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Le BiELLE RECENSIONI
El Muniria: "Stanza 218"

La recensione facile
di Leon Ravasi

E' la recensione più facile che mi sia mai toccata fare. Se vi piacciono le liriche di Emidio Clementi, prendete questo disco. Se non vi piacciono no. La recensione è già finita. Non c'è spazio per le zone d'ombra o per i dubbi. Qui siamo a un prendere o lasciare. E non vale neanche la spesa della curiosità del tipo: "Provo ad ascoltarlo e vedo che impressione mi fa". No, qui lo si sa già prima. C'è un signore che parla nei dischi e dei suoi elettronici di sottofondo. Fine. Non c'è altro. Nè di più, né di meno. Quindi se il prodotto piace, se vi piacevano i Massimo Volume, vi piacerà anche questo. Se invece "quelli che parlano dentro i dischi" vi fanno venire l'orticaria allora è il caso di stare molto lontano da dischi come questi. Ciò detto, come da dovere, a me Clementi non dispiace affatto.

Resta il fatto che per 47 minuti e 17 secondi si sentono solo parole, ben scandite e ben pronunciate, con voce intensa e filtrata elettronicamente. Ma il cotè letterario di Emidio Clementi lo conosciamo, oltre che cantante è ormai scrittore che allinea due libri, bene accolti da critica e pubblico: "L'ultimo dio" (Fazi 2004) e "La notte del Pratello" (Fazi 2001). Il libro è arrivato nelle librerie poco tempo dopo la pubblicazione del Cd di questi El Muniria che, in fin dei conti, rappresentano l'involucro elettronico entro il quale Clementi declama le sue liriche. Molto bella la prima, "Santo", con un incipit violento: "Amico, tutto ciò che separa è santo”, ma il livello del recitativo non scende mai in nessun brano. E la musica, in fin dei conti, svolge una funzione precisa che è quella di documentare in suoni il già detto, di dipingere paesaggi sonori che facciano da sfondo alle parole. Esattamente l'effetto che si immagina debba fare una colonna sonora. Che poi, grazie all'ottimo lavoro di Massimo Carozzi (già con Clementi nelle readings sonorizzate de “La notte del Pratello”) e dell’ex Disciplinatha Dario Parisini e di una dozzina di ospiti tra cui Luca Gemma, Steve Piccolo (ex-Lounge Lizard), Manuel, Giacomo Fiorenza, Paul Shilton (Quickspace), Paolo Cucco (Mau Mau), Vittoria Burattini (ex-Massimo Volume) e Francesco Donadello (Giardini di Mirò) la colonna sonora raggiunga dignità sua propria è un altro dato di fatto.

Restano i dubbi, i miei personali, sul supporto disco. Seppure, avendo visto uno spettacolo teatrale così organizzato, sarei tornato a casa felice, più difficile mi sembra pensare che la stessa performance, peraltro molto particole, venga condensata e "fossilizzata" su un cd. El-Muniria mi dà molto di più l'idea di un progetto in movimento, in divenire, che ha bisogno di uno spazio più ampio per esplodere al meglio i suoi sapori. Esattamente come un grande vino rosso che ha bisogno di bicchieri ampi e di tempo per diffondere nell'aria le fragranze dovute all'ossidazione dei tannini. Su cd tanto di questo rischia di perdersi in un ascolto di sottofondo svogliato, che, per carità non disturba affatto, ma non coinvolge come dovrebbe perché l'eco delle parole arriva smorzato.

Il cd è in se e per sè uno spazio claustrofobico, così come claustrofobiuca voleva essere l'idea di partenza diq uesto progetto. Recita il comunicato stampa, infatti: "Tutto comincia su un autobus di linea Bologna-Marrakesch. Due giorni di viaggio. Destinazione: Tangeri. Stipati nella pancia del pullman, tra le enormi valigie degli emigrati marocchini che tornano a casa per le vacanze, viaggiano una chitarra elettrica, un basso Fender, un synth System 100 della Roland, qualche microfono, un piccolo mixer, un mini-disc per le registrazioni d'ambiente, due preamplificatori e un computer; il minimo indispensabile per realizzare un sogno: scrivere un disco in una camera d'hotel". L'Hotel si chiama, per l'appunto, El-Muniria

"Una stanza per dormire e una per le registrazioni, venticinque giorni per dire tutto quello che c'è da dire. La scommessa è questa ed è una scommessa che il gruppo perde. Qualcosa va storto quando tutto sembra miracolosamente funzionare". Così il disco viene chiuso a Bologna, dove il soggiorno di casa diventa l'equivalente della stanza d'albergo. E' un bel tema, una bella storia che il cd non riesce realmente a restituire.

Quindi, come si diceva prima, la recensione più facile del mondo. Se vi piace Clementi vi piacerà il disco, altrimenti no. In attesa di poter vedere e sentire Emidio Clementi e il progetto El-Muniria in condizioni e situazioni più propizie.

El Muniria
Stanza 218

Suonimusic - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 02-07-2004

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