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Le BiELLE RECENSIONI
Enzo Jannacci : "L'uomo a metà"

La grammatica dell'intelligenza
di Giorgio Maimone

“Poco più in alto c’è l’aeroplano/ puzza di guerra/ per molti niente di strano”. “È il disco più bello che abbia mai scritto”. Così Enzo Jannacci presenta la sua ultima fatica “L’uomo a metà”, 13 canzoni più una ghost track, poco meno di un’ora di musica e tutto sul filo di un’intelligenza emotiva che non deflette mai, né nella musica, né nei testi.

Sono passati solo 16 mesi dalla precedente uscita discografica “Come gli aeroplani”, confortata da un buon successo di vendita, ma soprattutto da un’ottima accoglienza di critica. “Lettera da lontano”, la canzone dedicata prima a Silvia Baraldini e poi a Carlo Giuliani, è stata valutata dal Club Tenco la più bella canzone scritta nella stagione 2001-2002.

Prima, sei anni di silenzio, una complicata malattia alla schiena, la rottura con la sua vecchia casa discografica, la Sony “che pretendeva facessi solo dischi di cover di mie vecchie canzoni e non prendeva neanche in considerazione le canzoni nuove che intanto scrivevo”. Dal 1996 a fine 2001, da “I soliti accordi” (disco mediamente brutto) a “Come gli aeroplani”, (disco intenso e pluripremiato) per Jannacci c’è stato solo silenzio.

Uno dei massimi esponenti della canzone d’autore italiana rischiava di scomparire. Niente spazi su Internet, niente ristampe, niente concerti e niente dischi nuovi. Ma ora Enzo è tornato e alla grande. “Come gli aeroplani” era un disco anche violento, di invettive, di rabbia. “L’uomo a metà” è invece un lavoro molto più intimo, pensato, soppesato, lento e avvolgente.

Ogni giorno un sorso e questo sorso scende e scalda come un buon whisky di malto, col suo colore mielato e il suo gusto senza compromessi, che riscalda e che fa pensare. Parole pesanti come pietre: “perché amare la morte/solo il re riderà … non si sbaglia a parlare/ se chi muore vivrà” (“Lungometraggio” sulla guerra tra Israele e Palestina). “Avanti! Quando costa? Quanto mi paghi una storia?/ Solo per metterci dentro una brutta canzone /fatta solo per ascolti assai modesti” (“Una storia”).

Altre sono toccanti immagini poetiche: “Balla su un disco di musica a nolo … dai temporali ormai non piove nemmeno … la vita si aggiusta ma non ci saremo” (“L’uomo a metà”) oppure “È stato tutto inutile/ cercare di far capire che / è sulla vita che si imbastiscono le canzoni” (“È stato tutto inutile”), “Maria/ non prendere l’amore come una malattia/ certo che quando si perde il primo amore / in un certo senso è come perdere il sole” (“Maria”).

Ma non è un disco solo di parole. Alle musiche, come fedeli custodi delle intuizioni dell’Enzo stanno il figlio Paolo e il Maestro Mauro Pagani, il Daniel Lanois italiano, il miglior arrangiatore e, anzi co-creatore sulla piazza. Mauro Pagani che ha snocciolato capolavori con De André, Roberto Vecchioni, Massimo Ranieri e che ormai occupa un ruolo tutto suo, di assoluto prestigio nella musica italiana.

La musica di “L’uomo a metà” conforta e attrae come i testi, Un disco acustico, di musica gentile, con sessioni di ottoni e sessioni di archi e soprattutto la fisarmonica e le tastiere di Paolo Jannacci e i violini, mandolini e flauti di Mauro Pagani. Con il coinvolgente assolo di sax d’atmosfera di Gianni Bedori in “Lungomare”. Da brividi. O il flicorno di Marco Brioschi “Gente d’altri tempi” e il violino di Edoardo De Angelis in “L’uomo a metà”.

Insomma un disco convincente a tutto tondo, una vera grammatica dell’intelligenza, che si stacca dal panorama circostante; una piccola una caduta, se vogliamo sul “Pesciolone”, brano scanzonato e scelto come singolo di traino e lancio, ma in realtà estraneo al tono generale del disco. Un brano che vorrebbe richiamare “Vengo anch’io no tu no”, di cui contiene una citazione, ma che ne resta sideralmente lontano. Nulla più che un sorriso e un’eco alla Cochi e Renato. Il resto è poesia.

Enzo Jannacci
"L'uomo a metà"

Ala Bianca/CGD East West- 2003
Nei negozi di dischi

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Ultimo aggiornamento: 25-02-2003

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