| La
recensione facile
di Leon Ravasi
E'
la recensione più facile che mi sia mai toccata fare. Se
vi piacciono le liriche di Emidio Clementi, prendete questo disco.
Se non vi piacciono no. La recensione è già finita.
Non c'è spazio per le zone d'ombra o per i dubbi. Qui siamo
a un prendere o lasciare. E non vale neanche la spesa della curiosità
del tipo: "Provo ad ascoltarlo e vedo che impressione mi fa".
No, qui lo si sa già prima. C'è un signore che parla
nei dischi e dei suoi elettronici di sottofondo. Fine. Non c'è
altro. Nè di più, né di meno. Quindi se il
prodotto piace, se vi piacevano i Massimo Volume, vi piacerà
anche questo. Se invece "quelli che parlano dentro i dischi"
vi fanno venire l'orticaria allora è il caso di stare molto
lontano da dischi come questi. Ciò detto, come da dovere,
a me Clementi non dispiace affatto.
Resta
il fatto che per 47 minuti e 17 secondi si sentono solo parole,
ben scandite e ben pronunciate, con voce intensa e filtrata elettronicamente.
Ma il cotè letterario di Emidio Clementi lo conosciamo, oltre
che cantante è ormai scrittore che allinea due libri, bene
accolti da critica e pubblico: "L'ultimo dio" (Fazi 2004)
e "La notte del Pratello" (Fazi 2001). Il libro è
arrivato nelle librerie poco tempo dopo la pubblicazione del Cd
di questi El Muniria che, in fin dei conti, rappresentano l'involucro
elettronico entro il quale Clementi declama le sue liriche. Molto
bella la prima, "Santo", con un incipit violento: "Amico,
tutto ciò che separa è santo”, ma il livello
del recitativo non scende mai in nessun brano. E la musica, in fin
dei conti, svolge una funzione precisa che è quella di documentare
in suoni il già detto, di dipingere paesaggi sonori che facciano
da sfondo alle parole. Esattamente l'effetto che si immagina debba
fare una colonna sonora. Che poi, grazie all'ottimo lavoro di Massimo
Carozzi (già con Clementi nelle readings sonorizzate de “La
notte del Pratello”) e dell’ex Disciplinatha Dario Parisini
e di una dozzina di ospiti tra cui Luca Gemma, Steve Piccolo (ex-Lounge
Lizard), Manuel, Giacomo Fiorenza, Paul Shilton (Quickspace), Paolo
Cucco (Mau Mau), Vittoria Burattini (ex-Massimo Volume) e Francesco
Donadello (Giardini di Mirò) la colonna sonora raggiunga
dignità sua propria è un altro dato di fatto.
Restano
i dubbi, i miei personali, sul supporto disco. Seppure, avendo visto
uno spettacolo teatrale così organizzato, sarei tornato a
casa felice, più difficile mi sembra pensare che la stessa
performance, peraltro molto particole, venga condensata e "fossilizzata"
su un cd. El-Muniria mi dà molto di più l'idea di
un progetto in movimento, in divenire, che ha bisogno di uno spazio
più ampio per esplodere al meglio i suoi sapori. Esattamente
come un grande vino rosso che ha bisogno di bicchieri ampi e di
tempo per diffondere nell'aria le fragranze dovute all'ossidazione
dei tannini. Su cd tanto di questo rischia di perdersi in un ascolto
di sottofondo svogliato, che, per carità non disturba affatto,
ma non coinvolge come dovrebbe perché l'eco delle parole
arriva smorzato.
Il
cd è in se e per sè uno spazio claustrofobico, così
come claustrofobiuca voleva essere l'idea di partenza diq uesto
progetto. Recita il comunicato stampa, infatti: "Tutto
comincia su un autobus di linea Bologna-Marrakesch. Due giorni di
viaggio. Destinazione: Tangeri. Stipati nella pancia del pullman,
tra le enormi valigie degli emigrati marocchini che tornano a casa
per le vacanze, viaggiano una chitarra elettrica, un basso Fender,
un synth System 100 della Roland, qualche microfono, un piccolo
mixer, un mini-disc per le registrazioni d'ambiente, due preamplificatori
e un computer; il minimo indispensabile per realizzare un sogno:
scrivere un disco in una camera d'hotel". L'Hotel si chiama,
per l'appunto, El-Muniria
"Una
stanza per dormire e una per le registrazioni, venticinque giorni
per dire tutto quello che c'è da dire. La scommessa è
questa ed è una scommessa che il gruppo perde. Qualcosa va
storto quando tutto sembra miracolosamente funzionare".
Così il disco viene chiuso a Bologna, dove il soggiorno di
casa diventa l'equivalente della stanza d'albergo. E' un bel tema,
una bella storia che il cd non riesce realmente a restituire.
Quindi, come si diceva prima, la recensione più facile del
mondo. Se vi piace Clementi vi piacerà il disco, altrimenti
no. In attesa di poter vedere e sentire Emidio Clementi e il progetto
El-Muniria in condizioni e situazioni più propizie.
El
Muniria
Stanza 218
Suonimusic - 2004
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aggiornamento: 02-07-2004 |