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ma anche il classico si addice a Battisti?
di Giorgio Maimone
Da
un'idea di Franco Zanetti un disco che ho tenuto nel cassetto almeno
un anno prima di decidermi a sentirlo. Oddio, un ascolto distratto
gliel'avevo dato. E mi aveva annoiato. Ora, in occasione della pubblicazione
delle pagine su Battisti su Bielle mi sono deciso a dare al cd una
seconda occasione. Non ho speso male il mio tempo. L'approccio è
originale e l'esito, a gioco lungo, è positivo. Siamo nell'ambito
di un tributo abbastanza eclettico a Lucio Battisti: la scommessa
è stata quella di prendere le canzoni del periodo panelliano
(infatti il sottotitolo è canzoni di Lucio Battisti e Pasquale
Panella) e riproporle per trio vocale e strumenti ad arco. Ci credereste
mai? Le canzoni ci guadagnano.
Già da qualche tempo il repertorio Battisti dell'era Panella
è oggetto di revisione e di ascolto più attento. Intendiamoci:
restano dubbi. Soprattutto sulla poetica di Panella che ricorda
spesso l'avanspettacolo e i giochi di parola alla Nino Taranto,
ma anche sulla "sbornia elettronica di Battisti" dopo
Mogol. Forse se non ci fosse stata in contemporanea la totale sparizione
di Battisti dall'orizzonte massmediologico, non ci sarebbe stata
neanche una rimozione così totale del suo repertorio. Perché,
in fin dei conti, non meritava di essere cancellato. Battisti è
stato un genio musicale: balzano come tutti i geni e gli artisti,
al limite della paranoia o forse oltre, ma indubitabilmente un genio.
E qui lo si riscopre.
Gli EquiVoci (e secondo me il nome va pronunciato separato)
sono tre giovani ragazzi milanesi: Alessia e Giorgia Alissandri
e Roberto Martinazzo. Collaborano dal ’98, ci conoscono nei
dintorni del Conservatorio. Il disco comprende 14 canzoni (più
un intro e una ghost track eseguita da Andrea Mirò)
interpretate dal trio vocale con il quartetto d'archi femminile
della Bengio Orchestra di Benevento; il gruppo si avvale di un quartetto
archi composto da due violini, una viola e un violoncello.
Il progetto di Zanetti, direttore di Rockol e da sempre fan senza
remore né dubbi di Battisti, è stato quello di rivitalizzare
le idee armoniche di Battisti, togliendo l'elettronica e sostituendo
con questo insieme di archi e voci, molto educate e molto "in
parte", in un'operazione che può ricordare (e lo ricorda)
le "Juliet letters" di Elvis Costello con il Brodksy
Quartet, ovviamente fatte le dovute proporzioni. "Juliet
letters" era un capolavoro, "Sinceramente non tuo"
è un lavoro interessante.
Forse, se porprio volessimo trovargli un paio di punti deboli potrebbero
essere le voci troppo educate e troppo per bene dei tre EquiVoci.
Un'interpretazione più graffiante e non sempre in coro, avrebbe
forse dato un po' di carica in più a un disco che, di tanto
in tanto, sembra cadere nella leziosità. Il secondo dubbio
è il fatto che, in realtà gli EquiVoci non sono, in
proprio, appassionati al periodo panelliano di Battisti. Sono stati
presi e messi nel ruolo, un po' all'improvviso. Loro, prima del
disco, si esibivano a matrimoni e feste private, avevano fatto un
primo disco "El negro Zumbon", passato sotto silenzio
e facevano sì Battisti, ma soprattutto "l'altro"
repertorio, quello mogoliano. Quindi un po' paracadutati dentro
l'universo panelliano, ma non a sufficenza per non cavarsela più
che bene.
Anche in questro caso siamo di fronte a un tributo che sta in piedi
e che marcia bello spedito con le sue gambe: "Don Giovanni",
"Fatti un pianto", "Per nome", "Hegel"
e "Il diluvio" forse le tracce più riuscite.
Ma c'è anche una "Madre Pennuta"
dal vivo che non è niente male, all'interno di un disco tutto
da ascoltare. E (perché no?) gustare. Con un'avvertenza.
Anche qui, come in "Ci ritorni in mente", la malinconia
di Battisti emerge a piene mani. Dischi da ascoltare in un giorno
di pioggia. Come oggi.
Ultima nota: il disegno di copertina, così simili a quelli
che Battisti riservava ai suoi ultimi dischi, si intitola "L'asola".
Chi è un po' addentro alle segrete cose battistiane si ricorderà
che si vociferava di un disco di Battisti con questo titolo in uscita
imminente qualche anno fa (con Battisti ancora in vita). Poi era
il primo aprile e l'asola si può leggere e pronunciare anche
alla romana come "La sola", ossia la fregatura. Un sorriso
da parte di Zanetti, evidentemente, a cui si aggiunge la strana
interpetazione nella ghost track di "Equivoci amici" dove
il violino di Andrea Mirò suona sotto a una voce distorta
che recita (immagino) il testo del brano: secondo sorriso.
equiVoci
"Sinceramente non tuo"
Sony Music - 2003
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aggiornamento: 05-09-2005 |