Un Destino ridicolo

Fabrizio De André, Alessandro Gennari "Un destino ridicolo" Giulio Einaudi editore, Torino 1996

In sopraccoperta: Elaborazione grafica da una fotografia di Josè Luis Garcia Benito (Museo Ken Damy)

Dalla quarta di copertina:
Con un "colpo" rincominciare la propria vita? Ci provano in tre, ma le cose non vanno come previsto. Il destino ha preparato per loro altre avventure, imprevedibili incontri.
Un intellettuale marsigliese passato dalla Resistenza alla malavita, un pappone sognatore e indolente e un pastore sardo scampato a una pesante condanna organizzano il furto di un carico di merce preziosa: tre uomini, provenienti da diverse latitudini ed esperienze, che il destino riunisce a Genova, nell'intento di ricominciare la vita grazie a un solo, decisivo colpo. Il bagliore di un miraggio, una stella a tre punte destinata a precipitare in mare.
Due donne attraversano indenni lo spettacolo del disastro: una timida prostituta dell'angiporto e un'affascinante istriana, per nulla incline ad accettare la presunta superiorità del maschio.
Ma saranno Fabrizio e Alessandro, personaggi fino a quel punto marginali, a rintracciare e raccontare gli esiti delle avventure degli altri.
Nel procedere del racconto non mancano i colpi di scena: la conclusione ribalterà le certezze via via accumulate. Ma i senso piú profondo del romanzo sta nell'ininterrotto raccontare che scorre in ogni luogo, dallo scompartimento di un treno in Sardegna, ai tavoli di un night-club genovese, a un bar della periferia di Mantova.
Storie a cascata che generano altre storie, per interrompersi e riprendere piú avanti con protagonisti che ritornano variando ogni volta con il variare dei narratori. Le vicende di tutti i personaggi che si incrociano e si disperdono non appartengono a nessuno: sono di chi le cerca, di che le raccoglie, vivono nella complicità di chi parla e di chi ascolta.
Questo romanzo è anche la narrazione di un incontro, con i tratti autobiografici e le elaborazioni che lo proiettano, oltre ogni casualità, nella traccia di un destino.


Gli autori:
Fabrizio De André, agricoltore genovese, esercita da tempo immemorabile e con alterne fortune le attività di padre, di concubino e di circense. Il suo ultimo album si intitola, sfacciatamente, Anime salve.

Alessandro Gennari, psicanalista mantovano, dismessa la tonaca, nel 1995 ha pubblicato da Garzanti il suo primo romanzo, Le ragioni del sangue, con il quale ha inspiegabilmente vinto il Premio Bagutta opera prima.

La recensione:
L'esordio narrativo di Fabrizio arriva - e c'era da aspettarselo - con una collaborazione. Il romanzo è l'ulteriore testimonianza del felicissimo periodo creativo che Fabrizio stava vivendo nella seconda metà degli anni '90. Un romanzo in cui riversa molti dei temi a lui più cari: ci si ritrovano i vicoli della città vecchia degli anni '50, frequentati da malavitosi, prostitute e anche da un giovane cantautore borghese un po' ribelle. Ci si trova la storia di Bocca di Rosa e anche quella di Via del Campo. Ci si trova l'attenzione a quegli "ultimi" che in questo caso provano a "sparigliare destini e fortuna" con un colpo che consenta loro di uscire dalla folta schiera dell'emarginazione. Tra autobiografia e omaggio al proprio periodo di formazione, il libro è anche un'avvincente storia, con quel gusto per la narrazione che caratterizza tutta l'opera di Fabrizio. Un esito felice, che poteva far presumere a ulteriori passi nella narrativa. Ma il destino, per entrambi gli autori di questo romanzo, è stato davvero ridicolo e crudele.

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