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Le BiELLE RECENSIONI
Andrea Chimenti : "Vietato morire"

Lentamente, grattando sotto le corde del cuore
di Leon Ravasi

Ecco un disco da non perdere. Possibilmente per nessun motivo: testi, musica, interpretazione ed arrangiamenti sembrano tutti armonizzati per concorrere alla realizzazione di un prodotto di ottimo livello, privo di vistosi punti deboli. Andrea Chimenti con "Vietato morire" affronta in punta di piedi temi delicati e sempre attuali (avete presente l'amore? Che sia universale o particolare poco cambia) con la padronanza e la grazia di un autore ormai maturo, in grado di maneggiare le oscure strade dei versi senza perdersi e di camminare in punta di piedi sui cocci rotti dei tappeti musicali senza ferirsi, tenendosi per mano con i suoi due compagni Matteo Buzzanca e Massimo Fantoni che gli danno una mano nei testi, nelle musiche e negli arrangiamenti, oltre ad aver suonato con lui per tutto l'album.

Chimenti ha avuto una vita artistica tutt'altro che rettilinea: partito come front-man dei Moda nel 1984 da quell'area ricca di fermenti per il nuovo rock italiano che gravitava nella Firenze degli ultimi decenni del millennio scorso, è arrivato nel 1992 al suo primo disco solistico ("La maschera del corvo nero" prodotto da Gianni Maroccolo e Francesco Magnelli). Secondo disco nel 1995 ("L'albero pazzo") e terzo nel 1997 ("Qohelet" assieme a Fernando Maraghini). Da lì in poi collabora a varie idee culturali che porteranno anche a registrare dischi, difficilmente assiumilabili però a un progetto discografico normale. Nel "Cantico dei cantici" un'attrice legge brani della Bibbia su musiche dello stesso Chimenti, nel "Porto sepolto" sono invece le poese di Giuseppe Ungaretti a essere sonorizzate da Chimenti.

Nel 2004 però ecco il ritorno: in "Acau" di Gianni Maroccolo, Andrea scrive e canta il brano "Una prima volta" e a ottobr esce il suo disco nuovo, che sostanzialmente è il primo da 8 anni a questa parte, con ospiti come Steve Jansen, Patrizia Laquidara, Gianni Maroccolo, Alessandro Fiori dei Mariposa.

Il risultato, pur tanto atteso, è una scommessa vinta. Ed è un gradito ritorno per quanti non si erano stancati di aspettare. Il tempo trascorso non ha tolto nulla alla caratteristica voce e chitarra di Chimenti, ma l'orchestrazione si è allargata e il respiro di alcuni brani, come "Il gioco" si allarga a visioni e respiri quasi sinfonici, per poi ripiegarsi di nuovo in piccole oasi deliziose come "Se tornassi alla fonte" ("Se tornassi alla fonte / al luogo della partenza / ai piedi della montagna / al porto dell'imbarco / al capo del filo / alla prima luce del mattino // Al primo rintocco / all'inizio del sentiero / in fondo alla scala / al grido prima dell'eco / alla corda tesa dell'arco / alla prima nota del canto // Al primo battito del cuore / allo sparo di partenza / al di là del ponte / all'inizio del solco / alla valigia da fare / alla vigilia della festa // Non porterei nulla con me / solo questa piccola luce / che sta nascendo proprio adesso").

Ma ci sarebbe da parlare di tutti i dieci pezzi che compongono questo album, con una piccola avvertenza però per gli "allergici" al settore. Senza mai infastidire, ma in coerenza con il percorso fin qui seguito, Andrea Chimenti porta avanti un discorso spirituale, che gronda dai testi quanto dalle musiche. Alle mie orecchie di agnostico convinto le parole di Andrea non stridono, in quanto si fa riferimento, più che ai grandi valori superni e incommensurabili, a coordinare terresti, molto più facilmente misurabili. Ed è a questo proposito che dico che l'amore si confonde e si trasmuta da esperienza trascendente in immanente e che molti dei testi (e relative musiche) possono essere letti e ascoltati come se si parlasse di amor terreno, di amore di carne e non di spirito. Per esempio: " Perdermi, perdersi, come naufraghi nell'oceano / scendere, abbandonandomi nel profondo dell'oceano / solo qui, profondamente qui incontrarsi in questo oceano / lasciandosi portare via dove tutto è pacifico". Un brano che gronda sensualità da ogni nota.

Bel disco, denso, scuro, intenso di poesia. Ogni tanto ricorda il miglior Bubola, ogni tanto Nick Cave, ma il disco è suonato da dio, con buon dispendio di strumenti acustici (senza bisogno di sbandierarli) e un uso moderato e gentile dell'elettronica, perfettamente centrato. "Limpido" e "Oceano" (dove ci è dato di ascoltare la splendida voce di Patrizia Laquidara) hanno qualcosa più delle altre, ma tutto il disco si esprime su altissimi livelli. Peccato che il buon Chimenti sia così poco conosciuto.

Andrea Chimenti
"Vietato morire"

Santeria Audioglobe - 2004
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 24-10-2004

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