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Le BiELLE RECENSIONI
Zucchero: "Zu & Co"

Un'overdose di zucchero, tra disgusto e piacere
di Leon Ravasi

Chi è? E’ Zucchero. Dolce? Si fa quel che si può. E’ un buon disco? Te l’ho detto: è Zucchero. Che è come dire di tutto un po’. E questo, se vogliamo specificare, è un distillato di Zucchero. Il meglio e il peggio associati e stretti tra loro. “Dune mosse” con Miles Davis sullo sfondo (!) non è da tutti e non è un brano che si ascolti con dispiacere, altri episodi scivolano via senza incidere, ma sempre senza dolore. Ad esempio “Muoio per te” assieme a Sting, trattasi di canzonetta, ma le canzonette di Zucchero si lasciano ascoltare.

Utile per chi non ha nulla del bluesman della bassa? Nemmeno, perché mancano alcuni degli episodi migliori (“Diamante”, per dirne una su tutte, ma anche “Menta e rosmarino” o la sempiterna “Donne”) e la rilettura è fatto solo sulla base del “colpaccio”, ossia quante più voci famose (o strumenti famosi) si possono stipare in un disco. E la lista, anche di qualità, è lunga: da Eric Clapton a B.B.King, a John Lee Hooker, a Solomon Burke, a Jeff Beck, a Pavarotti.

E’ molto facile parlare male di Zucchero e a volte anche meritato (ascoltare per credere la scalcagnata “Pippo” che ci infligge assieme a un Tom Jones in vena di vacanze. Il fatto che l’abbiano fatta per via telematica con scambio di mp3 non fa che peggiorare le cose). Pochi però dicono che il ragazzo Fornaciari riesce comunque molto spesso a costruire delle canzoni “piene”, che hanno forse il sapore di certi raviolotti delle sue parti, dove c’è probabilmente materiale in eccesso, ma è difficile trovare qualcosa che manchi.

Le canzoni di Zucchero si presentano spesso come un “muro sonoro” al quale sono appesi materiali di diversissima generazione e provenienza. Difficilmente il materiale è originale, ma bisogna almeno dire che la capacità di assemblare nuovi prodotti con il collage dell’esistente in Zucchero è molto più alta che nella media dei suoi colleghi.

E così “Wonderful world” (con Clapton) sta in piedi, “Baila Morena” (che contiene forse il record dei campionamenti dal suono Motown degli anni sessanta) è coinvolgente e ritmica da morire, grazie anche al contributo dei Mana e dell’uso appropriato dello spagnolo. “I lay down” con John Lee Hooker, per quanto a mezzo servizio, ha un suo perverso fascino.così come “Hey Man” con B.B.King, mentre il duetto con Cheb Mani in “Così Celeste” è forse la cosa più interessante del disco, ma anche “Pure Love”, duetto recente con Dolores O’ Riordan, conserva un buon sapore.

Nelle “non necessarie” possiamo stipare Sting, Paul Young, Brian May (già mediocre chitarrista coi Queen), Vanessa Carlton, Ronald Keating e forse anche al comparsata di Salomon Burke, non a suo agio in un brano improprio (Diavolo in me). Giudizio sospeso per il nuovo singolo “Il Grande Baboomba” con Mousse T. Non mi fa impazzire, ma è innegabile abbia ritmo e grinta. Quindi 60% sì e 40% no, classico alla Zucchero. Ma anche quel no … e anche quel sì …

Piccola nota di colore. Il disco è cantato per buona parte in inglese e così i tipici inserti in inglese a cui “il Fornaciari” ci ha abituato perdono tutta la loro carica esotica, rivelandosi per quelli che sono: mezzucci strappapplausi.

Insomma il personaggio è quello che è, i testi sono quelli che sono, ma di forbice e pennello ci sa fare molto bene e a me ascoltare i dischi di Zucchero continua a non dispiace fino in fondo. D’altra parte tutti abbiamo i nostri “peccati” sul versante commerciale. Il mio è Zucchero.

Zucchero
Zu & Co.

UMG - 2004
Nei negozi di dischi

 

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Ultimo aggiornamento: 18-05-2004

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