| Il
disco della maturità: melodie ariose e ansia rilassata
di Moka
Simpatici
e caciaroni quelli della Bandabardò lo sono sempre stati.
Tant’è che hanno una schiera di fan che non si perdono
un concerto dal vivo ovunque la banda vada a suonare. Oltre a ciò,
alla gran resa dal vivo e alla simpatia umana, la Banda di Erriquez,
Finaz, Don Bachi, Cantax, Orla e Nuto hanno una grande rapidità
in sala di registrazione. Per cui non si sono ancora spenti gli
echi di “Bondo! Bondo!” (2 anni fa esatti a oggi) che
già abbiamo il disco nuovo. “Tre passi avanti”.
E, sulla base dei primi ascolti, potremmo forse dire di essere davanti
all’album della maturità del gruppo. D’altra
parte anche Fossati ha dovuto macinarne di strada prima di arrivare
al suo “700 giorni” e De Gregori per “Rimmel”
ha dovuto aspettare il terzo album. La Bandabardò ci arriva
col settimo disco, ma solo perché (caso unico) dal 1996 hanno
sfornato quasi un disco all’anno.
Per quanto
il tono di fondo della banda resti sempre lo stesso, un sound acustico
stradaiolo che parte dalle Negresses Verte e dopo un lungo itinerario
tra la Camargue e la Spagna, discende alle musiche popolari di terra
di Toscana, “Tre passi avanti” appare come il primo
disco pensato in quanto tale. Non sempre tutto ciò che sta
sul palco entra in un cd e non sempre succede senza che i materiali
in oggetto collidano.
L’impressione
dei precedenti lavori era sempre che, per gustarsi l’album,
mancasse il pubblico presente. Qui no. “Tre passi avanti”
rallenta in parte il battere percussivo e lascia emergere, anche
con delicatezza gli altri strumenti. La stessa voce di Erriquez
è meno urlata e più disposta a prenderci per mano
per raccontarci le storie, che grosso modo percorrono le strade
alle quali eravamo abituati, ma senza rinunciare a qualche guizzo
in più.
“La
fortuna è un fatto di geografia / voglio un due cavalli armato
di energia” (“Sempre allegri”,
ibridata col Dario Fo di “Ho visto un re”)
, “e per non disturbare parlerò con ardore / dentro
alle sottane del vostro nuovo amore” (“La
fine di Pierrot”), “mi pento in pubbliche
sedute di lamento/ ammetto pure qualche turbamento / se penso che
combatto contro il tempo / (combatto l’unico pensiero?) /
come un soldato colto da pazienza / come un terzino che usa l’esperienza”
(“Mi arrendo”).
Se poi andiamo
a vedere meglio, il disco contiene un lentaccio strappabaci come
“Negli occhi guardo poco” (delicatissimo),
un piccolo flash di un minuto come “Mexicostipation”
(bel titolo), una dedica ad “Adriano (Sofri) e a tutti
i circondariati di Pisa”, una immancabile canzone in
francese (“Papillons”, tra le cose
migliori del disco), una ghost track moolto nascosta, 53 minuti
e passa di canzoni e una traccia video molto gustosa e molto gentile
e se, per soprammercato volessimoa ggiungere il (bel) libro di Massimo
Cotto, "Vento in faccia", dedicato alla Banda e appena
uscito, ne avremmo un pacchettino regalo niente male e soprattutto
non solo per "bardozziani" doc. Insomma, come dice la
title track “Tre passi avanti / uno indietro per umiltà
/…/ tre passi avanti / uno indietro che male non fa”
Bandabardò
"Tre passi avanti"
On the road music factory - 2004
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aggiornamento: 06-09-2004 |