorakhane' (come anche per gli indiani, le lingue sono solo orali,
oggi stanno cercando di non perderle creando delle simil grammatiche
e dizionari... guarda caso anche negli usa avvengono le stesse cose
da circa 50 anni...). Mi racconta delle "storte" alcoliche
che si son prese (Bezzecchi mi dice che piu' di una volta Fabrizio
l'ha portato a casa praticamente in spalla...), sfatando questo
"mito" che non bevesse piu'... si puo' dire che non fosse
piu' alcolizzato, questo si', ma che non bevesse nulla e' assolutamente
"improprio". Chicca parziale che soddisfa noi beoni??
;-))) Fate un po' voi... Sicuramente aggiunge umanità al
personaggio, caso mai ce ne fosse bisogno... Purtroppo un pazzo
genovese ex sessantottino stralunato, mezzo barbone, che parla di
biogenetica, Mendelsonn, l'Apocalisse di Giovanni e la fine del
capitalismo mischiando tutto assieme ci interrompe. Dopo 20 minuti
di deliri del genovese, ritorniamo a noi, io e Bezzecchi, scambianoci
indirizzi e telefoni per rincontrarci a Milano e per farmi portare
nel suo campo milanese (dove, tra l'altro, e' stato girato il pezzo
di "Faber").
Sulla scalinata della chiesa c'e' anche e ancora Andrea Parodi...
posso lasciarlo andare senza rompere un po' anche lui? :-)) Lo saluto
ringraziando per il suo intervento col cuore, lui mi guarda, scrutandomi
dritto (e' proprio un sardo-sioux :-)), per capire cosa intendo.
Ma ci si capisce tra indiani, sapete com'e'.... Di una gentilezza
e disponibilita' incredibile, tanto che le successive due ore circa
le passiamo con lui e sua moglie. Tanti, troppi, sono i fatti che
ci ha raccontato, andro' un po' alla rinfusa. Un aspetto pero' e'
rilevante: erano davvero amici Fabrizio e Parodi. Glielo si legge
negli occhi. Glielo si legge nel cuore. Incomincia a dire che De
Andre' si sarebbe messo a ridere di fronte a tutti questi professoroni
che parlano di lui, avrebbe preferito parlare, ridere e sparar cazzate
(lo dice Parodi, si' si', sparar cazzate... anche se "invogliato"
da me :-)). Poi ci racconta di un video che ha suo cognato (li'
presente ancora per una mezz'ora) con Fabrizio che spinge un po'
tutti, carrozzella del padre, chiacchiera, libero (Andrea Parodi
dice che era davvero raro che Fabrizio si facesse riprendere, gli
dava fastidio). Si passa alla numerologia, di cui, sembra chiaro,
Faber era davvero maniaco. Il giorno 17, ad esempio, si rifiutava
di far qualsiasi cosa lavorativa, mentre considerava un buon giorno
il 18. Ci parla di come avesse scelto il giorno del suo matrimonio
sotto le indicazioni benevole (numerologicamente parlando) di De
Andre', e cioe' il 18.09.1999. Purtroppo sarebbe dovuto esserci
anche il Nostro al matrimonio... Come uno sciamano sardo sioux,
fa smettere di piovere (c'era il rischio di spostare il luogo del
concerto dalla piazza sotto la chiesa all'interno di non so cosa,
forse la chiesona principale). E appare anche un incredibile arcobaleno
proprio sopra la chiesetta dei due giorni di studio... per uno come
me che vede significati in tutto (anche in un passero che ti vola
sopra la testa), vedere un arcobaleno intero ed evidente sopra di
noi, alle spalle della chiesa, ha una valenza di una magicita' che
e' difficilmente spiegabile.
Ma, credo che ognuno di noi, in quel momento, abbia avuto la stessa
identica sensazione. E' divertente sentire Parodi che imita De Andre',
dando un tono scherzoso e basso alla sua voce. Come, ad esempio,
quando Fabrizio gli diceva "Belin, Andrea, se avessi io una
voce come la tua".... Parodi doveva portare anche un testo
che, agli inizi anni '90, Fabrizio aveva scritto per i Tazenda...
una bellissima poesia, a detta sua. Ma non riesca a convincere il
suo ex compagno-chitarrista del gruppo a farsela consegnare, nonostante
l'intervento di Dori (Parodi e' in rotta totale con il suo ex gruppo).
Chissa' mai che i Tazenda un giorno (magari con Andrea) lo mettano
in musica...
Andiamo
in un bar alla ricerca di un po' di cibo (che non troviamo, per
cui ci si "soddisfa" con caffe' e, io, uischi, visto il
clima piuttosto invernale). Li' mi separo un po' perche' parlo con
er Pinzimonien, il medico torinese arrivato nel pomeriggio... io
a parlar degli indiani, lui a parlar di rumene e Romania :-)). So
che spara a zero su Bubola (ormai e' una costante...), ma questo
potrebbe meglio raccontarlo Lucia che era seduta di fianco. Ci si
saluta, e lui va a prepararsi al concerto, noi a sederci. E' tutto
registrato e anche bene, per quel che ho potuto sentire.
Ed
e' bello, molto intimo, nonostante il freddo (5 gradi??). Da Baccini
a i Mercanti, da i Troubaires che eseguono "mis amour"
con Parodi alla voce femminile (non c'era l'Arneodo donna), allo
stesso Parodi che canta qualche pezzo in sardo piu' Creuza, a chiudere
con Pagani che, esclusa Da me riva, esegue praticamente tutto il
disco di Creuza de ma. Peccato abbia quella non-voce.
Qualche
nota "pittoresca" del concerto: innanzi tutto, venivano
proiettate delle immagini, i testi e disegni sullo sfondo (che era
la parete della famosa chiesa dei due giorni), a partire dall'immagine
di Fabrizio seduto che si tiene la fronte, chino, all'ultima, a
fine concerto, una A cerchiata enorme che proiettata su un muro
"sacro", unisce (per me) virtualmente la buona novella
alla domenica delle salme. Quando canta Parodi appaiono, in cielo,
anche le nuvole... che poi vanno... e rimangono solo le stelle...
C'era uno dei fotografi famosi di Fabrizio (non Harararara, ma uno
col nome tedesco, che sembrava il protagonista di blow up di Antonioni
vent'anni dopo)... si gira e fotografa con le spalle rivolte al
palco... su una parete di una casa, senza finestre, c'e' l'ombra
su sfondo azzurro di Pagani che suona... e sembra davvero che su
quel palco, soprattutto nei pezzi musicali, ci sia seduto Fabrizio...
Bene,
finisce qui, noi si va a mangiare gelati una pizza e qualcos'altro
(o forse no?). Ed e' stato davvero intenso, emotivo, vero. Poca
costruzione, l'anima di Fabrizio che aleggiava ora qui ora la' divertendosi
molto e ricordandoci la necessita' di una voce "di vibrante
protesta". La mattina successiva, presto, in un bar a far colazione,
io, Margherita e Lucia vorremmo non fosse finita, ma la riunione
condominiale li' di fianco chiude il sogno :-)).
Spero
di essere stato sufficientemente chiaro e di non avere dimenticato
troppi ricordi (scusatemi per questo inciso, ma il mio problema
con la memoria e' dovuto alla poca razionalita' del mio pensare,
per cui riesco meglio a rileggere dentro di me i ricordi, le emozioni,
le sensazioni, i voli del cuore, i volti, piuttosto che le parole
e le testimonianze verbali)"
Andrea
ps:
un rammarico, cioe' quello di non aver chiesto a Parodi un indirizzo,
un telefono, un email (eventualmente) per ricontattarlo... ma ci
rincontreremo, lo so.
ps2:
in tutti i due giorni avevo sempre dentro di me quella triste malinconia
di vivere emozioni che De Andre' mi aveva dato e da' ascoltando
chi a lui era stato vicino... quando io avrei voluto ci fosse li'
lui...
fine?
Finisce,
invero, Lucia
Sabato
pomeriggio - Lucia
Mentre Andrea parla con Bezzecchi io chiedo a Reverberi, che durante
il convegno aveva "sfidato" il pubblico a trovare un'altra
voce che avesse qualche caratteristica di quella di Faber, cosa
ne pensi di Cohen e delle traduzioni di Fabrizio in inglese. Lui
se ne esce con una cosa che non c'entra nulla, si ricollega al suo
discorso in bilico tra il giardino dell'eden e le terrazze di Babilonia
e mi dice che secondo lui, tutta la ricerca di lima e di musica
fatta da Faber non era fine a se stessa, ma serviva praticamente
a coprire una vena creativa che si stava esaurendo. A dimostrazione
di questa teoria dice testualmente "le prime canzoni di Fabrizio,
quelle che mi cantava al telefono, erano talmente belle che non
avevano bisogno di niente. Mah. "Ognuno e' libero di pensarla
come vuole", mi dice quando gli ribatto che sta sostenendo
esattamente il contrario di quello che ha appena detto Pagani...
Si potrebbe aprire un dibattito.
Il cielo si scioglie in pioggia, e mi avvicino ad Andrea, Margherita,
Giorgio Bezzecchi e signora dal dolcissimo sorriso che era con lui.
Si parla ora di Rom e di olocausto, di tentativi di "normalizzazione"
degli zingari, apparentemente riusciti solo in Olanda... ma ke kazz
succede in questa terra dove mi trovo?
E ancora delle ciucche, e dei bambini Rom.
E i deliri dello scultore pazzo... mi ha impressionato con quale
dolcezza e pazienza Bezzecchi lo ascoltasse. Davvero una persona
eccezionale.
E
poi Andrea Parodi, il piccolo grande uomo dal volto di Sioux di
Gallura. Ci racconta una serie infinita di storie su Fabrizio. E
gli brillano gli occhi e gli brilla il sorriso. Sicuramente gli
brilla anche il cuore. E parla, parla del suo essere in bilico tra
Sardegna e Liguria, ci narra del padre, Capitano di lungo corso,
di quando gia' malato era stato all'Agnata, e lui lo spingeva sulla
sedia a rotelle, e Faber dietro, a spingere tutti e a fare battute.
Mentre il cugino filmava con la telecamera, cosa che fabrizio detestava...
"vabbe, ma se e' tuo cugino..."
Andrea ci parla della sua timidezza nell' affrontare con Fabrizio
il tema musicale. - "Belin Andrea, quand'e'che la finiamo quella
canzone?" - "C'è tempo, Faber, c'e' tempo"
E via a parlare di funghi, o di pecore e mucche o della Mongolia.
(Fabrizio aveva un progetto, mai realizzato, di fare un CD di musica
mongola). Ci racconta di una bellissima canzone, una poesia sui
banchi del mercato di Genova visti come se fossero i segni zodiacali,
regalata da De André ai Tazenda e al di loro chitarrista
rimasta.
Finalmente, come previsto da Andrea Parodi, spiove. E compare quel
magico arcobaleno ad avvolgere la piazza e la chiesa. Si' Andrea,
anch'io tendo a vedere presagi, e le tue emozioni di quel momento
sono state le mie. Ma credo quelle di tutti.
Ecco, e'chiaro che mi sono persa gli appunti...
Ed e'passata ormai una settimana...
Vabbe'. Al bar si parla di Bubola, che come al solito non ne esce
bene, ma sostanzialmente nessuna novita'.
Comincia a far buio, e freddo. La foto di Faber sulla panchina con
la testa tra le mani si fonde con il muro laterale della chiesa
che diventera' durante la serata cielo stellato, campo di grano,
amalgama di colori, Madonna rinascimentale, grande schermo per le
poesie di fabrizio che scorrono, si rigirano in spirali e danzano
con la sua musica. Il tutto si conclude con la grande A cerchiata
gia' descritta da Andrea.
Macario proprio non ci convince, ma è davvero l'unico neo
della serata. Anche se, povero, mi sembra in buona fede, tutto sommato.
E poi e' musica, nuvole dal bordo argenteo delineato dalla luna,
ombre danzanti sui muri nel freddo di questo improbabile luglio
garessino e tanta, tanta emozione e malinconia.
Lucia
Vado a correggere la fortuna nella cucina
della pensione
ovvero la soluzione del Deandreiano menu.
Campari:
Don Raffae'
Pane, burro e alici: Le acciughe fanno il pallone (solo le acciughe)
farinata: Megu Megun
Lasagne ao tocco: Creuza de ma'
Brodo de farro: Sinan Capudan Pascia'
Frittua de pigneui: Creuza de Ma'
Pecorino e miele: Ho visto Nina volare (solo il miele)
Cima: A cimma
Pinzimonio: Ottocento
Macedonia di ciliegie: Volta la carta
Fragole: Ottocento (in tedesco - Erbeeren)
Pere: Zirichiltaggia
Torta di mele: Volta la carta
Caffe': Don Raffae'
Per
gli interessati:
Trattoria San Mauro,
Via Montegrappa 27
Garessio.
Tel 017481018
Ps: "non c'era l'Alkaseltzer fur dimenticar"
Giorgio & Lucia
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