Una Brigata di memoria, di cultura, di utopie,
di speranze, d'informazione, dell'uomo.

 














 
Le BiELLE RECENSIONI
Claudio Lolli e Parto delle Nuvole Pesanti:
"Ho visto anche degli zingari felici - 2003"

Con gli zingari a ballare in Piazza Maggiore trent'anni dopo
di Giorgio Maimone

L’ho sentito la prima volta. Non mi è piaciuto. Salvavo solo "Gli zingari (Intro)". Pollice verso per "Agosto" e "Primo maggio", ma soprattutto per "Anna di Francia". Poi l'ho risentito, distrattamente, mangiando. Già meglio. Ma non mi è bastato. L'ho rimesso ancora. E iniziava a scorrere, ma con qualche sacca di resistenza. Poi non ce l'ho fatta più e ho messo su il vecchio vinile traslato in cd. E capolavoro e magia e disco da isola deserta e pietra miliare e commozione e nostalgia e tutto quello di bello che ci può essere ascoltando un disco epocale, un disco con pochi, pochissimi eguali: "Creuza de ma" , "Non al denaro, non all'amore né al cielo", "La pecora" di De Gregori, "L'isola non trovata", "Storie d'Italia". Ma, masochista fino in fondo, ho riportato il lettore sulla nuova versione. Ho alzato il volume e ho ascoltato per l'ennesima volta. Il disco c'è. E' una scossa tellurica, è un'abrasione, è uno strappo. Ma è soprattutto un grande disco!

Ebbene sì, quasi 30 anni dopo ricasco nella stessa magia e mi perdo man mano ad ascoltare come sono cambiate le canzoni, pur restando uguali e mi faccio trascinare dalla nuova "Albana per Togliatti" (che non canta Claudio, ma Peppe Voltarelli), ma subisco anche i recitativi di Claudio che danno più importanza e rilevanza alle parole, nell'Intro, ma anche in Anna di Francia. E la ritrovo grintosa e carica la voce di Claudio nel coro plurale del finale, dove gli strumenti cavalcano tarante impazzite e gighe disarmoniche in un treno rock che macina chilometri di distanza, anni, generazioni. E saltello e batto il piede e segue il ritmo e mi immagino gli zingari, i nuovi zingari e li sento più felici di prima.

Devo fare uno sforzo di fantasia per immaginarmi gli zingari nella Piazza Maggiore di Guazzaloca, ma, se è per quello ho dovuto pure fare un bello sforzo di fantasia a immaginarmi Guazzaloca sindaco di Bologna! E allora che parta la danza, che parta il treno e che travolga tutti i Guazzaloca o chi per loro che cercano di mettersi di mezzo. Onore al merito e al coraggio di Claudio Lolli nel rimettersi in gioco, nello svestire una suite così complessa e significativa come i vecchi "Zingari" e, come fece De Andrè a suo tempo, "metterle la minigonna". Operazione impudica. Ogni tanto le canzoni, specie nei ritmi più svelti mostrano le mutande, ma che devo dire? Mi piacciono anche queste mutande.

Mi piace la follia del Parto delle Nuvole Pesanti che ci danno dentro come dannati, faticando a tenersi nei momenti calmi, come trattenuti in attesa dell'esplosione, come nell'attimo tra la prima e la seconda parte dell'Intro. E così il miracolo si compie. Non abbiamo più solo un bellissimo disco: ne abbiamo due. Dicono le stesse parole, ma con altre musiche e forse, anzi probabilmente, le dicono a due generazioni diverse. Ormai di padri e figli. Ho tentato anche il masochismo massimo di alternare le canzoni una a una (nuova versione e poi vecchia) e l'esperimento, seppure a fatica ha retto. "Agosto" soprattutto per la maestria di Paolo Capodacqua alla chitarra classica, anche perché Lolli denuncia qualche mancamento sui bassi più fondi e preferisce scivolar via e passare oltre.

Il Parto cerca di infondere nuova stamina in un brano che però esangue nasceva e doveva nascere in mezzo al "caldo, al fumo, all'odore di brace" che faceva capire che era "stata una strage". Ma la canzone è talmente bella da reggere anche in veste alternativa con un finale da treno "saltato" "da quel quarto piano in questura/ da quella finestra".

Unica piccola pausa del disco, prima di tuffarci nella "Piazza, bella piazza" a ritmo di rock, a grinta spianata per 4'44" e poi di nuovo l'oasi acustica di "Primo maggio di festa", una di quelle canzoni così ricche, così piena di significati, di sottotesti, di possibili seconde e terze letture che potrebbe reggere a qualsiasi trattamento. E regge anche qui, eccome se regge!

Capodacqua ricama acquarelli e il Parto si occupa dei rumori d'ambiente, i colori e la tessitura su cui appoggiare parole-pietre, parole dense, parole forti: "Che sapore di morte oggi dal Vietnam/ ma forse è mio padre / mi confondo…/ E che cosa da niente oggi essere lì/ a morire senza il sole del Vietnam". "Albana per Togliatti" è meglio dell'originale, come già detto, più tonica, più diretta, più rossa di vino.

Resta "Anna di Francia" e qui potremmo aprire volumi. Non apriamoli. Ci sta. Basta pensarla come un'altra canzone (anzi, il Parto e Lolli in questo disco la propongono come due canzoni distinte: "Anna" e "Non sarò". Scelta molto discutibile. Il pregio di quella canzone era proprio nel suo cambio di rimo mediano, ma interno al brano). Così restano due canzoni carine, ma la vecchia Anna era proprio tutta un'altra cosa.

Di "Zingari felici" potrei scrivere tanto quanto potrei stare ad ascoltarlo (e sono 5 ore adesso!), ma chiudo qua. Io ho acquistato l'edizione speciale numerata, corredata da un bellissimo libretto con considerazioni di Claudio, di Paolo, di Jonathan Giustini (tratte dal libro). Non credete a chi vi dirà che è un'opera fine a se stessa e fondamentalmente inutile in un epoca di replicabilità meccanica dei vecchi suoni. Ne valeva la pena! E' un bellissimo lavoro, ricco di sentimento e di intelligenza. Che si può chiedere di più?

Claudio Lolli e Parto delle Nuvole Pesanti
"Ho visto anche degli zingari felici"

Storie di Note - 2003
Nei negozi di dischi

Ascolti collegati

Ultimo aggiornamento: 13-05-2003

HOME