| Un
disco "pulito", un bel disco d'acqua
di Leon Ravasi
Non è facile parlare di questo disco. Non perché faccia
orrore. Tutt’altro. Ma perché i Tupamaros non sono
solo un gruppo: sono una fede. Il loro pubblico è folto e
vivace e decisamente innamorato. C’era molta preoccupazione,
prima dell’uscita di questo lavoro, tra i “TupaS e le
belle facce sparse sul territorio”, perché si pensava
che i cambi di formazione potessero riflettersi sulle scelte musicali,
come forse l’anticipazione disponibile su Internet (La notte
in cui caddero le stelle) lasciava presagire. Così non è
stato.
Il suono è rimasto sostanzialmente com’era:
la fisarmonica non è scomparsa, anche se, a volte, scivola
in secondo piano e le chitarre prendono più piede. Difficile
è inquadrare il gruppo: è evidente una filiazione
dai Gang (che con il gruppo di Carpi hanno registrato, in passato,
una versione di Signor Hood di De Gregori) e si sente qualche eco
Modena City Ramblers, anche per vicinanza topografica; il territorio
su cui ci si muove è quello al confine tra folk e rock, tra
musica popolare e ritmiche world-music.
Non è
facile parlare di “Sogni da coltivare”, perché
più lo ascolto più mi convince. Perché è
un lavoro che ha bisogno di crescere “nella paglia”,
ascolto dopo ascolto, perché non è un disco da lasciare
correre come sottofondo.
Vi sono finezze
interpretative (la produzione di Kaba Cavazzuti si sente), piccoli
rimandi, echi di già sentito che si mescolano con citazioni
colte. Non è facile parlare di questo disco perché
porta dei testi molto belli, tra i più maturi che sia dato
leggere tra le band di nuova generazione in Italia e che reggono
bene anche in lettura.
Non è
facile allora dire che non tutto scorre come dovrebbe. Il problema
sta nella voce di Francesco “Grillo” Grillenzoni o nella
resa sonora che ne esce. La voce non “stacca”, non è
in primo piano, ma sempre leggermente “opaca”, come
soffocata. Il secondo problema, che a questo si riallaccia è
una certa carenza di melodia nel cantato. Ma potrebbe anche trattarsi
di un problema tecnico. Quindi, un disco con tante luci e qualche
ombra, ma tutt’altro che da trascurare.
Tupamaros
Sogni da coltivare
Gridalo Forte - 2002
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Gridalo Forte
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aggiornamento: 09-08-2002 |