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Le BiELLE RECENSIONI
Fabrizio Poggi: "Turututela"

La canzone popolare non ha il fiato corto
di Leon Ravasi

"Un popolo/ mettetelo in catena/ spogliatelo/ e' ancora libero// Levategli il lavoro / levategli il passaporto/ il tavolo dove mangia/ il letto dove dorme/ e' ancora ricco// Un popolo diventa povero/ quando gli rubano / le canzoni/imparate dai padri// Allora e' perso per sempre". E quando un disco inizia con queste parole, liberamente tratte da Ignazio Buttitta, inizia con il piede giusto.

Se poi si procede con una dedica a Giovanna Daffini e il cd parte con un'armonica che vola su un tappeto di percussioni per introdurre "Senti le rane che cantano" (Amore mio non piangere) , forse la canzone piu' conosciuta tra quelle cantate dalle mondine della Pianura Padana, ecco che abbiamo imboccato una strada in discesa. Una strada che corre tra l'erba, su quelle caute, cautissime discese che in Lombardia si trovano nelle campagne o sugli argini dei fiumi, dove i covoni del grano sono ammucchiati ad asciugare e a strofinare le voglie di tenerezze degli "amorosi". Quadro d'epoca? In parte si'.

Ma le canzoni del disco di Fabrizio Poggi non sono di primo pelo. "Donna lombarda" risale addirittura all'epoca longobarda, mentre "La bella la va al fosso" e' di impianto medievale (senza i "ravanej remoulass, barbabietul e spinasch" che sono un'aggiunta successiva), come pure "La mamma di Rosina" (nonostante le pistole), mentre altre canzoni risalgono a inizio secolo. In mezzo, ma inserite con assoluta naturalezza vi sono alcune composizioni originali di Fabrizio Poggi ("Giovanna, la voce", "Turututela", "Gli occhi del cuore").

E' un disco che parla di "canali e nebbie tra i fossi". Di emigrazione e di teatranti, di conti e di pugnali. Fabrizio chiude con questa frase:"Amare il proprio paese non e' un merito, bensi' un bisogno: un dovere", cita Alessandro Maragliano, artista vogherese (citta' non di sole casalinghe!). Da qui gli e' nato il bisogno di concepire l'opera. Lo strano titolo, "Turututela", deriva dal nome dei cantastorie padani che, accompagnandosi con il "ghitaren" (chitarra artigianale con una sola corda), girava per i paesi, raccontando storie e favole.

La favola piu' bella del disco esce dalla penna di Fabrizio pero': "Giovanna, la voce" e' dedicata a Giovanna Daffini, la "Callas dei poveri", una figura fondamentale della musica popolare italiana con Sandra Mantovani e Giovanna Marini. "Idealmente - scrive Fabrizio - la canzone e' cantata da Vittorio Carpi, bellissima persona, protagonista di una dolce e commovente storia d'amore, marito e compagno di strada di Giovanna. Queste sono le parole e forse la musica che Vittorio avrebbe usato per dedicarle una canzone". Struggente. Insomma: un disco con le palle (e con 5 stelle!), Suonato, cantato, prodotto e commentato sul libretto come dio comanda. Per tutti coloro che ritengono che la musica popolare abbia il fiato corto.


Fabrizio Poggi
"Turututela"

Autoprodotto - 2002
In qualche negozio di dischi e sul sito

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Ultimo aggiornamento: 05-11-2002

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