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Le BiELLE RECENSIONI
Stefano Barotti
Uomini in costruzione

di Silvano Rubino

C'è il profumo delle pianure sconfinate degli States, nel disco d'esordio di Stefano Barotti, "Uomini in costruzione". Un profumo richiamato visivamente anche nella controcopertina del cd, con quelle enormi balle di grano tipiche del Middle-West. Il giovane cantautore massese, insomma, lo dichiara sin dall'inizio, da che parte sta: in quella schiera di autori capaci di contaminare le atmosfere musicali americane (Dylan in testa) con la nostrana tradizione autoriale. De Gregori, Bubola e il De André più "buboliano" sono i nomi che vengono in mente, per chi ha la passione dei paragoni.

Sarzana, città a cavallo di Liguria e Toscana e Santa Fe, nel New Mexico, non sono solo i due luoghi dove il disco è stato registrato, ma anche i due poli magnetici attorno ai quali ruota.

Entra subito in tema, in apertura del cd, con una gradevole ballata che racconta molto del suo stile, "Lo spaventapasseri": melodie semplici e orecchiabili (ma mai banali) con le chitarre acustiche a far da padrone e testi curati, sul filo della memoria e dell'autobiografia.

È giovane, Barotti, ma sa già giocare senza autocompiacimento con le mille sfumature del ricordo, con le possibili variazioni sul tema del passare del tempo. Lo fa ne "La casa" (impossibile non pensare a quella di Fossati, ascoltando un verso come questo "e dietro la casa c'era una strada /e una lacrima porta fortuna/c'erano due cancelli/uno piccolo per partire/ e l'altro grande era per tornare"), lo fa in "Forte dei Marmi", spingendosi sino all'infanzia: "L'ultima volta che son stato là/ mi hanno detto stammi bene/ la mia statura e la mia età/ non eran quelle di un pescatore/ e tutta questa America non c'era/ e mi fai ridere quando dici / che adesso tutto è più normale".

Parla di sè, Barotti e anche del mestiere di scrivere, mette in musica e versi la fatica di essere cantautore. "Io compositore di canzoni/ io personaggi senza nome/ io vendo puzzle di parole io metto insieme note sole/ io che non so ancora quanto dista l'uomo da un artista" ("Compositore di canzoni"); "Tornare a scriver di notte/ come un amante come un bandito/ come qualcuno che ha scelto da tempo/ e non ha ancora capito" ("Tornare a scrivere di notte").

Parla di sé anche quando sceglie la forma della favola, dell'apologo leggero, come nel già citato "Spaventapasseri" o in "Lilli e il lupo". Le sonorità, come si diceva, sono quelle del country rock nordamericano, arricchite da un paio di incursioni sudamericaneggianti ("Compositore di canzoni" e "Beatrice"). La produzione - manco a dirlo - è di un americano, Jono Manson. La squadra dei musicisti coinvolti nel disco ottima. La voce fresca, forse un po' immatura. Tiriamo le somme e concludiamo con un avviso: attenzione, dalle parti di Massa Carrara è nato un cantautore.

P.S: Parte del ricavato delle vendite sarà devoluto per salvare una foresta in Costarica, per compensare l'inquinamento che la produzione del cd ha immesso sull'ambiente. Il primo disco italiano a 'impatto zero' in collaborazione con Life Gate.

Stefano Barotti
Uomini in costruzione

Club de Musique Records 2003.
Nei negozi di dischi e sul sito www.stefanobarotti.com

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